La sanità di Terred’acqua, non solo ospedale

  Un annuncio dalla newsletter n.2 Febbraio 2013 del Comune di Persiceto:

” Mercoledì 27 febbraio alle ore 21 nella sala consiliare del Municipio di San Giovanni in Persiceto si terrà il consiglio dell’Unione “Terred’acqua” in seduta aperta dedicato ai servizi sanitari del Distretto Pianura Ovest e alle prospettive di riorganizzazione.
Interverranno:
Francesco Ripa Di Meana, direttore generale Azienda Usl Bologna
Massimo Annicchiarico, direttore sanitario Azienda Usl Bologna
Renato Mazzuca, vicepresidente Unione Terred’acqua e sindaco di San Giovanni in Persiceto
I cittadini sono invitati a partecipare.”

Molto bene ottima iniziativa, la sanità è un tema comprensibilmente molto sentito da tutti.
Oggi tanto è cambiato nelle aspettative della gente, nel bisogno assistenziale, nelle procedure diagnostico terapeutiche, nella organizzazione.
Tante notizie sulla sanità locale corrono disordinate in una Babele che non fa bene, quindi ottimo un incontro per ascoltare la voce ufficiale della politica e dei massimi responsabili tecnici.

L’occasione merita certamente una  ampia partecipazione da parte dei persicetani.
Il titolo “.. consiglio dell’Unione “Terred’acqua” in seduta aperta dedicato ai servizi sanitari del Distretto Pianura Ovest…”  è da sottolineare e apprezzare perché giustamente si fa riferimento a Terred’acqua  e non solo a Persiceto, e si parla di servizi sanitari  non limitandosi solo all’Ospedale  perché sanità oggi è anche Ospedale  e non solo Ospedale.

E poi cosa si intende per Ospedale oggi ?

Il sindaco recentemente scriveva:

“Rimane un ospedale che si caratterizza per le sue specifiche internistiche è riabilitative, riorganizza le attività chirurgiche sfruttando i percorsi che assicurano al cittadino il miglior intervento, la migliore équipe e la struttura adeguata, organizza l’assistenza infermieristica per intensità di cure, mantiene il pronto soccorso aperto 24 ore su 24, ospiterà in futuro anche la dialisi di Crevalcore …….la qualità non mancherà, grazie in particolar modo ai professionisti….vera linfa vitale della nostra sanità.”

Ripa di Meana direttore generale Azienda Usl Bologna in una intervista del 29 dicembre 2012 alla domanda “interverrete sui piccoli ospedali?”  rispondeva:

 “ la loro struttura non sarà toccata  per ora, aspettiamo indicazioni nazionali e regionali. Quello che stiamo facendo, più in generale è organizzare ogni ospedale per intensità di cura, non penalizzando l’offerta per i pazienti, ma utilizzando i letti in modo da ridurre gli sprechi, stiamo lavorando sull’organizzazione degli ospedali in rete, a Bologna e provincia. Cerchiamo   di portare avanti risparmi strutturali non casuali, proprio per non colpire i servizi “

Segnali chiari di grandi cambiamenti: già ora non è e sempre più non sarà più come prima, è normale, sarà meglio, sarà peggio ?
Dipende dalla capacità di saper bene organizzare.
Non dipende solo da  questioni economiche, non dimentichiamo mai che la nostra sanità viene ritenuta forse la migliore in Europa e non solo, ma con una spesa decisamente inferiore ad altre nazioni .

Il tema è molto complesso, sarà possibile fare domande, ma i tempi inevitabilmente ristretti, imporrano che pochi cittadini potranno intervenire con sintetiche domande  ricevendo sintetiche risposte .
Rimarranno tanti dubbi, ma almeno si conoscerà la verità sperando che tecnici e politici parlino in termini semplici  limitando al massimo i tecnicismi, l’inglese e il politicamente corretto.
Per dare un contributo più articolato scrivo queste riflessioni suddivise in 5 punti.
Quello che oggi pensano praticamente tutti quelli che si occupano di organizzazione sanitaria, indipendentemente  dalla parte partitica, è una organizzazione sanitaria basata su:

