L’insurrezione civica

porcellum-referendum-In rete si è discusso parecchio sulle rivolte del magreb, sulle piazze di Tunisia ed Egitto, poi di Libia, Yemen e Siria,  stracolme di giovani che chiedevano libertà, pronti al puntuale martirio. In tanti abbiamo sostenuto che si trattasse solo di un passaggio di poteri tra le alte forze economiche che istigavano e  strumentalizzavano la protesta giovanile ai loro fini, l’ennesima carne da macello, per far cadere i vecchi regimi e prenderne il posto.

Ed in tanti hanno stigmatizzato l’apparente pigrizia ed il disinteresse dei ‘nostri’ giovani che non ci sono andati in piazza ad urlare di tutto per farsi massacrare. In tanti sulla rete a sputare su noi italiani poltroni ed incapaci, servi apatici di questo regime, pantofolai spenti pronti a sopportare di tutto senza reagire.

E invece non è per nulla così.

Esiste eccome un’Italia civile che non ne può più, che sogna un diverso modello di vita, di rapporti personali e di civiltà, che dal basso verso l’alto lancia messaggi chiari e nonostante i media facciano di tutto per nasconderla o per farla dimenticare, in questi ultimi mesi ha saputo colpire più volte, e pure vincere.

Già dalla manifestazione delle donne indignate “se non ora quando” del 13 febbraio apparve chiaro che c’era un’altra Italia che non accettava più le porcate del regime. Da lì la protesta civile è cresciuta allargandosi a macchia d’olio, fino ai risultati elettorali di maggio che hanno visto trionfare personaggi  come De Magistris e Pisapia, sostenuti e voluti solo dai cittadini, anche contro le segreterie dei partiti.

E poi la splendida vittoria dei 4 referendum per acqua, nucleare e  legittimo impedimento, ai quali anche i partiti storici ‘di sinistra’ alla fine hanno dovuto aderire,  e che ha terrorizzato le tante caste trasversali gettandole nel panico.

Ed ora la raccolta firme per il referendum anti porcellum; ce l’abbiamo fatta.

Oggi saranno depositate le firme per il referendum contro la  maledettissima legge elettorale di Calderoli e sono davvero tante, molte di più delle 500.000 necessarie.

Questo è stato un altro formidabile colpo, micidiale, della società civile e degli elettori italiani, che hanno saputo e voluto mobilitarsi spontaneamente, spesso ancora una volta al di sopra dei partiti. Già solo questo risultato ha sconvolto il centrodestra, con la lega in fibrillazione consapevole che per lei senza porcellum è finita ed è già iniziato il suo conto alla rovescia.

Un’insurrezione civile la nostra, senza le urla e gli spari delle tante piazze del Magreb, ma con una lotta costante e precisa, dal basso verso l’alto, capace di cambiare lo stato delle cose.

E non è finita qui, che l‘insurrezione civica prosegue.  😀

NO Legge Bavaglio alla Rete

Nobavaglio    Post a rete unificata (#noleggebavaglio)

Scrive Civati:

Accetto la proposta e rilancio. L’idea è semplice: invitare i blogger, chi frequenta e “abita” la rete a condividere, postare (anche su facebook e su twitter), diffondere lo stesso post come segnale di protesta contro il comma 29, il cosiddetto ammazza-blog.

Il post che abbiamo scelto è di Bruno Saetta e spiega bene cosa non va in questa norma.

Qui raccogliamo tutte le adesioni, inserite l’url del vostro post.

Aggiungo una postilla personale: quando inizieremo, in questo disastrato Paese, a considerare la rete una straordinaria opportunità e a legiferare di conseguenza? Quando ci decideremo a tutelare la libertà di espressione, gli autori e i fruitori dei contenuti del web? Quando usciremo dal #tunnelberlusconi?

Diffondiamolo dunque il bel post di Bruno. :)


Comma ammazza-blog. Post dedicato a Gasparri & C.

