Centri storici e centri commerciali

Avevo, già da giorni, pronto un mio intervento con un personalissimo punto di vista sull’attualità politica. Consapevole della sua perfetta inutilità (si sarebbe aggiunto ad una pletora di altri interventi, tutti più o meno condivisibili) quando ho letto alcuni post sull’outlet di San Giovanni. Ho deciso di buttare quelle inutili note e di sostituirle con altre, forse più vicine al nostro vivere quotidiano.

Dunque, veniamo al sodo. Io di mestiere faccio il consulente immobiliare mirato quasi esclusivamente al settore commerciale (locazioni e compravendite di locali commerciali e cessioni d’azienda). Quotidianamente mi trovo a dovermi confrontare con situazioni estremamente difficili da sbrogliare: da un lato negozi e spazi commerciali da affittare per cui vengono richiesti canoni di locazione al di sopra dell’immaginabile, d’altra parte decine di commercianti costretti a chiudere o a cedere l’attività per l’insostenibilità dei costi fissi, botteghe che chiudono e serrande che restano abbassate per mesi.

Il risultato di tutto questo non è solo l’espulsione dai centri storici dei negozi di vicinato e delle botteghe artigianali, ma la loro scomparsa. Mi chiedo spesso se i nostri amministratori (a Bologna come a San Giovanni, a Castelmaggiore come a Casalecchio) abbiano la consapevolezza di come la sicurezza e il presidio del territorio sia anche, e soprattutto, garantito da commercianti ed artigiani. Questa consapevolezza purtroppo manca anche a molti nostri concittadini. Comitati di residenti e di condomini che si formano per contrastare l’apertura di un bar o per il dehor di un ristorante, per contestare lo svolgersi di una qualche manifestazione musicale, per poi lamentarsi per la mancanza di sicurezza e per l’abbandono in cui viene lasciata la città. Proprio mentre scrivo sento al TG che a Roma si sta parlando di vietare o di limitare esibizioni di artisti di strada (!?).

Il risultato è davanti ai nostri occhi: il centro storico tende a svuotarsi e quindi a morire, restano solo banche, sale scommesse, compro oro e, per fortuna, qualche tabaccaio (perché ancorato sul posto, almeno fino a che riuscirà a pagare l’affitto, se è in affitto) e qualche bengalese che garantisce la spesa ai nostri vecchi. Le nostre città stanno perdendo quelle caratteristiche che erano il loro vanto. I nostri amministratori, permettendo la costruzione di mega centri commerciali fuori città (alieni e spersonalizzati), stanno tradendo la vocazione commerciale ed artigianale di coloro che ci hanno lasciato città a misura d’uomo.

Ci sono casi emblematici. Prendiamo ad esempio Castelmaggiore, è uno dei più grossi agglomerati urbani della provincia. E’ una città relativamente recente e, come tale, non ha un vero e proprio centro, una piazza. Come, ad esempio, possono vantare San Giorgio o San Giovanni, Pieve o Cento. La soluzione trovata dagli amministratori è stata quella di far costruire un mega centro commerciale, fuori paese e fuori da ogni rete di comunicazione se non automobilistica, e di chiamarlo “Le Piazze”. Così hanno risolto il problema. Il risultato è deprimente, almeno ai miei occhi. So di gente che si è addirittura persa tra quelle rotonde e contro rotonde. La sera poi è un deserto. E la città non ci guadagna.

“Le nostre città sono il centro antico di tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia; vi fanno capo tutte le strade, vi fanno capo tutti i mercati del contado, sono come il cuore nel sistema delle vene; sono termine a cui si dirigono i consumi, e da cui si diramano le industrie e i capitali; sono un punto di intersezione o piuttosto un centro di gravità che non si può far cadere su un altro punto preso ad arbitrio.

Questo scriveva Carlo Cattaneo nel 1836.

 

 

  1. Benvenuto caro Franco come Autore di Persiceto Caffè e complimenti per questo interessante primo articolo.  :)

    I nostri centri storici e le nostre piazze, l’impoverimento, lo svuotamento ed il degrado che subiscono da anni è uno dei problemi più sentiti da chi ama le nostre Terred’acqua.

    Questo potrebbe essere uno dei “problemi del territorio” che ci apprestiamo ad elencare in una lista da presentare ad amministratori e partiti politici nell’approssimarsi delle elezioni Amministrative.  E chiedere loro che intenzioni hanno per affrontarli nel migliore dei modi. 

