Non credo nell’ultimo dell’anno nè nel I°

Non credo nell’ultimo dell’anno.
Non credo nel I° dell’anno. O forse sì.

Credo nel veloce trascorrere della nostra vita, credo nel poco tempo che abbiamo per dargli un senso.
Credo che ogni giorno sia ugualmente importante e non dobbiamo rinunciare a  viverlo.
Perché allora fare gli auguri per un numero, il 2013, come per i numeri passati e per i numeri che verranno?
Numeri, testimoni di una convenzione fatta dall’uomo per imbrigliare  il tempo.

Non faccio gli auguri alla gente, no anzi li faccio perché le buone maniere, la necessità del viver civile mi impone di unirmi all’assordante cinguettio che inonda ogni luogo: BUON ANNO, con voce adeguata, espressione  stereotipata, compiaciuta e un po’ complice.
Ma cosa vorrei, se questo diluvio di due parole, Buon anno, potesse aiutare davvero le nostre attese ?

– Vorrei che quando pensiamo alla crisi economica ricordassimo la povertà delle generazioni passate o, per chi è più datato, la povertà che ha vissuto o visto in coetanei meno fortunati.
– Vorrei che quando pensiamo alla crisi economica pensassimo ai milioni ( miliardi ? ) di abitanti della terra che vivono in estrema povertà, dimenticati e senza futuro.
– Vorrei che  quando pensiamo alla crisi economica ci impegnassimo a ritornare ad  una vita priva di sprechi, quella che fino a ieri con saccente moralismo condannavamo come ”consumismo “.
– Vorrei che quando pensiamo alla crisi del lavoro ricordassimo i tanti mestieri in cui eravamo eccellenze  e ora non vogliamo più fare.
– Vorrei che quando pensiamo alla crisi del lavoro pensassimo a come lasciamo colpevolmente  decadere la straordinaria bellezza naturale, artistica, storica  della nostra nazione che se ben utilizzata potrebbe garantire ricchezza e rispetto per l’ambiente, patrimonio per le generazioni che verranno.
– Vorrei che quando pensiamo alla crisi del lavoro pensassimo che prima di fare bisogna ben imparare a fare e poi fare bene con passione, amore.
– Vorrei che quando pensiamo alla crisi del lavoro, non c’è lavoro più dignitoso o meno dignitoso, la dignità  è figlia  della onestà, della capacità, del modo con cui lavoriamo o facciamo lavorare altri.
– Vorrei che quando pensiamo alla crisi del lavoro, chi crea lavoro fosse consapevole che lavoro non è sinonimo di finanza e che il lavoro è superiore alla finanza, non un suo corollario.
– Vorrei che quando ci lamentiamo per i nostri piccoli malesseri pensassimo a chi soffre davvero vicino a noi e nei tanti luoghi dimenticati della terra.
– Vorrei che quando vediamo un arma vedessimo in lei la sofferenza per tanti.
– Vorrei che quando il nostro sguardo incontra giovani volti celebrati nella morte in un sacrario di guerra ci domandassimo: perché ?
– Vorrei che non dimenticassimo l’immensa gratitudine che dobbiamo alle generazioni che ci hanno generato per la libertà che ci hanno lasciato.
– Vorrei che non dimenticassimo che libertà, democrazia, significano anche impegno, responsabilità, sacrificio, coraggio.
– Vorrei che non dimenticassimo i popoli che ancora non conoscono la libertà  anche per colpa nostra, dei nostri piccoli interessi e domandarci che fare? E poi fare!!
– Vorrei che conoscessimo il significato di senso civico, onestà intellettuale.
– Vorrei che curassimo i nostri diritti come i nostri doveri.
– Vorrei che fossimo impegnati a lasciare alle generazioni future un mondo più vivibile e non solo ad inseguire  il benessere dei nostri rapidi giorni.
– Vorrei che la tolleranza, l’ascolto fosse il primo impegno in ogni luogo in cui si fa politica.
– Vorrei che  le religioni fossero fonti di amore di pace e non di divisione, intolleranza, prevaricazione, guerra.
– Vorrei che l’amore fosse il patto che unisce ogni coppia e non altro.
– Vorrei che parole come maschilismo, femminismo  scomparissero nei libri di storia annullati dalla vittoria della libera  affermazione della vocazione insita in ogni essere umano.
– Vorrei che la cultura  fosse patrimonio di tutti e la parola cultura non avesse un retrogusto elitario, ma che ogni espressione del pensiero, dell’opera  del genere umano fosse  comunque apprezzata, rispettata come cultura.
– Vorrei che ci sentissimo tutti, indipendentemente dalle nostre origini etniche, culturali sempre più cittadini del mondo capaci di integrarci,  il che significa dare prima di volere, osservare prima di giudicare, imparare prima  di insegnare.
– Vorrei che fossimo consapevoli che lo straordinario progresso scientifico dell’ultimo secolo ci ha fatto fare solo qualche piccolo passo avanti e non fossimo abbagliati da una traditrice luce di  onnipotenza: la natura, per fortuna  è il vero dominus.
– Vorrei che chi vive rispettasse chi nascerà: i figli appartengono alla storia, alla continuità della nostra specie, non alla vanità, capricciosità, aspettativa personale, possessività di chi li genera.

Siamo stati figli,  avevamo il diritto di essere educati per scrivere un altro attimo di storia; siamo genitori, abbiamo il dovere di passare il testimone donando la nostra esperienza per chi dovrà continuare i giorni che verranno.

SAN GIOVANNI IN PERSICETO infine.
Vorrei che rimanesse/ritornasse PAESE, quel  PAESE che appartiene alla mia vita, alla vita dei PERSICETANI:
– luogo pulito, con il verde curato,
– luogo con vie incorniciate da  botteghe che ti offrono prodotti di qualità, quella qualità fatta di piccoli particolari, originalità, che nessun grande magazzino ti potrà mai dare
e tanto contorno di gentilezza e bonomia persicetana,
– luogo dove si possa camminare, andare in bicicletta senza pericolo.
– luogo ove cessa lo scempio della nostra bellissima campagna, lo so addio ai campi divisi in tornature dai filari  di vite maritata, ma basta con questo continuo degrado chiamato civiltà,
– luogo di eccellenze artigianali,
– luogo di dibattito, passione politica, passione sociale, ma con  tolleranza, ascolto, umiltà senza  prevaricazione.

NON  SONO  AUGURI, NON SONO SOGNI,
vogliono essere solo riflessioni, riflessioni  possibili perché ognuno  nel suo piccolo quotidiano può dare qualcosa.
La natura, i grandi personaggi della storia cambiano il mondo  è vero, ma anche se noi piccoli uomini  scompariremo dalla memoria quando verrà meno l’ultimo che ci ha conosciuto in vita, la nostra  apparentemente  insignificante esistenza aggiungerà una  piccola pietra nel cammino dell’umanità.

E allora quelle due parole BUON ANNO avranno un significato vero.

  1. Splendide parole di Fine Anno e di Inizio Anno, caro Paolo, e per questo anche io vorrei aggiungere un, Vorrei, ai tuoi, Vorrei, che faccio anche miei:

    “VORREI CHE ESISTESSERO TANTE PERSONE UGUALI A TE”… E TI AUGURO SEMPLICEMENTE:

    BUONA VITA! CARISSIMO.

  2. Ti ringrazio, di avere scritto queste belle riflessioni.

    Condivido tutto.

    Ma purtroppo……