Evviva, la crisi è finita! … o no?

ImpunityIeri Obama ha espresso un cauto ottimismo per il prossimo futuro dell’economia (e dell’occupazione) USA.

“Andiamo verso giorni migliori” dice il Presidente, valutando i dati positivi del mese scorso che mostrano un tasso di disoccupazione stabile al 9,6%, ma con il settore privato che ha aumentato gli occupati di 67.000 unità.  E il Presidente annuncia per la prossima settimana un nuovo pacchetto di stimoli. “La priorità adesso è dare un impulso alle piccole imprese”, ha detto il presidente, “in cui l’anno scorso si è verificato il 60% delle perdite di posti di lavoro”.

Visto l’annuncio di Obama, ecco che Tremonti, spinto anche dall’aria di elezioni anticipate che tira, non resiste e subito annuncia euforico che “L’emergenza è finita“, senonchè sarebbe almeno un paio d’anni che lui ed il nano lo dichiarano, dopo aver detto per un anno che la crisi non c’era, solo sensazioni psicologiche, quindi non è che appaia tanto credibile la cosa.

Sarebbe da ridere l’intervista di Tremonti pubblicata oggi su Repubblica, se non fosse per il fatto che rappresenta una tragica fotografia dell’assoluta incapacità ed incoscienza di questo governo.

E’ di fatto solo una gag, l’ennesima, a conferma del fatto che Tremonti e Berlusconi da 20 anni, stordiscono gli italiani con dosi massicce di frottole.  Nella puntata odierna del varietà del governo, Tremonti ci racconta, ancora una volta, che la crisi economica è finita, che i sacrifici più duri sono acqua passata, che l’Italia è più forte e gode di salute più degli altri paesi.

Ma aldilà dei proclami elettorali, come stanno veramente le cose qui in Italia?

Vediamo alcuni dati.

L’economista inglese Charles Young, in un suo libro pubblicato recentemente, Inpunity, dedica un intero capitolo sulla macroeconomia degli anni del governo Berlusconi.

Le statistiche sono chiare, e non possono essere scartate o attribuite a fattori internazionali fuori dal controllo di Berlusconi in quanto sono statistiche comparative e la conclusione è evidente: per quanto riguarda la crescita del PIL e gli altri parametri, l’economia italiana va peggio di qualsiasi paese nella zona europea.

Dice Charles:

Nei cinque anni precedenti il 2009 la crescita in Italia è stata di segno negativo – l’economia nel 2009 è stata più contratta rispetto al 2004 – mentre nel resto dell’Eurozona si è registrata una crescita positiva. Entrambe le cifre – il calo in Italia e la crescita nel resto dell’Eurozona – sono molto basse, e non va attribuito un eccessivo significato al picco negativo del grafico relativo all’ultimo anno.

Non vi è dubbio che basterebbero questi grafici a dimostrare l’inadeguatezza della gestione economica durante gli anni dei governi Berlusconi. Questo è dimostrato, in modo forse ancora più immediato, dai grafici che seguono.

Il primo grafico mostra l’Italia agli ultimi posti della tabella dei paesi del mondo per crescita del PIL pro capite dal 2001 al 2009 (otto anni durante i quali Berlusconi è stato per lo più al governo). Negli otto anni precedenti il primo duraturo governo Berlusconi, questo valore era stato molto più vicino alla media OCSE.  Al contrario, nel periodo caratterizzato dai governi di Berlusconi, l’economia italiana è stata l’unica importante economia al mondo a subire negli ultimi otto anni un consistente calo (fino al 6%)  del reddito reale pro capite. Ad alcuni piccoli paesi è andata ancora peggio – il crollo di un terzo del reddito pro capite nello Zimbabwe di Mugabe fa passare in secondo piano anche l’Italia di Berlusconi. Haiti e la Costa d’Avorio hanno subito rispettivamente una diminuzione del 7% e del 9%. Comunque, a parte questi tre paesi, a nessun altro paese al mondo è andata peggio che all’Italia.

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Oltre ai problemi giudiziari, alle escort e alle corruzioni, alle spaccature nel suo partito, alle tangenti ed alla perdita della piena leadership, questo è il vero scheletro nell’armadio di Berlusconi ben più imbarazzante e dannoso;   l’andamento drammatico dell’economia italiana sotto la sua gestione che prima o poi verrà a galla e della quale dovrà fornire spiegazioni credibili agli italiani che hanno perso casa e lavoro, fabbrica e servizi sociali.