  2. Condivido il tuo pensiero Franco. Fortunatamente l’outlet non si farà,  tutto cemento e asfalto risparmiato. Rimane comunque la consapevolezza che andranno a farlo da un’altra parte.
    Abbiamo la fortuna di avere un bel centro storico coi suoi portici ed i suoi negozi e mi sembra che qualcosa si muova. Mi sembra che ci sia una tendenza al ritorno al negozietto. Anche se magari sono più cari, la gente sa che nei grandi centri commerciali trovi sempre qualità mediocre se non di basso livello e tanti sono coloro che preferiscono spendere qualcosa in più nel cibo pur di avere in cambio qualità.  Alcuni negozi alimentari del centro, sono spesso pieni di gente: panifici, salumerie, macellerie.  Spunta anche qualche venditore di frutta e verdura che puntando alla qualità riesce a sopravvivere.
    Spero che col tempo scompaiano le scritte “affittasi” e che la gente si goda la sua bella passeggiata in Corso Italia andando “per negozi”.
    Benvenuto nel nostro blog! 

  3. Sono d’accordo su quanto sostenuto nell’artico e sarebbe anzi è necessario un approfondimento  approfondito.
    A Franco Gambuzzi che da quello che ho capito è un esperto del settore  faccio una domanda  che forse è ingenua, ma a cui  non ho mai avuto risposta.
    La  legge del mercato nel bene  e nel male dice che quando la offerta  supera la richiesta i prezzi calano; se questo è ancor vero, perchè i prezzi di chi offre (proprietari) e di chi chiede (commercianti) non si incontrano?
    Mi sembrerebbe logico e più conveniente per un proprietario abbassare il prezzo piuttosto che non percepire nulla e pagarci anche le tasse.  
    Questo al limite può  spiegarsi per  grandi  investitori per motivi più o meno accettabili, ma in tanti  sono piccoli propietari,  e alllora ?

  4. Giusta e condivisibile la domanda di Paolo Grandi. Il fatto è che la categoria dei proprietari immobiliari è piuttosto articolata: c’è il proprietario che, consapevole della situazione, aderisce ad una richiesta di revisione dei canoni in corso (ne conosco più d’uno), ce ne sono altri che invece non ci sentono anche a rischio di dover tenere inutilizzato l’immobile (ne conosco tanti). Quando poi si tratta di dover concordare una nuova locazione (per i locali ad uso non abitativo si parla di una durata di 6 anni rinnovabili per altri 6) le richieste dei proprietari inevitabilmente comprendono anche una fidejussione bancaria a prima richiesta pari a 6/12 mensilità! In una situazione di stretta creditizia lascio a chi legge immaginare quanto ci sia da stare allegri!
    Il risultato è quello che vediamo: saracinesche abbassate e strade impoverite.
    Chi poi riesce ad aderire alle richieste della proprietà si trova a combattere la dura competizione del mercato e, purtroppo spesso, quella serranda torna ad abbassarsi.
    Che fare?
    L’unica strada è quella di creare le condizioni per progetti condivisi, zona per zona, via per via, tra le diverse associazioni di categoria con il necessario coordinamento dell’amministrazione locale. Ma questo è un altro discorso.
    Conclusione personale: è necessario tassare la rendita improduttiva a favore di quella produttiva. 

  5. Finalmente una analisi del problema con una giusta metodologia: si analizza la situazione nel suo insieme  e poi si cercano cause e  soluzioni
    Al contrario  di  norma leggo sempre dichiarazioni di autodifesa  e attacco agli altri , a mio avviso in questo modo non si va da nessuna parte Nel merito mi ritrovo :
    ...”L’unica strada è quella di creare le condizioni per progetti condivisi, zona per zona, via per via, tra le diverse associazioni di categoria con il necessario coordinamento dell’amministrazione locale. Ma questo è un altro discorso.
    Conclusione personale: è necessario tassare la rendita improduttiva a favore di quella produttiva.” …..

  6. Occorre vedere esperienze diverse: a Nonantola, città troppo vicino alla maggiore Modena, è avvenuto lo spopolamento del centro storico. La municipalità è intervenuta con una trattativa con i locatori tramite agevolazioni e per i locatari pagando la differenza tra un canone equo e uno concordato. L’esperienza non è conclusa e tramite associazioni di esercenti si tenta una maggiore attrattività del centro (festa del cioccolato, civiltà contadina ecc.). Non è una questione minore quella dei centri storici, e neppure da “città ricche”, ci si gioca la connettività culturale tra cittedini e/o generazioni.
     

