Le metastasi nel sistema potere

Abbiamo scritto tante volte che la fine di questo regime sarebbe stata lunga e lacerante, e zeppa di colpi di coda.

In qualsiasi Paese normale, qualsiasi governo si sarebbe dimesso da tempo anche solo con una piccolissima parte delle indecenze che ogni giorno affiorano nell’entourage del Premier.  Ma qui da noi il Cavaliere continua imperterrito nonostante la metastasi del potere.

Il partito di Berlusconi appare allo sbando, intossicato dalla crescente miriade di indagati, condannati e rinviati a giudizio, in un mare dilagante di intercettazioni compromettenti.

Ed il caso dei “fratelli” della nuova loggia segreta, con scandalo tangenti sull’eolico che oltre Verdini (coordinatore del PDL) vede indagati Cosentino e Dell’Utri, accusati di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi.

Tutto il Pdl ci appare sull’orlo di una crisi di nervi e sono partite  le resa dei conti interne.

In questo marasma il presidente del Consiglio,  nella cieca furia che lo spinge ad abbattere i simboli e le istituzioni repubblicane, continua a sostenere che  “la magistratura è un cancro da estirpare“, senza accorgersi che è il suo stesso partito a coltivare la metastasi giudiziaria e che assieme a quella politica della corruzione sta inesorabilmente divorando il suo stesso governo.

Le inchieste si moltiplicano sempre più oramai fuori controllo e scoperchiano un verminaio che travolge a vario titolo uomini strategici e vicini al Premier. Da Guido Bertolaso ed il suo triangolo Balducci-Anemone-Fusi che ci hanno svelato il micidiale meccanismo di corruzione sistemica e di arricchimento personale legato alla Protezione Civile a Claudio Scajola, dimesso da ministro per aver arraffato (a sua insaputa) un mega-appartamento, fino a Aldo Brancher, dimesso da ministro del Nulla dopo aver tentato di approfittare della nomina per sottrarsi ai processi. E poi  Denis Verdini,  il coordinatore del Pdl invischiato negli appalti del G8, e pure nella P3, finalizzata al condizionamento dei giudici della Consulta per il lodo Alfano, alla fabbricazione di falsi dossier ai danni degli avversari nello stesso Popolo delle Libertà.

Ed il Sottosegretario alle Finanze  Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione camorristica, coinvolto anche nell’inchiesta sul killeraggio morale ai danni del presidente della Regione Campania. E l’immancabile  Marcello dell’Utri, Re di Publitalia e delle Due Sicile, fondatore di Forza Italia e garante degli equilibri tra Berlusconi e  Cosa Nostra (per la Corte d’Appello, certamente fino al 1993), anch’egli coinvolto nell’inchiesta sull’eolico (insieme al governatore della Sardegna Ugo Cappellacci),  e ospite di casa Verdini per le cene con magistrati corrotti come Antonio Martone ed il faccendiere Flavio Carboni, recentemente arrestato.

Questa cari amici non è più una banalissima “cricca“, che si riunisce per qualche mazzetta o per condividere qualche affaruccio di sotto-governo. Questo che appare sempre più chiaro è un vero e proprio “sistema di potere”  finalizzato ad interessi privati, che chiama in causa  “tutti gli uomini del presidente“.

Man mano che emergono i nuovi ed inquietanti spezzoni di queste inchieste, si comprende perché Berlusconi abbia bisogno di provvedimenti che cancellino le intercettazioni, in quanto è evidente che sconcertanti punti che lo riguardano verrebbero alla luce.  La legge-bavaglio esattamente a questo serve: non far conoscere agli italiani le malefatte di una “casta” che ci appare sempre più come un’associazione a delinquere.

Una ragnatela di diffusa illegalità, sempre più pervasiva. Non è più infettante il sistema ma è il Sistema.

Il Pdl è dilaniato da violente faide tra bande rivali ed il premier è parte integrante della metastasi;  fino a quando potrà nasconderla ai suoi stessi elettori blindando e difendendo sè stesso e gli uomini che la incarnano?