Le Forze del disordine

carlo-giulianiRicordo con estrema angoscia quei giorni del G8 di Genova.

Un’angoscia che montava crescente fin dai giorni precedenti i fatti, quando tutte le forze in campo sembravano impazzite, per motivi diversi tutte decise a sacrificare su quel palcoscenico mondiale l’incolumità di migliaia di pacifici cittadini rei di non condividere la politica della globalizzazione, rei di non saper intuire la manipolazione che si stava giocando sulla loro pelle.  Pedine ignare degli squallidi giochi di potere di politici decisi a tutto pur di apparire.

Nuovo governo Berlusconi.  Prodi era stato fatto cadere da un paio d’anni dai compagni di Rifondazione, reo di non aver saputo offrire loro sufficienti  spazi di potere e di clientela, lasciandoli bramosi e famelici e ferocemente decisi a dimostrare il loro potere di guida sulle masse. Al suo posto erano subentrati D’Alema e poi Amato, sostenuti da Kossiga e Buttiglione. E con Mancino Ministro dell’Interno.

Luca Casarini,  leader del movimento no-global italiano, impazzava nei telegiornali e nei talk show dai quali dichiarata guerra al sistema prometteva di lanciare i ‘suoi’ manifestanti contro tutto e contro tutti e di mettere a ferro e fuoco Genova. (Dopo quel G8 Casarini fu assunto da Berlusconi in Mondadori, che gli diede pieno appoggio nella pubblicazione di ogni suo possibile farneticante libercolo).

Gli faceva eco Vittorio Agnoletto, anche lui certo col suo “Genoa Social Forum” di poter sconfiggere la globalizzazione proprio lì a Genova, alla testa di migliaia di pacifici cittadini.  Inermi ed ignari di cosa si stava realmente preparando sulla loro pelle.

Il Governo del puttaniere si era formato da poco e tutti i suoi giannizzeri (Fini era vicepresidente del Consiglio e Scajola Ministro dell’Interno) scalpitavano per mostrare al mondo quanto erano bravi nel  sedare disordini e sommosse, reprimere i  facinorosi violenti ed  imporre legge ed ordine.  Senonchè non era sicuro che le migliaia di cittadini in arrivo a Genova li avrebbero provocati detti disordini,  ed allora ecco che per tutta la settimana precedente si è dato spazio ai fomentatori, e più i Casarini e gli Agnoletto dichiaravano la loro guerra in mondovisione, più si provvedeva a costruire barricate d’acciaio per le vie di Genova.  Alla vigilia della manifestazione era chiaro a quasi tutti che là sarebbe successo qualcosa di epocale, che era ciò che tutti volevano.  Cittadini a parte.

E questo avvenne.

Il vicepresidente del Consiglio Fini coordinò personalmente da Genova le operazioni di Polizia e Carabinieri, che l’occasione era troppo ghiotta di fronte al mondo.  (Successivamente si battè contro l’istituzione di una commissione d’inchiesta sul G8).   Cosa avvenne lo sappiamo tutti molto bene. Sappiamo bene (da filmati e testimonianze) di come i Black bloc apparvero organizzati dalle stesse Forze del disordine e di come quando essi agivano – indisturbati – da una parte di Genova, era dall’altra (e in zona verde, a cortei autorizzati) che si effettuavano violentissime cariche su cittadini inermi, donne pacifiche, ragazzi e anziani, massacrandoli e torturandoli accuratamente.  Un massacro premeditato: il ministro Scajola dichiarò in relazione all’organizzazione del G8 di avere autorizzato ad aprire il fuoco in caso di ingresso dei manifestanti nella zona rossa (“Fui costretto a dare ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa“)

C’era parecchio materiale video in rete ma è sparito. Questi i pochi ancora rintracciabili:

 

 

Le Forze del Disordine in quel frangente dimostrarono il peggio di sè; Carabinieri e Polizia, vere e proprie squadracce fasciste che al grido di Viva il Duce massacravano senza pietà (e senza ragione) pacifici dimostranti, colpevoli solo di avere un’opinione diversa dalla loro, e di esprimerla.  E anche questo era parte del gioco, della strategia. Si voleva mostrare agli italiani e al mondo un sistema capace di controllare con forza i facinorosi violenti, e che lo si faceva col pieno controllo di forze di polizia ben indirizzate ed ideologizzate. Poi non importa se non tutti i Carabinieri e non tutti i poliziotti fossero fascisti; l’importante è che questo apparisse, l’importante è che si consumasse lo strappo tra i cittadini e le forze dell’ordine, che nascesse e si spargesse contrapposizione ed odio.