1) Pochi, ben distribuiti ospedali di media grandezza dotati di tecnologia complessa e personale che, oltre la indispensabile conoscenza, tragga da una consistente casistica l’esperienza per trattare in sicurezza  pazienti con reale patologia acuta.
Reale patologia acuta non è un concetto da sottostimare, ma si intendono situazioni cliniche ben definite, ben classificate e sulle quali le direzioni sanitarie sono estremamente attente nei controlli per evitare quello che si definisce ricovero improprio.
Come si posiziona l’attuale ospedale di Persiceto ?
Lo stanno chiudendo un po’alla volta anzi in gran parte è già superato come ospedale per reale patologia acuta, ma non per responsabilità locale, non per carenza di fondi, ma semplicemente perchè, in una moderna organizzazione della sanità, un ospedale come quello di Persiceto non può dare una buona risposta ai bisogni sanitaria e quindi è  tecnicamente ed economicamente superato, a meno che non vengano chiusi altri e diventi, potenziato, il riferimento di un territorio molto più vasto.
Ma sia chiaro, se parliamo di ospedale come si è inteso fino ad ora, come la gente è abituata a vederlo, non di un contenitore denominato ospedale, ma che contiene un’altra tipologia di ospedale, utile, valida, ma  altra cosa.
Ma perché avviene inevitabilmente tutto ciò  ?
Perché  la patologia acuta  che necessita di ricovero si è fortemente ridotta negli ultimi tempi  e questo è certamente un bene, ma quando è indispensabile necessita di tecnologia e professionalità che è impossibile distribuire come in passato quando per tante malattie addirittura non era nemmeno possibile fare diagnosi e cura.
La tecnologia indispensabile per quando siamo colpiti da una reale patologia acuta (cardiologica, pneumologica, dismetabolica, nefrologica, neurologica, ematologica, chirurgica ecc. ecc.) non è economicamente possibile distribuirla in maniera così diffusa.
Ma se anche vi fossero le risorse economiche i professionisti devono aver sufficiente casistica per avere esperienza e qui non c’è sufficiente domanda, per fortuna !!!
Una annotazione su due parolone importanti, ma su cui la gente  comprensibilmente sorvola.
Organizzazione in RETE, in  estrema sintesi ospedali con diverse specialità collegati per uno collaborazione  diagnostico terapeutica: ottima idea organizzativa per una adeguata tipologia di ospedali, compatibile con quanto detto, ma che NON è sufficiente per il mantenimento a Persiceto di un ospedale per acuti come lo pensavamo fino ad oggi , in teoria  l’ipotesi potrebbe anche funzionare, calata nella realtà è piena di criticità, poi la si può raccontare come si vuole, ma capitasse a me, se posso scegliere, non mi fermo certo a Persiceto non per sfiducia, ma per carenza assistenziale rispetto ad altre vicine strutture.
La risposta migliore nell’interesse sanitario dei cittadini è pertanto organizzare un percorso di accesso agli ospedali Bolognesi per ricoveri in acuto uguali ai cittadini che risiedono a Bologna o in alternativa programmare la costruzione di un ospedale della pianura Bolognese che assorba i piccoli, superati ospedali ora presenti .
Era una idea che a metà degli  anni 70 stava per concretizzarsi, se fosse diventata realtà oggi  sarebbe tutto diverso, tutto migliore !
RICOVERO PER INTENSITA’ DI CURE sempre in estrema sintesi reparti con patologie  simili per specialità e gravità, ma seguiti da diverse equipe che collaborano  fra di loro,  in Italia  è utilizzato nel privato perchè risparmia danaro, all’estero vi sono delle esperienze buone in particolare nel mondo anglosassone, ma là hanno una cultura del lavoro in equipe anni luce lontano dal nostro, non  si può introdurre una simile  organizzazione senza una lunga preparazione del personale  e severo controllo nella capacità di sapere ben operare nella assistenza quotidiana, da noi adottandola d’autorità si fa solo confusione, però si risparmia soldi, forse, quanto al bene del paziente …?
Nella risposta del sindaco sopra riportate vedo parole che da vecchio ospedaliero traduco in termini assolutamente in linea con quanto ho scritto, le parole:
“specifiche internistiche è riabilitative, riorganizza le attività chirurgiche sfruttando i percorsi che assicurano al cittadino il miglior intervento, la migliore équipe e la struttura adeguata”
  indicano chiaramente  la fine di una  visione tradizionale dell’ospedale di territorio, quante volte le ho ascoltate quando con lievità venivano a chiuderti/ridimensionare strutture storiche.
Quindi è vero che NON chiude, ma è altrettanto vero che è oramai già ben diverso da quello che in tanti  ancora si attendono da un ospedale  e sempre più  diverso sarà.
Smettiamola di pensare che salvando l’INSEGNA ospedale si salvi la sanità locale, impegniamoci piuttosto per gli altri punti che nel rispetto di quanto indica un moderna organizzazione sanitaria  può dare molto al nostro territorio.

