Studenti minorenni, polizia e violenza

Studenti in piazza, studenti minorenni, la polizia ricorre alla violenza.
Ho pensato molto se inserirmi o meno  su questo delicatissimo e importantissimo problema.

Ho pensato molto perchè il tema è molto difficile da trattare e chi lo fa si espone più facilmente a critica che ad approvazione .
Ho pensato molto  e la prudenza mi diceva  taci,  non rischiare o addirittura plaudi acriticamente, ne avrai vantaggio di immagine.
Ho pensato molto e alla fine come tante altre volte lascio libertà alla mia coscienza.

Dico grazie a chi con onestà e senza pregiudizi  mi criticherà, sarò attentissimo ai suoi  argomenti, mi dispiacerà  per chi eventualmente avrà per me disistima totale, ma ugualmente lo ascolterò.

Prima di entrare nel merito tentando di essere il più sintetico possibile, una premessa che appare superflua e scontata:
– sono contrario a qualsiasi tipo di violenza e ritengo sempre un sconfitta quando un essere umano fa violenza  verso un suo simile, ma purtroppo sembra  che sia  impossibile usare  solo la violenza delle parole per affermare le proprie idee.
Non entro nel merito dei fatti avvenuti, ho letto solo rapporti di stampa prevalentemente orientata a  sinistra e le opinioni non sempre coincidono, la violenza contro un minorenne è peggiore che verso un maggiorenne, ma  sempre violenza è, prendo l’occasione per fare alcune  considerazioni.

Le generazioni  che ci hanno preceduto pagando con enormi sacrifici e in tanti con la vita ci hanno regalato la maggiore libertà di espressione che mai un popolo ha goduto da sempre .
Oggi è garantito  a tutti esprimere la propria  opinione anche se si rischia e si paga sempre di più  dello yes man:  la sincerità, la libertà di pensiero hanno un prezzo, ma questo dipende dalla pochezza umana, non solo da carenza di  democrazia.

La nostra vanità ci induce ad essere più vicini a chi acconsente che a chi dissente da noi .
Caliamoci nel contesto della protesta  cercando di individuare diritti e doveri.
Chi governa :
– deve garantire a tutti la massima possibilità di esprimere le proprie idee,
– deve nel contempo formulare e fare osservare  regole che non rechino danno a chi non è oggetto della protesta e parimenti chi è oggetto di critica non deve subire atti illeciti,
– in una democrazia le opinioni sono di tutti, la legge è della maggioranza  parlamentare che liberamente il popolo ha scelto.

Forze dell’ordine :
– devono fare  osservare le leggi stabilite dal parlamento,
– devono avere una sufficiente professionalità per utilizzare  gli strumenti  di coercizione  fisica di cui sono dotati  solo in casi estremi  e per reale esigenza a difesa della altrui e propria incolumità,
– in una società democratica  le forze dell’ordine sono un male necessario a difesa del cittadino non un nemico,
– in una democrazia la forza dell’ordine accusata di errori deve trovare la condanna o la assoluzione  nelle aule del tribunale,  non nei processi di piazza sulla base del giudizio di opposte fazioni.

Dimostranti :
– devono potere esprimere le proprie idee all’interno delle leggi vigenti  che sono molto semplici:
a) le dimostrazioni devono essere autorizzate secondo modalità concordate,
b) non si deve fare danno a persone o cose,
c) alle dimostrazioni si va a volto scoperto, senza caschi,  non si lanciano oggetti solidi e irritanti,
d) la “violenza ” sta nei concetti e nelle parole anche urlate,
e ) evitare qualsiasi tipo di provocazione se provocati denunciare la provocazione alle autorità competenti facendosi forza della parte politica /sindacale /mass media con cui si condividono le idee.

Se queste quattro cose non avvengono  si determina la violenza. Se qualcuno ha sbagliato, chi ha sbagliato deve essere individuato e deve essere punito .
Purtroppo troppo raramente avviene quanto sopra.
Alice nel paese delle meraviglie, utopia, ingenuità ?
Può essere e se fosse ricerca, lotta per la democrazia ?
Può essere e se fosse proseguire quello che i nostri avi in condizioni decisamente più difficili hanno fatto lasciandoci in eredità una democrazia fragile, ma DEMOCRAZIA !

Tre esperienze personali :
1976 anni difficili, anni di terrorismo. Il nostro sogno del ’68 era in crisi,  io ero di leva come ufficiale medico e la sorte mi aveva messo a Firenze presso un un corpo di carabinieri, la coscienza non era tranquilla perché non avevo fatto il servizio civile in alternativa per non perdere occasioni di lavoro, non avevo simpatia per quel corpo militare, ma ogni occasione della vita deve essere utilizzata per conoscere, così anche se io non avevo come ufficiale medico nessun compito di ordine pubblico la voglia di vedere dall’interno era troppo grande e convinsi un ufficiale dei carabinieri a permettermi di partecipare ad un servizio di ordine pubblico.

In piazza della Signoria si teneva un comizio, sul palco alti dirigenti della DC, c’era anche Fanfani,
sotto il palco il pubblico poi un cordone di giovani sostenitori di quella parte politica, ma con chiari segni di infiltrazioni di estremisti di destra, rumorosi, ben equipaggiati non certo  solo di volantini .
Poi carabinieri in tenuta di ordine pubblico,  io ero in mezzo a loro in borghese come l’ufficiale che dirigeva, perché mi spiegavano, gli ufficiali dovevano essere in borghese.

