Un Movimento di cittadini

Con un residuo 4% di fiducia, (il 96% dei cittadini non si fida più di loro) cresce sempre di più, ed in ogni Partito e Movimento, il distacco e la distanza, diciamo pure lo strappo, tra la base dei votanti e la casta leaderistica che li controlla.   Fortemente intenzionati a partecipare,  fare pulizia e voltare una pagina i primi, fermamente decisi a restare al loro posto e continuare ad arraffare a mani basse i secondi.

Nel Pd la situazione è esplosiva, con una base sempre più preparata e smaliziata decisa a pretendere il cambiamento in questo Paese, e innanzitutto la legalità, e i leader storici che continuano a baloccarsi nelle loro strategie affaristiche incuranti delle richieste che provengono dal basso. Per loro semplicemente inesistenti. Che c’entra ad esempio un Civati con le alchimie fetide di un D’Alema?

L’IdV l’obiettivo della legalità se lo è posto; peccato  che da sempre tenda a portarlo avanti con individui come De Gregorio, Scilipoti o Razzi. Pur restando una figura in fondo positiva, Di Pietro resta il padre padrone del partito, e ne decide e nomina dirigenti e Amministratori, Deputati e Senatori a suo piacere, figlio compreso trota style, passando bellamente sulla testa dei vari Comitati e fottendosene della democrazia interna. E da sempre lo fa attingendo ai vari potentati locali, basati sull’affarismo clientelare e affidando di fatto il partito a personaggi dal dubbio passato e dall’ancor più dubbio futuro. Che c’entrava ad esempio De Magistris con Scilipoti?

E spesso pure Vendola fatichiamo a comprendere, che ad esempio non gli perdoneremo mai l’essersi adagiato sulle posizioni di Bersani sull’elezione del Sindaco di Napoli e non aver sostenuto De Magistris, che poi a vinto a furor di popolo, mosso detto popolo “contro” anche la posizione di Vendola.  E non è che a Palermo sia andata e stia andando molto diversamente. Che c’entrano dunque l’entusiasmo e la freschezza (e le indicazioni) dei giovani delle Fabbriche di Nichi con la politica di supporto alla casta piddina di Vendola?

Il Movimento 5 Stelle lo vediamo al momento in pieno marasma.  Grillo sta realizzando che non gli riesce più di controllare l’ambaradan e sta dando di matto.  Di fronte alle sue reazioni scomposte si sono formati due gruppi contrapposti; i fanatici intransigenti, feroci e fedelissimi al ducetto ligure,  e quelli ragionevoli e propositivi (e democratici) che da anni lavorano sul territorio, si sono fatti il mazzo esponendosi in prima persona e spesso si sono fatti eleggere dal popolo.  Che c’entra un Favia con le porcate affarisitco-turlupinanti grilline?

E allora uno così poi finisce per fare 2 + 2,  e ad accostare l’azione politica, l’impegno e gli obiettivi di un Civati e di un Favia, di un ZeddaDe Magistris o Pisapia, e accorgersi che non solo sono tutti fortemente compatibili, che ognuno di loro si batte come un ossesso per cambiarla questa Italia putrefatta con qualcosa di decente e pulito … di civile insomma, ma pure che il nemico principale di ognuno di loro è all’interno stesso del partito o del movimento di cui fa parte.

Che c’entra voler voltare pagina in Italia, indicare un progetto nuovo e pulito per il futuro con la partecipazione dei cittadini, … con il mantenere in piedi l’accozzaglia malavitosa, (dalle mafie alle municipalizzate rosse) che da decenni sta depauperando il nostro disgraziato Paese?

Pensate solo che accadrebbe se se ne accorgessero.  :mrgreen:

 

 

  1. Nichi Vendola non esclude di ritirarsi dalla politica. 

    E bravo Vendola.  :)

    Lo ha detto alla trasmissione Otto e Mezzo parlando del rinnovamento della classe politica.

    «Non ho mai negato che sento sclerotizzate le mie antenne: ho tanti anni di militanza politica, ho vissuto molti anni nelle istituzioni e penso che un buon dirigente predispone la propria fuoriuscita e il ricambio nella scena politica: un buon leader deve saper sparire, lasciando eredi, magari più bravi di lui».

    Certo – ha aggiunto – che «il cambiamento non si fa con l’anagrafe ma con la politica».