Giallo Berlusconi: verità su rapimento lampo

Ho aperto la porta – dichiara la moglie di Spinelli – e improvvisamente ho visto una persona che di corsa scendeva le scale che portano al vano ascensore del piano di sopra, mentre un’altra persona è sbucata dal secondo ingresso. Hanno afferrato mio marito e cercavano di dargli fuoco per fumarlo…

Quella sera, i due loschi figuri, che poi sono tre, no, sei… irrompono nell’appartamento con una Ferrari tinta di giallo con gli occhiali rotti. Dopo aver malmenato e fumato Spinelli, gli dicono che è un mondo di merda e che anche loro sono credenti.
Il computer si inceppa, il formato usb è incompatibile con il citofono, ma ci sono due videoregistratori, uno hi-fi e l’altro mono e la chiavetta stenta ad entrare nel tostapane anche se è compatibile. Mostrano quindi a Spinelli, usando le ombre cinesi, la videoconferenza di Fini e De Benedetti i quali dall’interno di una cassetta di sicurezza presso la Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate indossando le scarpe della juventus, davanti a milioni di giornalisti pagano profumatamente un giudice per convincerlo che Berlusconi è gay perchè veste di giallo.

A quel preciso momento si apre il cielo e una luce irradia Spinelli che restituisce il passamontagna e diventa sublime, quindi martire, poi in pochi secondi miracolato e quindi santo. Tutti insieme si inginocchiano tenendo il rosario e pregano in una estasi catartica.
Dopo 60 ore di raccoglimento Spossati, i coniugi vengono messi a dormire nel proprio letto, gli aguzzini che non hanno niente in mano, rimboccano loro le coperte e narrano una favola accendendo il carillon.
Ora finalmente anche loro possono riposare, prendono una tisana, si lavano i denti, lavano i piatti e con niente in mano dopo carosello, vanno a letto nelle loro stanze.

Al mattino, alle 7,30 Spinelli fa la prima telefonata, ma Berlusconi dorme e gli viene riferito di provare più tardi. Allora si siede e consuma con la moglie la colazione che i rapitori, con niente in mano, hanno preparato: biscotti del mulino bianco, tè alla livornese, caffè, cappuccino, brioches e pane degli angeli.

La seconda telefonata viene fatta alle 9,15 ma Berlusconi si sta grattando un orecchio e viene riferito di provare più tardi.
La terza telefonata viene fatta dopo la seconda e prima della quarta, che a sua volta è fatta prima della quinta e così via.
Dopo colazione, i rapitori se ne vanno con la certezza che Spinelli intercederà con Berlusconi per fare avere loro un riscatto di otto milioni di euro.
A quel punto Berlusconi vestito di giallo, fa portare Spinelli in un luogo sicuro per farlo dormire scortato dai suoi uomini anche loro vestiti di giallo.

Quindi Spinelli, va a casa a fare le valigie e in quel momento suona il telefono: sono i rapitori che chiedono notizie con niente in mano. Spinelli risponde loro che purtroppo non può aiutarli proprio perchè non hanno niente in mano, ma che se vogliono incassare il premio di consolazione, che consiste in una apparizione nel programma della De Filippi, dovranno recarsi ad un incontro con Berlusconi, Ghedini, Zorro e Mazinga, nel piazzale antistante la questura.
I rapitori accettano.

Scegliete: Fini o Berlusconi?

pierluigi-bersaniContrordine compagni. Addio alle Primarie e addio anche al “Nuovo Ulivo”, o come si chiamava: Bersani ha cambiato di nuovo idea.

Ogni tanto qualcuno ci chiede perché noi del Blog siamo così severi con i dirigenti del Pd.

Sarei per rovesciare la domanda; ma perchè Bersani e tutto il resto della casta dirigente piddina sono così bastardi con i loro elettori?

Astuto, anzi furbo il nostro Segretario.

Siccome è oramai palese che contro Vendola perderebbe senz’altro le primarie, ecco che si decide di saltarle. Senonchè non è che  possano raccontare una cosa del genere ai militanti senza essere lapidati sul posto, ed allora voilà una formidabile gamma di eufemismi e baggianate per spiegare che le Primarie si faranno (ma figuriamoci!) solo che saranno rese meglio efficaci, più espressive, e rappresentative al meglio dopo una doverosa rettifica e limatura dei suoi aspetti più farragginosi e … via dicendo cazzeggiando-imbonendo gli ascoltatori, ovviamente ritenuti fessi ed incapaci di comprendere l’ennesimo colpaccio della casta PD.