Nobavaglio    Premessa: ieri sera a Porta a Porta si è parlato del comma 29, il cosiddetto ammazza-blog, ma gli spettatori di certo non avranno capito di cosa si tratta. E siccome per Gasparri e dintorni Internet è uno strumento micidiale, è evidente che i nostri politici e la nostra classe dirigente 1) non sanno niente della rete e pure legiferano su di essa 2) non hanno idea del mondo che c’è qui dentro 3) hanno bisogno di un corso full immersion del comma ammazza-blog che stanno per legiferare. Bene il corso glielo offriamo noi, gratuitamente, perché caro Gasparri sì, Internet è uno strumento micidiale di libertà, di creatività, di condivisione di sapere e di conoscenza. Mondi inesplorati, capisco perfettamente (Arianna).

Probabilmente oggi stesso ricomincerà il dibattito parlamentare sul disegno di legge in materia di riforma delle intercettazioni, disegno di legge che introdurrebbe, una volta approvato, numerose modifiche al nostro ordinamento lungo tre direttrici: limitazioni alla utilizzabilità dello strumento delle intercettazioni da parte dei magistrati; divieto di pubblicazione di atti di indagine per i giornalisti, anche se si tratta di atti non più coperti da segreto; estensione di parte della normativa sulla stampa all’intera rete.
Cerchiamo di chiarire sinteticamente i dubbi espressi in materia.

Il disegno di legge di riforma delle intercettazioni ha un impatto significativo sulla rete?
Il ddl di riforma della normativa sulle intercettazioni influisce sulla rete in due modi, innanzitutto perché le limitazioni introdotte dal ddl in merito alla pubblicabilità degli atti di indagine riguarda, ovviamente, anche la rete, relativamente al giornalismo professionale, ma soprattutto perché in esso è presente il comma 29 che è scritto specificamente per la rete. Cosa prevede il comma 29? Il comma 29 estende parte della legislazione in materia di stampa, prevista dalla legge n. 47 del 1948, alla rete, in particolare l’art. 8 che prevede la cosiddetta “rettifica”.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere dei media unidirezionali e di bilanciare le posizioni in gioco. Nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, un semplice cittadino potrebbe avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie, e comunque ne trascorrerebbe molto tempo con ovvi danni alla sua reputazione. Per questo motivo è stata introdotta la rettifica che obbliga i direttori o i responsabili dei giornali o telegiornali a pubblicare gratuitamente le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti che si ritengono lesi.

Il comma 29 estende la rettifica a tutta la rete?
La norma in questione estende la rettifica a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. La frase “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” è stata introdotta in un secondo momento proprio a chiarire, a seguito di dubbi sorti tra gli esperti del ramo che propendevano per una interpretazione restrittiva della norma (quindi applicabile solo ai giornali online), che la norma deve essere invece applicata a tutti i siti online. Ovviamente sorge comunque la necessità di chiarire cosa si intenda per “siti informatici”, per cui, ad esempio, potrebbero rimanere escluse la pagine dei social network, oppure i commenti alle notizie. Al momento non è dato sapere se tale norma si applicherà a tutta la rete, in ogni caso è plausibile ritenere che tale obbligo riguarderà gran parte della rete.

Entro quanto tempo deve essere pubblicata la rettifica inviata ad un sito informatico?
Il comma 29 estende la normativa prevista per la stampa, per cui il termine per la pubblicazione della rettifica è di due giorni dall’inoltro della medesima, e non dalla ricezione. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

