Sanità: Porretta è vicina

Maternità chiusa, la rabbia di Porretta
Il comitato chiede le dimissioni dell’assessore regionale Lusenti e annuncia una manifestazione venerdì. “Non escludiamo ricorso al Tar”

Ecco un” classico ” caso di cattiva gestione di un problema tutto sommato semplice: avere un sistema sanitario che offra  la maggior sicurezza è certamente l’aspirazione dei cittadini, ma come  realizzarlo dipende da tanti fattori.

Oggi è scientificamente dimostrato che per tantissime situazioni, per lavorare in sicurezza  necessita tecnologia adeguata, personale sufficiente, e fino a qui sarebbe “sufficiente” disporre di adeguata risorsa economica, ma questo NON è assolutamente risolutivo !!

E’ indispensabile adeguata esperienza, cioè casistica. E’ un concetto semplice che vale per  ogni attività della vita quotidiana; che so, ho una ottima automobile, ho la patente da tanti anni, ma percorro pochi km /anno: avrò inevitabilmente molti limiti nel guidare.

Ostetricia: il limite per lavorare in sicurezza è 500 parti anno e molti lo ritengono un numero basso se  si considera il numero parti diviso per operatore.
Se è vero che a Porretta siamo enormemente sotto questa soglia ne deriva che il margine di rischio per partoriente/neonato, pur sempre presente, aumenta oltre l’accettabile.
E allora ?
Allora è semplice; queste cose vanno BEN comunicate, con capacità di ascolto, capacità di spiegare a tutta la popolazione che NON ha mediamente il dovere di sapere, ma il diritto di conoscere.

Di chi il compito di far questo ?
1) Operatori della sanità, a cominciare dai più alti dirigenti, manager compresi, fino a tutti quelli che hanno un ruolo.
2) Politici, indipendentemente dalla parte politica, perché questo NON è un problema ideologico, ma tecnico.
3) Sindacati.
4) Mondo della comunicazione.
5) E chiunque sia di riferimento in materia per la popolazione.

Diversamente se:
1) da parte di chi ha responsabilità dirigenziali per supponenza o sottostima del problema non si condivide  all’interno del mondo sanitario
fra tutti i dipendenti;
2) i Politici locali rincorrono la “pancia” degli elettori preferendo l’assenso personale del momento al rischio della passeggera impopolarità;
3) i sindacati non sanno trovare sintesi tra gli interessi dei lavoratori e quello dell’insieme dei cittadini;
4) il mondo della comunicazione ricerca il facile scoop rinunciando al suo dovere di  oggettiva informazione;
5) altri in qualche modo interessati sfuggano, o peggio ancora.

Allora è il caos e chi ne trae danno sono i cittadini.
Però diciamocelo, anche noi cittadini all’apparenza spesso così “informati“ su tutto, un po’ più di prudenza nel seguire i tribuni del momento potremmo averla !
Ma che c’entra tutto ciò con Persiceto ?
C’entra eccome perché IL RADICALE e anche positivo cambiamento della sanità passa inevitabilmente anche di qua.
Questo “caso Porretta” indipendentemente dall’oggetto ostetricia ha una valenza più generale e può servire per farci meditare e far evitare a tutti polemiche e semplificazioni che ci riguardano.

La prossima tornata elettorale non sia almeno su questo punto una rincorsa al facile consenso, ma una analisi coraggiosa del cambiamento in atto: limiteremo gli inevitabili problemi della transizione, avremo nel tempo i vantaggi che il progresso ci offre. 

 

  1.  

    • Diably Penny  il metodo TAV ha fatto scuola. E cmq 60 km da percorrere NEL TRAFFICO con una donna che ha le doglie…è un argomento delicatissimo ! In ogni caso a parte un buon elicottero (il maggiore ha un eliporto fantastico) oppure le antiche “levatrici” in casa risolverebbero l’argomento. Ai poveracci, s’intende: perché per i ricchi esistono sempre le case di cura private: quelle più organizzate e costose l’anestesista ce l’hanno 24 su 24. Of course…E se i poveracci temono queste decisioni sulla loro testa si può sempre evitare di fare figli: NO ?

    • Carmelo Passante  Mi viene in mente il caso della ragazza di 18 morta in seguito ad un infezione polmonare, causata da un ascesso dentale non curato per problemi economici, per dire che situazione della sanità in Italia sta assumendo contorni sempre piú drammatici…anche il diritto alla salute ha ceduto il passo, nel bilanciamento degli interessi, al pareggio di bilancio….Tutto, nasce, da quando i vari dipartimenti sanitari, hanno cominciato a chiamarsi “aziende sanitarie”….si chiudono gli ospedali, o come succede nel campo socio-sanitario, dove io lavoro, non si fa piú riabilitazione per risparmiare….ma il risultato é che in realtà i costi aumentano…le poche risorse, poi vengono destinate male, o peggio, a favore di ditte private che ci speculano….ci sarebbe da parlare per ore e ore…..