E non è finita qui. Ci mancherebbe.

In un colpo solo si lanciano le Primarie alle ortiche (e con loro la democrazia nel PD) e si cambia alleanza; basta Vendola-Di Pietro, sempre lì a cuccarsi gli applausi ai comizi e a scocciare con amenità come la legalità, e via libera a Fini e Casini.

E tutti a tirar fuori la Resistenza (per convincerci a votare Fini!) e di come i nostri padri seppero unirsi in un CNL che andava dai marxisti ai monarchici.

Secondo me le alleanze strategiche finalizzate ad un risultato importante potrebbero anche non essere un problema, ma conoscendo i nostri polli, che vadano a raccontarla a qualcun’altro. Che sono vent’anni che questi ci propinano qualsiasi tipo di pastrocchio al solo fine di consentire a quella casta di restare sull’onda (ovunque vada quell’onda) e di salvare loro qualche poltrona da qualche parte.

Poi, noi poveri stupidi militanti di base, dopo vent’anni di fesserie incredibili che ci hanno consentito di perdere tutto il perdibile e di ritrovarci con il nostro povero Paese devastato, ci si mette lì e si azzardano due conti:

1.  al momento Fini e Casini offrono un pacchetto di voti pari circa la 12%

2.  al momento Vendola e Di Pietro offrono un pacchetto di voti di circa il 12%

3. una alleanza elettorale di Bersani con Fini e Casini farebbe perdere a sinistra un 10%,  a destra un 5% e nell’astensione un ulteriore 5% di voti; otterrebbero si e no un 20%

4.  una alleanza con Vendola e Di Pietro consentirebbe di guadagnare un 2-3% a sinistra, perderebbe un 3-5% a destra ma otterrebbe un buon 10% di voti dal bacino dell’astensione; potrebbe arrivare ad un buon 40% se non oltre.

Quindi, a noi stupidi che non siamo altro, viene ovvio chiedere: – ma perchè mai questi vogliono a tutti i costi una alleanza sicuramente perdente?

Perchè questa è la reale natura dei nostri leader; perdere.

A loro evidentemente va bene così.   Hanno le loro riserve indiane dove governano il locale (spesso bene) e hanno le poltroncine che il potere da loro sostenuto bontà sua gli concede, ossa tirate ai cani.

E smettiamola una buona volta noi stupidi militanti di disturbarli e lasciamoli tramare i loro giochetti  in pace. Tutti lì a protestare sui siti PD, sull’Unità e cose del genere; ma  cos’è che volete?

… decidere voi?  :mrgreen:

«Sono un ex iscritto e tra poco sarò un ex elettore» (Francesco). «Ma Fini è di destra! Come è possibile anche solo pensare a un’alleanza con lui?» (Michele). «Stasera restituisco la tessera» (Francesca). «Così non andiamo da nessuna parte, anzi sì: al suicidio» (Chiara). «Mi domando cosa avete nel cervello. Ma davvero le partorite voi queste cavolate? Andatevi a nascondere e non fatevi più rivedere!» (Gianni). «Cacchio, ma si può?» (Gian Piero). «Se succede, lascio il partito in un secondo» (Gianluca). «Bersani fa bene, sono d’accordo con lui» (Fassina, la sorella dell’ex segretario). «Cioè, fatemi capire: dovrei scegliere alle prossime elezioni fra Fini e Berlusconi?» (Alessandro). «Dopo la fatica che abbiamo fatto a liberarci di Binetti e Rutelli, paffete che ci ritroviamo a subire i loro veti!» (Monica). «State ancora una volta riuscendo a rivitalizzare Berlusconi. Sono allibito» (Stefano). «Ero un ventenne che aveva trovato una piccola speranza. Ora lei me l’ha spenta di nuovo. Grazie, segretario» (Riccardo). «D’ora in poi come inizierà i suoi comizi? Cari democratici, cari compagni, cari camerati?» (Concita). «Grazie a tutti quelli che stanno commentando l’intervista» (Pier Luigi Bersani). «Segretario, tu ci ringrazi, ma i commenti li leggi o guardi solo le figure?» (Monica).