E’ possibile aggiungere ulteriori elementi alla notizia, dopo la rettifica?
Il ddl prevede che la rettifica debba essere pubblicata “senza commento”, la qual cosa fa propendere per l’impossibilità di aggiungere ulteriori informazioni alla notizia, in quanto potrebbero essere intese come un commento alla rettifica stessa. Ciò vuol dire che non dovrebbe essere nemmeno possibile inserire altri elementi a corroborare la veridicità della notizia stessa.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è sostanzialmente quella della legge sulla stampa, la quale chiarisce che le informazioni da rettificare non sono solo quelle contrarie a verità, bensì tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni “da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”, laddove essi sono i soggetti citati nella notizia. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia. Non si tratta affatto, in conclusione, di una valutazione sulla verità, per come è congegnata la rettifica in sostanza si contrappone la “verità” della notizia ad una nuova “verità” del rettificante, con ovvio scadimento di entrambe le “verità” a mera opinione (Cassazione n. 10690 del 24 aprile 2008: “l’esercizio del diritto di rettifica… è riservato, sia per l’an che per il quomodo, alla valutazione soggettiva della persona presunta offesa, al cui discrezionale ed insindacabile apprezzamento è rimesso tanto di stabilire il carattere lesivo della propria dignità dello scritto o dell’immagine, quanto di fissare il contenuto ed i termini della rettifica; mentre il direttore del giornale (o altro responsabile) è tenuto, nei tempi e con le modalità fissate dalla suindicata disposizione, all’integrale pubblicazione dello scritto di rettifica, purché contenuto nelle dimensioni di trenta righe, essendogli inibito qualsiasi sindacato sostanziale, salvo quello diretto a verificare che la rettifica non abbia contenuto tale da poter dare luogo ad azione penale”).

Come deve essere inviata la richiesta di rettifica?
La normativa non precisa le modalità di invio della rettifica, per cui si deve ritenere utilizzabile qualunque mezzo, fermo restando che dopo dovrebbe essere possibile provare quanto meno l’invio della richiesta. Per cui anche una semplice mail (non posta certificata) dovrebbe andare bene.

Cosa accade se non rettifico nei due giorni dalla richiesta?
Se non si pubblica la rettifica nei due giorni dalla richiesta scatta una sanzione fino a 12.500 euro.

Che succede se vado in vacanza, mi allontano per il week end, o comunque per qualche motivo non sono in grado di accedere al computer e non pubblico la rettifica nei due giorni indicati?
Queste ipotesi non sono previste come esimenti, per cui la mancata pubblicazione della rettifica nei due giorni dall’inoltro fa scattare comunque la sanzione pecuniaria. Eventualmente sarà possibile in seguito adire l’autorità giudiziaria per cercare di provare l’impossibilità sopravvenuta alla pubblicazione della rettifica. È evidente, però, che non si può chiedere l’annullamento della sanzione perché si era in “vacanza”, occorre comunque la prova di un accadimento non imputabile al blogger.

La rettifica prevista dal comma 29 è la stessa prevista dalla legge sulla privacy?
No, si tratta di due cose ben diverse anche se in teoria ci sarebbe la possibilità di una sovrapposizione parziale. La legge sulla privacy consente al cittadino di chiedere ed ottenere la correzione di dati personali, mentre la rettifica ai sensi del comma 29 riguarda principalmente notizie.

Con il comma 29 si equipara la rete alla stampa?
Con il suddetto comma non vi è alcuna equiparazione di rete e stampa, anche perché tale equiparabilità è stata più volte negata dalla Cassazione. Il comma 29 non fa altro che estendere un solo istituto previsto per la stampa, quello della rettifica, a tutti i siti informatici.

Con il comma 29 anche i blog non saranno più sequestrabili, come avviene per la stampa?
Assolutamente no, come già detto con il comma 29 non si ha alcuna equiparazione della rete alla stampa, si estende l’obbligo burocratico della rettifica ma non le prerogative della stampa, come l’insequestrabilità. Questo è uno dei punti fondamentali che dovrebbe far ritenere pericoloso il suddetto comma, in quanto per la stampa si è voluto controbilanciarne le prerogative, come l’insequestrabilità, proprio con obblighi tipo la rettifica. Per i blog non ci sarebbe nessuna prerogativa da bilanciare.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Se ritengo che la rettifica non sia dovuta, posso non pubblicarla?
Ovviamente è possibile non pubblicarla, ma ciò comporterà certamente l’applicazione della sanzione pecuniaria. Come chiarito sopra la rettifica non si basa sulla veridicità di una notizia, ma esclusivamente su una valutazione soggettiva della sua lesività. Per cui anche se il blogger ritenesse che la notizia è vera, sarebbe consigliabile pubblicare comunque la rettifica, anche se la stessa rettifica è palesemente falsa.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica, il titolare del dominio, il gestore del blog?
Questa è un’altra problematica che non ha una risposta certa. La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi è il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Anche qui non è possibile dare una risposta certa al momento. In linea di massima un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

