Bulimia oratoria

b_telefonoLa Finocchiaro lo descrive come un attore alla fine della sua carriera che propone sempre lo stesso stanco repertorio.

Ma è un repertorio che continua pericolosamente a distruggere i nostri valori, le Istituzioni e la convivenza civile.

Continua ragazzi, questo non si ferma. Nessuno lo ferma.

Sapevamo che l’utilizzatore finale prima o poi avrebbe dovuto pagare il conto alla Chiesa per l’incontro avvenuto pochi giorni fa con il Cardinale Bagnasco e messo in discussione fino alla fine. Erano quindi attesi gli enfatici no alle adozioni per i single e alle unioni gay e  la calendarizzazione  del biotestamento nella versione post-Eluana. Il nano doveva in qualche modo espiare le colpe dello scandalo Ruby genuflettendosi alle gerarchie vaticane, confermando così quanto pesi la sua debolezza personale nei rapporti pubblici.

Non era invece atteso lo spudorato attacco che culo flaccido ha sparato alla “scuola di Stato”, colpevole secondo lui di non essere capace di  educare i ragazzi,  e persino di “diffondere idee che non sono quelle che vengono trasmesse in famiglia”.  Il Caimano ha depauperato e smantellato la scuola pubblica in ogni modo possibile ed ora ci avverte pure che non educa.  Cornuti e mazziati.

Siamo ben oltre la genuflessione qui, che il massimo che ci si poteva attendere era l’ennesimo sostegno (anche finanziario ovviamente) alla scuola privata. Invece qui siamo di fronte al più tipico repertorio populista-propagandista del nano, che assieme al ritorno dei mai sconfitti comunisti identifica anche lo Stato come nemico, dalla Magistratura alla Consulta, fino alla scuola pubblica.  Il suo obiettivo è deriderli per annientarli, cancellando ogni forma di autorità che non sia la propria.

Con questa logica, con un Presidente del Consiglio che esprime questi valori, ogni cittadino può sentirsi autorizzato a rifiutare ogni forma di autorità e legge, regole e convivenza civile. Ogni accusato può rifiutare il proprio giudice così come ogni studente può attaccare il suo insegnate, ogni commerciante ha licenza di evadere il fisco e tutti abbiamo licenza di arraffare a man bassa tutto ciò che ci capita attorno.

… ruttare e scoreggiare forte, pisciare sui divani del salotto buono ed abusare delle giovani donne di famiglia. E questo è il berlusconismo.

Sono questi i nuovi valori della nosta società,  diffusi ogni sera a reti unificate dagli Amici del Premier come Lele Mora e il Grande Fratello, da tette e cosce di velina e Ministre arrapanti. Così che tutti ci si senta un bel popolo di furbi e grezzi maiali e troie più o meno in vendita.

Degno di nota il discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale (ADSN) a Roma l’11 febbraio 1950 che, 60 anni prima, prevede la catastrofe attuale della scuola pubblica.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:

– rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.

– attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.

– dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!

Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche […]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla […]. E venuta così  fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.

 

Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno […].

Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.

Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! […]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito“.

Piero Calamandrei, 1950


Evitiamo i copia-incolla

Sappiamo da tempo che i motori di ricerca come Google penalizzano i siti che presentano testi copiati.

Ora sembra che Google renda questa situazione ancora più incisiva, convinto di voler premiare i siti (come il nostro :mrgreen: ) che presentano informazioni originali ed inedite, e penalizzando i siti che raccolgono info pubblicati da altri ed i siti ‘copioni’.

Un nuovo algoritmo difatti filtrerà in modo più severo il web, premiando i siti che pubblicano informazioni originali e di qualità e punendo quelli che riempiono il web di contenuti superficiali, inutili o copiati solo per scalare le posizioni di ricerca.  Il suo obiettivo è di annientare le cosiddette “fabbriche di contenuti” (content farm), i siti che riempiono il web con centinaia di pagine al giorno, progettate con ottimizzazioni tali da arrivare nelle prime posizioni delle ricerche, ma offrendo poi informazioni  brevi e di scarso utilizzo, spesso contenuti copiati da altri siti, a mano (copiaincolla) o con procedure automatiche.

Vi prego quindi di prestare particolare attenzione pubblicando i vostri prossimi Articoli:

* Scriveteli di vostro pugno, prestando particolare attenzione a punteggiature e grammatica. (gli  Spyderbot sono sensibili anche a questo!)

* Evitate il copia-incolla; nel caso inseritelo nel [Citazione] (il pulsante con le virgolette) e comunque che la parte copia-incollata sia sempre minore del testo creato.

