La casta si autorigenera; come fermarla?

vomitoQuesto Blog purtroppo è ancora troppo giovane e non presenta ancora le condizioni per dibattere ampiamente e a fondo un argomento come dovrebbe, specialmente quando provocatorio come in questo caso.
Esprimo comunque questo mio discutibile concetto, sperando che ognuno di voi faccia il possibile per dire la sua, ed allargare così pensiero e coscienza di ognuno di noi. :)

Da tempo lamentiamo l’intossicazione dei partiti, tutti, da parte di una classe di politici che portano avanti esclusivamente le soggettive sfere di potere ed i propri personali interessi.

In questi ultimi anni passo dopo passo, leggina dopo leggina, hanno spostato ogni ganglo vitale del Paese e delle Istituzioni sotto il loro diretto controllo, che usano esclusivamente per fini elettoralistici, di sottogoverno e per affari personali .

Drammatica e sotto gli occhi di tutti è la situazione di Sanità ed Informazione, tanto per fare un paio di esempi.
Primari e medici che vengono nominati per interesse e conoscenza di partito e non certo per capacità professionale, con il risultato che i cittadini non possono contare su un’adeguata assistenza sanitaria in 16 Regioni su 20 e … muoiono in ospedale per sciocchezze.
Ancor prima dell’attuale occupazione berlusconiana della RAI, da tempo essa, da strumento d’informazione pubblica pagato dai cittadini, è divenuto uno strumento di lottizzazione partitica finalizzato alla propaganda con l’uso sistematico della manipolazione dei fatti; il 79% dei cittadini oggi apprende solo ciò che sta bene al sistema.

Altri semplici esempi della completa degerazione possono essere:

  • numero delle auto blu in Italia; 650.000.  (USA 70.000, Germania, Francia, Inghilterra da 40 a 60.000)
  • costo di 1 km. di Alta Velocità (TAV) in Italia; 64 milioni €. (Giappone, Germania e Francia da 9 a 10 milioni/km.)
  • durante Tangentopoli (1993) si è stimato in 12 miliardi di €./anno il costo che i cittadini dovevano sobbarcarsi per la corruzione; secondo la Banca D’Italia al momento il costo della corruzione è di oltre 65 miliardi di €./anno.

Tutti i programmi di tutti i partiti da un ventennio parlano di riforme: costituzionali e istituzionali, della sanità, della giustizia e dell’informazione ma mai un solo passo in avanti è stato compiuto da nessuno di questi partiti.
Le Province, formidabili e costosissime occasioni di sottogoverno che tutti hanno promesso di eliminare, sono invece costantemente aumentate, arrivando a creare Province con meno di 200 mila abitanti.

La riforma più urgente dunque, e determinate, è quella dei partiti.
Appare urgentissimo un loro drastico ridimensionamento, tocca cacciare la casta dalle posizioni che ha occupato abusivamente, illegittimamente ed arbitrariamente.

Ma in una democrazia sono solo i partiti che possono riformare sè stessi, e questo non lo faranno mai perché per loro significherebbe perdere quel potere che usano per condizionare l’intera società italiana, stuprandola, abusandola e ricattandola, pretendendo dai cittadini umilianti sottomissioni feudali per concedere loro, come favore, ciò che invece spetta loro di diritto.

E allora come uscirne?

Agli inizi degli anni Ottanta, il generale Evren con un colpo di stato pose fine al Kemalismo turco che aveva portato il clientelismo, la corruzione e l’occupazione dei partiti a livelli non più tollerabili, (anche se comunque lontani da quelli dell’Italia di oggi).
Il generale Evren prese il potere, spazzò via tutta la nomenklatura partitocratica promettendo che, fatta quella pulizia in altro modo impossibile, avrebbe restituito il potere alle legittime istituzioni democratiche. Promessa che puntualmente mantenne due anni dopo. E oggi la Turchia  è un Paese “normale” con una maggioranza, un’opposizione, un premier che rispetta le leggi e la magistratura, e partiti che stanno al loro posto e nel loro ruolo, che è quello di essere espressione dei cittadini,  non di occupare la società civile. Al momento non sarebbe tanto la Turchia a non avere i requisiti democratici per entrare in Europa, ma l’Italia che non li ha più per restarvi.