 

Pensavo di creare un widget che consente agli utenti di pubblicare direttamente la loro rettifica senza dovermi inviare richieste. In questo modo sono al riparo da eventuali multe?
Assolutamente no, la norma prevede la possibilità che il soggetto citato invii la richiesta di rettifica e non lo obbliga affatto ad adoperare widget o similari. Quindi anche l’attuazione di oggetti di questo tipo non esime dall’obbligo di pubblicare rettifiche pervenute secondo differenti modalità (ad esempio per mail).

Pensavo di aprire un blog su un server estero, in questo modo non sarei più soggetto alla rettifica?

Per non essere assoggettati all’obbligo della rettifica è necessario non solo avere un sito hostato su server estero, ma anche risiedere all’estero, come previsto dalla normativa europea. E, comunque, anche la pubblicazione di notizie su un sito estero potrebbe dare adito a problemi se le notizie provengono da un computer presente in Italia.

E’ vero che in rete è possibile pubblicare tutto quello che si vuole senza timore di conseguenze? E’ per questo che occorre la rettifica?
Questo è un errore comune, ritenere che non vi sia alcuna conseguenza a seguito di pubblicazione di informazioni o notizie online, errore dovuto alla enorme quantità di informazioni immesse in rete, ovviamente difficili da controllare in toto. Si deve inoltre tenere presente che comunque l’indagine penale od amministrativa necessita di tempo, e spesso le conseguenze penali od amministrative a seguito di pubblicazioni online, si hanno a distanza di settimane o mesi. In realtà alla rete si applicano le stesse medesime norme che si applicano alla vita reale, anzi in alcuni casi la pubblicazione online determina l’aggravamento della pena. Quindi un contenuto in rete può costituire diffamazione, violazione di norme sulla privacy o sul diritto d’autore, e così via… Il discorso che spesso si fa è, invece, relativo al rischio che un contenuto diffamante possa rimanere online per parecchio tempo. In realtà nelle ipotesi di diffamazione o che comunque siano lesive per una persona, è sempre possibile ottenere un sequestro sia in sede penale che civile del contenuto online, laddove l’oscuramento avviene spesso nel termine di 48 ore.

Ho letto di un emendamento presentato da alcuni politici che dovrebbe risolvere il problema della rettifica. È un buon emendamento?
Già lo scorso anno fu presentato un emendamento da alcuni parlamentari, che sostanzialmente dovrebbe essere riproposto quest’anno, con qualche modifica. In realtà l’emendamento Cassinelli, dal nome dell’estensore, non migliora di molto la norma: allunga i termini della rettifica a 10 giorni, stabilisce che i commenti non sono soggetti a rettifica, e riduce la sanzione in caso di non pubblicazione. L’allungamento dei termini non è una grande conquista, in quanto l’errore di fondo del comma 29 è l’equiparazione tra rete e stampa, cioè tra attività giornalistica professionale e non professionale, compreso la mera manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, esplicata dai cittadini tramite blog. Per i commenti la modifica è addirittura inutile in quanto una lettura interpretativa dovrebbe portare al medesimo risultato, anzi forse sotto questo profilo l’emendamento è peggiorativo perché invece di “siti informatici” parla di “contenuti online” con una evidente estensione degli stessi (pensiamo alle discussioni nei forum). Tale emendamento viene giustificato con l’esempio del blogger che scrive: “Tizio è un ladro”, ipotesi nella quale, si dice, Tizio ha il diritto di vedere rettificata la notizia falsa. Immaginiamo invece che Tizio effettivamente sia un ladro, la rettifica gli consentirebbe di correggere una notizia vera con una falsa. Se davvero Tizio non è un ladro, invece, non ha alcun bisogno di rettificare, può denunciare direttamente per diffamazione il blogger ed ottenere l’oscuramento del sito in poco tempo.