2) Molti ben distribuiti ospedali per la patologia cronica, nei suoi vari aspetti organizzativi: posta acuzie, lungodegenza, Hospice ed altro.
Contrariamente alla patologia acuta che necessita di minor numero di letti, ma con alta complessità assistenziale, si osserva ora e sempre più si assisterà ad un maggior numero di letti di post acuzie, lungodegenza, Hospice che richiedono minor tecnologia, competenza sanitaria più generalista e, per la tipologia del paziente, maggiore vicinanza alla propria famiglia.
L’area Persicetana ne ha bisogno e, senza investire danaro in nuove costruzioni,  l’attuale struttura Ospedaliera di Persiceto può/dovrebbe avere questa riconversione, anzi di fatto lo sta diventando .
Non sono ospedali minori, sono ospedali diversi per una diversa tipologia di pazienti di cui vi è e vi sarà sempre più bisogno.

3)  Grande spazio alla prevenzione/educazione sanitaria, Terred’acqua deve insistere su questo e può averlo con importanti ricadute positive per la cittadinanza.
Una adeguata prevenzione/educazione sanitaria migliora la qualità, l’attesa di vita, diminuisce la necessità di ricoveri.
Meglio prevenire che curare, educazione sanitaria non sono vuoti slogan sono concetti che influiscono pesantemente sulla durata di vita, sulla possibilità di evitare malattie e fonte di risparmio economico.

4) Grande spazio per la Casa della salute/medicina di gruppo in maniera tale che i cittadini la notte, i festivi/prefestivi (e talora anche nei giorni feriali) abbiano una vera assistenza e, stante il fallimento della guardia medica, non siano costretti a recarsi in pronto soccorso per casistica minore.
Anche questa misura oltre agli indubbi vantaggi per i cittadini porta a decongestionare i pronto soccorso con minore  spese e miglioramento assistenziale.
Sono oramai decenni che se ne parla,  ora basta meno annunci, meno  convegni, meno promesse:  FACCIAMO.

5)  Una diffusa rete di ambulatori specialistici per impedire che la gente sia costretta a lunghi ,ingiustificati, costosi spostamenti i per esami semplici.
Spostarsi costa sia in termini di tempo che di mezzi, e chi paga ?
Il cittadino ovviamente e spesso si rivela un bel ticket !
Una diffusa rete ambulatoriale non è sufficiente se non si riesce a organizzare un aumento dell’orario di attività degli ambulatori e a non  fare diminuire le richieste d visite/esami non appropriati.

Ho provato a sintetizzare in maniera molto semplice un tema molto complesso, ma questo è quello che fino alla fine del 2009 quando dirigevo un reparto mi veniva detto un giorno si e l’altro pure dalla alta dirigenza politico/sanitaria della nostra Regione e per me hanno ragione in teoria, l’errore è che  spesso non hanno il coraggio di dichiararlo  pubblicamente e lo attuano come si diceva nei militari di quel soldato “che avanzava indietreggiando”.
Personalmente questo “timoroso “ comportamento l’ho ritenuto sempre un grave errore, la gente non è sciocca se  spieghi bene le cose e  poi le realizzi capisce e comunque è un diritto basilare del cittadino sapere.

Richiamando parte del titolo  “…servizi sanitari del Distretto Pianura Ovest…. “  condivido e sottolineo  perché come ho cercato di spiegare quando si guarda la sanità bisogna abbandonare  la visione  paziente–medico di famiglia-ospedale di paese e solo in casi particolari policlinico, oggi tutto avviene all’interno  di un percorso piu articolato in cui vi è anche l’ospedale, ma solo anche tre ulteriori punti per finire:
a)  continuiamo certamente a vedere nel medico una figura di riferimento, ma modifichiamo  la nostra percezione  dell’infermiere, l’infermiere oggi è un professionista laureato a cui vengono affidati ruoli  determinanti e di alta responsabilità;
b) non facciamo distinzioni tra le varie figure che lavorano in sanità, tutte hanno un compito indispensabile, quello che conta non è il ruolo che occupano, ma se sono capaci o meno;
c) ricordiamo sempre che accanto alla migliore organizzazione, tecnologia, capacità professionale, deve sempre rimanere il rapporto diretto, umano, sanitario-paziente, perché quando la salute ci abbandona tutti diventiamo deboli e un sorriso, una  parola, una attenzione sono una stupenda medicina. (ticket esente)