…che ne dite, vedete altre strade?  :mrgreen:

  1. La parola Colpo di Stato mi fa una grande paura. Capisco lo spirito della provocazione, ma vorrei tanto che il nostro colpo di stato fossero le elezioni democratiche.  Ma il rinnovamento della classe dirigente dei partiti è comunque necessario. Anch’io, dal mio essere un iscritto al Partito Democratico, percepisco una grossa mancanza di sintonia con gli ideali della “base” e le reali azioni della classe dirigente nazionale.  Talvolta mi sembra che il Pd di  Persiceto e quello nazionale siano cose completamente diverse. L’apatia e la rassegnata accettazione dello stato di fatto producono la casta, a mio modesto parere.  La via che vedo io per uscire è quella di darsi da fare, non rassegnarsi e non aspettare il fantomatico qualcun altro che metta a posto le cose, ma contribuire noi stessi, ognuno con le sue piccole capacità, a provare di fare qualcosa. Tutto questo reso più difficile dalla assurda anomalia in cui siamo finiti e che tutto il mondo, a parte noi, vede con scherno e incredulità.
     
     

  2. Lo vorrei anche io caro Balba, ma pur essendo riusciti a vincerle per ben due volte con Prodi, abbiamo poi solo visto la situazione degenerare a vista d’occhio, con i “nostri” che si adeguavano tristemente all’andazzo generale.

    Le truppe cammellate dei vecchi compagni che ben inquadrati hanno votato Bersan alle Primarie, anche a Persiceto, lo hanno fatto per disciplina di partito, senza nemmeno conoscere le sue reali intenzioni, o quelle ad esempio di Marino. Anche a Persiceto dunque una casta di funzionari/amministratori (anche bravi sia chiaro) ha spinto e si è mossa per l’autorigenerazione, per mantenere titoli e privilegi acquisiti.

    Se eri all’Assemblea per le Primarie non può esserti sfuggito il mortificante senso di assuefatto e scontato consenso che i vecchi presenti confermavano “a priori” ai loro leader locali “storici”.

    Con quei vecchi non si cambierà mai nulla e la casta farà sempre tutto il possibile per autoriproporre sè stessa.

    Una speranza c’è, e si chiama Popolo viola.

    Si è presentato con il colore di Marino e, assieme allo sconvolgimento di Puglia ha fatto cambiare politica a Bersani.

    Ora la casta deve fare i conti con la rete e con la pretesa della base di essere ascoltata e seguita e questo, finalmente, potrebbe essere un profondo punto di svolta.

  3. Non ero all’Assemblea delle primarie ma ero il presidente di seggio alle primarie a Sangio. E ho visto chi è venuto a votare. E sono certo che oltre la metà di quelli che sono venuti non sanno nemmeno cosa si propone di essere il PD.  Io ho votato Marino ma avrei votato anche Franceschini. Quando ha vinto Bersani (che rispetto tantissimo e che vedrei molto bene come ministro o anche premier) ho capito che il PD ha ancora tanta strada da fare prima di essere un partito moderno. Sul Popolo Viola anch’io nutro speranza, una speranza di risveglio delle masse inghiottite dalla telemignottocrazia. Ma sono anche convinto che ci voglia comunque una sana e buona esperienza politica alle spalle. Grazie per avermi inserito nel blog … mi sento un po’ come Yoani Sanchez! Ciao ciao
     

  4. No dai, … per ora Paola Marani e Tommaso Cotti non ci hanno ancora oscurato il blog nell’area Pericetana  😀

    Però non rispondono alle nostre domande nelle loro pagine di FB. :mrgreen:

     

    E’ un piacere averti qui Balba.