* Se volete aprire discussioni su articoli specifici letti altrove, potete sempre lincare quei contenuti, oppure riportare il testo ma modificarlo, rendendolo originale per i bot.

* Evitate anche di riportare qui vostri articoli già pubblicati altrove, o di ripubblicare altrove vostri articoli già pubblicati qui.

Vi ringrazio per la collaborazione.
Un caro abbraccio
Andrea.

Profughi dal Magreb a migliaia: la Lega nel panico

profughiOra il terrore dei leghisti è che arrivino profughi a migliaia.

Come spiegheranno ai loro militanti che tutti gli interventi contenitivi, le leggi anti immigrazione e le repressioni varie, gli affondamenti e le motovedette regalate a Gheddafi non sono serviti a nulla?

E non è solo un fatto di miseria e fame a spingere i magrebini all’esodo, che in Libia il tenore di vita era uno dei più alti dell’Africa. Ma allora, come sostenuto da tempo e da più parti, forse era davvero meglio intervenire direttamente sugli Stati del Magreb cercando ri renderli democratici e quindi accettabili dai loro cittadini?

Ed il terrore prende oltre i leghisti anche gli uomini del Pdl, consci che un esodo di massa verso le nostre coste metterebbe immediatamente in crisi la Lega, quindi l’alleanza con quel partito e dunque la vita del governo stesso.

Vediamo quindi il ministro degli Esteri, preoccupatissimo,  fare la voce grossa con l’Europa, cercando di imporre alla Comunità la condivisione della massa di profughi in arrivo, ma a Bruxelles hanno la strana abitusine si seguire le regole dei trattati e non le fantasiose interpretazioni di comodo del giorno.

Ed i trattati prevedono che una eventuale ripartizione di profughi sia su base volontaria.E l’Italia innanzitutto avrebbe rifiutato un trattato che avesse previsto ad esempio il forzato accollamento di eventuali profughi Bielorussi arrivati in massa in Germania.  Se mai qualcosa può essere tentato questo è un intervento delle diplomazia nell’individuazione di un intervento collettivo,  ma le minacce di un Bossi in preda al panico di “spedire gli immigrati in Francia e Germania” non vanno certo in questa direzione e produrranno ben pochi risultati .

E dunque come spiegarlo ai militanti leghisti che il fallimento della nostra politica estera nel Magreb produrrà lo sbarco di diverse migliaia di profughi,  a quei leghisti acui da anni si racconta che tutto è a posto,  che le frontiere sono salde e che di barconi con gli extracomunitari mai più?

E quindi ecco il panico e alle sparate di Frattini si aggiungono le urla di Bossi e Maroni, Calderoli a Zaia.  E  Daniele Stival (Assessore Regionale Veneto) che durante il talk show di martedì su Rete Veneta  TREVISO ha dichiarato: -” L’emergenza dei profughi libici? Va risolta “con il mitra”.

Il leghista Stival: “Mitra contro i profughi libici”

E alla fine arrivano pure i timori di Berlusconi per il suo caro amico: “Adesso quel pazzo ci tirerà i missili”.

Noi complici dell’orrore

GheddafiMentre a Tripoli i mercenari di Gheddafi facevano strage della popolazione inerme, inquietanti messaggi, come abbiamo già scritto qui, venivano inseriti in Twitter.

Da molte parti si denunciava la presenza di forze italiane coinvolte nella terribile repressione delle manifestazioni.

Le prese di posizione dei singoli Paesi europei contro il massacro sono state immediate, ma dal nostro governo è uscito un “non vogliamo disturbare Gheddafi”. Si doveva cioè lasciarlo massacrare il suo popolo in pace.

Poi anche l’Europa ha deciso per una dura risoluzione di condanna, senonchè ha dovuto fare i conti con la reticenza del nostro (si fa per dire) Ministo degli Esteri che inizialmente rifiutava di sottoscriverla e solo dopo essere stato duramente stigmatizzato dagli altri Ministri ha accettato, non senza aver tentato di rendere la risoluzione di condanna il più morbida possibile.

Credo sia stato opportuno per il Governo Italiano cercare forme di collaborazione con gli Stati vicini, anche se dalla dubbia reputazione, ma certo non si doveva andare oltre i rigidi rapporti formali.