L’ufficiale dei carabinieri aveva due pistole una d’ordinanza e una no … !!!
Poi i ragazzi di estrema sinistra anche loro non equipaggiati solo  delle loro idee, delle loro insegne.
Termina il comizio;  i due gruppi cercano volutamente il contatto fisico,  le forze dell’ordine provano a resistere, vengono travolte, inizia una guerriglia nella confusione più totale.

Io e l’ufficiale dei carabinieri veniamo riconosciuti e rincorsi,  perdo di vista l’ufficiale che mi ritroverò poi, ben contuso  in infermeria, riesco a nascondermi dietro una edicola che ancora c’è a Firenze: non mi trovano, non mi succede nulla.
Nella notte torna la calma con tanti danni alle cose e tanti feriti d’ambo le parti fortunatamente non gravi.

Quella sera capii tante cose e ogni volta che vedo certe scene, leggo certe notizie, ripenso a quella inutile violenza, a quella incapacità di onorare la democrazia e a quelle due pistole.

–  Maggio 2011.  Spagna in crisi, elezioni imminenti, mi trovavo in viaggio turistico a  Madrid, l’albergo vicino a  Puerta del Sol occupata dagli “indignados”.
Ho rinunciato a qualche monumento per vivere quella grandissima manifestazione di ordine, disciplina, correttezza da ambo le parti, giovani e polizia.
Organizzatissimo e severissimo il servizio d’ordine degli indignados, non armi improprie, non volti coperti, tanti slogan tante assemblee, addirittura  nella piazza tanta pulizia autogestita.
Attorno tanta polizia a osservare perché non c’era motivo di fare altro che osservare.

Poi nei mesi successivi  sono avvenute altre cose, ma che bella quella manifestazione, che esempio  di democrazia.
In Italia TUTTI i media sono arrivati molto in ritardo nel sottolineare questo aspetto;  è grave e  molto diseducativo.
In quel Maggio a Madrid ho avuto conferma che puoi affermare le tue idee senza violenza anche in situazioni di vera criticità : Spagna  2011.

Bologna 16 giugno 2012.  Monti viene a Bologna alla Arena del Sole durante la “tre giorni di la Repubblica ”.
Vado a Bologna per ascoltare alcune relazioni che mi interessano all’Archiginnasio, in via Indipendenza vengo fatto deviare verso via delle Moline  per questioni di ordine pubblico, in una strada laterale un corteo di giovani: slogan contro Monti e va bene, manifesti contro Monti e va bene, zaini preoccupanti, va meno bene, volti coperti, caschi  e questo non va bene, i vigili urbani prima la polizia poi li invita a non proseguire verso via Indipendenza, le cronache  diranno che  hanno forzato il blocco e che il Pronto Soccorso ha avuto lavoro in più,  e questo non va   bene.

In quel pomeriggio a Bologna ho provato tristezza e vergogna pensando a chi in quelle strade ha perso la vita per la lotta contro le dittature di tempi recenti e lontani, per fortuna  che le conferenze poi sono state  di alta  critica civile.
Ho fatto le mie considerazioni, non per vanità ho portato tre testimonianze personali, mi rimane la certezza che in questa fragile incerta democrazia tutti dobbiamo contribuire per evitare la violenza e quando avviene è difficile tirarsi indietro e addebitare agli altri tutta la colpa.

Si può esprimere con forza senza violenza le proprie idee, basta avere il coraggio di farlo.
Nel suo piccolo Persiceto caffè è un esempio.
Ed ora ditemi quello che pensate, se qualcuno vorrà criticarmi lo ascolterò perché ogni opinione  è per me importante se fatta in maniera corretta e onesta.

  1. Bellissimo articolo caro Paolo, condivisibile nei concetti esposti e che fa pensare nella tua esperienza personale. 

    La tua elencazione di come dovrebbe essere non fa una grinza se crediamo nella democrazia e nella legalità, senonchè ben altri, spesso dentro allo Stato non ci credono, e fanno di tutto per arrestarne e degenerarne il processo.

    Schematizzando, potremmo così inquadrare il tuo concetto aggiungendovi un punto finale di sintesi:

    1) diritto del cittadino a manifestare liberamente un pensiero.
    2) facinorosi di sinistra o/e destra che cercano “comunque” lo scontro, a priori. Facendo degenerare quel pensiero liberamente espresso da cittadini e focalizzando l’attenzione su fatti violenti. Spesso riuscendo ad accostare (inquinare) nell’immagine collettiva, (immediatamente-abbondantemente assistiti dai media) quel pensiero espresso alla violenza.
    3) Forze dell’ordine che sono tenute (pagate da noi) a far rispettare la legge.
    4) Forze dell’ordine manipolate da forze politiche e/o Servizi torbidi, finalizzati alla “strategia della tensione”.
    5) infiltrati vari, spesso delle Forze dell’ordine (del “disordine” in questo caso) che provvedono accuratamente a far degenerare il concetto del “manifestare liberamente” nel caso i facinorosi spontanei non siano sufficienti, trasformandolo in violenza.
    6) concetto Kossiga

    Nulla di nuovo dunque, è un film questo che vediamo da 50 anni, da Tambroni a Maroni, passando per Andreotti e Cossiga.

    Una differenza recente dal “concetto Kossiga” che balza agli occhi è che evidentemente sia per Maroni prima che per Monti oggi pure gli studenti medi, i quindicenni insomma, vanno massacrati. :)