Cronache di fine regime

crisi economicaLeggendo i giornali italiani di questi giorni, ma soprattutto ascoltando le televisioni, si nota un leggero scollamento tra la realtà e l’immaginario collettivo che sempre più penetrante si infila nelle menti dei cittadini con le sue melliflue ramificazioni, a sostenere che tutto va bene, salvo qualche piccolo problema che, però, presto sarà risolto.
Certo, chi approfondisce sa anche che c’è qualche problema in alcuni paesi molto molto lontani, qualche Stato africano del quale ben poco si conosce, il Magreb, chissà poi come si scrive, e nella lontanissima Asia. Ah si, anche in Libia qualcuno protesta, ma la Libia non è dove sta quello che venne a Roma, quello del baciamano di Silvio?? Si, lui, il Rais, l’amico Gheddafi, ma ha detto che risolverà tutto. Meno male, è un buon amico dell’Italia, e poi ci da il gas. Ci interessa il gas, vero? Eh si che ci interessa, anzi ci serve proprio. Speriamo bene, che si risolva tutto…

Ma davvero le cose stanno così? E’ tutto così semplice, immediato, e mentre il mondo crolla intorno a noi, l’Italia ha i conti a posto e nessun problema? O forse c’è qualcosa di più?
Anche chi si vuole informare in rete non è che trovi tanto di più, ma per capire bene cosa sta accadendo si dovrebbe partire dai giornali economici, perché quelli non ti possono mentire, a differenza dei giornali generalisti dove trovi le solite notizie strumentalizzate, giusto per attaccare il nemico politico di turno. Allora, che succede?

Succede che c’è una forte spinta all’interno del cuore finanziario del paese, una resa dei conti partita un po’ da lontano e che giunge nelle stanze buie del potere, e precisamente nelle Generali, uno dei salotti buoni della finanza italiana, dove non ha mai contato chi ha davvero i soldi, ma solo chi ha gli appoggi politici e che finisce per gestire i soldi degli altri. Il peccato originale della finanza italiana oggi si fa sentire sempre più forte e mina alla radice la resistenza alla crisi del paese Italia, nonostante le tante rassicurazioni dello stregone Tremonti, che non incanta più l’Europa. Così gli imprenditori veri, quelli che i soldi li tirano fuori, adesso iniziano la fronda, i Del Vecchio, i Della Valle, e tanti altri, che sbattono la porta e chiedono una riallocazione del potere, in poche parole chiedono di far saltare i patti sociali che ingessano da sempre l’immobile finanza italiana. A farne le spese è Geronzi, colui il quale è passato indenne attraverso tante prove, compreso i processi, colui che è riuscito a sopravvivere al disastro di Capitalia, ottenendo l’esautoramento dell’enfant prodige Matteo Arpe, una perdita notevole per la finanza del Bel Paese.
Ma non basta, oggi Del Vecchio sbatte la porta e va via, a testimoniare che non vede alcuna possibilità di rimodernamento del vecchio e polveroso salotto di Trieste, e il titolo va giù in borsa, mentre il management si sfalda. Unico a rimanere a galla, il vecchio Geronzi, a rimirare il desolante quadro. Motivo scatenante l’uscita di scena di Del Vecchio è un investimento nella Russia dell’amico Putin, ma si parte anche qui da più lontano, e di sicuro pesano le critiche dopo l’intervista di Geronzi al Financial Times nella quale si atteggiava a padrone del battello, facendo dichiarazioni in netto contrasto con l’investor day di fine anno. E il titolo giù. Ma si sa che da quelle parti si seguono interessi più alti!
Nel frattempo le altre assicurazioni si consolidano e ricominciano a correre, e gli stranieri calano come i falchi in Italia, come la Groupama che addenta Fondiaria-Sai, l’ultima perla di saggezza di Ligresti, capace di affondare tutte le assicurazioni che ha toccato, compresa la Fondiaria, con la cassaforte piena di liquidità, che gli regalarono con la speranza che ne facesse un uso migliore di quanto toccò alla Sai.
Ma i francesi non sono stupidi, per entrare in Fondiaria-Sai chiedono accordi chiari, e non sono disposti ad un salvataggio del vecchio establishment. E quindi, forse, non se ne farà nulla. Un loro ingresso a quelle condizioni vorrebbe dire buttare a mare chi ha disastrato i conti, e si sa che in Italia i vecchi amici si salvano sempre, ovviamente a spese del contribuente. Alitalia docet!

