Scissione nel PD?

1maggio.Domani è il primo maggio e i lavoratori mi sa che abbiano ben poco da festeggiare.

I dirigenti del PD si stanno sbranando sulla decisione di tenere aperti i negozi nelle città, consentendo lo shopping ai lavoratori in festa, o di chiudere tutto, evitando di mercificare la festa del lavoro.

Come se fosse questo il loro problema.

Nel marasma più completo, ogni giorno ognuno dei “dirigenti” PD annuncia e smentisce le teorie più fantasiose quanto bizzarre, dal partito sexi di Letta all’alleanza con Fini, spingendo il partito  a passi veloci verso un generale disfacimento.

Ieri Bersani ha detto che sulle riforme non si discute con il Pdl:

“Dobbiamo guardare i fatti, le parole non servono.  La democrazia populista non è in grado di decidere. Non ci sono scelte in nessun campo. Né in economia, né sul terreno istituzionale. (…) Io ho insomma profonda sfiducia che si voglia mettere davvero mano a qualcosa di concreto. È evidente che in questa maggioranza non ci sono le condizioni per affrontare le riforme,  davanti alla difficoltà di decidere, Berlusconi prenderà un pretesto qualsiasi per accelerare (…) verso le elezioni. O verso un qualsiasi tipo di strappo”.

e Violante nello stesso giorno ha affermato il contrario:

“Vedo che l’onorevole Bossi insiste per l’alternativa: o riforme o scioglimento delle Camere. A questo punto credo che la prospettiva delle riforme potrebbe rafforzarsi. In questa fase se la parola di Bossi continua a essere quella come io credo, forse si potrà iniziare a parlare seriamente di riforme. In questo 25 aprile i tre principali leader del Paese (Berlusconi, Bossi e Fini, ndr) hanno ribadito all’unisono che sono favorevoli alle riforme condivise. Se nessuno cambierà idea, è molto positivo. Aspettiamo le proposte del centrodestra, e ci misureremo con attenzione e rispetto”.

Sono mesi che il segretario del PD in ogni intervista ci rassicura sulla tenuta del governo e sul fatto che “non ci saranno crisi nè ribaltoni”.

* 23 Aprile – Per Bersani non esiste un rischio di elezioni anticipate perchè “qui c’è una maggioranza, si sono fatti trenta voti di fiducia, ci sono le tv, c’è l’informazione, c’è il consenso, c’è tutto”.

Ieri ci ha invece informati che è vero l’opposto:

* 26 aprile – Il leader Pd: il governo non durerà altri tre anni. “L’opposizione deve essere pronta se ci sarà uno scivolamento. Berlusconi utilizzerà il primo pretesto possibile per andare al voto”*

Non c’è che dire, un leader dalle idee chiare e soprattutto lungimirante.

E’ in questa babele che, nelle riunioni importanti dei leader, nei “caminetti”, non vedendo altra via d’uscita al marasma sempre più degenerante, si comincia a parlare di scissione.

Difatti la riunione del ’caminetto’ del Pd è stata a dir poco burrascosa, tanto che il leader piacentino ormai non deve più difendersi soltanto dalla minoranza interna di Franceschini, Veltroni e Fassino, ma anche dall’insofferenza di Massimo D’Alema, il suo sponsor più deciso.

Nella riunione, convocata da Paolo Gentiloni, è emersa una forte preoccupazione per il ’progetto del Partito democratico’ così come era stato lanciato all’inizio, temendo che possa essere abbandonato in favore di una riedizione aggiornata dei Ds.

E c’è anche chi ha ribadito scenari di scissione,  ed il rischio è apparso grosso.

I ’coraggiosi’ si sono visti nella sede di una associazione, nel quartiere Prati di Roma, dove si sono presentati, oltre a Gentiloni, molti parlamentari come Roberto Giachetti, Ermete Realacci, Luigi Bobba, Andrea Sarubbi, Maria Paola Merloni, i senatori Luigi Zanda, Luigi Lusi, Maurizio Fistarol, Maura Leddi, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Mauro Marino, nonchè diversi consiglieri regionali, come i laziali Mario Di Carlo e Bruno Astorre, e altri, comperesi alcuni che alle primarie hanno appoggiato Bersani in Calabria e in Lombardia.

Secondo loro il problema è proprio il progressivo allontanamento del Pd di Bersani dal progetto originario del partito, che era un progetto di cambiamento per il Paese, oltre che delle formule politiche. Il più critico è stato Maurizio Fistarol, che ha invitato tutti a prepararsi ad uno scenario di un ’fallimento’ del progetto, con una ’separazione consensuale’ tra la sinistra conservatrice e i riformisti. E con una nuova versione d’Ulivo all’orizzonte; un agglomerato di tanti partitini fondati dagli altrettanti “leader”.

Buon primo maggio cari lavoratori.