Per un libero Wi-Fi internet; la Carta dei Cento

Negli Stati Uniti ed ovunque in Europa è possibile aprire il portatile e scoprire numerose disponibilità a connessioni internet wireless, free o a pagamento, ma libere e presenti.

In Italia tutto questo non esiste, come sappiamo bene.

Non solo non esistono le reti di copertura wireless, ma si continua da anni a riproporre l’assurdo Decreto Legge che impone l’identificazione con Carta d’Identità a chi si connette in rete.
Il Decreto restrittivo, presente solo in Italia, voluto dal 2° governo Berlusconi nel 2005 (e confermato dal governo Prodi) ha mostrato effetti disastrosi sulla comunicazione on line in Italia, difatti obbligando i fornitori pubblici di Internet a identificare con la carta d’identità chi intenda usare la sua connessione, di fatto si uccide il Wi-Fi.

Il Decreto verrà ripresentato in Parlamento il prossimo dicembre e, per la prima volta, è sorto un comitato di società civile e di politica, la Carta dei Cento, che si muove per sensibilizzare l’opinione pubblica prima che a dicembre il consueto decreto Milleproroghe ammazzi la Rete senza fili per un altro anno.

La Carta dei Cento per il libero Wi-Fi per la prima volta chiede al governo e al Parlamento di emancipare Internet da quella norma antistorica, che penalizza ulteriormente il nostro Paese così arretrato e sottosviluppato nella connessione al Web rispetto al resto d’Europa.

Diamo spazio nei nostri Blog e nei Social a questa iniziativa!

  1. In Italia internet non si vuole. Gli USA, quelli di oggi, sono fatti da chi ha inventato Google, Twitter, e così via, da chi è avanti, in tutti i sensi, da chi guarda al futuro, ed infatti Obama è giovane, e stato eletto dalla rete.
    L'Italia è fatta da Berlusconi, a sua immagine e somiglianza, e quindi internet non serve, come dice il Cavaliere, come dice anche D'Alema. Chi altro conta in Italia ? Nessuno.
    Allora la rete non s'ha da fare, perchè anarchica, perchè non controllabile, perchè non è utile al padrone.
    Quindi siamo indietro, addirittura in Africa (orientale) hanno connessioni migliori delle nostre, l'università di Oxford ha realizzato una ricerca dalla quale risulta che la velocità delle nostre connessioni è pari a quella dell'Ucraina. E questo ha una ricaduta devastante sull'economia, che ormai viaggia per la maggior parte sulla rete.
    Ma la rete, e quindi l'economia tutta, deve essere sacrificata per la sopravvivenza dei nostri politici-padroni. Il brutto è che la gente non se ne rende conto, altrimenti avremmo una classe imprenditoriale (non i Tronchetti Provera, che sono parassiti, ma gli imprenditori veri) che pretenderebbe riforme serie protestando in piazza. Invece ci si accontenta di poco, casomai del piccolo appalto grazie al politico di turno.
    Gli imprenditori sculettano davanti al politico, ingraziandoselo, sperando che il politico lo inviti al suo ricco desco.
    Siamo un Italia ad immagine della TV.

  2. Personalmente, mi sembra l'ennesimo esempio di "Paranoia all'Italiana". Nel vano tentativo di controllare ogni metodo di comunicazione, e essere in grado di rintracciare l'autore di ogni post, vogliono sapere sempre chi si collega e da dove si collega. Oltre che ad essere dubbioso sulla reale efficacia di questo sistema (mi ricordo una volta che in un'internet café a Milano hanno guardato il documento e non lo hanno neanche registrato!), la trovo anche una cosa "antipatica". Praticamente stiamo mettendo sullo stesso piano il check-in in aeroporto al tentativo di scaricare la propria posta o di aggiornare il proprio status su twitter!

    Sono d'accordo sul fatto che in altri paesi va decisamente meglio. Una volta era a Cap d'Ail (Costa Azzurra, vicino a Monaco) e nei bar, se ci si fermava per una consumazione, con un contributo simbolico (mi sembra fossero 0.50 euro) si poteva navigare liberamente. L'uso del servizio (in termini di banda e/o azioni) era lasciato al buon senso dei clienti e mi ha dato modo di effettuare una veloce connessione tanto inaspettata quanto gradita.