Tornando al vecchio Leone triestino, Geronzi aveva posato un occhio su Unicredit, per poter rimettere un po’ di conti a posto, per rinsaldare il suo potere, ma il diavolo fa le pentole senza i coperchi, ecco che si incendia la Libia (ma forse avrebbero dovuto anche pensarci prima), e gli accordi, e gli investimenti della Libia, scottano, fin dentro le stanze di comando delle banche italiane.
In Libia l’Italia ha portato uomini, mezzi, ma soprattutto soldi, tanti soldi del contribuente, per addolcire il vecchio Rais amante della buona vita, la sua ovviamente non quella del suo popolo. Anche gli accordi anti-immigrazione ci sono costati una cifra blu, compreso le motovedette che gli abbiamo regalato, e adesso che la Libia brucia il Rais ci attacca agitando lo spettro dell’aumento dell’immigrazione clandestina: 5 milioni di africani bussano alla porta! Ci sarà convenuto regalare tanti soldi a Gheddafi? Ci sarà convenuto accettare gli investimenti libici nelle società più importanti italiane, come Unicredit?
Ai posteri l’ardua sentenza, per il momento, legati col cappio al collo, non possiamo fare altro che cercare di non far incazzare il vecchio Rais, sopportando le pesanti critiche dell’Unione Europea che non ha mai nascosto i dubbi per accordi tanti pericolosi.
E che l’economia italiana, già asfittica e in sala di rianimazione sia troppo esposta verso il fronte nordafricano, lo testimonia una strana circostanza, un blackout durato ben 6 ore, dall’apertura di Piazza Affari, una cosa mai vista. Nei giorni precedenti le aziende più esposte verso la Libia avevano perso tantissimo in Borsa, l’Eni quasi il 5%, circa 4 miliardi, l’Unicredit anche, e i maligni imperversano in rete sostenendo che si è voluto fare un favore a qualcuno, impedendo che qualche azienda crollasse portandosi con sé morti e feriti della vecchia finanza.
Il provvedenziale blackout tecnologico darà a chi si è esposto troppo il tempo di rinegoziare accordi, i cittadini che hanno investito nelle solite aziende, senza sapere che erano sulla stessa barca del dittatore libico, si trovano invece nell’impossibilità di liberarsi di cartaccia scomoda. Chi ci perderà alla fine dei conti, secondo voi?
La Consob nel frattempo indaga. Ricordando Parmalat possiamo dire che non cambierà nulla, e nella migliore tradizione del giallo classico l’assassino sarà il solito maggiordomo. Del resto i risparmiatori italiani che investono (giocano si dice da noi a testimoniare la differenza che esiste con il più serio investing americano) in borsa hanno una precisa denominazione, cioè “parco buoi”. Ci sarà pure un motivo?!?!