    • Paolo Grandi  Non è proprio cosi
      1) il metodo tav nonc’entra perchè di questi problemi se ne parla almeno dal 1980 quando furono istituite le USL di cui i Consorzi socio sanitari erano stati i precursoi
      Da allora inizio la razionalizzazione della rete ospedal
      iera qualche esempio viicino : chiusura dell’ospedale do Crevalcore , Formigine , Concordia S/S San Felice S/P e ( quasi ) Finale Emilia ( di questi ultimi nel modenese da medico ne vado fiero ) con indubbi miglioramenti per la popolazione
      Eì ovvio che la chiusura DEVE prevedere una organizzazione per l’urgenza e siu questo i tecnci devono avere soluzioni e i politici /cittadini giustamente sorvegliarne l’attuazione
      I ricchi o i poveri non c’entrano per nulla anzi iL contrario perchè se IO dovessi scegliere tra una casa di cura privata di Bologna o la struttura pubblica del Maggiore , Sant’Orsola NON avrei il MINIMO dubbio e sceglierei la pubblica per la maggiore dotazione di personale e tecnologia ( a cominciare dall’anestesista ovviamente , ma ben altro serve per una sanità in sicurezza e le piccole stutture sono inadeguate E NON E’ UNA QUESTIONE DI DANARO !!!!! )
      Se volessi dirla con un detto dei nostri vecchi : ” se proprio è meglio affogare dove c’è l’acqua alta “
      P.S
      le levatrici di un tempo ! Eccezionali come dimenticare ad esempio la Ninfa!
      la “poesia” della nascita di un tempo bellissimo !
      ma i risultati ieri e quelli oggi ….
    • Paolo Grandi  IL caso in oggetto fa pensare sarebbe da analizzare ,ma temo cher non si tratti di malasanità ,ma PEGGIO ( disagio sociale da povertà !! )
      ma è vero il TEMA principale NON sono le risorse ( che pure ovviamemte lo sono)
      ma l’organizzazione il modo com
      e vengono rediastribuite in base alla nuova organizzazione , la buona comunicazione /partecipazione superando le polemiche di interesse di parte e i pregiudizi
      L’aziendalizzazione andrebbe profondamente rivista è vero in passato vi sono stato sprechi da condannare ,ma l’attuale soluzione ha troppe ombre
  2.  

    • Monica Malaguti  Come ovunque, nel pubblico, si moltiplicano i posti dirigenziali e si tagliano operatori di base e servizi. Si moltiplicano le spese per IT, consulenze, piani industriali e si taglia in formazione di base. Nella sanità i tempi di attesa si allungano per i comuni mortali (costretti a rivolgersi al privato) e si opera nella logica di ciò che porta denaro in cassa. Il turn-over degli infermieri si è ridotto in rapporto 10 a 2, i servizi di base (consultori, ambulatori pediatrici…) stanno scomparendo. Non esistono più nemmeno le priorità di screening.. In caso di ereditarietà sul tumore al seno ed una visita annuale da prenotare la risposta è che le cose sono cambiate..per cui i tempi non vengono rispettati con le conseguenze che possiamo immaginare. I grandi interventi, concentrati nelle strutture più grandi vedono la rotazione di personale infermieristico impreparato (in quanto non formato) nella fattispecie “prestato” dalle piccole strutture… Le liste d’attesa sono inficiate dai “privilegiati” pazienti paganti, gli altri possono aspettare.. Accade così nella scuola, nei servizi, nella sanità. Siamo un paese che rinnega l’importanza dell’istruzione, la civiltà di una sanità che rimanga pubblica nei fatti (e non solo nelle parole), che tende alla privatizzazione della previdenza e dei servizi essenziali. Non ho niente da aggiungere, nè altro da commentare.
    •  
    • Paolo Grandi   Mi spiace Monica, ma ho vissuto dal 1973 al 2010 nella sanità Pubblica ci ho creduto totalmente e ci credo ancora totalmente , sono stato come dipendente attore delle enormi trasformazioni organizzative , giuridiche , tecniche
      Per quello che vale
      il mio pensiero c’è un fondo di verità in quello che scrivi , ma concedimi troppa confusione .
      Abbiamo ancora una delle migliori sanità del mondo ( non lo dico io ,ma vi è quasi unanimità negli indicatori internazionali ) l’analisi della morbiliità e della mortalità è un indicatore interessante
      Detto questo dobbiamo TUTTI senza polemica ( partiti /cittadini) lobbies ( sindacati ,operatoro sanitari e medici in particolare te lo dice uno che è stato consigliere regionale ANNAO ) correggere gli errori dell’aziedalismo , ben gestire i grandi positivi cambiamenti che la scienza ci offre.
      Il caso Porretta è un classico esempio di come NON si deve gestire ( Manager delal sanitò , alcuni politici/sindacati /comitati di cittadini) una scelta obbligata nell’INTERESSE DELLA SALUTE dei cittadini ( partorienti / neonati )
      Anche a Persiceto dobbiamo lasciarci alle spalle un certo modo di affrontare i problemi e qualcosa è cambiato negli ultimi tempi e affrontare con pragmatismo e ( da parte di alcuni ) onestà intelettuale il cambiamento, ad esempio BASTA con una visione ospedalecentrica della assistenza sanitaria !
      In sintesi piu territorio, piu assistenza per la cronicità, ricoveri solo per la patolgia complessa che deve avvenire in strutture centralizzate PUBBLICHE OVVIAMENTE
      Ma è un discorso che ovviamente non puo esaurisrsi in poche righe , un discorso comunque che livello Persicetano è stato recentemente affrontato publicamente in tre interessanti , partecipate e dibattute occasioni .
      Dimenticavo:
      percorsi diagnostico terapeutici/presa in carico del paziente sono una bella realtà della nostra sanità … ma anche le piu belle ideee camminano sulle gambe degli uomini !!!!!!!!!!