Non ci resta che ribadire l’antico adagio del teorema-Nanni Moretti: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”.

Destra e Sinistra

Norberto_BobbioE’ bello, nonostante tutto, essere italiani” “Guardare il mondo con gli occhi dei più deboli aiuta a realizzare un mondo migliore”.

Bobbio ce lo ha insegnato da tempo. Destra e sinistra possono avere pari dignità, nei differenti  ideali e nell’opposta azione politica, quando essi vengono espressi in modo pulito, al di sopra degli interessi personali e finalizzati al bene della Nazione.

Dopo vent’anni di tette, risse e culi in mondovisione, puttane e malfattori pregiudicati ai ministeri, dopo il saccheggio sistematico del Paese e delle sue Istituzioni, questo pensiero di Bobbio sembra una ingenua  favoletta, buona per addormentare i bimbi la sera.

Ed invece qualcosa si muove, qualcuno ha resistito e resiste, e timidamente ritorna a proporre ideali e valori.

Mentre ad Arcore l’utilizzatore finale sta complottando con i suoi complici leghisti come organizzare la guerra civile, Fini e Bersani tentano  di parlare agli italiani con parole oramai desuete.

Comincia Bersani: – “La sinistra è l’idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti”. Poiparla della Costituzione, “la più bella del mondo”, e quindi dell’economia che “non gira se pochi hanno troppo e troppi hanno poco”. Il segretario del Pd parla di lavoro, “è la dignità di una persona, chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto”; di evasione fiscale, di ambiente, del diritto per un figlio di immigrati di essere italiano, di laicità. “Chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, combattere contro la pena di morte e ogni sopraffazione, contro l’aggressività che ci abita dentro, quella del più forte sul più debole”.

Fini spinge sul tasto che gli sta più a cuore, quello del patriottismo. Valori della destra sono far emergere “l’Italia che ha fiducia nel futuro perché ha fiducia in se stessa” ed “essere di destra vuol dire innanzi tutto amare l’Italia, avere fiducia negli italiani, nella loro capacità di sacrificarsi, lavorare onestamente e pensare al futuro dei figli, essere solidali e generosi” come “i nostri militari in Afghanistan, le migliaia di connazionali volontari che aiutano anziani, malati, deboli”, “le imprese e le famiglie che danno lavoro a immigrati onesti i cui figli domani saranno anch’essi cittadini italiani perché la patria da tempo non è più soltanto la terra dei padri”.

Vediamoli:

Il programma di Fazio e Saviano “Vieni via con me” riesce a mostrare un’Italia differente, che non ci sta più allo scempio di oggi.

E ci presentano una bella lista delle “cose che non avevamo previsto e invece sono accadute”, letta da Orlando.

Non era certo ipotizzabile che “che dopo trent’anni non si sapesse ancora cos’è successo a Ustica”,nè “che Gheddafi piantasse le tende nel centro di Roma” o “che Biagi venisse accusato di fare un uso criminoso della tv”.  E poi chi avrebbe immaginato “che un uomo che voleva mettere il tricolore nel cesso diventasse ministro della Repubblica ?” E che “che quelli di sinistra fossero entusiasti prima di Montanelli e poi di Fini ?” Oppure “che la Democrazia cristiana e il Partito comunista si unissero in un solo partito e che, uniti, perdessero tutte le elezioni”. Infine pare davvero impensabile “che la nipote di Mubarak non fosse la nipote di Mubarak”.

“In realtà non è tutto scuro, il fatto che stasera ne stiamo parlando è già un miracolo. Una delle cose che le organizzazioni temono di più è l’agire da uomini, il non piegarsi. Nel momento in cui ognuno di noi non fa il male, sta facendo arretrare loro e sta forse sognando un’Italia diversa”.

Esiste anche un’altra Italia; ora tocca dargli spazio.

Il Manifesto di ottobre

finiUn ciclo sembra si stia chiudendo in Italia.

Di questo appaiono fortemente convinti i firmatari del Manifesto d’Ottobreper una rinascita della res publica e per un nuovo impegno politico e culturale”.