Ma in sostanza, quale è lo scopo di questa norma?
Una risposta a tale domanda è molto difficile, però si potrebbe azzardarla sulla base della collocazione della norma medesima. Essendo inserita nel ddl intercettazioni, potrebbe forse ritenersi una sorta di norma di chiusura della riforma, riforma con la quale da un lato si limitano le indagini della magistratura, dall’altro la pubblicazione degli atti da parte dei giornalisti. Poi, però, rimarrebbe il problema se un giornalista decide di aprire un blog in rete e pubblicare quelle intercettazioni che sul suo giornale non potrebbe più pubblicare. Ecco che il comma 29 evita questo possibile rischio.

Bruno Saettablog

 

 

Perchè questo Blog

 

E’ da un po’ che lo tramiamo questo blog. 😀

Sarà perchè diventiam stanchi, e c’è sempre questa paura di non lasciare abbastanza ai nostri giovani, di non esser stati capaci di tramandare ciò che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri vecchi.  Nel ’48 per esempio misero su casa, loro. Ed era una bella casa, grande, spaziosa ed aperta, che ce la siamo goduta tutti, sindacato e partiti di sinistra, associazioni sportive e scuole serali, la società civile insomma e poi le pizze, l’Accademia della Satira e il Cìk, fino ai tortellini del Bertoldo. E giovani a fiotti naturalmente.

Tutto finito, tramandato zero. Neanche i tortellini, che adesso là si pasteggia a involtini primavera.

Sarà perchè non ne possiamo più di questo governo di mascalzoni che ha distrutto i valori, le istituzioni e la democrazia del nostro Paese ed anche qui a Persiceto, fortunatamente ancora amministrato in ben’altro modo, ci ha chiuso rassegnati nelle nostre case, incapaci di confrontarci e di batterci per diritti e valori che neanche rammentiamo più.

La democrazia per esempio, che come diciamo sempre è partecipazione.  A cosa partecipiamo noi? A cosa diamo il nostro contributo, le nostre idee, l’apporto della nostra conoscenza per migliorare la comunità?

Me le ricordo le riunioni degli anni ’60 e ’70.

Si partecipava e si discuteva dappertutto. E poi si decideva, e si faceva. C’erano riunioni ogni settimana, di Sezione e di caseggiato, nelle frazioni e nelle fabbriche e si discuteva di tutto, dai piani ai progetti, come il nuovo centro sportivo o la zona artigianale, ai problemi e le sventure come la chiusura della Zoni o l’alluvione del ’67. Ovunque i cittadini dicevano la loro e la decisione era sempre presa collegialmente; il senso diffuso era appunto di una collettività che si autogestiva.

Poi le cose sono cambiate.

Siamo entrati prima nell’agiatezza, pantofole e divani, che ci ha portato il disinteresse e ci ha tolto la capacità di guardare al sociale e di aggregarci lasciandoci soli con noi stessi, lì a contemplarci i nostri grassi ombelichi, poi siamo stati sommersi da una tetra palude, tra crisi economica e prove semiserie di regime, che trovandoci soli e indifesi ci ha sopraffatto in un attimo, lobotomizzandoci ai nostri tubi catodici e cartolarizzando pure il futuro dei nostri giovani.

Adesso però basta eh.

Non sappiamo ancora bene cosa faremo per uscire da questo stato di cose, ma qualcosa faremo senz’altro. :mrgreen:  Per noi stessi lobotomizzati, per restituire un futuro ai nostri giovani, per ritrovare il senso dei valori che i nostri vecchi ci avevano insegnato, riconquistarli e trovare la forza per consegnarli intatti ai nostri nipoti.

Che altrimenti che diranno di noi, che siam quelli che gli abbiam mangiato tutto lasciando a loro il conto da pagare?

Intanto cominciamo a parlarne.  Qui.

 

 

 

Ustica secondo Giovanardi

Giovanardi ha detto che i ministeri ricorreranno contro la sentenza della magistratura di Palermo riguardante il risarcimento a favore dei famigliari delle vittime della strage di Ustica.

Questo poichè lui è sicurissimo che lo Stato non ha nessuna responsabilità riguardante questa vicenda.

Già dai primi giorni dopo la strage infatti, Giovanardi aveva saputo da fonti certissime che l’aereo era caduto perchè una frisona ancora da mungere, si era spiaccicata sul parabrezza a 10.000 metri di altezza e i piloti, drogati di aspirina nella coca cola, erano svenuti entrambi dopo aver vomitato per lo schifo tutti i maccheroni sui cruscotti mandando in corto tutta l’elettronica del DC9.

Ma dalle ultime novità trapelate, sembra che il pidiellino modenese sia in strettissimo contatto con ex agenti della CIA che erano in servizio in quel periodo e che (data la sua fama di persona affidabilissima), gli avrebbero svelato l’arcano in via confidenziale.

Secondo questi individui, l’aereo partito da Bologna ( pieno di comunisti che volevano andare a mangiare dei bambini ingrassati dai compagni di Palermo alla trattoria “la coppola”), doveva fare scalo a Roncobilaccio per rifornire la stiva di caucciù per avere elastici di ricambio in caso di avaria al motore. Ma qualcosa andò storto perchè al casello c’era una fila interminabile e dovette proseguire fino a Pian del Voglio.

Dopo molte vicissitudini e molti scali, finalmente riuscì a raggiungere Bagnacavallo dove finalmente cambiò la motrice poichè là terminava la linea elettrica.
Circa 786 ore dopo la partenza il velivolo si trovava finalmente sui cieli di Ustica dove, guarda caso stava passando un fenicottero con sopra Gheddafi, le sue 37 amazzoni, Mubarak e la nipote marocchina (allora appena nata ma già esperta nel suo lavoro) diretti a Milano2 per una cenetta di lavoro.

Contemporaneamente dalla portaerei “Silicon rubber” si erano librati in volo 187 piloti N.A.T.O. su 25 caccia americani 64 francesi e 21 inglesi con l’intento di sifonare le amazzoni.
Purtroppo nell’inseguimento il fenicottero perse quota e iniziò a urlare CRAAA CRAAA CRAAA! Gheddafi gridava “colonialisti!” Le amazzoni iniziarono a cadere gambe all’aria e i piloti cercavano di sifonarle al volo.
Il DC9 dell’ITAVIA dovette purtroppo fare lo slalom e fu battuto da Alberto Tomba che stava in quel momento evadendo il fisco.
Dai gelidi flutti purtroppo nessun superstite dei cannibal-comunisti ma fortunatamente fu recuperato il caucciù.

Una equipe di luminari della scienza moderna aveva praticato l’autopsia sul povero fenicottero precipitato sulla Sila stabilendo senza ombra di dubbio l’ora del decesso al tempo di Marco Cacco.

Dopo molti anni, secondo questi agenti segreti, un magistrato bolscevico di nome Priose..no.. Priale…Prione..non ricordano bene, mise insieme una colossale balla secondo cui una quindicina di persone coinvolte nella vicenda (quasi tutti addetti ai radar)sarebbero stati eliminati misteriosamente (circa 3 impiccati, 2 uccisi e gli altri morti in strani incidenti stradali).
Ma anche in questo caso gli stessi patologi luminari del fenicottero, facendo l’autopsia sui 15 cadaveri appurarono che la morte era stata per tutti causata da una scarica di disintegratore venusiano che loro avevano per caso trovato per strada e con cui avevano giocato tutti travestiti da Zorro e Maciste nella valle dei vampiri credendo fosse una pistola ad acqua.

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Commenti
Sono stati scritti 7 commenti sin’ora »
avatarAndrez – 14 settembre 2011
Visto?

