Il Parroco paga l’Ici. E i partiti?

Una recente sentenza della Corte Costituzionale ci ha visto sollevare il problema del pagamento dell’ICI delle Parrocchie per i locali commerciali.

Se in tanti (PD compreso) ritengono che qualsiasi attività della Chiesa (anche commerciale) sia comunque destinata ad opere caritatevoli, e quindi che possa godere degli sgravi previsti dalla legge per le attività religiose, vista la grave situazione di crisi e gli aggravi fiscali che le fasce più basse di cittadini han dovuto subire, ci sembrava corretto che anche questi pagassero, così da poter alleviare almeno di un po’ il peso di queste tasse.

Ora da diversi messaggi ricevuti, sembra che in ambito locale Don Giovanni paghi (e abbia sempre pagato) regolarmente l’ICI al Comune per i locali commerciali come il Superbar. E questo naturalmente ci fa davvero piacere.  :)

Il problema però a questo punto si sposta alle sedi dei partiti, dei sindacati, del bocciodromo e delle altre Associazioni che continuano a beneficiare della legge. Se da una parte esentare le Associazioni è senza dubbio una forma di sostegno alla loro attività no profit, dall’altra esistono Associazioni con vere e proprie attività commerciali di notevole entità, come appunto la bocciofila, per le quali penso che la questione potrebbe essere posta.

Sappiamo che se TUTTI partecipassero a pagare i sacrifici che oggi ci vengono imposti, pensionati, lavoratori e disoccupati (oggi praticamente quasi gli unici a pagare) potrebbero pagare di meno.

Che ne dite?  :)

  1. Ciao Andrea, ieri sera da Santoro Travaglio ha raccontato che fu proprio Bersani con il governo Prodi, a fare quella splendida leggina che esonerava la Chiesa e tutti gli altri al pagamento dell’allora ICI.

    Oggi lui, Bersani, chiede conto a Monti perchè non rivede la legge e faccia giustamente pagare l’IMU a tutte le attività commerciali, siano esse della Chiesa che dei Comuni o associazioni senza fini di lucro affinchè tutti partecipino alle “Lacrime e sangue” da versare.

    Io sono realista sulla faccenda e se è vero come è vero che la legge l’ha fatta Bersani, assolutamente Monti la cambierà,
    le ragioni ve le lascio immaginare, il resto è solo commedia. 

  2. La normativa e’ del 1992:

    Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, varato ai tempi del Governo Amato I, costituisce tutt’ora la normativa di riferimento in tema di ICI.  Esso, all’art. 7, elenca le esenzioni dall’imposta. In particolare, la lettera i) stabilisce che:

      « Sono esenti dall’imposta:
    i) gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’articolo 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222. »
     
    (Decreto legislativo 30 dicembre 1992, num. 504)

    Il testo quindi rimanda, in parte, ad altri due testi legislativi:

    • i «soggetti beneficiari dell’esenzione» sono quelli indicati all’art. 87 del TUIR, e cioè: «gli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali». Questa è la definizione legislativa degli enti cosidetti no-profit;
    • fra la destinazioni che devono esser date agli immobili perché siano esenti, vi è quella costituita dall’art. 16 a) della legge 222/1985: in questa legge si stabilisce che «si considerano attività di religione o di culto quelle dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana».

    Quindi, il quadro delle leggi vigenti dispone che siano esenti dall’ICI gli immobili che appartengano ad enti no-profit, come ad esempio:

    • associazioni
    • sindacati
    • fondazioni
    • confessioni religiose

    a patto che gli immobili stessi siano destinati esclusivamente allo svolgimento di attività:

    • assistenziali,
    • previdenziali,
    • sanitarie,
    • didattiche,
    • ricettive,
    • culturali,
    • ricreative,
    • sportive,
    • religiose e di culto.

    L’elenco non comprende dunque le attività a fini di lucro. Inoltre, lo stesso decreto determina l’esenzione non solo in capo alla Chiesa cattolica, ma anche alle organizzazioni no-profit e alle altre confessioni religiose con cui lo Stato ha stretto un’intesa, che sono:

    • Tavola valdese,
    • Chiesa cristiana avventista del settimo giorno,
    • Assemblee di Dio in Italia,
    • Unione delle comunità ebraiche italiane,
    • Unione cristiana evangelica battista d’Italia,
    • Chiesa Evangelica Luterana in Italia.

    La Cassazione stabilisceche per quello che riguarda il diritto all’esenzione ICI «tanto gli enti ecclesiastici che quelli con fini di istruzione o di beneficenza sono esentati dall’imposta, limitatamente agli immobili direttamente utilizzati per lo svolgimento delle loro attività istituzionali […] non lo sono, invece, per gli immobili destinati ad altro», specificando che «un ente ecclesiastico può svolgere liberamente – nel rispetto delle leggi dello Stato – anche un’attività di carattere commerciale, ma non per questo si modifica la natura dell’attività stessa, e, soprattutto, le norme applicabili al suo svolgimento rimangono – anche agli effetti tributari – quelle previste per le attività commerciali».

    Le modifiche del 2005-2006

    La norma del 1992, come interpretata dalle due pronunce della Cassazione, viene poi modificata con il decreto-legge 17 agosto 2005, n. 163, predisposto dal Governo Berlusconi III. Seconda la nuova norma (art. 6), sono inclusi nell’esezione dall’ICI «anche gli immobili utilizzati per le attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura pur svolte in forma commerciale se connesse a finalità di religione o di culto».  Il DL 163/2005, in ogni modo, non fu convertito in legge e pertanto la sua norma non entrò mai in vigore.

    Un successivo decreto-legge sempre del governo Berlusconi III, il n. 203 del 30 settembre 2005 (“decreto fiscale collegato alla legge finanziaria 2006”), ha disposto che l’esenzione disposta dalla legge del 1992 «si intende applicabile alle attività indicate a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse».

    Nel 2006, con il Governo Prodi II viene modificata nuovamente la legislazione, riformando il DL 203/2005, come promesso da alcune delle forze politiche che lo sostengono durante la precedente campagna elettorale, le quali chiedevano la rimozione dell’esenzione dagli edifici sede di attività principalmente commerciali.

    La legge 4 agosto 2006 n. 248 (di conversione del DL 223/2006) dispone che: «L’esenzione si intende applicabile alle attività indicate che non abbiano esclusivamente natura commerciale». Questa formulazione fu frutto di un emendamento votato da esponenti di entrambi gli schieramenti, permette di mantenere l’esenzione per le sedi di attività che abbiano fini “non esclusivamente commerciali”.Con la modifica della legislazione la commissione per la concorrenza dell’Unione Europea interrompe le indagini che stava compiendo sull’esenzione, per riaprirle però l’anno seguente.

    Quadro attualmente vigente

    Il quadro normativo vigente risulta quindi lo stesso del 1992, spiegato in precedenza, con l’aggiunta della clausola interpretativa del 2006. Da tutto ciò emerge che: tutte le organizzazioni no-profit, incluse quindi le confessioni religiose, sono esentate dall’ICI per i loro immobili, purché questi siano destinati delle attività indicate ed esse «non abbiano esclusivamente natura commerciale».

    L’attuale posizione del PD

    Fanno discutere le posizioni, e i silenzi, del Partito democratico (Pd). La Presidente Rosi Bindi ha chiuso la questione dichiarandosi d’accordo con le posizioni di Pierferdinando Casini, dicendosi cioè assolutamente contraria all’introduzione dell’Ici per i beni della Chiesa: «Penso proprio che non appoggeremo gli emendamenti dei Radicali, la Chiesa è una grande ricchezza per la società, le sue opere di carità sono importanti soprattutto in una fase di crisi», ha dichiarato la pasionaria del Pd. «Mi pare che il criterio individuato da tempo e che si deve continuare ad applicare non è una generica soppressione di pagamento dell’Ici ma è collegato all’utilizzo di beni immobili per le loro finalità. Credo che la Chiesa e la comunità cristiana siano disponibili a fare la loro parte».
    MERLO (PD): ATTACCO STRUMENTALE ALLA CHIESA. Contrario alla tassazione Radicale anche Giorgio Merlo del Pd, esponente della commissione di vigilanza della Rai, che ha parlato addirittura di «attacco strumentale alla Chiesa italiana sul tema dei cosiddetti privilegi fiscali» definendolo falso e tendenzioso. «Spiace rilevare che all’interno del Pd, notoriamente partito né anticlericale né laicista, spuntino dirigenti e singolari personaggi che appoggiano questa fantomatica battaglia contro l’azione caritativa e missionaria della Chiesa. Reminiscenza del passato o colpo di sole?».
    CIVATI: INTERPELLARE GLI ELETTORI DEL PD.  L’unico democratico che finora ha espresso quantomeno dubbi sulla vicenda, chiedendo al partito di riflettere sul da farsi, è Pippo Civati, che sul suo blog ha scritto: «Ma davvero nel Pd sono l’unico a pensarla così?. Continuo a credere, nel mio piccolo, che ci sia parecchio da riflettere (a cominciare dall’avverbio «esclusivamente» che, in qualche modo, rende equivoca la norma). E mi piacerebbe sapere che cosa ne pensano i cittadini e gli elettori del Pd, quelli laici e quelli cattolici. Democratici, s’intende, in entrambi i casi».

     

  3. Ieri è passato anche l’odg presentato dai Radicali, ed è stato fatto proprio dal Governo Monti.

    L’odg impegna impegna il Governo:

    ad adottare le opportune iniziative normative volte ad abrogare ogni norma che preveda esenzioni o riduzioni fiscali e tributarie a favore di qualsiasi soggetto svolgente un’attività commerciale, ancorché il fine di lucro non connoti in modo principale l’attività della persona giuridica beneficiaria dell’esenzione o della riduzione stessa; in particolare, ad abrogare la normativa che consente l’esenzione ICI, la riduzione dell’IRES, dell’IRAP e qualsiasi beneficio fiscale. –  9/4829/35. A firma Maurizio Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Zamparutti.

    Se sarà confermato anche le bocciofile, i partiti ed i sindacati dovranno pagare l’Ici nei caso previsti dalla legge.

    Come Don Giovanni ha da sempre fatto per il Superbar.  :)

     

  4. Scivevo nell’articolo d’apertura che “Il problema però a questo punto si sposta alle sedi dei partiti, dei sindacati, del bocciodromo e delle altre Associazioni che continuano a beneficiare della legge. Se da una parte esentare le Associazioni è senza dubbio una forma di sostegno alla loro attività no profit, dall’altra esistono Associazioni con vere e proprie attività commerciali di notevole entità, come appunto la bocciofila, per le quali penso che la questione potrebbe essere posta.”

    Apprendiamo  dal Vice Sindaco che: 

    Per quanto riguarda i partiti politici e le case del popolo posso assicurarvi che per quanto riguarda il PD di Persiceto (gli altri partiti non credo abbiano proprietà sul nostro territorio) paghiamo l’ICI fin dalla sua istituzione senza eccezzioni, sia sulle parti destinate ad usi commerciali sia sulle altre parti di immobili.

    Per quanto riguarda la Bocciofila teniamo conto che è un immobile di proprietà comunale, destinato ad attività sportive e rappresenta uno dei più importanti luoghi di aggregazione per i nostri anziani, tutti gli immobili pubblici per ovvi motivi non pagano l’Ici, altrimenti dovremmo farla pagare anche alle Piscine? “

     

    Sembra dunque che questa discussione abbia portato a chiarire che a Persiceto il problema ICI non sia mai esistito e tutte le realtà incluse nell’attuale normativa e operanti nel territorio abbiano sempre contribuito alla collettività.   😀