Prodi: interessi diffusi e interessi concentrati

romano-prodi“L’Ulivo è morto e gli eredi non fanno che litigare. Quando uno muore, più grosso è il patrimonio che lascia, più gli eredi litigano”

Mi piaceva Prodi.

E’ stato drammatico vedere il duo D’Alema /Bertinotti farlo fuori nel 1998, ed anche peggio è stato 10 anni dopo, quando a fargli la festa furono in parecchi, da Veltroni a Mastella, e poi gli immancabili D’Alema/Bertinotti fino ai Turigliatto e Dini.

Ricordo una volta in un confronto TV che l’utilizzatore finale tentò di sputtanarlo deridendolo con la faccenda che lo chiamavano mortadella. Prodi non si scompose ed anzi divertito ribattè che erano commenti bonari, di gente che gli voleva bene insomma, poi dopo un silenzio di alcuni secondi sibilò serio: “ma non mi han mai dato del ladro“.

Mi piaceva Prodi, era una persona seria e capace.

Recentemente, nell’aula magna di Scienze politiche all’Università di Bologna, è stato chiesto al professore degli scenari politici internazionali e del futuro dell’Italia.

Inevitabile la domanda sull’Ulivo, alla quale ha risposto con la frase d’apertura:  “L’Ulivo è morto e gli eredi non fanno che litigare. Quando uno muore, più grosso è il patrimonio che lascia, più gli eredi litigano”. Il professore ha così risposto a chi gli chiedeva come si stessero comportando i politici che hanno raccolto il suo testimone, accolto dalla platea di studenti con un applauso.

Poi Prodi  ha descritto quello che, a suo dire, è il problema più urgente: “Tornare ad avere visioni di lungo periodo, avere un riformismo su temi concreti, a cominciare dal lavoro e dall’immigrazione. Invece nella politica di oggi è tutto concentrato su problemi più stretti, ma che non coinvolgono l’ansia di tutte le famiglie“.

Ha quindi parlato di  interessi diffusi, quelli dei tanti “che sono sempre deboli” mentre gli interessi concentrati, quelli dei pochi “sono molto più forti”.

Prodi ha poi detto: “Non crediamo che l’Italia sia così anomala rispetto agli altri paesi. La normalità di una democrazia debole è quella delle categorie che fanno prevalere i loro interessi”. Secondo lui la differenza, è però la debolezza del governo. “In  Italia è semplicemente più debole il potere del governo e quindi gli interessi di categoria sono più forti”.

Gli è stato fatto notare come oggi nessuno, neanche a sinistra, si prenda davvero a cuore la difesa delle donne e la disoccupazione giovanile, e Prodi ha risposto: “E’ il governo che deve capire quelli che sono i drammi futuri della società, quale deve essere il cammino della società. È Il governo che ha il compito di proporlo e poi di imporlo. Se il governo non è forte, gli interessi diffusi chi li può difendere?”.

La stessa cosa dice Prodi che è capitata proprio in occasione del 1° maggio, dove si contrappongono gli interessi della grande distribuzione (pochi interessi concentrati ma forti) e gli interessi diffusi di lavoratori e famiglie.  Se dal governo non arriva la battaglia per la difesa degli interessi diffusi, come è successo in altri paesi europei, allora è chiaro che la questione si ferma alla prevalenza degli interessi della grande distribuzione, a cui solo il sindacato si oppone. “Viene lasciata la lotta in questi termini, in questo momento in Italia è questo quello che avviene – dice Prodi – non c’è arbitrato forte da parte del governo”.

Poi Prodi ha accennato al federalismo fiscale, che “fino a due anni fa era una torta che tutti volevano mangiare” salvo poi rendersi conto “che i problemi sono più grossi delle soluzioni”. Una contraddizione che coinvolge anche la Lega: “Non ha cambiato il vocabolario, ma ha cambiato i contenuti. Si diceva che tutte le regioni ci avrebbero guadagnato, ma non può esistere una percentuale superiore al 100%”.

Ho letto queste poche righe e sono rimasto stupito.

Era un pezzo che non leggevo cose simili, proposte politiche.  Non ero più abituato.

E sentirle dire da un uomo politico vero, non da una delle tante sciacquette che diffondono i loro chiacchiericci inutili quanto asserviti nei talk show che ci intossicano ogni giorno, ogni sera. Urla inutili,  da sfinimento.

  1. A pensarci mi viene l’angoscia.  :(

    Se han fatto fuori lui, e per due volte, che speranze potranno mai avere gli sbarbatelli giovani e puliti contro le jene fameliche di ‘centrosinistra‘ ?

  2. Il dramma è proprio questo, che oggi si fa fatica a trovare qualcuno che dica, non cose straordinarie, ma semplicemente cose sensate. Insomma l’esortazione morettiana “di’ qualcosa di sinistra” oggi diventa “di’ qualcosa di concreto”.

  3. La Serracchiani non mi pare una sprovveduta, benché giovane. La vedrei bene affiancata da una mente come Amato ( dite quello che volete, quando parla io godo); ma soprattutto, chiamerei di nuovo Prodi.

  4. Nuovi leader a sinistra che dicano qualcosa di sinistra o di concreto?
    Anche se la speranza è sempre l’ultima a morire, bisogna anche dire, per par-condicio, che chi vive sperando muore c…… e purtroppo temo che moriremo c……, forse i nostri nipoti rivedranno la luce a sinistra ma solo perchè le jene saranno già morte di vecchiaia.
    E questa è vera tristezza. 😈