Le finestre chiuse

Si scende dal treno, si prende il sottopassaggio, si attraversa il viale.

Poi si passa sotto la porta Garibaldi e si entra in paese. Corso Italia è una via bellissima. Lunga e stretta, con i palazzi storici in ocra e mattone e i balconcini di ferro battuto.

Corso Italia è un piccolo capolavoro.

Quando rientro a casa e c’è il sole (e non ci sono macchine, of course) mi piace camminare in mezzo alla strada a guardare la prospettiva che arriva fino alla porta Vittoria, con i portici bassi della tradizione emiliana che fanno da contorno sul lato sinistro. Nella tradizione, c’è anche il verde degli scuri.

È un bell’abbinamento di colori, il verde sul giallo ocra, o sul rosso mattone. E si nota molto bene, perché gli scuri sono sempre chiusi.

In corso Italia, quasi tutte le case sono sfitte.

In corso Italia nessuno abita più. Alla sera, quando non c’è più il sole e non si vedono più neanche i colori, sopra le vetrine dei negozi c’è solo il buio.

Un paese che lascia morire piano piano il proprio centro disabitato è un paese triste.

  1. “Un paese che lascia morire piano piano il proprio centro disabitato è un paese triste.”

    Bellissima la tua riflessione caro Francesco, e come non condividere la considerazione finale.

    In effetti sembra che in Corso Italia al momento gli appartamenti disponibili siano solo 4 o 5, di cui solo un paio da affittare, ma se fosse confermato, questo renderebbe ancor più angosciante il tuo articolo, perchè è senza dubbio vero che la sera così appaiono.

    Un enorme dormitorio-Paese, dove i cittadini tornano la sera stanchi, si chiudono in casa per pernottare e dal quale ripartono presto la mattina. Non escono, non si incontrano in spazi pubblici, ristoranti e bar sempre più vuoti ed attività (e luoghi) collettivi sempre più ridotti. Zero vita sociale insomma.

    Ed è davvero triste.   

  2. Permettetemi di dissentire totalmente dall’idea che Persiceto sia un paese dormitorio, un paese semimorto… temo che sia un’abitudine Persicetana quella di piangersi addosso e criticare costantemente la propria città senza accorgersi che si abita in un gioiellino della bassa, vivo e ricco di eventi che ogni mese coinvolgono tanto pubblico. Se avete modo di parlare con qualcuno che conosce Persiceto scoprirete che la nostra realtà è invidiata da tutti, non siamo un paese dormitorio, tutt’altro! Ogni mese, a volte ogni settimana c’è qualcosa da scoprire, sia il mercato di prodotti tipici o commerciantinfesta o l’evento musicale o la Fiera… abbiamo decine di eventi grandi e piccoli che riempiono i weekend invernali e le settimane estive… come dire… se avete voglia di dormire potete accomodarvi da un’altra parte… :-)

  3. Caro Andrea, grazie mille per il commento. Nessuno ha messo la presenza di “eventi”, quanto la vivacità della vita di tutti i giorni nel centro storico. Inoltre, non è una questione di piangersi addosso. So perfettamente che esistono posti in cui si sta peggio, ma posso avere diritto di dire che mi piacerebbe qualcosa di più? O di diverso? O dobbiamo sempre e solo dirci quanto siamo bravi, quanto siamo belli, etc., etc.? Comunque, ti ripeto, grazie per il commento. Un po’ di dialettica è sempre benvenuta. 

  4. beh Francesco… vorresti qualcosa di più? Qualcosa di diverso? Parliamone… quale vicepresidente di Pro Loco sono sempre alla ricerca di nuove idee da sperimentare sul territorio Persicetano… ma sono ancora di più alla ricerca di persone che abbiano voglia di proporre, di mettersi in gioco e FARE qualcosa di nuovo a Persiceto… quindi… parliamone!

  5. Sì, parliamone.
    Io penso che nessuno si stia piangendo addosso, ma semplicemente Francesco metteva in evidenza la bellezza delle vie di Persiceto la loro cura, i colori, ma capisce che spesso ci manca qualcosa dentro al quadro; i persicetani.

    Ora, è vero che Persiceto è un paese vivo e vegeto in quanto a iniziative culturali e sportive grazie anche alla Pro Loco e a te, caro Balboni, ma tutto ciò si concentra e si consuma nel periodo delle fiere, del carnevale, dei mercati e poi?

    Di giorno la Piazza e Corso Italia sono vivi e pulsanti, ma all’imbrunire di tutti i giorni, sembra il coprifuoco, tutti chiusi in casa a guardare la televisione e la vita di società si conclude e se fai un giro per Persiceto puoi solo cogliere penombre e silenzio che, badate bene, anche essi hanno il loro fascino, ma non esageriamo.

    Dove sono quei bei bar dove ci si trovava alla sera e davano vita al paese? Il bar Mimì, il Venezian, il Centrale, Checco e altri, dove sono? E qui se qualcosa è morto non credo che sia colpa esclusivamente del Comune o della Pro Loco, delle colpe ce le hanno sicuramente i Commercianti e i privati che alle ore 20,00 tutto chiudono e buona notte al secchio.

