Fahrenheit 2011

libri al rogoEra una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla solida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo
”.

Così inizia il romanzo di Ray Bradbury Fahrenheit 451, una delle più terribili distopie, una parabola sulla libertà di pensiero, il racconto di un terrificante futuro dove la cultura è bandita.
Non avremmo mai pensato di dover rivivere le gesta di Diocleziano quando appiccò il fuoco alla biblioteca di Alessandria, o i roghi dei libri da parte dei nazisti, in un paese formalmente democratico come è oggi l’Italia. Ma evidentemente non ci possiamo far mancare nulla, e quindi giù un altro passo verso un pozzo del quale non si intravede più il fondo.
La proposta di legge 4101, a firma dell’onorevole Gabriella Carlucci e di altri appartenenti alla Camera, ha un sapore fortemente censorio nel momento in cui si propone di istituire una commissione parlamentare di inchiesta sull’imparzialità dei libri di testo scolastici. Vale la pena di citarli uno ad uno i nomi di questi novelli Savonarola che firmano la proposta: Barani, Botta, Lisi, Scandroglio, Bergamini, Biasotti, Castiello, Di Cagno Abbrescia, Di Virgilio, Dima, Girlanda, Holzmann, Giulio Marini, Nastri, Sbai, Simeoni e Zacchera.

Secondo la prima firmataria del disegno di legge, la scuola statale non può trasformarsi in una fabbrica di pensiero partigiano, con i soldi del contribuente, e visto che negli ultimi anni, prosegue l’onorevole, gli editori hanno ordito una trama apposita per gettare discredito sulla parte politica opposta alla sinistra, urge la necessità di riequilibrare le forze in campo.
E non si parla in generale, ma si precisano fatti ed eventi, nomi e cognomi per dimostrare come nel tempo editori, giornali ed atenei abbiano ceduto alle melliflue lusinghe degli oscuri funzionari di Botteghe Oscure, realizzando in tutto e per tutto un’egemonia del pensiero gramsciano all’interno del mondo della cultura.
Così l’indice si punta contro l’abietto Peruta-Chittolini-Capra edito da Le Monnier, il quale descrive per il secolo scorso come personaggi storici Togliatti, “uomo politico intelligente, duttile e capace di ampie visioni”, Berlinguer, “uomo di profonda onestà morale e intellettuale” e De Gasperi, “statista”, senza nemmeno menzionare il miglior presidente degli ultimi 150 anni. Ma questo non è nulla a confronto del livello raggiunto da Camera-Fabietti, edito da Zanichelli, che si distingue per la quantità di notizie partigiane e propagandistiche. Il testo scolastico in oggetto è il primo colpevole di un colpo di stato culturale, prova ne è l’enunciazione che “nel 1994, con Berlusconi presidente del Consiglio, la democrazia italiana arriva a un passo dal disastro”.

L’elenco è molto lungo ma questi brevi stralci, secondo gli estensori della tempestiva proposta di legge, rendono l’idea di come negli anni si sia realizzato un contropotere culturale tanto più efficace in quanto non manifesto, e quindi maggiormente capace di corrompere efficacemente le giovani menti degli italiani.
Adesso, finalmente, moderni crociati della verità, i firmatari si propongono di rendere giustizia ad un torto gravissimo e rimettere a posto l’intera storiografia italiana.

Ecco, questo è dato apprendere dalle cronache parlamentari degli ultimi giorni, anche se si fa fatica a crederne la veridicità, quanto piuttosto si affaccia alla mente l’idea che codesto sia una scherzo da primo aprile un po’ tardivo. Ma nel momento in cui la stessa ministra dell’istruzione appoggia il succitato testo sostenendo che “qualche volta” c’è un problema di oggettività, la mente si offusca per un istante lasciando lo spazio ad un crescente sbigottimento.

