Identità

Dal latino der. di idem, “medesimo”. Essere identico, perfetta uguaglianza. Principio di identità, principio logico che asserisce l’identità di una cosa con se stessa ed esclude l’identità con altro. Di persona, l’essere quello e non un altro. Psicol., Il senso e la consapevolezza di sè come entità distinta dalle altre e continua nel tempo.

Quotidianamente sentiamo sbandierare il termine “identità” per emergere, distinguersi, rivendicare più o meno velatamente, una superiorità del proprio capannello rispetto agli altri. L’Identità è diventata un approdo sicuro in un mondo che va sempre più globalizzandosi ma che, paradossalmente, ci sta dividendo sempre di più. Da identità intesa come eguaglianza di se stessi nel tempo, è diventata sinonimo di territorio, di sangue, di legame al popolo o ad una classe sociale.

Questo suo evolversi nasce dalla necessità di autodefinirsi in un mondo dove nulla è certo e tutto cambia. Un filosofo atipico ci insegna che l’identità è l’alternativa all’anima, considerando quest’ultima come “sostrato permanente e immortale delle nostre sensazioni, idee o vissuti”. Locke dice che si può credere nell’anima solo per fede, ma non se ne può razionalmente dimostrare l’esistenza; tutto ciò che sappiamo è che viene alimentata, per quanto attiene il passato, “dalla persistenza della memoria (finchè dura) e, per quanto riguarda il futuro, dal nostro preoccupato proiettarci in avanti”.

Locke prima che filosofo era professore di Economia e, come ogni economista che si rispetti, sapeva che similmente alla proprietà, giustificabile solo in quanto frutto del lavoro e non di lasciti ereditari, anche l’identità e il suo mantenimento dovevano essere “creati e non dati”, cioè dipendono dal nostro continuo alimentarli, dall’essere sempre in continua evoluzione e cambiamento.

Pur condividendo solo in parte quanto riportato, condivido sullo scopo dell’identità, che resta quello di plasmare una comunità, di “idem sentire” tra tutte le differenze, anche profonde.

Per avere coscienza di chi siamo e assumere le nostre responsabilità, l’identità è quindi essenziale.

Per aprirci nuovi orizzonti in una società dove principi e tornaconti sembrano mescolarsi senza sosta, è necessario pensare a identità più anticonformiste e meno ottuse.

  1. I nati a Persiceto, come tutti gli altri, presentano alla nascita una situazione mentale a tabula rasa (a blank slate) priva di informazioni insomma e tutta da scrivere.

    Poi pian piano scopriamo che noi nati a Persiceto abbiamo alcune tracce (idee?) innate, come gusti, sapori e colori, probabilmente ereditate dalla madre, che sono quelli della nostra terra, le nostre radici insomma che tali resteranno ovunque poi noi si decida d’andare. Ed è indubbia la sensazione di averli nel Dna il lambrusco ed il clinto, a differenza del forestiero chianti, pur squisito.

    E’ discusso invece che, come con i sapori ed i colori, si possano ricevere anche principi innati. Locke non ci crede e dice che il principio d’identità non si eredita, ma si costruisce. 

    Un’identità costruita dunque, non ricevibile in eredità come le cose ed i beni, così come dice Antonio nella sua squisita considerazione che proietta l’accostamento dell‘identità dell’individuo a quello di una collettività, o se vogliamo ad una generazione collettiva.  Che ricorda molto lo Stato nascente di Alberoni. 

    L’individuare cioè un’identità collettiva, plasmandola su basi comuni e proiettandola avanti. Non necessariamente generazionale ma oggettivamente tale.

    Davvero interessante, grazie Antonio per aver aperto questo dibattito.

     

    Poi però tocca riuscire a confrontarsi anche con gli altri, quelli che non han cercato un‘identità loro e son rimasti al dolce e al rosso materni, e magari anche al clinto coi ciccioli.  :mrgreen:

  2. Per aprirci nuovi orizzonti in una società dove principi e tornaconti sembrano mescolarsi senza sosta… io aggiungerei al significato di identità anticonformiste anche quello di elastiche, inteso come vera apertura verso gli altri e salvaguardare tutti insieme il “bene comune”.
    Complimenti Antonio e grazie dell‘ospitalità, questo è il mio primo commento.
    Locke, Rousseau, Tocqueville, ed altri, gli insegnamenti li abbiamo tutti, usiamoli per una sana pedagogia civile.
    A ottobre sono stato alla scuola di libertà e giustizia a Poppi (Ar) di cui sono anche umilmente socio, Nadia Urbinati ha fatto una bellissima relazione parlando anche di Locke.
    Infine parli di identità responsabile, straordinaria parola di cui però negli ultimi 30 non ricordo nessun esempio pratico, se non il decidere di entrare o no in conflitti bellici.
    Insomma mi ripeto insegnamenti storici, per compiere veramente riforme innovative, il nostro Piero Calamandrei lo spiega bene in “Scuola e democrazia” discorso pubblicato nel libro “Lo stato siamo noi”.

    Qui abbiamo errato, questo libro di Calamandrei andava consegnato porta a porta a tutte le famiglie e non venduto a 7 euro!
    Ciao Antonio.