Il documento è stato presentato ieri al teatro Franco Parenti di Milano ed è stato promosso dalle tre associazioni di area finiana; Libertiamo, Farefuturo  e Forum delle idee, ma nel pieno della crisi del centrodestra ha ottenuto adesioni anche da sinistra.

Tra i firmatari anche i deputati del Pd come Paola Concia ed Ermete Realacci e l’obiettivo è quello di “una rinascita del res publica”.

Se questi saranno gli ideali e gli obiettivi della nuova destra, … non mi dispiacerà più di tanto una nostra eventuale sconfitta elettorale.  :mrgreen:

Manifesto di ottobre
passione del presente, per una rinascita della res publica e per un nuovo impegno politico-culturale

Ottobre 2010: si apre un varco per un atto di politica generativa, una decisione perché qualcosa avvenga. Politicamente, cioè nella vita di tutti, con l’azione di tutti: un patto per la rinascita della res publica. Non una litania di valori ma un progetto per l’Italia contemporanea, una concreta costruzione di rigore e di impegno civile.

La politica oggi non ha visione né passione, non sente né esprime i bisogni e i desideri dei cittadini, che, votanti o no, la rifiutano e ne sono rifiutati, confinati ai margini di una sfera pubblica occupata da interessi privati e oligarchici. Solo attraverso l’immaginazione e il progetto la politica può ritrovare il senso della realtà, rimediando alla rassegnazione esistenziale che spegne lo spirito individuale e contrastando lo scetticismo diffuso che azzera ogni sentimento della cosa pubblica.

Ma politica e cultura crescono insieme o insieme declinano. Senza cielo politico non c’è cultura, ma soltanto erudizione e retorica: un rinnovato impegno politico e intellettuale si offre oggi come occasione di rinascita civile, come segno di responsabilità che coinvolge tutti i cittadini e in prima persona chi lavora con il pensiero e l’invenzione, con l’intelligenza e la fantasia, per stabilire la stretta relazione tra Potere e Sapere che dà virtù all’etica pubblica.

La corruzione politica più grave non è quella di cui si occupano i tribunali: l’illegalità è solo l’altra faccia della routine e del cinismo al potere.La crisi è profonda perché come una vera ruggine ha sfigurato l’immagine e intaccato la sostanza della politica. Non sono solo i partiti a essere in crisi ma la politica stessa è in pericolo perché non ha più né parole né ragioni per dirsi.Le parole della politica sono corrose, sono spuntate, non fanno presa sulla realtà.

È urgente uscire da una fase di transizione infinita, aprendo la strada alla modernizzazione della politica, della cultura, dell’economia italiana. Occorre promuovere una fase costituente, sottoscrivere un nuovo patto fondativo: costituzionale in un senso non solo giuridico, politico in senso non solo istituzionale.

Occorre ritrovare il filo di un grande racconto, di una narrazione più vera e più nobile della cultura e della storia repubblicana contro il degradante clichè di una italietta furba e inconcludente: ripensare il modello italiano e incarnare quel progetto, ridare corpo a una tradizione civile di cui si possa andare orgogliosi.

Mettere in gioco un libero pensiero, critico e creativo, in sintonia con le energie del presente per investire inquesto nostro tempo: pensiero per sfidare il presente, ma insieme pensiero per costruire il presente. Non c’è cultura né azione politica efficace senza passione del proprio tempo.

Non c’è politica senza un pensiero di rottura delle consuetudine usurate: occorre abbandonare la retorica che inchioda il futuro al passato. Superando le vecchie einaridite appartenenze, congedando le ossessioni e i ricatti delle memorie ferite,la politica rinasce nel punto in cui si incontrano immaginazioni diverse che congiurano per un nuovo patto politico.

Non c’è politica senza un pensiero che esprima la passione del presente come intelligenza del futuro, che non è solo dopo, ma è anche altro: è sparigliare le carte e le compagnie del gioco per disegnare nuove coordinate dell’impresa comune. Esatta passione, mobilitazione di energie intellettuali e politiche per l’edificazione di un nuovo paesaggio nazionale.

Il patriottismo repubblicano è la forma non retorica di questo sentimento che è regola, prima che tradizione, impegno prima che eredità. E che è anche cura del bene comune e dei beni comuni,difesa del paesaggio italiano, consapevolezza collettiva del patrimonio materiale e immateriale.