    Girando per Crevalcore di notte, mi viene di fare una proposta oscena ma che forse ridarebbe impulso ai locali e alle notti persicetane: “Riapriamo il centro al traffico automobilistico dalle ore 20,00 alle ore 7.00.
     

  6. Caro Andrea, benvenuto nel blog di Persiceto Caffè.

    Ti confesso di provare una certa perplessità nella tua osservazione.   

    Sono davvero lieto che a te Persiceto non appaia un pase dormitorio e che anzi tu abbia trovato le condizioni per interagire col gioiellino della bassa, vivo e ricco di eventi che ogni mese coinvolgono tanto pubblico, ma vorrei che tu trovassi le condizioni anche per ascoltare chi queste condizioni non le ha trovate. Non è che siccome le hai trovate tu, le debbano aver trovate tutti. Nè significa che chi tenta di trattare questo argomento sia “contro” Persiceto o si debba con lui dissentire se si azzarda ad esprimere queste sensazioni.

      Ti confesso che il tuo commento mi ha fatto venire in mente la Santanchè, il suo dichiarare che oggi la domestica ce l’hanno tutti e lo sparare a zero contro chi tenta di dissentire. [Che è vero che lei ce l’ha, come tutte le persone che lei frequenta.]

    La domestica, purtroppo sappiamo che c’è anche chi non ce l’ha, (e siamo parecchi), così come sappiamo che la nostra Sangio, con le sue tante valide iniziative, lascia scoperte enormi fasce di giovani e di cittadini. Non riesce a coinvolgerli, non offre loro spazi e condizioni adeguati per poterlo essere.

    Il grido lanciato da Francesco, le sue finestre chiuse, credo debba dunque essere ascoltato e debba pure far riflettere. Altro che dissentire. Apprezzo quindi la tua proposta (e la tua disponibilità) a parlarne, ascoltando innanzitutto, e cercando di capire. :)

  7. Negli anni 70 io frequentavo il bar Marconi. Era il bar che frequentava anche Marco Schiavina “orso”, che già allora organizzava cineforum a prezzi modici. 
    Andavo anche da Bergamini che era frequentato da molti persicetani fra i quali anche Stefano Bicocchi “vito”.
    Quasi tutte le sere la gradinata della chiesa era occupata da gruppi di ragazzi e ragazze che chiacchieravano e giocavano a frisbee e la chitarra non mancava mai.
    Oggi al posto del “Marconi” c’è una profumeria.
    Che dire? Forse anche la piazza è specchio dei tempi. Gli anni 70 erano gli anni dei sognatori, dei rivoluzionari, di molte speranze.
    Oggi è il tempo delle banche, delle boutique, delle finanziarie, dei SUV pagati a rate, dei soldi prestati ma inesistenti.
     

  8. Scusate ma temo che stiamo parlando di cose differenti.
    Se parliamo del fatto che nessuno vive più il bar come si faceva 20 anni fa sono d’accordo con voi… è vero, verissimo! Ma non è un problema di San Giovanni, è un problema di cambiamento della vita sociale e delle abitudini degli italiani. Negli anni le associazioni si sono moltiplicate esponenzialmente e con loro gli interessi delle persone, sempre più gente la sera si trova altrove praticando sport o altre attività sociali. Persiceto in questo senso è tra le prime della classe abbiamo davvero tantissime associazioni che raccolgono migliaia di iscritti! Dall’altra parte poi il bar ha un fortissimo concorrente nella TV che non è più composta di 6 canali che “servono” sempre gli stessi 4 programmi, con Sky e con il digitale terrestre le opportunità di stare in casa e trovare un programma piacevole si sono moltiplicate anch’esse esponenzialmente. Infine come non parlare di questo mezzo che stiamo utilizzando ora? Sempre più gente passa la sera davanti ad un pc a sfogliare le pagine dei blog, dei social network… Credo che il problema non sia nel fatto che la gente non socializza più, forse più semplicemente non socializza più al Bar, ha trovato nuovi modi per socializzare…

    Se invece parliamo di piazza allora la cosa è diversa, come ho già detto, Persiceto è un paese molto vivo a livello di eventi, ogni mese (o anche più spesso) vengono organizzate manifestazioni più o meno grandi e più o meno frequentate sia da Persicetani che da non Persicetani. Inoltre d’estate la piazza è spesso piena di famiglie e ragazzini che giocano a pallone anche in assenza di eventi. 

    Rinnovo la mia massima disponibilità a parlarne per analizzare proposte per migliorare la qualità e la quantità degli eventi persicetani nella speranza che le critiche non rimangano tali ma si trasformino in idee costruttive per Persiceto!

  9. Ci mancherebbe, non ti devi certo scusare caro Andrea.

    Diciamo che stiamo tentando di trattare aspetti diversi dello stesso problema, dove il problema è l’aggregazione e la partecipazione, giovanili innanzitutto ma anche di tutti.  😀

    Nessuno mette in dubbio il notevole impegno presente nel nostro Comune per le attività e gli eventi, ma è oggettivo trattando questi argomenti riferirsi poi alla realtà locale.