L’espunzione di alcuni eventi dalla storia, l’eliminazione dei giudizi, il controllo della storia sono elementi propri dei regimi totalitari, e subitamente la mente corre all’epoca del ventennio quando la voce Fascismo dell’enciclopedia Treccani veniva redatta sotto il controllo diretto del Duce.
Non è difficile non riscontrare in tutto ciò un nemmeno troppo celato fastidio per il pensiero libero ed indipendente, l’esigenza di un controllo sulle voci dissonanti al punto di eliminarle e sopprimerle dal sistema, fino a ridurre tutto ad unicum, in una sintesi aberrante che non consente alcun tipo di contrapposizione o dialogo.
È il dialogo che si punta ad eliminare, così come a L’Aquila tutte le decisioni furono centralizzate e nessun apporto dai locali fu mai preso nelle benché minima considerazione, allo stesso modo si è liquidata la questione rifiuti con la forza, imponendo il pensiero unico e dichiarando tutto il resto “delinquenza” da sopprimere e basta.
Come sosteneva Bradbury: “capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive”. Ed allora cosa è più semplice che dare alla gente facce senza pori, tutte belle, semplici, lisce, sorridenti, che non ti diano da pensare, e semmai qualcuno volesse proprio fare lo sforzo di rimuginare non c’è alcun problema, anche qui la soluzione è in Fahrenheit 451: “riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri di essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione di movimento, quando in realtà son fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza”.

L’arma finale della pacificazione delle coscienze è già pronta e carica da anni: la televisione.  L’unico oggetto che riceve continue attenzioni dal governo in carica, con sovvenzionamenti assidui, a danno della banda larga che rimane sempre più indietro, televisione che è sempre sotto il più stretto controllo degli uomini più fidati del padrone delle telecomando. E questo nonostante i suoi officianti ci abbiano raccontato per anni la favola della Tv che non sposta nemmeno un voto!
L’unico strumento di diffusione del pensiero consentito è la televisione, completamente assorbente, totalitaria, unidirezionale, che non consente alcun dialogo o pensiero critico, dispensatrice d’illusioni, prima di tutto quella di far parte di una grande famiglia. La televisione impegna le persone e le emoziona, le coinvolge in vite del tutto avulse e lontane, ma che magicamente ti sembrano tue, ti entrano in casa come fossero parenti affettuosi e sinceri.
No, questa non è la nostra vita, ma la realtà distopica del libro di Bradbury, ma a rileggerlo rimane un retrogusto amaro, come qualcosa di già visto, di già vissuto, mentre la tragedia si tramuta in farsa.

C’era un buffissimo uccello, chiamato Fenice, nel più remoto passato, prima di Cristo, e questo uccello ogni quattro o cinquecento anni si costruiva una pira e ci si immolava sopra. Ma ogni volta che vi si bruciava, rinasceva subito poi dalle sue stesse ceneri, per ricominciare. E a quanto sembra, noi esseri umani non sappiamo fare altro che la stessa cosa, infinite volte, ma abbiamo una cosa che la Fenice non ebbe mai. Sappiamo la colossale sciocchezza che abbiamo appena fatta, conosciamo bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e finché sapremo di averle commesse e ci sforzeremo di saperlo, un giorno o l’altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi e di saltarci sopra. Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore di gente che si ricorda”.

Alla fine ci rimane solo una magra consolazione, come disse Sigmund Freud quando venne a conoscenza che suoi libri erano stati bruciati: “Come è avanzato il mondo: nel medioevo avrebbero bruciato me!”.

  1. Un gruppo di squadristi brucia libri e documenti sottratti ad una sede Socialista

    Heinrich Heine: «Dovunque si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini».

    L’assessore alla cultura della provincia di Venezia, l’ex-missino-oggi-berlusconiano Speranzon, ha accolto il suggerimento di un suo collega di partito e intimato alle biblioteche del veneziano di:
    1) rimuovere dagli scaffali i libri di tutti gli autori che nel 2004 firmarono un appello dove si chiedeva la scarcerazione di Cesare Battisti;
    2) rinunciare a organizzare iniziative con tali scrittori (vanno dichiarati “persone sgradite”, dice).