Patriottismo repubblicano è promuovere un’idea espansiva e non puramente negativa della libertà. La migliore garanzia contro l’ingerenza arbitraria del potere nella sfera della libertà personale è infatti l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita pubblica: “La libertà politica significa infattiildiritto di essere partecipe del governo oppure non significa nulla” (Arendt). Per questo è essenziale assicurare ai cittadini gli strumenti utili a “conoscere per deliberare” (Calamandrei). La politica vive nel nesso inscindibile tra pensiero e azione, tra cittadinanza e partecipazione politica, non nella rigida ‘divisione del lavoro’ tra rappresentanti e rappresentati, che aliena gli uni e gli altri e degrada la vita pubblica, spingendola alle opposte derive tecnocratiche e populistiche.

La politica laica protegge, custodisce, riveste la nuda persona di tutti i diritti civili che vanno precisamente declinati e garantiti: ma afferma anche il valore dei diritti politici che fanno di una persona un cittadino attivo. Patriottismo repubblicano è anche coltivare un’idea positiva della competizione tra le parti e dell’agonismo tra le forze politiche come presidio della libertà, secondo la lezione che Machiavelli desume dall’esperienza della repubblica romana.

Politica, però, è non solo rappresentazione dell’esistente, ma presentazione dei ‘senza parte’. Rappresentare gli ‘invisibili’, la realtà molecolare e disaggregata degli outsider i cui interessi non contano e non pesano nei rilevamenti statistici o nelle simulazioni dei sondaggi: che non hanno espressione e finiscono schiacciati e confusi nell’area indifferenziata del non voto e della renitenza civile. Non sono tutti poveri. Non sono tutti disoccupati o sottooccupati. Non sono tutti marginali. Non sono tutti stranieri. Ma sono tutti ‘clandestini della politica’, esclusi dalle logiche della rappresentanza e della decisione pubblica. Si tratta di persone – e sono milioni – la cui precarietà, prima ancora che da condizioni economiche e sociali, dipende da ragioni di esclusione e di afasia politica: refrattari alla vita pubblica e, proprio in quanto politicamente e intellettualmente più esigenti, non corrisposti dalle logiche privatistiche, antipolitiche, anticulturali che in questi anni hanno monopolizzato la sfera istituzionale.

Non c’è politica senza un pensiero che anticipi e accompagni l’azione trasformatrice. Il principale compito intellettuale della politica consiste nel riaccendere l’immaginazione progettuale della società. La politica deve rispondere con parole e azioni adeguate alle opportunità e alle sfide della scienza e della tecnologia nell’era della globalizzazione, dotandosi delle forme procedurali e istituzionali che possano governare i processi e i progressidell’innovazione: investire strategicamente nella ricerca, nelle arti e nelle nuove sfide dell’apprendimentoper avere presa sul futuro.

Azione politica e impegno intellettuale: l’obiettivo è accrescere il capitale sociale rappresentato dall’intelligenza e dalle virtù civili degli italiani. La qualità di una Città e del suo futuro si misura sulla virtù e sul merito dei suoi cittadini.

È in atto un sommovimento geologico delle categorie della politica e, in questa accelerazione dei tempi, la forza dinamica sprigionata dalla crisi può essere convertita in energia produttiva. La principale sfida politica e intellettuale che attende l’Italia è trovare la misura per riconoscere, chiamandoli con nuovi nomi, quanti sanno governare il presente e progettare il futuro, rispetto a quanti difendono l’esistente come il miglior mondo possibile. Il compito richiede coraggio – virtù politica per eccellenza.

Come ci vedono all'estero: 'Bordello di Stato'

berlusca_USAIl Bordello di Stato
Declino in Italia del primo ministro Silvio Berlusconi.
di JAMES Walston | 14 Set 2010 | dal Foreign Policy rivista americana letta in tutto il mondo dal gotha della Finanza, della diplomazia e dell’economia;  insomma la bibbia delle istituzioni internazionali.

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-“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta , non donna di provincia, ma bordello ! ” –

Cita Dante il giornalista Walston scusandosi:  “Ma questo passaggio dal Purgatorio è troppo appropriato per non essere utilizzato in questa occasione.”