Il nano invece ha pensato bene di dichiararlo uno dei suoi migliori amici, lo ha incontrato 8 volte in 2 anni, lo ha fatto accampare a Roma col suo codazzo di 150 cavalli berberi e, tra l’ilarità di mezzo mondo, tra un baciamano e l’altro gli ha pure mandato una cinquantina di bionde ‘vestali’ da coranizzare, con la benedizione della Lega (che qui contestualizzava), tra le quali il Rais se ne è scelto un gruppetto da spedire direttamente a Tripoli; un take away di giovani italiane insomma. Da lui l’utilizzatore finale ha persino importato il bunga-bunga.

Questo ovviamente non c’entra nulla col tenere corrette relazioni diplomatiche coi Paesi vicini, anche se di dubbia reputazione.

Poi scopriamo che durante i suoi tanti incontri, Berlusconi con il Rais libico ci ha fatto parecchi affari,  per le sue aziende ovviamente,  non per l’Italia. All’Italia ha invece fatto pagare il conto ratificando con una dura battaglia in Parlamento il Trattato  Italia-Libia

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Ce ne facemmo una ragione a suo tempo.

Il nano ci dicemmo, ci farà su una camionata di soldi per le sue aziende e per un grappolo di altre aziende più o meno sodali, come Impregilo, Marcegaglia, Eni, Unicredit e così via.  Gli compriamo gas e petrolio e gli vendiamo tecnologia insomma.

Ma culoflaccido è andato oltre; ci ha compromesso e sputtanato tutti. E senza dirlo a nessuno.

Vediamo dunque cosa prevede il Trattato che l’utilizzatore finale ha firmato assieme al criminale pazzoide libico.

* Articolo 4: “l’Italia si impegna ad astenersi da qualunque forma di ingerenza, diretta o indiretta, negli affari interni o esterni che riguardino la giurisdizione dell’altra parte. L’Italia non userà mai ne permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia”.

* Art. 20: – “Le due parti si impegnano a sviluppare, nel settore della Difesa, la collaborazione tra le rispettive Forze Armate, anche attraverso lo scambio di informazioni militari e di un forte partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari”.

* Art. 19: –  “le due parti promuovono un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche da affidare a società italiane.

E adesso come facciamo a ritenere fantasiosi i messaggi su Twitter che denunciano la presenza di forze italiane e contractor (mercenari) coinvolti nel genocidio repressivo, e l’incazzatura degli insorti che ci considerano complici del dittatore assassino?

Cronache di fine regime

crisi economicaLeggendo i giornali italiani di questi giorni, ma soprattutto ascoltando le televisioni, si nota un leggero scollamento tra la realtà e l’immaginario collettivo che sempre più penetrante si infila nelle menti dei cittadini con le sue melliflue ramificazioni, a sostenere che tutto va bene, salvo qualche piccolo problema che, però, presto sarà risolto.
Certo, chi approfondisce sa anche che c’è qualche problema in alcuni paesi molto molto lontani, qualche Stato africano del quale ben poco si conosce, il Magreb, chissà poi come si scrive, e nella lontanissima Asia. Ah si, anche in Libia qualcuno protesta, ma la Libia non è dove sta quello che venne a Roma, quello del baciamano di Silvio?? Si, lui, il Rais, l’amico Gheddafi, ma ha detto che risolverà tutto. Meno male, è un buon amico dell’Italia, e poi ci da il gas. Ci interessa il gas, vero? Eh si che ci interessa, anzi ci serve proprio. Speriamo bene, che si risolva tutto…

Ma davvero le cose stanno così? E’ tutto così semplice, immediato, e mentre il mondo crolla intorno a noi, l’Italia ha i conti a posto e nessun problema? O forse c’è qualcosa di più?
Anche chi si vuole informare in rete non è che trovi tanto di più, ma per capire bene cosa sta accadendo si dovrebbe partire dai giornali economici, perché quelli non ti possono mentire, a differenza dei giornali generalisti dove trovi le solite notizie strumentalizzate, giusto per attaccare il nemico politico di turno. Allora, che succede?