…te dici sempre che il zampirone tociàto nella coca cola non fa, e invece mi sembra cha strafaccia eccome eh. ;Z

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avatarCotti Fausto – 14 settembre 2011
Andiamo, suvvia…un pò di serietà…

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avatarZeitgeist – 14 settembre 2011
Se il racconto è vero, cazzo, ma quante ne sa questo Giovinardi da Modena. 😕
Peccato che ho parlato con cittadini modenesi e hanno tutti confermato e giurato sulla testa dei figli del Cerebrolesonano che è un emerito e patentato Premio Nobel per la deficienza assoluta ed è anche detentore, nel Guinnes dei Primati, della coccarda d’oro per essere riuscito a sparar 1.000 cazzate in meno di tre secondi. 😯
Ma sai, caro Fausto, in Italia e nel mondo ce ne sono tanti che sono come Giovinardi, ma nessuno li ha mai votati e messi mai al governo di un paese. 😥
Noi sì, anzi, sorry. 😉
Loro sì, insieme a tutti gli altri della compagnia cantanti che sono, chi più chi meno, come Giovinardi. 😡
Ma il campione e il capo indiscusso rimane sempre Lui, il Premier, sì, Premier dal Cazz! 😈

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avatarZeitgeist – 14 settembre 2011
Scusate il finale un po scurrile, ma come dice Carmen:”Quando ce vò ce vò”. 😉

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avatarAndrez – 14 settembre 2011
Francesismo perdonato, dai.

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avatarcarmengueye – 14 settembre 2011
Grazie per l’illustre citazione.
Al riguardo, rammento che la faccenda andò a intrecciarsi con l’incidente di Ramstein, dove morì Ivo Nutarelli, palermitano, uno dei tre piloti delle frecce tricolori, che avrebbe saputo qualcosa . Con l’occasione vi annuncio, ahi voi, che è di prossima apertura il mio dossier dulle “ipotesi di complotto”, che spazierà attraverso la scomparsa di personaggi famosi, senza toccare i misteri politici. Tuttavia, qualcosa su Ustica, voglio dirla anch’io, un piccolo contributo, ad anticipo del dossier.
Quel giorno, 27 giugno 1980, era previsto un concerto di Bob Marley a Milano, che sarebbe avvenuto tra galassie di canne a oscurare il cielo. Preoccupati per la deriva amorale in cui stava precipitando il popolo italiano, i poteri forti in una con la CIA ove già operavano l’elefantino e Betulla, diedero avvio allo sputtanamento delle competenze dei piloti italici, che sarebbe culminato con l’incenerimento della gloriosa Alitalia e la restaurazione dei vecchi valori. I modi, sono stati ampiamente descritti da Fausto.

Se l’Asia compra l’Europa

Cina Negli ultimi giorni, tra le righe delle notizie riguardanti la crisi, si sono potuti leggere alcuni lanci piuttosto interessanti.
Prima di tutto si è parlato del ministro dell’economia italiano che ha offerto alla Cina i Btp, sperando che gli asiatici potessero comprare un po’ del nostro debito. Ovviamente già la notizia in sé è preoccupante, per il solo fatto che ci sia bisogno di cercare qualcuno che ci compri il debito. Questo vuol dire che non è tanto vero, come sempre il nostro fantasista economico si affretta a rassicuraci, che il nostro debito va alla grandissima e c’è più richiesta che offerta. In realtà i ben informati sanno che è da un po’ che il nostro debito, cioè i nostri titoli di Stato, non interessano più a nessuno, per cui chi compra sul mercato è la Bce, finché potrà farlo, mentre i privati ne approfittano per liberarsene. Uno scontro interneo alla Bce proprio sulle operazioni di acquisto del debito dei paesi in difficoltà ha portato all’uscita dalla banca europea del rappresentante tedesco. Comunque il presidente ha riaffermato l’intenzione di aiutare i paesi in difficoltà, ma ovviamente ci si chiede fino a quando sarà possibile. Ecco, quindi, che l’offerta alla Cina dei Btp nostrani da un’idea della situazione.

