Stragi del ’92 e colpo di Stato

ciampiIn questi giorni diversi esponenti politici ripropongono le collusione di “parti dello Stato” nelle stragi del 1992.  Ciampi interviene e ricorda  “La notte del ’93 con la paura del golpe” e un Valter Veltroni dubbioso teme che un pezzo di Stato abbia tradito.

L’ex presidente della Repubblica che allora era Presidente del Consiglio ricorda che:  “Alle quattro di notte parlai con Scalfaro al Quirinale e gli dissi ‘dobbiamo reagire’. Grasso dice cose giuste”.

Piero Grasso,  procuratore nazionale antimafia, ci ricorda che “Le stragi mafiose del ’93 volevano favorire un’entità politica nascente, composta da imprenditori e vecchi politici”, con chiaro riferimento a forza Italia. Agenti dei servizi tra il ’92 e il ’94 parteciparono in vari modi ai piani di terrore la cui strategia non fu certamente solo di Cosa nostra.

Ma queste sono notizie note da tempo e da sempre confermate dalle Procure titolari dei vari fascicoli di indagine. Ora si sostiene che sarebbero riproposte da nuovi spunti  forniti di recente dal collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza e da Massimo Ciancimino e per questo riproposte e rese attuali.

Il solo parlarne rende feroci gli esponenti del PDL, sentiamo Osvaldo Napoli , vice capogruppo del Popolo della libertà alla Camera:

“Provo lo smarrimento proprio di una persona ingenua – dice  – quando leggo affermazioni di gravità inaudita come quella del presidente emerito Ciampi che riferisce del timore provato la notte del 27 luglio 1993 di un colpo di Stato in atto. Se Ciampi ebbe quella sensazione, quali misure ritenne allora di prendere? E se la vita della Repubblica ha versato in così grave pericolo, perché mai esso è stato taciuto per 18 lunghi e interminabili anni?”. “E perché mai – prosegue – i protagonisti di allora ricordano, tutti insieme e all’improvviso, la gravità di un rischio tanto grave? Perché dopo quella notte e dopo ben 18 anni la magistratura brancola ancora nel buio? Qualcuno ne ha bloccato le indagini o paralizzato le capacità investigative? Quanti mafiosi e loro boss sono stati arrestati da allora e fino al 2001? E quanti dal 2001 a oggi?”. “Non sappiamo – continua l’esponente Pdl – se analoghe sensazioni e paure abbiano attraversato l’animo di Ciampi, presidente del Consiglio dall’aprile del ’93, o dell’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, mentre andava in scena lo spettacolo quotidiano di deputati, senatori, ministri, imprenditori e amministratori indagati e molti arrestati in massa e tradotti in carcere per esservi tenuti finché non avessero raccontato quel che il pm di turno desiderava ascoltare da loro. Hanno mai pensato o temuto che anche quello potesse essere un colpo di Stato?”.

Protesta perchè se ne parla ora, nel Pdl tutti  a meravigliarsi, a scandalizzarsi, ad accapigliarsi sulla sconvolgente novità a chiedersi perchè, secondo loro, si sia taciuto per 18 anni.

E chi avrebbe taciuto?

Forse gli esponenti del suo partito ed i media controllati da Berlusconi,  ma da Di Pietro a Travaglio a tanti altri esponenti dell’opposizione (vera)  da tempo sostengono che le stragi del 1992-’93 furono “subappaltate a Cosa Nostra” per spianare la strada a “una nuova forza politica”, a una “entità esterna” ma sono stati sempre censurati sia da destra che da sinistra.

Travaglio ne parlò in tv a Satyricon nel 2001 e lo scrisse con Elio Veltri ne L’odore dei soldi; decine di altri libri, sia in Italia che all’estero, provarono con argomenti validi le stesse conclusioni.

Daniele Luttazzi che 9 anni fa  ospitò Travaglio e gli consentì di esporre questa tesi fu letteralmente buttato fuori dalle TV e non gli fu più consentito di lavorarvi, né sotto la destra né sotto la sinistra.

In quegli anni evidentemente  Grasso era di altro parere, in quanto da procuratore di Palermo, in collaborazione con il  Csm di quel periodo, estrometteva dal pool antimafia tutti i pm che indagavano su quella pista.

Di altro parere appariva pure Veltroni, che da segretario Pd nel 2007-2009 elogiava Berlusconi definendolo “interlocutore indispensabile sulle riforme”, e rivendicando il dovere di “non attaccarlo più” per porre fine all’“éra dell’antiberlusconismo” (…ma qund’era mai iniziata?).

Forse Grasso e Veltroni sono stati costretti a ricredersi dalle dichiarazioni di  Ciancimino jr e Spatuzza.

Ma appare incomprensibile che non siano nemmeno stati indotti in sospetto dalle sentenze che da anni immortalano i moventi delle stragi e della nascita di Forza Italia. Nel 1998, archiviando Berlusconi e Dell’Utri indagati a Firenze per concorso nelle stragi del 1993, il gip Soresina scrive che i due hanno “intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista”; esiste “un’obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione (Forza Italia, ndr): 41 bis, legislazione sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente trascurato dalla legislazione dei primi anni ‘90”. Al punto che “l’ipotesi iniziale (il coinvolgimento di B. e Dell’Utri nelle stragi, ndr) ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”.

Nel 2001 la Corte d’Assise d’appello di Caltanissetta condanna 37 boss per la strage di Capaci e, nel capitolo “I contatti tra Riina e gli on. Dell’Utri e Berlusconi”, scrive che nel 1992 “il progetto politico di Cosa Nostra mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e dell’economia per indurre alla trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra aveva beneficiato”.

Nel 2004 il Tribunale di Palermo condanna Marcello Dell’Utri a 9 anni per concorso esterno in mafia e scrive che nel ‘93 Provenzano “ottenne garanzie” che l’indussero a “votare e far votare per Forza Italia”, con cui aveva “agganci” pure il boss stragista Bagarella. Garanzie fornite da Dell’Utri, che ha avuto “per un trentennio contatti diretti e personali” con Cosa Nostra svolgendo una “attività di costante mediazione tra il sodalizio criminoso piú pericoloso e sanguinario del mondo e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi, in particolare la Fininvest”, nonché una “funzione di ‘garanzia’ nei confronti di Berlusconi”. Nei “momenti di crisi tra Cosa Nostra e la Fininvest”, Dell’Utri media “ottenendo favori” dalla mafia e “promettendo appoggio politico e giudiziario”. Rapporti che “sopravvivono alle stragi del 1992-93, quando i tradizionali referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla ‘vendetta’ di Cosa Nostra”. Forza Italia nasce nel ’93 da un’idea di Dell’Utri, il quale “non ha potuto negare” che ancora nel novembre ’93 incontrava Mangano a Milano, come risulta dalle sue agende, mentre era “in corso l’organizzazione del partito Forza Italia e Cosa Nostra preparava il cambio di rotta verso la nascente forza politica”. Infatti Dell’Utri prometteva “alla mafia precisi vantaggi politici e la mafia si era vieppiù orientata a votare Forza Italia”.

Ora lo scoprono pure Grasso e Veltroni e, confortati da Ciampi, decidono 18 anni dopo di parlarne.