Sanità, quale verità?

Negli ultimi tempi su la Repubblica compaiono con inconsueta frequenza articoli sulla sanità locale.

Non è l’intendimento di queste righe esprimere una opinione su questi articoli, ne segnalo solo la frequenza e il contenuto in cui si evidenziano le criticità insite nell’importante  cambiamento, in corso, nella organizzazione sanitaria del bolognese.
I giornali, si sa, vivono se pubblicano notizie che interessano i lettori, la sanità è sempre un argomento che coinvolge, ma perché tanti articoli ora?
Con i limiti della schematizzazione posso fare due ipotesi e un domanda.

Le ipotesi:
1) è una  campagna giornalistica contro qualche centro di potere  istituzionale;
2) qualcosa di importante sta avvenendo.

La domanda:
Scrivono verità o insinuazioni ?

Tralascio l’ipotesi:
“è una campagna giornalistica contro qualche centro di potere  istituzionale”; perché se fosse così chi è attaccato replicherebbe in maniera convincente, cosa che per ora non è avvenuta.

Tralascio la domanda:
“scrivono verità o insinuazioni?” Perché anche in questo caso ad altri dimostrare le inesattezze, se presenti.

Io  credo semplicemente che sia in atto un profondo cambiamento della offerta sanitaria e i giornali, ovviamente, sono attenti come tutti coloro che ne sono interessati: i cittadini, la politica e i lavoratori della sanità.
Non ripeterò quello che ho già pubblicato nel portale in data 24 e 28 febbraio, 6 e 7 marzo;  la mia  posizione è nota e si può sintetizzare in alcuni punti:
– l’assistenza sanitaria da fornire ai cittadini, a mio avviso, deve rimanere  prevalentemente  pubblica lasciando al privato solo le patologie  minori e di nicchia, MAI il compito di “saltare la fila “ o la sede esclusiva di una migliore qualità;
– oggi i progressi della medicina richiedono una profonda riorganizzazione dei modelli storici della assistenza sanitaria NON per peggiorare, ma per meglio usufruire delle attuali possibilità diagnostico–terapeutiche nel rispetto ovviamente del buon uso delle risorse;
– i cittadini sono chiamati ad adeguarsi a questi cambiamenti (favorevoli se ben gestiti !!!);
– i politici e i tecnici da loro nominati devono essere alla altezza del compito e disponibilissimi al confronto con i cittadini/elettori/potenziali malati;
– in sanità l’unico aspetto “politico”, in senso ideologico, è  la scelta tra sanità pubblica o sanità privata .

Fatta questa scelta, tutto il resto sono in gran parte decisioni  tecniche.
Io sto con la sanità pubblica, con cittadini disponibili al ascolto, con politici e tecnici capaci, non autoreferenziali, consapevoli del loro ruolo pubblico di gestori del presente, ma sempre con una visione futura che vada ben oltre il tempo del loro incarico.

Perché ritornare su questo argomento? per sensibilizzarci su quanto compare sulla stampa e chiedere a chi governa: cosa c’è di vero ?
1) Cosa c’è di vero in una progettazione molto orientata a TAGLI SUBITO  e  solo POI  a quelle novità organizzative che migliorerebbero l’offerta sanitaria fin da ora?
2) Cosa c’è di vero in una progettazione in cui si parla di TAGLI e NON  di RISTRUTTURAZIONE ?
3) Cosa c’è di vero in un progettazione che è in parte diversa da quella esposta in consiglio comunale mercoledì 27 febbraio ?
4) Cosa c’è di vero nella notizia di tagli sostanziali nel personale sanitario? – 600 lavoratori in meno entro il 2013; – 7 milioni da tagliare sul costo del personale a fronte di alte spese per le consulenze esterne; – 3 milioni per Ausl di Bologna (la nostra); – 2 milioni per il sant’Orsola;  – 1 milione per il Rizzoli secondo quanto segnalato dalla CGIL di Bologna.

Nell’articolo pubblicato su la Repubblica ieri 12 marzo dal titolo “Sanità , sindacati all’attacco , situazione insostenibile” , la CGIL fornisce ulteriori dati non certo tranquillizzanti.
Consulenze.
Non bisogna avere un atteggiamento di preclusione per le consulenze, ogni azienda può avere bisogno per settori particolari di consulenze che  certamente devono essere di qualità e ben retribuite, ma è mai possibile che nella complessa macchina regionale/Ausl, ben presidiata da tanti titolati e ben retribuiti manager, non si trovino risorse professionali per ottenere forti risparmi nelle consulenze ?
E chi sono questi consulenti? Come vengono scelti? Cosa producono in termini di miglioramento assistenziale? Se si sbaglia la scelta, i manager regionali/Ausl che hanno sbagliato ne hanno conseguenze almeno nello stipendio di risultato/incentivi ?

Risparmi
Accettando il rischio di critiche feroci mi sento di affermare che forse qualche euro lo si risparmierebbe se nella organizzazione delle Ausl si adottassero alcuni interventi, quali ?
–  Stabilite prima le linee programmatiche di massima e ridurre poi, in maniera significativa, il numero e la durata di riunioni/commissioni partecipate spesso da una pletora di dipendenti non sempre indispensabili senza poi ottenere nessun risultato se non creare altre riunioni/commissioni.
Questo sistema allunga i tempi decisionali, distoglie il personale dai loro compito  primari con tutte  le immaginabili conseguenze negative in termini operativi ed economici.
–  Rivedere la commistione tra il personale dedicato alla assistenza, alla organizzazione, alla amministrazione che genera  troppo spesso una sovrapposizione di ruolo assolutamente deleteria.

In  sintesi prima di TAGLIARE  guardatevi dentro forse  qualcosa (solo qualcosa ?) si può fare.

La stampa infine: non è depositaria della verità lo sappiamo, va letta con prudenza, con senso critico, ma è uno dei tanti valori delle società democratiche.
Noi cittadini non dobbiamo credere di trovare lì  la verità, ma solo opinioni.
Voi politici/tecnici non citatela quando vi approva, non sminuitela  quando vi mette in difficoltà e ricordatevi che  avete una arma eccezionale a vostra disposizione  per la corretta conoscenza  del vostro fare: parlare con la gente NON in politichese e con coraggio. Usatela senza parsimonia,  è un’arma bella !