  7. Argomento decisamente interessante dicevo e ottimamente sviluppato.

    Anche a Persiceto abbiamo visto i recenti tentativi dell’Amministrazione Comunale  di  stimolare la proposta di affitti ridotti legandola alla riduzione  dell’Imu.

    Ma a questo punto sarebbe interessante  effettuare una ricerca e vedere come realmente stanno le cose.

    Quanti negozi appaiono sfitti al momento, ad esempio in Corso Italia di Persiceto e nelle immediate vicinanze; quanto chiedono i proprietari per affittarli, e chi sono questi proprietari, poi tentare una bella tabella comparativa tra i Comuni dell’area Terred’acqua.

    Che ne dite?  :mrgreen:

     

    Persiceto

    Via o Piazza MQ. Canone richiesto Altre condizioni richieste Proprietario
             
             
             
             
             

    Crevalcore

    Via o Piazza MQ. Canone richiesto Altre condizioni richieste Proprietario
             
             
             
             
             

    Sant’Agata

    Via o Piazza MQ. Canone richiesto Altre condizioni richieste Proprietario
             
             
             
             
             

    Cento

    Via o Piazza MQ. Canone richiesto Altre condizioni richieste Proprietario
             
             
             
             
             
  8. Mi piace l’idea  del censimento che proponi  Andrea. 
    Fatto salvo i soliti limiti  della Privacy (che  a mio avviso in genere servono a ben poco)  ecco una ottima occasione per l’Amministrazione  per operare in Partecipazione e  Trasparenza cercando di  riempiere  quelle caselle.
    Non farebbe  male se  accanto ai meriti che ognuno si appropria e delle accuse che ad altri ognuno fa  si avessero anche dei  dati!

     

  9. Condivido le tue perplessità caro Paolo, relativamente  alla ricerca, sul rispetto della privacy. E’ che mi sembrava importante evidenziare come oltre metà dei negozi sfitti in Corso Italia siano dello stesso proprietario. 

    … potremmo tenere riservati i “nomi” e usare un numero tipo – Proprietario “1

     

  10. Fa piacere avere stimolato un mini dibattito su un argomento che pare non interessi nessuno, salvo poi lamentarsi dello statu quo. Una delle difficoltà maggiori che trovo nel mio lavoro è convincere qualcuno che non è la “location” che fa il negozio ma quello che ci fai e come lo offri. Tutti vogliono spazi su strade di passaggio e con grande visibilità. Tutti vogliono vincere facile. Conosco decine di esempi di attività floride poste su strade che, proprio per la loro presenza, sono diventate di passaggio. Si badi bene che questo vale per qualsiasi tipo di attività. Certo bisogna darsi da fare, liberare la fantasia e l’inventiva. Non è semplice. Per questo motivo ritengo che una concertazione, che coinvolga amministrazione, associazioni di categoria e proprietà immobiliare (da coinvolgere assolutamente, magari argomentando che è soprattutto nel loro interesse rivalutare la loro proprietà) che  possa individuare dei veri e propri progetti anche se solo limitati a specifiche zone non toccate dal passaggio/passeggio. Non dimentichiamo che nelle nostre città esistevano zone specificatamente votate ad attività simili (via calzolerie, via orefici, via pescherie….. non a caso indico strade del quadrilatero bolognese, uno dei più belli centri commerciale del mondo).
    Vorrei che si invertisse la tendenza di andare a passeggiare in villaggi di cartone che scimmiottano i nostri centro e i nostri portici.  Se ci si pensa ha veramente dell’assurdo. Quale miglior centro commerciale sono le nostre stradine del centro. Con questo senza dimenticare i quartieri di nuovo insediamento che bisogna necessariamente affrontare con ottiche diverse. Ma questo è un discorso che si allungherebbe troppo e coinvolgerebbe anche le vie di comunicazione. A proposito, a San Giovanni come siamo messi con le piste ciclabili…..? Come si vede una ciliegia tira l’altra….

  11. Condivido pienamente caro Franco: non è la “location” che fa il negozio ma quello che ci fai e come lo offri.

    E’ l’Ente Locale che deve trovare argomenti e proposte capaci di coinvolgere gli operatori commerciali di aree specifiche (e le loro organizzazioni) al fine di rendere attrattivi ed unici spazi e settori con interventi ben coordinati.

    Tentativi sono stati fatti in passato, ma la recettività dei nostri “bottegai” è apparsa quasi nulla, spegnendo in fretta ogni entusiasmo.

    Per quanto riguarda la tua nuova ciliegina delle piste ciclabili, … parliamone senz’altro:mrgreen: