Una mitragliatrice per la Sap Accatà

Dalla stazione di Persiceto a quei tempi vi era una linea secondaria, chiamata Veneta, che univa al Capoluogo la frazione di Decima, da cui si giungeva a Crevalcore e a Cento.

Durante la guerra questo tronco era in disservizio e serviva solo ai tedeschi come parcheggio ai convogli già pronti per la Germania, ma anche per dare precedenza ad altri più urgenti, restavano in sosta, a volte poche ore, a volte decine di giorni ed essendoci all’Accatà un tratto di strada, che si univa a Via Permuta e che chiamasi proprio Via Accatà, i tedeschi erano costretti a lasciare un tratto libero dai loro convogli.

Un giorno (nella primavera 1944), passando per Via Accatà, proprio nel carro terminale di un convoglio contro la strada, vidi installata una mitragliatrice pesante, forse stava per essere trasferita? Forse era avariata?
Ci riunimmo subito a casa di Serrazanetti Alessandro (Tito) assieme anche a Scagliarini Mario. Decidemmo di tentare il recupero di quell’arma che, anche se guasta, avremmo poi trovato il modo di riaggiustare.
Andammo in due, Tito ed io.

Quella sera c’era la luna, passando per i campi ci avvicinammo strisciando carponi e notammo che vi era un tedesco di guardia, ma chiaramente non faceva solo la guardia alla mitragliatrice, ma a tutto il convoglio, poichè con il mitra pronto, guardingo, percorreva il convoglio di circa 200 metri, dopodichè passava dalla parte opposta, facendo lo stesso tragitto a ritroso. In un attimo mi accordai con Tito.
Io sarei andato sul carro e lui avrebbe preso l’arma, che gli avrei allungato.

Così facemmo.

Aspettai che la sentinella alla fine del convoglio passasse dalla parte opposta, con un balzo fui sul carro, vi era anche un nastro di munizioni che da giù non si vedeva, allungai prima il nastro poi l’arma.

Sparimmo in un istante.

Credo che da quel momento il nostro gruppo fosse il meglio armato del Comune.

Dopo circa una quindicina di giorni un altro convoglio era fermo al centro della Tenuta Lenzi (Locatello).
Era questo un posto ideale per il mascheramento aereo, in quanto vi erano diversi filari di alti pioppi che coprivano tutto.
In seguito ad una breve riunione il gruppo decise di fare un sopralluogo di notte, poichè non vi erano strade e poi per vedere il da farsi.
Il convoglio non era sorvegliato, ce n’eravamo subito assicurati; entrammo in un vagone, rompendo i sigilli, il pavimento era pieno di motori elettrici non imballati, ma sicuramente nuovi.
Erano stati rubati dai tedeschi nelle fabbriche italiane e stavano per essere trasportati in Germania per rimpiazzare ciò che gli Alleati distruggevano con i bombardamenti.

Che fare? Asportarli?
Impensabile.
Bruciarli? Non avevamo il necessario. Davanti al convoglio vi era uno stagno triangolare abbastanza ampio.
Li buttammo tutti nello stagno; qualsiasi atto di sabotaggio ai nazisti era valido.