Il gioco di Bono (U2) lancia il Berlusca

Bono Vox, gioco online contro Berlusconi
L’associazione One International, guidata dal leader degli U2, chiede l’estromissione del Cavaliere dal club dei grandi.


Estromettiamo il Berlusca !


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Quindi scegli angolo e potenza  di tiro e … lancia!

Evasione causa della macelleria sociale

10-berlusconiAll’Assemblea ordinaria dei Partecipanti il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, pur ritenendola indispensabile, esprime un giudizio molto severo sulla manovra: “evasione causa della macelleria sociale”:

“La caduta del prodotto accresce l’onere per il finanziamento dell’amministrazione pubblica; i costi dell’evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili; la stagnazione distrugge capitale umano, soprattutto tra i giovani”.

Il valore aggiunto sommerso, secondo stime dell’Istat,  ammonta al 16 per cento del Pil.

Tra il 2005 e il 2008 è stato evaso il 30 per cento della base imponibile dell’Iva: in termini di gettito, sono oltre tre miliardi l’anno, 2 punti di Pil. Tanto che se l’Iva fosse stata pagata il nostro rapporto tra il debito e il Pil sarebbe tra i più bassi dell’Unione Europea.  Combattere l’evasione, a giudizio della Banca d’Italia, “deve essere una leva di sviluppo”, anche attraverso la riduzione delle aliquote: “il nesso tra le due azioni va reso visibile ai contribuenti“.

Un Popolo obnubilato il nostro, che non sa e se sa dimentica.

Una realtà Kafkiana la nostra assurda ed incredibile se non ridicola.

Un Presidente del Consiglio che porta il suo Paese alla rovina in questo modo, potrà mai essere realmente giudicato?

Fini ora deve scegliere

fini-e-berlusconiE’ giunto il tempo di scegliere per Gianfranco Fini: se stare definitivamente dalla parte di Borsellino o scivolare indietro da quella di Mangano.

Il presidente della Camera (ed il Paese) si gioca il suo futuro nei prossimi  sette giorni.

Scopriremo presto dunque le reali intenzioni dei “finiani”, quando si tratterà di approvare o bocciare la legge-golpe contro le libertà e la sicurezza degli italiani, e con essa questo governo,

I segnali che arrivano in queste ore dai portavoce di Fini (Italo Bocchino e Augello), manifestano una ostentata soddisfazione per quanto ottenuto nell’incontro con gli avvocati del Caimano, Alfano e Ghedini.

Avrebbero difatti raggiunto un accordo ottenendo alcune modifiche alla legge bavaglio:

* per i giornalisti che pubblicano intercettazioni (quando legali) solo ( :( ) un mese di carcere,

*  il diritto di pubblicare riassunti (quando le intercettazioni divengono pubbliche),

*  per gli editori ridotta la multa minima da 64 mila euro a 25 mila e quella massima da 465 mila a 300 mila.

Non hanno ottenuto nulla per i magistrati, che dovranno rinunciare ad efficaci intercettazioni per le  loro  indagini. La tattica di Berlusconi è fin troppo spudorata: dividere i magistrati dai giornalisti. Ma che potranno mai pubblicare i giornalisti se i Magistrati non potranno indagare?

E’ evidente come la posta in gioco sia il diritto all’informazione dei cittadini, di non essere ridotti al black out sistematico su ciò che accade  come fossero sudditi del fascio o di Vopos brezneviane,  di evitare il crollo della sicurezza, con criminali che agirebbero indisturbati, privi di controlli ed intercettazioni, in un’orgia di impunità e incentivo al delitto. Stupratori e Cricche varie, mafiosi e grassatori felici ringraziano.

Al momento per i finiani sembra che questo aspetto della legge-golpe non sia un problema, per loro, pare, la parte su intercettazioni e magistrati va bene così.

Ma non tutti i finiani appaiono soddisfatti.

Alcuni come Granata promettono battaglia su questa parte  che farebbe un grande favore ai delinquenti ed appare evidente che la questione è:   la scelta di Fini è rappresentata dalla soddisfazione di Bocchino per le nefandezze ammazza-indagini della legge-golpe, o dalle perplessità e dalla promessa battaglia dell’onorevole Granata?

Diviene dunque una scelta etica ed esistenziale, prima ancora che politica, e su questi temi l’onorevole Fini dovrà decidere tra due differenti esempi di eroi: quello di Paolo Borsellino e quello di Vittorio Mangano.

Una eventuale mancata scelta radicale, finirà solo per dare via libera alle mafie ed alla corruzione dilagante nel Paese.

Di Berlusconi sappiamo bene da che parte abbia deciso di stare e chi dei due consideri eroe;  di Fini sappiamo solo le intenzioni promesse e ribadite; virtuali.  A partire da oggi, quando la legge-golpe pro-crimine e contro le indagini arriverà in Senato e sarà discussa e votata, sapremo anche la sua scelta reale, e questa sarà l’imprinting etico morale della sua immagine politica,  il futuro marchio sul suo futuro e sulla sua credibilità.

Noi disobbediamo

Berlusca-jail

Alcuni piagnucolano, altri bestemmiano ma nessuno o pochi si domandano:  se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

(Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917)

Non riguarda solo noi, ma questa legge coinvolge il mondo intero.
Si sta scrivendo una mostruosità che impedisce le indagini e che favorisce le mafie, imbavaglia la stampa ed uccide l’informazione.
Ridurre il tutto ad una mera rivendicazione del diritto di cronaca e quindi accontentarsi di eventuali modifiche che rendano meno pesanti i provvedimenti per editori e giornalisti è una sciocchezza.
Che non si tratta soltanto di mantenere integra la possibilità di informare raccontando malaffare e crimini, ma si tratta innanzitutto di non impedire il lavoro della Magistrtura e di chi indaga.

Se anche si lasciasse piena libertà di parola e d’informazione ma si limitassero comunque gli strumenti di lotta al crimine, si otterrebbe in ogni caso lo stesso risultato: il silenzio.

Questa legge mette in pericolo la libertà del nostro Paese, consegnatoci dai nostri padri che hanno pagato un prezzo altissimo per liberarlo.
Abbiamo il dovere di conservarla questa libertà ad ogni prezzo e consegnarla ai nostri figli, pena l’essere una generazione di felloni.

Abbiamo per questo il dovere di disobbedire.

Cari signori, fate pure la vostra legge liberticida: noi non la rispetteremo.

Stragi del ’92 e colpo di Stato

ciampiIn questi giorni diversi esponenti politici ripropongono le collusione di “parti dello Stato” nelle stragi del 1992.  Ciampi interviene e ricorda  “La notte del ’93 con la paura del golpe” e un Valter Veltroni dubbioso teme che un pezzo di Stato abbia tradito.

L’ex presidente della Repubblica che allora era Presidente del Consiglio ricorda che:  “Alle quattro di notte parlai con Scalfaro al Quirinale e gli dissi ‘dobbiamo reagire’. Grasso dice cose giuste”.

Piero Grasso,  procuratore nazionale antimafia, ci ricorda che “Le stragi mafiose del ’93 volevano favorire un’entità politica nascente, composta da imprenditori e vecchi politici”, con chiaro riferimento a forza Italia. Agenti dei servizi tra il ’92 e il ’94 parteciparono in vari modi ai piani di terrore la cui strategia non fu certamente solo di Cosa nostra.

Ma queste sono notizie note da tempo e da sempre confermate dalle Procure titolari dei vari fascicoli di indagine. Ora si sostiene che sarebbero riproposte da nuovi spunti  forniti di recente dal collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza e da Massimo Ciancimino e per questo riproposte e rese attuali.

Il solo parlarne rende feroci gli esponenti del PDL, sentiamo Osvaldo Napoli , vice capogruppo del Popolo della libertà alla Camera:

“Provo lo smarrimento proprio di una persona ingenua – dice  – quando leggo affermazioni di gravità inaudita come quella del presidente emerito Ciampi che riferisce del timore provato la notte del 27 luglio 1993 di un colpo di Stato in atto. Se Ciampi ebbe quella sensazione, quali misure ritenne allora di prendere? E se la vita della Repubblica ha versato in così grave pericolo, perché mai esso è stato taciuto per 18 lunghi e interminabili anni?”. “E perché mai – prosegue – i protagonisti di allora ricordano, tutti insieme e all’improvviso, la gravità di un rischio tanto grave? Perché dopo quella notte e dopo ben 18 anni la magistratura brancola ancora nel buio? Qualcuno ne ha bloccato le indagini o paralizzato le capacità investigative? Quanti mafiosi e loro boss sono stati arrestati da allora e fino al 2001? E quanti dal 2001 a oggi?”. “Non sappiamo – continua l’esponente Pdl – se analoghe sensazioni e paure abbiano attraversato l’animo di Ciampi, presidente del Consiglio dall’aprile del ’93, o dell’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, mentre andava in scena lo spettacolo quotidiano di deputati, senatori, ministri, imprenditori e amministratori indagati e molti arrestati in massa e tradotti in carcere per esservi tenuti finché non avessero raccontato quel che il pm di turno desiderava ascoltare da loro. Hanno mai pensato o temuto che anche quello potesse essere un colpo di Stato?”.

Protesta perchè se ne parla ora, nel Pdl tutti  a meravigliarsi, a scandalizzarsi, ad accapigliarsi sulla sconvolgente novità a chiedersi perchè, secondo loro, si sia taciuto per 18 anni.

E chi avrebbe taciuto?

Forse gli esponenti del suo partito ed i media controllati da Berlusconi,  ma da Di Pietro a Travaglio a tanti altri esponenti dell’opposizione (vera)  da tempo sostengono che le stragi del 1992-’93 furono “subappaltate a Cosa Nostra” per spianare la strada a “una nuova forza politica”, a una “entità esterna” ma sono stati sempre censurati sia da destra che da sinistra.

Travaglio ne parlò in tv a Satyricon nel 2001 e lo scrisse con Elio Veltri ne L’odore dei soldi; decine di altri libri, sia in Italia che all’estero, provarono con argomenti validi le stesse conclusioni.

Daniele Luttazzi che 9 anni fa  ospitò Travaglio e gli consentì di esporre questa tesi fu letteralmente buttato fuori dalle TV e non gli fu più consentito di lavorarvi, né sotto la destra né sotto la sinistra.

In quegli anni evidentemente  Grasso era di altro parere, in quanto da procuratore di Palermo, in collaborazione con il  Csm di quel periodo, estrometteva dal pool antimafia tutti i pm che indagavano su quella pista.

Di altro parere appariva pure Veltroni, che da segretario Pd nel 2007-2009 elogiava Berlusconi definendolo “interlocutore indispensabile sulle riforme”, e rivendicando il dovere di “non attaccarlo più” per porre fine all’“éra dell’antiberlusconismo” (…ma qund’era mai iniziata?).

Forse Grasso e Veltroni sono stati costretti a ricredersi dalle dichiarazioni di  Ciancimino jr e Spatuzza.

Ma appare incomprensibile che non siano nemmeno stati indotti in sospetto dalle sentenze che da anni immortalano i moventi delle stragi e della nascita di Forza Italia. Nel 1998, archiviando Berlusconi e Dell’Utri indagati a Firenze per concorso nelle stragi del 1993, il gip Soresina scrive che i due hanno “intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista”; esiste “un’obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione (Forza Italia, ndr): 41 bis, legislazione sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente trascurato dalla legislazione dei primi anni ‘90”. Al punto che “l’ipotesi iniziale (il coinvolgimento di B. e Dell’Utri nelle stragi, ndr) ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”.

Nel 2001 la Corte d’Assise d’appello di Caltanissetta condanna 37 boss per la strage di Capaci e, nel capitolo “I contatti tra Riina e gli on. Dell’Utri e Berlusconi”, scrive che nel 1992 “il progetto politico di Cosa Nostra mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e dell’economia per indurre alla trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra aveva beneficiato”.

Nel 2004 il Tribunale di Palermo condanna Marcello Dell’Utri a 9 anni per concorso esterno in mafia e scrive che nel ‘93 Provenzano “ottenne garanzie” che l’indussero a “votare e far votare per Forza Italia”, con cui aveva “agganci” pure il boss stragista Bagarella. Garanzie fornite da Dell’Utri, che ha avuto “per un trentennio contatti diretti e personali” con Cosa Nostra svolgendo una “attività di costante mediazione tra il sodalizio criminoso piú pericoloso e sanguinario del mondo e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi, in particolare la Fininvest”, nonché una “funzione di ‘garanzia’ nei confronti di Berlusconi”. Nei “momenti di crisi tra Cosa Nostra e la Fininvest”, Dell’Utri media “ottenendo favori” dalla mafia e “promettendo appoggio politico e giudiziario”. Rapporti che “sopravvivono alle stragi del 1992-93, quando i tradizionali referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla ‘vendetta’ di Cosa Nostra”. Forza Italia nasce nel ’93 da un’idea di Dell’Utri, il quale “non ha potuto negare” che ancora nel novembre ’93 incontrava Mangano a Milano, come risulta dalle sue agende, mentre era “in corso l’organizzazione del partito Forza Italia e Cosa Nostra preparava il cambio di rotta verso la nascente forza politica”. Infatti Dell’Utri prometteva “alla mafia precisi vantaggi politici e la mafia si era vieppiù orientata a votare Forza Italia”.

Ora lo scoprono pure Grasso e Veltroni e, confortati da Ciampi, decidono 18 anni dopo di parlarne.