Succede che c’è una forte spinta all’interno del cuore finanziario del paese, una resa dei conti partita un po’ da lontano e che giunge nelle stanze buie del potere, e precisamente nelle Generali, uno dei salotti buoni della finanza italiana, dove non ha mai contato chi ha davvero i soldi, ma solo chi ha gli appoggi politici e che finisce per gestire i soldi degli altri. Il peccato originale della finanza italiana oggi si fa sentire sempre più forte e mina alla radice la resistenza alla crisi del paese Italia, nonostante le tante rassicurazioni dello stregone Tremonti, che non incanta più l’Europa. Così gli imprenditori veri, quelli che i soldi li tirano fuori, adesso iniziano la fronda, i Del Vecchio, i Della Valle, e tanti altri, che sbattono la porta e chiedono una riallocazione del potere, in poche parole chiedono di far saltare i patti sociali che ingessano da sempre l’immobile finanza italiana. A farne le spese è Geronzi, colui il quale è passato indenne attraverso tante prove, compreso i processi, colui che è riuscito a sopravvivere al disastro di Capitalia, ottenendo l’esautoramento dell’enfant prodige Matteo Arpe, una perdita notevole per la finanza del Bel Paese.
Ma non basta, oggi Del Vecchio sbatte la porta e va via, a testimoniare che non vede alcuna possibilità di rimodernamento del vecchio e polveroso salotto di Trieste, e il titolo va giù in borsa, mentre il management si sfalda. Unico a rimanere a galla, il vecchio Geronzi, a rimirare il desolante quadro. Motivo scatenante l’uscita di scena di Del Vecchio è un investimento nella Russia dell’amico Putin, ma si parte anche qui da più lontano, e di sicuro pesano le critiche dopo l’intervista di Geronzi al Financial Times nella quale si atteggiava a padrone del battello, facendo dichiarazioni in netto contrasto con l’investor day di fine anno. E il titolo giù. Ma si sa che da quelle parti si seguono interessi più alti!
Nel frattempo le altre assicurazioni si consolidano e ricominciano a correre, e gli stranieri calano come i falchi in Italia, come la Groupama che addenta Fondiaria-Sai, l’ultima perla di saggezza di Ligresti, capace di affondare tutte le assicurazioni che ha toccato, compresa la Fondiaria, con la cassaforte piena di liquidità, che gli regalarono con la speranza che ne facesse un uso migliore di quanto toccò alla Sai.
Ma i francesi non sono stupidi, per entrare in Fondiaria-Sai chiedono accordi chiari, e non sono disposti ad un salvataggio del vecchio establishment. E quindi, forse, non se ne farà nulla. Un loro ingresso a quelle condizioni vorrebbe dire buttare a mare chi ha disastrato i conti, e si sa che in Italia i vecchi amici si salvano sempre, ovviamente a spese del contribuente. Alitalia docet!

Tornando al vecchio Leone triestino, Geronzi aveva posato un occhio su Unicredit, per poter rimettere un po’ di conti a posto, per rinsaldare il suo potere, ma il diavolo fa le pentole senza i coperchi, ecco che si incendia la Libia (ma forse avrebbero dovuto anche pensarci prima), e gli accordi, e gli investimenti della Libia, scottano, fin dentro le stanze di comando delle banche italiane.
In Libia l’Italia ha portato uomini, mezzi, ma soprattutto soldi, tanti soldi del contribuente, per addolcire il vecchio Rais amante della buona vita, la sua ovviamente non quella del suo popolo. Anche gli accordi anti-immigrazione ci sono costati una cifra blu, compreso le motovedette che gli abbiamo regalato, e adesso che la Libia brucia il Rais ci attacca agitando lo spettro dell’aumento dell’immigrazione clandestina: 5 milioni di africani bussano alla porta! Ci sarà convenuto regalare tanti soldi a Gheddafi? Ci sarà convenuto accettare gli investimenti libici nelle società più importanti italiane, come Unicredit?
Ai posteri l’ardua sentenza, per il momento, legati col cappio al collo, non possiamo fare altro che cercare di non far incazzare il vecchio Rais, sopportando le pesanti critiche dell’Unione Europea che non ha mai nascosto i dubbi per accordi tanti pericolosi.
E che l’economia italiana, già asfittica e in sala di rianimazione sia troppo esposta verso il fronte nordafricano, lo testimonia una strana circostanza, un blackout durato ben 6 ore, dall’apertura di Piazza Affari, una cosa mai vista. Nei giorni precedenti le aziende più esposte verso la Libia avevano perso tantissimo in Borsa, l’Eni quasi il 5%, circa 4 miliardi, l’Unicredit anche, e i maligni imperversano in rete sostenendo che si è voluto fare un favore a qualcuno, impedendo che qualche azienda crollasse portandosi con sé morti e feriti della vecchia finanza.
Il provvedenziale blackout tecnologico darà a chi si è esposto troppo il tempo di rinegoziare accordi, i cittadini che hanno investito nelle solite aziende, senza sapere che erano sulla stessa barca del dittatore libico, si trovano invece nell’impossibilità di liberarsi di cartaccia scomoda. Chi ci perderà alla fine dei conti, secondo voi?
La Consob nel frattempo indaga. Ricordando Parmalat possiamo dire che non cambierà nulla, e nella migliore tradizione del giallo classico l’assassino sarà il solito maggiordomo. Del resto i risparmiatori italiani che investono (giocano si dice da noi a testimoniare la differenza che esiste con il più serio investing americano) in borsa hanno una precisa denominazione, cioè “parco buoi”. Ci sarà pure un motivo?!?!

