Giuseppe e Loredano

Giuseppe e Loredano avevano più o meno la stessa età. Il primo era nato nel 1924 il secondo tre anni dopo nel ’27. Entrambi si sono ritrovati adulti, oggi li chiameremmo ragazzi, negli anni immediatamente successivi alla fine del secondo conflitto mondiale.

Entrambi erano figli della nostra terra, il primo di Persiceto, il secondo di un paese vicino.

Giuseppe aveva una cultura maggiore rispetto a Loredano, diplomatosi perito agrario nel 1943, aveva continuato gli studi universitari, laureandosi nella facoltà di agraria di Bologna nel 1948.

Loredano invece era un semplice operaio, ma aveva come Giuseppe un sogno, una missione, uno scopo che in quegli anni tormentati del dopoguerra, li facevano entrambi sognare per un mondo migliore.

Giuseppe e Loredano vedevano le condizioni in cui si trovavano i braccianti agricoli, poveri cristi tartassati e umiliati da padroni terrieri senza alcuna morale, egoisti e seppure il regime fosse caduto, con ancora grandi simpatie fasciste.

Giuseppe e Loredano oggi diremmo erano, dei “rivoluzionari”, pur restando ognuno con le proprie convinzioni morali e religiose. Entrambi erano sindacalisti.

Volendo fare un raffronto con i nostri giorni, diremmo che oggi Giuseppe sarebbe Bonanni della Cisl e Loredano, Landini della Fiom.

Giuseppe era profondamente cattolico e praticante. Loredano muoveva i suoi primi passi nel sindacato (CGIL), che a quei tempi era un tutt’uno con il partito comunista. Per quei tempi il partito era per il popolo “il sol dell’avvenire” della povera gente, e degli oppressi, in parole povere, rappresentava la speranza di un mondo migliore dopo tanti anni di soprusi fascisti.

Giuseppe era diventato attivista del sindacato delle Acli, allora chiamato in modo spregevole, sindacato dei preti, e quando sotto questa veste parlava ai lavoratori dei campi che con regolarità, come Loredano proponeva le stesse cose e gli stessi obiettivi.

Ma i discorsi che Giuseppe faceva, apparivano provocatori per i dirigenti locali del partito comunista, che decisero che bisognava dargli una “lezione” che si sarebbe ricordato a lungo.

E questa “lezione”, delittuosamente si concretizzò nella giornata del 4 novembre 1948, mentre rincasava in bicicletta dopo una serata trascorsa con la fidanzata Lidia, per mano di tre facinorosi, che poi si scoprì appartenere alla sezione locale del partito comunista, che lo massacrarono a colpi di spranga.

Loredano era un operaio di 22 anni residente a Calderara di Reno e quel giorno di domenica 13 giugno del 1949 si trovava a San Giovanni in Persiceto, assieme a 60 braccianti nel pieno di una lunga lotta sindacale. Stava manifestando per il lavoro, per un salario migliore, per conquistare diritti, quando in località Locatello degli scioperanti furono dispersi dalla Celere, mentre cercavano di convincere venti crumiri a smettere di falciare il fieno. Tuttavia una decina di scioperanti si fermò a parlamentare con loro e riuscì a convincerli.

A quel punto la Guardia Campestre Guido Cenacchi che non era conosciuto si intrufolò tra il gruppo, estrasse la rivoltella e la scaricò sugli scioperanti. Fu ferito il contadino Amedeo Benuzzi e ucciso il bracciante Loredano.

Così sono morti Giuseppe FANIN e Loredano BIZZARRI. Per ricordarli due cippi sono stati messi nel luogo del loro martirio.

Quello di Giuseppe Fanin si trova in Via Biancolina. Quello di Loredano Bizzarri in via Cento sulla sinistra a circa tre chilometri venendo da Persiceto.

Queste piccole e brevi note per ricordare e per fare conoscere alle nuove generazioni che non sanno, non per colpa loro, cosa rappresentano quelle due lapidi, quando frettolosamente, si passa davanti a questi cippi senza capire perché “stanno lì.”

Sarebbe bello se ogni tanto, nelle belle giornate di sole noi adulti, meglio se con i nipoti al seguito, con la scusa di una “biciclettata” li portassimo a visitare questi luoghi per far conoscere un pezzo della nostra storia locale, magari portando su questi luoghi un fiore .

  1. Bell’articolo Mauro che dovrebbe fare  riflettere
    L’homosapiens dovrebbe sapere  ben utilizzare il dono della intelligenza  per controllare la animale violenza  fisica  insita nella sua natura ,ma nella storia lo ha fatto troppo poco
    In questi giovani come in tanti altri giovani /vecchi morti prima ancora degli eroi vedo le vittime della stupidità umana .
    Rileggiamo la storia  e vedremo  l’assurdità l’inutilità della violenza
    E ora   ?
    Ora continuiamo , continuiamo
    Guerre assurde devastano  la terra
    Da noi in Italia troppe manifestazioni si trasformano  in violenza anzi a volte  nascono  violente
    L’informazione usa le parole  con violenza
    La “campagna elettorale “nasconde la pochezza  ideologica e di proposta con  l’offesa , l’aggressività verbale
    La mancanza di rispetto per i propri simili è violenza  spesso molto più dolorosa di quella fisica
    Fanin e Bizzarri per ora sono state morte inutili per noi , se volessimo davvero onorarli lasceremmo l’ipocrisia  dei ricordi affidati solo ad una lapide , al discorso di circostanza  ,ma scopriremmo l’eroismo della pace , del rispetto della sana civile dialettica , ma ci vuole eroismo vero , quello che in tanti chiamano demagogia , buonismo o addirittura  debolezza