E la Cina? Il fondo China Investment Corporation (Cic), fondo sovrano cinese istituito dal governo per gli investimenti all’estero, si è affrettato a dire che i nostri titoli non gli interessano, al massimo potrebbero pensare di comprare “assett industriali strategici”. Quindi, la Cina non ha intenzione di aumentare la quantità di debito italiano nelle sue casse, oggi attestato intorno al 4%, quanto piuttosto vorrebbe mettere le mani su i nostri “assett strategici”, come dire Eni, Enel, porti, banche, aeroporti e cosette del genere. Hanno anche aggiunto che tali acquisti sarebbero subordinati ad una riduzione dei dazi fiscali europei. Tradotto, la Cina dice che ci verrà incontro per salvarci dal disastro economico se svendiamo la nostra economia e consentiamo loro anche di venderci le loro merci.

Ma la Cina ha i fondi sufficienti per salvare l’Italia? Probabilmente no, è troppo esposta verso gli Usa, e poi il Cic capitalizza circa 400 miliardi dei quali 300 sono stanziati per investimenti esteri, però poi ci sarebbero anche le banche private cinesi, ma il punto è un altro, l’Italia ha urgente bisogno di iniezioni di denaro fresco, e la Cina lo ha. Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà.

Nel frattempo, e veniamo alla seconda notizia interessante, la Tata, colosso industriale indiano, fa nuove acquisizioni e diventa il primo gruppo industriale a Londra quanto a numero di occupati. Tra investimenti diretti, acquisizioni, joint venture (anche con Fiat), Tata si occupa di auto, hotel, manifattura ed altro. Siamo ormai ben lontani dalle conquiste degli inglesi nel continente indiano, ai tempi della Compagnia Britannica delle Indie orientali, e il flusso si è ampiamente invertito. Del resto non dobbiamo dimenticare che la Gran Bretagna è uno dei paesi più colpiti dalla crisi, in quanto è stata fortissima la finanziarizzazione del paese, con delocalizzazioni della produzione effettiva un po’ dappertutto.
Il succo del discorso pare proprio questo, dopo anni ed anni di delocalizzazioni dei vari settori produttivi, in Asia principalmente, ma anche in Sudamerica, e la trasformazione delle varie aziende in finanziarie (basti vedere la Fiat che ormai produce solo nell’est europeo e in Sudamerica), al momento della crisi l’Europa si è fatta trovare con le braghe calate. Niente più produzione, niente difesa dalla crisi. I soldi, si è capito, non nascono dal nulla e non si inventano, come vorrebbero le finanziarie con i loro derivati e contratti finanziari ad alto rischio (che in sostanza non sono altre che scommesse sul futuro, così investendo oggi i soldi che si guadagneranno, forse, domani), ma vengono sempre e solo dalla produzione di cose, che ormai è tutta lì, in Cina, in India, in Brasile.
Ed ecco che mentre l’Europa perde pezzi, le nazioni ex sottosviluppate si prendono la loro rivincita, da anni continuano, grazie alla produzione di beni, a correre con Pil doppi o tripli rispetto a quelli europei, e adesso tornano a saldare il conto, comprandosi l’Europa pezzo dopo pezzo.
La Grecia è in difficoltà? Aiuti in cambio di un porto. L’Italia soffre? Aiuti in cambio di assett strategici, e così via.

Vi sembra eccessivo? E che ne dite della City di Londra, una volta tempio della finanza mondiale, amministrata indipendentemente dalla città vera e propria, che adesso svende e trasforma i tanti uffici finanziari, vuoti per crisi, in case da vendere ed affittare?
Il primo ministro inglese fa sul serio e ha intenzione di modificare le rigide regole della City, consentendo la modifica a fini abitativi degli edifici. Un tentativo di rilanciare l’economia stagnante. In fondo è l’unica “produzione” che rimane possibile, lì.
A pensarci bene è quello che noi italiani stiamo facendo da decenni, per rilanciare l’economia infiliamo nelle finanziarie incentivi per costruire case e cemento, cemento e case, insomma i nostri politici ci hanno nascosto per bene una triste verità, siamo in crisi economica da decenni, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di dircelo. E sarà veramente stupefacente quando svenderanno l’economia ai cinesi e nel contempo ci racconteranno che è l’ennesimo colpaccio dei grandi geni finanziari e politici nostrani, un’altra operazione da maestro. E forse ci crederemo ancora una volta!