Fini ora deve scegliere

fini-e-berlusconiE’ giunto il tempo di scegliere per Gianfranco Fini: se stare definitivamente dalla parte di Borsellino o scivolare indietro da quella di Mangano.

Il presidente della Camera (ed il Paese) si gioca il suo futuro nei prossimi  sette giorni.

Scopriremo presto dunque le reali intenzioni dei “finiani”, quando si tratterà di approvare o bocciare la legge-golpe contro le libertà e la sicurezza degli italiani, e con essa questo governo,

I segnali che arrivano in queste ore dai portavoce di Fini (Italo Bocchino e Augello), manifestano una ostentata soddisfazione per quanto ottenuto nell’incontro con gli avvocati del Caimano, Alfano e Ghedini.

Avrebbero difatti raggiunto un accordo ottenendo alcune modifiche alla legge bavaglio:

* per i giornalisti che pubblicano intercettazioni (quando legali) solo ( :( ) un mese di carcere,

*  il diritto di pubblicare riassunti (quando le intercettazioni divengono pubbliche),

*  per gli editori ridotta la multa minima da 64 mila euro a 25 mila e quella massima da 465 mila a 300 mila.

Non hanno ottenuto nulla per i magistrati, che dovranno rinunciare ad efficaci intercettazioni per le  loro  indagini. La tattica di Berlusconi è fin troppo spudorata: dividere i magistrati dai giornalisti. Ma che potranno mai pubblicare i giornalisti se i Magistrati non potranno indagare?

E’ evidente come la posta in gioco sia il diritto all’informazione dei cittadini, di non essere ridotti al black out sistematico su ciò che accade  come fossero sudditi del fascio o di Vopos brezneviane,  di evitare il crollo della sicurezza, con criminali che agirebbero indisturbati, privi di controlli ed intercettazioni, in un’orgia di impunità e incentivo al delitto. Stupratori e Cricche varie, mafiosi e grassatori felici ringraziano.

Al momento per i finiani sembra che questo aspetto della legge-golpe non sia un problema, per loro, pare, la parte su intercettazioni e magistrati va bene così.

Ma non tutti i finiani appaiono soddisfatti.

Alcuni come Granata promettono battaglia su questa parte  che farebbe un grande favore ai delinquenti ed appare evidente che la questione è:   la scelta di Fini è rappresentata dalla soddisfazione di Bocchino per le nefandezze ammazza-indagini della legge-golpe, o dalle perplessità e dalla promessa battaglia dell’onorevole Granata?

Diviene dunque una scelta etica ed esistenziale, prima ancora che politica, e su questi temi l’onorevole Fini dovrà decidere tra due differenti esempi di eroi: quello di Paolo Borsellino e quello di Vittorio Mangano.

Una eventuale mancata scelta radicale, finirà solo per dare via libera alle mafie ed alla corruzione dilagante nel Paese.

Di Berlusconi sappiamo bene da che parte abbia deciso di stare e chi dei due consideri eroe;  di Fini sappiamo solo le intenzioni promesse e ribadite; virtuali.  A partire da oggi, quando la legge-golpe pro-crimine e contro le indagini arriverà in Senato e sarà discussa e votata, sapremo anche la sua scelta reale, e questa sarà l’imprinting etico morale della sua immagine politica,  il futuro marchio sul suo futuro e sulla sua credibilità.

  1. Salvo improbabili ribaltoni alla Camera, Gianfranco Fini ed i suoi finiani hanno scelto; il loro eroe è Mangano, non Borsellino.

  2. Alla Camera non c’è stato il ribaltone, ma dopo aver disinnescato la legge bavaglio c’è stato pure l’insabbiamento ed il DDL  è stato fermato.

    Fini ai suoi: “Adesso  dovranno spiegare loro perché mettono fuori i nostri, solo per aver parlato di legalità, per tenere al loro posto Verdini e Cosentino”.

    Alla fine ha scelto Falcone e Borsellino.