La classe operaia vota Berlusconi (e Bossi)

lavoratori_Carroccio Il partito di Berlusconi e la Lega (assieme ovviamente a Confindustria e al padronato in genere) stanno operando col ricatto l’ennesima manovra di distruzione di ciò che resta dei diritti dei lavoratori.

I lavoratori a Pomigliano il 22 giugno dovranno rispondere a questo quesito referendario:  “Vuoi che la Fiat chiuda e ti licenzi, oppure rinunci ai tuoi diritti, compreso quello allo sciopero? Rispondi!”

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Le analisi sulle recenti tornate elettorali mostrano che una elevata percentuale di lavoratori ha votato (ed intende rivotare) per il partito di Berlusconi o per la Lega.

Che è successo e che sta succedendo?

Le battaglie per i diritti che gli operai hanno fatto tra gli  anni ’60 e  ’80 sono state vinte perchè le condizioni “di mercato” di quei periodi  lo consentivano. L’industria cresceva e vi era una forte domanda di lavoro specializzato; ai padroni serviva una classe operaia istruita, capace di far funzionare nuove attrezzature, e con un buon salario, tale di consentire loro l’acquisto dei tanti beni che essi stessi producevano, dalle 600 ai frullatori.

Non c’era la globalizzazione allora nè l’Europa, ed il padronato era costretto a fare i conti con la propria forza lavoro nazionale, riuscendo appena a giocare sul serbatorio di manovalanza disoccupata del sud.

Ma anche nel caso della contrattazione sindacale è questione di domanda e offerta;  quando l’offerta di mano d’opera supera la domanda, il suo valore crolla. E con esso pure i diritti conquistati.

Nel prossimo futuro la situazione appare destinata a peggiorare. Abbiamo più volte ipotizzato un miglioramento di questo rapporto di forze con l’emancipazione dei lavoratori delle aree del pianeta ex sottosviluppate ed ora in forte crescita, come Cina e India, ma più procede lo sviluppo in quelle aree e più ci si rende conto che questo non potrà accadere. Certo quei lavoratori hanno già ottenuto miglioramenti ed altri ancora otterranno, ma resteranno ben lontani dalle condizioni salariali e normative dei lavoratori italiani ed europei, in quanto in quelle nazioni i disoccupati, la forza lavoro disponibile, appare infinita. Senza contare il  Sudest Asiatico o il Brasile, solo in India e Cina vi sono (e vi saranno sempre più) miliardi di lavoratori disponibili, pronti a lavorare a qualsiasi condizione. E con essi un corrispondente bacino di miliardi di consumatori.

Questi lavoratori oggi non hanno diritti sindacali,  salari medi attorno ai 2-300 €./mese e servizi (scuola e sanità) relativamente pur decorosi rispetto ai precedenti, ma tali da consentire loro poco più della sopravvivenza (come descritto nell’analisi di Marx nel Capitale per i lavoratori europei di metà ‘800).  Questi operai consentono la fabbricazione di beni a costi fortemente contenuti e spesso in fabbriche finanziate, gestite o dirette da europei; come potranno mai competere le fabbriche europee che devono far fronte a costi forza lavoro che superano i 4.000 €./mese?

Come oggi a Pomigliano, o rinunciano a diritti, parte di salario e lavorano di più o la fabbrica si sposta fuori dall’Italia.

I lavoratori europei (solo alcuni milioni) non potranno che essere costretti a livellersi a quelli cinesi o indiani (se pur leggermente migliorati) e non il contrario come una volta auspicato.

E torneremo presto ai livelli di inizio secolo o poco più.

Credo che in Italia oggi vi siano almeno un paio di anomalie che, prima o poi, saranno superate; il caso Berlusconi e la casta partitica che in modo complementare l’uno all’altro stanno intossicando il Paese. Non so quanto tempo ancora li dovremo subire, ma è ragionevole pensare che tutto questo avrà una sua fine, come sono finiti il peronismo in Argentina e Salazar in Portogallo, i Colonnelli in Grecia e … Bush in USA.  Mentre invece penso che la tendenza all’allineamento delle classi produttive a quelle di Cina e India, Brasile o Bulgaria sia una deriva oramai fisiologica con la quale dovremo fare i conti.

Queste anomalie italiane hanno reso possibile una forte anticipazione di questo processo, operando sin dagli anni ’80 un vero e proprio condizionamento televisivo sui lavoratori (e cittadini in genere) spostando gli ideali ed i modelli di vita all’effimero e al rampantismo.

Isolato e privato da confronti e dibattiti, abbandonato dai partiti di sinistra, privato dell’istruzione e bombardato costantemente dalle TV con messaggi condizionanti, il lavoratore è stato portato a credere nel mito del successo individuale, dell’acquisto facile a rate e della ricchezza a portata di mano e, paradossalmente, nel momento in cui ha perso lavoro e salario, casa, diritti e decenza,  è portato a ritenere tutto suo l’insuccesso, il mancato raggiungimento dell’ambìto gradino sociale vaneggiato vergognandosene, e guardandosi bene dall’addossarlo a chi successo e ricchezza ha invece ampiamente ottenuto, a spese del lavoratore, con cricche e truffe, corruzioni e ruberie.

In questo grigio scenario è inseribile anche la manovra, in corso, del Presidente Obama che tende al superamento della produzione di energia inquinante sostituendola con altra rinnovabile; è certamente un ottimo passo per il pianeta e per il genere umano, ma in sintesi è la fine di una lobby industriale e finanziaria, (quella del petrolio, ancora potentissima), che sarà sostituita da un’altra lobby, quella della green economy. Per i lavoratori coinvolti nell’operazione, a livello salariale e normativo non cambierà nulla.

In controtendenza con questo intero ragionamento appare invece la recente Riforma Sanitaria, che Obama ha quasi imposto, e che consente di assistere migliaia di cittadini indigenti, e a carico della collettività.

Lascio a voi i commenti.  :mrgreen:

  1. Molto interessante l’articolo di oggi di Scalfari che confermando alcuni di questi concetti propone sue tesi e vie d’uscita.

     

    … Allora non si può far niente? Bisogna rassegnarsi al livellamento verso il basso del benessere delle zone ricche del mondo?

    Qualche cosa si può e si deve fare. Ma occorre molta lucidità e molto coraggio…

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