E mentre l’Italia diventa sempre più periferia economica, le UE avverte il mago Tremonti (si quello che da anni ci dice che la crisi è dietro le spalle, pare che stavolta ci stia raggiungendo però) di non cambiare le carte, che stavolta non le lasceranno passare. Il debito italiano va ridotto sul serio, e non è tanto vero che l’Italia sta così bene come declamano dall’alto dei cieli. Se l’Europa ci dice che sarà una stagione di lacrime e sangue forse dovremo cominciare a preoccuparci.
Non è che l’Europa poi stia molto meglio di noi, se è vero che la caratteristica degli ultimi anni è una finanziarizzazione spinta dell’economia europea, che ha portato ad un crollo della Gran Bretagna. Noi, come qualcuno ha fatto acutamente notare, sentiamo meno la crisi perché c’è una enorme fetta di economia sommersa, ma è un po’ come la favola dei due polli, se tu ne mangi due e io zero, statisticamente abbiamo mangiato un pollo a testa. È lo stesso, l’economia italiana si salva grazie al nero, ma il popolo sta peggio degli africani, almeno quelli adesso in piazza ci possono andare, noi troviamo ancora i manganelli ad attenderci.
E quindi abbiamo la moneta euro che continua a calare a testimonianza di un fallimento determinato dal voler seguire a tutti costi il credo capitalistico, e pensare che i soldi possano generare altri soldi. Invece pare che non sia così, per produrre soldi non basta stampare banconote, che quelle alla fine si riducono in carta straccia, serve ancora, oibò, produrre beni. Sarà un caso che l’unica economia che si salva in Europa è quella tedesca, la cui esportazione è decisamente più elevata?
In Italia invece noi perdiamo l’Alitalia, che salvata da zio Silvio si è ridotta all’ombra della grande azienda che era prima. E dire che i debiti ce li siamo accollati tutti noi cittadini, chissà, forse è il caso di capire che sono i gestori che non sanno il loro mestiere. Poi la Fiat, come previsto, prende i soldi e scappa da papà Obama che gli presta 7 milioni di dollari, lasciando con un palmo di naso chi ci credeva. Per chi ha dato un’occhiata al nuovo catalogo Fiat sembra stranamente il vecchio catalogo Chrysler, ma forse è solo un caso.
Che altro resta? Ben poco da noi, che cincischiamo sulle manifestazioni che non possono essere troppo violente, se no siamo antidemocratici, su chi è qualunquista, chi è comunista, chi è sfascista… Nel frattempo i cinesi passano in due generazioni dalla caverna ai condizionatori in casa, le agenzie di viaggi, fanno il pienone ed il boom in Borsa, Borsa americana anche, che fa più chic, i prezzi delle case da loro raddoppiano, e tutti hanno fame di energia e materie prime, e da anni c’è la corsa per accaparrarsele. Chi è meglio piazzato? Cina, Brasile, India e pochi altri, Europa non pervenuta, Usa in panchina!
Lo scandalo dei derivati, della finanza allegra, gli aiuti di Stato alle aziende inquinanti, gli aiuti agli amici degli amici, sperperando soldi che erano necessari per ricostruire un’economia. Esemplificativo è che mentre gli aquilani attendevano la ricostruzione delle loro case, i loro soldi venivano scippati da quelli della cricca, od usati per la visita del Papa. C’è da aggiungere qualcosa?
La notte della finanza mondiale non ha portato buoni consigli, e quindi tutti lì come prima, con le mutande calate aspettando la prossima crisi, sperando che non sia l’ultima.

E da noi che si dice, di che si parla? Nessun problema, tutto a posto, niente da dichiarare.
E quindi si torna al solito gioco dell’oca, ci sono le nuove sedie da riempire, Eni, Enel, e compagnia bella, e si pensa al modo migliore per piazzare gli amici degli amici, la Lega in pole position. I soldi non ci sono più? Fa nulla, il gioco dell’oca si fa anche senza, o forse dovremmo dire soprattutto senza soldi, basta il pensiero.

Nel frattempo due navi da guerra iraniane entrano per la prima volta nel Mediterraneo. No, non vi preoccupate, non vogliono invaderci, ma è il segno che le cose stanno cambiando, e che la linea del benessere, stavolta, dovrà essere rinegoziata, in un modo o nell’altro. Provate ad indovinare chi ne farà le spese, stavolta!!!