E poi cita Paolo Sylos Labini dal suo libro pubblicato postumo nel 2006; ” Sylos Labini non era soltanto uno degli economisti più illustri d’Italia, ma un uomo di assoluta integrità che ha costantemente e molto apertamente rifiutato il compromesso con il potere. Nel suo ultimo lavoro chiede: ” Perché siamo caduti così in basso? ” e poi: “Io esorto i miei concittadini a svolgere un esame critico inflessibile della nostra coscienza civica , se vogliamo salire dall’abisso”. Il suo appello è stato più o meno la difesa di un economista all’economia di mercato e alle sue regole, per difendere la comunità contro lo sfrenato potere economico e politico del primo ministro e miliardario Silvio Berlusconi ed i massicci conflitti di interesse che hanno preso in giro queste norme.”

“Oggi l’Italia è stata buttata ancor più profondamente nella tempesta, così come la sua economia, e le residenze del primo ministro sono diventate bordelli – e non solo metaforicamente. Soprattutto, la nave dello Stato è di fatto senza timone. Ed io non sono certo l’unica persona che in questi giorni, in Italia cita questi versi di Dante.”
” C’è stata da tempo la mancanza di una chiara leadership, ma nel corso delle ultime due settimane la mancanza di direzione è diventata parossistica. Per la maggior parte del mese di agosto, Berlusconi ha minacciato le elezioni per portare Gianfranco Fini, (il ribelle ex alleato che ha rotto con il primo ministro in luglio e ha formato il suo proprio partito). Poi, quando i sondaggi hanno mostrato che l’unico vero vincitore in una votazione anticipata sarebbe stato Umberto Bossi e la Lega Nord, e, peggio, che c’era una buona possibilità che Berlusconi non avrebbe avuto una maggioranza nel Senato – il Cavaliere ha iniziato la marcia indietro. In questi ultimi giorni, nelle sue dichiarazioni pubbliche rinvia nuovamente le elezioni a fra tre anni, con la scusa di svolgere le “grandi riforme”. Ma l’obiettivo immediato è quello di adottare una mozione di sostegno controversasulla “giustizia “, che per Berlusconi significa dare a sè stesso l’immunità da procedimenti giudiziari ( “per andare avanti con il compito di governare”, dice ).”

“Berlusconi si vanta continuamente di gestire personalmente la sua politica estera, suscitando l’invidia dell’Europa, ma la realtà è diversa e controproducente, come gran parte della sua politica interna. La scorsa settimana, ha usato la sua presenza al Cremlino organizzando il Global Policy Forum a Yaroslavl, in Russia, per attaccare duramente Fini (pur senza nominarlo), dicendo che alcuni vogliono solo creare proprie “aziendine” In Italia, poi ha fatto l’ennesima denuncia ai “giudici comunisti ” ritenendoli colpevoli di bloccare lui e il suo popolo, e si è tolto di nuovo il cappello, profferendo effusioni, di fronte al dittatore libico Muammar Gheddafi, ha infine dichiarato che il Primo Ministro Vladimir Putin è “un dono di Dio per la democrazia” (peccato che l’Economist aveva appena descritto Putin come un avversario della democrazia e della libertà di stampa). Ancor più imbarazzante è stata la notizia che una delle lance della Libia, donate dall’Italia, aveva mitragliato un battello da pesca italiana in acque internazionali.”

“Nel frattempo, i guai domenstici di Berlusconi si moltiplicano. Il direttore di uno dei quotidiani di sua proprietà, Vittorio Feltri, ne Il Giornale ha criticato il Primo Ministro di essere indeciso e privo di leadership. Peggio ancora, il suo gradimento personale è sceso al 37 per cento (-4,9 punti percentuali da giugno), con il suo partito ‘il Popolo della Libertà’ che scende sotto al 30 per cento (dal 33,2 per cento in giugno e 37,4 per cento nelle elezioni del 2008 ), secondo un sondaggio Demos di inizio settembre (vedi tabella  a sx nel blog 😉 ).  Sapremo se la proposta di tenere altri 3 anni ha qualche possibilità alla fine del mese, quando la Camera dei Deputati dibatterà il piano in cinque punti di Berlusconi e voterà su di esso. Nel frattempo, il primo ministro sembra essere in un supermercato, nella speranza di raccogliere voti per compensare la perdita dei disertori di Fini – ha bisogno di trovarne almeno 19 per avere una maggioranza sicura. “