E mentre l’Italia diventa sempre più periferia economica, le UE avverte il mago Tremonti (si quello che da anni ci dice che la crisi è dietro le spalle, pare che stavolta ci stia raggiungendo però) di non cambiare le carte, che stavolta non le lasceranno passare. Il debito italiano va ridotto sul serio, e non è tanto vero che l’Italia sta così bene come declamano dall’alto dei cieli. Se l’Europa ci dice che sarà una stagione di lacrime e sangue forse dovremo cominciare a preoccuparci.
Non è che l’Europa poi stia molto meglio di noi, se è vero che la caratteristica degli ultimi anni è una finanziarizzazione spinta dell’economia europea, che ha portato ad un crollo della Gran Bretagna. Noi, come qualcuno ha fatto acutamente notare, sentiamo meno la crisi perché c’è una enorme fetta di economia sommersa, ma è un po’ come la favola dei due polli, se tu ne mangi due e io zero, statisticamente abbiamo mangiato un pollo a testa. È lo stesso, l’economia italiana si salva grazie al nero, ma il popolo sta peggio degli africani, almeno quelli adesso in piazza ci possono andare, noi troviamo ancora i manganelli ad attenderci.
E quindi abbiamo la moneta euro che continua a calare a testimonianza di un fallimento determinato dal voler seguire a tutti costi il credo capitalistico, e pensare che i soldi possano generare altri soldi. Invece pare che non sia così, per produrre soldi non basta stampare banconote, che quelle alla fine si riducono in carta straccia, serve ancora, oibò, produrre beni. Sarà un caso che l’unica economia che si salva in Europa è quella tedesca, la cui esportazione è decisamente più elevata?
In Italia invece noi perdiamo l’Alitalia, che salvata da zio Silvio si è ridotta all’ombra della grande azienda che era prima. E dire che i debiti ce li siamo accollati tutti noi cittadini, chissà, forse è il caso di capire che sono i gestori che non sanno il loro mestiere. Poi la Fiat, come previsto, prende i soldi e scappa da papà Obama che gli presta 7 milioni di dollari, lasciando con un palmo di naso chi ci credeva. Per chi ha dato un’occhiata al nuovo catalogo Fiat sembra stranamente il vecchio catalogo Chrysler, ma forse è solo un caso.
Che altro resta? Ben poco da noi, che cincischiamo sulle manifestazioni che non possono essere troppo violente, se no siamo antidemocratici, su chi è qualunquista, chi è comunista, chi è sfascista… Nel frattempo i cinesi passano in due generazioni dalla caverna ai condizionatori in casa, le agenzie di viaggi, fanno il pienone ed il boom in Borsa, Borsa americana anche, che fa più chic, i prezzi delle case da loro raddoppiano, e tutti hanno fame di energia e materie prime, e da anni c’è la corsa per accaparrarsele. Chi è meglio piazzato? Cina, Brasile, India e pochi altri, Europa non pervenuta, Usa in panchina!
Lo scandalo dei derivati, della finanza allegra, gli aiuti di Stato alle aziende inquinanti, gli aiuti agli amici degli amici, sperperando soldi che erano necessari per ricostruire un’economia. Esemplificativo è che mentre gli aquilani attendevano la ricostruzione delle loro case, i loro soldi venivano scippati da quelli della cricca, od usati per la visita del Papa. C’è da aggiungere qualcosa?
La notte della finanza mondiale non ha portato buoni consigli, e quindi tutti lì come prima, con le mutande calate aspettando la prossima crisi, sperando che non sia l’ultima.

E da noi che si dice, di che si parla? Nessun problema, tutto a posto, niente da dichiarare.
E quindi si torna al solito gioco dell’oca, ci sono le nuove sedie da riempire, Eni, Enel, e compagnia bella, e si pensa al modo migliore per piazzare gli amici degli amici, la Lega in pole position. I soldi non ci sono più? Fa nulla, il gioco dell’oca si fa anche senza, o forse dovremmo dire soprattutto senza soldi, basta il pensiero.

Nel frattempo due navi da guerra iraniane entrano per la prima volta nel Mediterraneo. No, non vi preoccupate, non vogliono invaderci, ma è il segno che le cose stanno cambiando, e che la linea del benessere, stavolta, dovrà essere rinegoziata, in un modo o nell’altro. Provate ad indovinare chi ne farà le spese, stavolta!!!

  1. In effetti sono un po’ rin…tronata ( non ho resistito a sfruttare tuo piccolo refuso!).
    Presto con nuovi articoli.

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