Bulimia oratoria

b_telefonoLa Finocchiaro lo descrive come un attore alla fine della sua carriera che propone sempre lo stesso stanco repertorio.

Ma è un repertorio che continua pericolosamente a distruggere i nostri valori, le Istituzioni e la convivenza civile.

Continua ragazzi, questo non si ferma. Nessuno lo ferma.

Sapevamo che l’utilizzatore finale prima o poi avrebbe dovuto pagare il conto alla Chiesa per l’incontro avvenuto pochi giorni fa con il Cardinale Bagnasco e messo in discussione fino alla fine. Erano quindi attesi gli enfatici no alle adozioni per i single e alle unioni gay e  la calendarizzazione  del biotestamento nella versione post-Eluana. Il nano doveva in qualche modo espiare le colpe dello scandalo Ruby genuflettendosi alle gerarchie vaticane, confermando così quanto pesi la sua debolezza personale nei rapporti pubblici.

Non era invece atteso lo spudorato attacco che culo flaccido ha sparato alla “scuola di Stato”, colpevole secondo lui di non essere capace di  educare i ragazzi,  e persino di “diffondere idee che non sono quelle che vengono trasmesse in famiglia”.  Il Caimano ha depauperato e smantellato la scuola pubblica in ogni modo possibile ed ora ci avverte pure che non educa.  Cornuti e mazziati.

Siamo ben oltre la genuflessione qui, che il massimo che ci si poteva attendere era l’ennesimo sostegno (anche finanziario ovviamente) alla scuola privata. Invece qui siamo di fronte al più tipico repertorio populista-propagandista del nano, che assieme al ritorno dei mai sconfitti comunisti identifica anche lo Stato come nemico, dalla Magistratura alla Consulta, fino alla scuola pubblica.  Il suo obiettivo è deriderli per annientarli, cancellando ogni forma di autorità che non sia la propria.

Con questa logica, con un Presidente del Consiglio che esprime questi valori, ogni cittadino può sentirsi autorizzato a rifiutare ogni forma di autorità e legge, regole e convivenza civile. Ogni accusato può rifiutare il proprio giudice così come ogni studente può attaccare il suo insegnate, ogni commerciante ha licenza di evadere il fisco e tutti abbiamo licenza di arraffare a man bassa tutto ciò che ci capita attorno.

… ruttare e scoreggiare forte, pisciare sui divani del salotto buono ed abusare delle giovani donne di famiglia. E questo è il berlusconismo.

Sono questi i nuovi valori della nosta società,  diffusi ogni sera a reti unificate dagli Amici del Premier come Lele Mora e il Grande Fratello, da tette e cosce di velina e Ministre arrapanti. Così che tutti ci si senta un bel popolo di furbi e grezzi maiali e troie più o meno in vendita.

Degno di nota il discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale (ADSN) a Roma l’11 febbraio 1950 che, 60 anni prima, prevede la catastrofe attuale della scuola pubblica.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:

– rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.

– attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.

– dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!

Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche […]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla […]. E venuta così  fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.

 

Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno […].

Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.

Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! […]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito“.

Piero Calamandrei, 1950



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