E così fu.  Polizia e Carabinieri furono per anni considerati solo dei picchiatori fascisti e tutt’ora per tanti cittadini resta difficile considerarli lavoratori come era stato negli anni precedenti, proletari anche loro e pure sottopagati.  In realtà essi hanno obbedito ad ordini ben precisi, ma come il gatto che odia il pettine che gli strappa il pelo e non il padrone che usa quel pettine, anche i cittadini buontemponi hanno finito con l’odiare gli agenti, e non chi li aveva usati.

Ricordo lo sgomento provato quando le TV mostrarono le immagini dei poliziotti che uscirono vittoriosi dal massacro della scuola Diaz (mentre gli arrestati erano torturati senza alcuna pietà alla caserma Bolzaneto); ricordo il sangue dei pestati e la boria gradassa degli agenti che si guardavano attorno minacciando chiunque osasse manifestare dissenso. Ricordo molto bene un Deputato presente tra la folla zittita che sibilava loro, pur minacciato, – lo sapete che state compiendo un reato,  eh?!  Lo sapete che questo non passerà impunito!?  Lo sapete che vi denunceremo e pagherete per questi reati!? – e sembrava l’unico ed ultimo baluardo di speranza del possibile salvataggio della nostra democrazia.

Poi tutto quel progetto di fare del nostro Paese un regime fascista fallì miseramente, e gli strascichi e gli schizzi di quel fallimento stanno infangando tutt’ora la nostra Italia. I responsabili dei massacri di Genova sono stati processati e condannati, come aveva promesso quel Deputato, anche se molti di loro pur condannati sono rimasti al loro posto, perchè l’attuale Ministro dell’Interno Maroni li considera eroi, di loro si fida ciecamente e non solo ha confermato le loro cariche ma li ha pure promossi.

Così, tanto per non dimenticarci chi sono i nostri Ministri, e di quanto ci sarà da lavorare per riportare una accettabile democrazia nel nostro Paese.

  1. Quante osservazioni si affastellano nella mia mente. Vissi il G8 come si legge nel mio racconto, che è pressoché autobiografico. Non ero in vena di impegno, fuggii dalla città. Però però…
    Posso dire che si sentiva parlare da tempo della possibilità di un morto, e si insisteva, come se fosse già scritto che dovesse accadere, un pegno da pagare per dare una lezione. E la lezione fu data. Per anni si sentì dire ” se l’è cercata” ” anche il padre l’aveva cacciato a calci nel c…” ” come si fa a difendere un figlio così”.
    Genova mi ha proprio deluso. Era una città con forte vocazione libertaria e anarchica, ha finito per divenire bieca e in preda a camarille e consorterie, e in questi dieci anni è peggiorata. Mugugni sempre di più, coraggio sempre di meno.
    Quando sento di genitori che condannano i Giuliani per l’appoggio alle idee del figlio, io, che figli non ho, mi chiedo cosa farebbero loro, che magari hanno gentili figliolini che salutano e vanno al rave a fare sfracelli…se Carlo non ha pagato errori di altri, magari ,e comunque se mai si fanno toccare dal benefico dubbio.
    No, hanno troppa paura.
    E la polizia…
    Non giudicatela troppo male. Ovunque e sempre le forze dell’ordine non sono pagate per pensare ma per eseguire. Ma non vedete il caposcorta del Bandana come soffre? Eppure continua, e forse non solo per i compensi maggiorati. Loro sono dall’altra parte e mai saranno dei nostri. Quello che amareggia è quando i nostri vogliono fare come loro…

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