    Il nostro obiettivo qui nel blog è ascoltare e comprendere innanzitutto queste osservazioni, e poi discuterle, come hai giustamente fatto, e infine cercare possibili proposte.

    Siamo appena partiti, ma già in alcuni articoli cominciano ad uscire queste proposte. Siamo sulla via giusta dunque.  :)

  10. Certo, non è un problema solo di San Giovanni, ma abitiamo qui e quindi partiamo da qui. A me una società che preferisce guardare la tv invece di uscire non piace, e mi sembra giusto dirlo. Io credo, per tornare la punto di partenza, che un centro storico abitato e più vivace – bar, spettacoli teatrali etc… – potrebbe essere una cosa. 

  11. Dunque…anzitutto cerchiamo di fare distinzione tra l’influenza generalizzata che i cambiamenti sociali hanno su tutte le realtà dei paesi di provincia come Persiceto e tra l’influenza che hanno sulla nostra peculiare realtà persicetana. La prima parte è facile da trattare: il paradigma economico del turbo capitalismo nel quale viviamo, coniugato alla sperequazione dei redditi e alle diseguaglianze sociali che ne derivano, annichiliscono la Comunità, caratterizzata dalla convivenza durevole, intima ed esclusiva degli individui, basata sulla reciproca comprensione che da vita ad un organismo vivo e pulsante dove la fiducia nel prossimo e nelle istituzioni è all’ordine del giorno. Al suo posto prende piede la Società, caratterizzata da legami di tipo contrattuale, atomizzazione degli individui, urbanizzazione incontrollata, contesti di vita quotidiana disgreganti, alienanti ed utilitaristici. Ora, al di la delle patologie sociali derivanti da questo contesto (malattie mentali, consumo di droge, malattie fisiche, riduzione della speranza di vita, scarso rendimento scolastico, gravidanze adolescenziali, violenza generica), ciò che più colpisce nella realtà di tutti i giorni è la percezione della felicità che va dissipandosi. Infatti, all’aumentare della crescita economica, oltre a un certa soglia, non corrisponde ne un aumento della qualità della vita, ne un aumento della felicità percepita.
    Con queste premesse possiamo calarci nella realtà di Persiceto e notare come l’elevato capitale sociale che possediamo argini notevolmente in parte i disagi suddetti, facendo percipre ad Andrea B. un paese che non ha nulla da invidiare ad altri paesi. Ma l’essere in una Regione fra le più ricche d’Italia e possedere un buon capitale sociale, sebbene mitighi notevolmente le patologie sociali, non impedisce comunque il disgregarsi della comunità, casomai in maniera più pacata e soft, che percepisce Francesco vedendo sparire il volto umano tipico del paese di provincia.
    Questa è la mia opinione, poi non so…io tendo molto a interpretare e questo spesso crea fastidi…spero non sia questo il caso =)
     

  12. Il dibattito sta prendendo una piega davvero interessante.  :)

    “Enrico:

    ..ciò che più colpisce nella realtà di tutti i giorni è la percezione della felicità che va dissipandosi.

    Mi sembra che la tua interpretazione nonchè la tua analisi siano condivisibili Enrico. (poi sentiamo Francesco e Andrea B.)

    Tutto sta nella capacità di interagire con gli effetti del ‘turbo capitalismo’ sia dei cittadini che delle amministrazioni. Mi sembra che, a livelli differenti, sia presente in entrambi il tentativo di mitigare questi effetti fino al rifiuto, non sempre però con successo. E questo crea quelle ampie sacche di incomunicabilità, disaffezione ed isolamento di cui trattiamo.

    E’ senza dubbio una tematica difficile e complessa, e la sensazione è che tocchi saper guardare (e vedere) oltre gli attuali interventi, evidentemente non sempre efficaci.

    Potrebbero ad esempio andare almeno nella direzione della mitigazione di queste problematiche strutture organizzate specifiche come i Centri Giovanili?

    Purtroppo temo di no, (anche se ovviamente benvenuti). Che chi subisce oggi quel disagio deve essere messo in condizioni di poter individuare da sè vie d’uscita. Ecco, questo credo che potrebbe essere una direzione d’intervento su cui studiare.

     

  13. Enrico buongiorno! Molto interessante. Secondo me il rischio è che oltre alla comunità si disgreghi piano piano anche la società: certo senza rumore, e piano piano, ma senza ostacoli. Arrivando al paradosso che anche in un “piccolo” comune della benestante (ma ancora per quanto?) Emilia-Romagna si verificherebbe il più spietato dei paradigmi del turbocapitalismo degli anni ’80: “there is no thing as society, there are individual men and women and there are families”. Va ricordato che se l’individual o la family sono ricchi, possono fare anche a meno della csocietà se lo desiderano. Se uno è povero, invece, no. 

  14. “Francesco:

    Va ricordato che se l’individual o la family sono ricchi, possono fare anche a meno della società se lo desiderano. Se uno è povero, invece, no.

    E allora viene in mente la provocatoria imprecazione che abbiamo lanciato in altro blog: Forza crisi!