Economia italiana ultimo atto

Standard & Poor’s ha deciso il 20 maggio scorso di tagliare da stabile a negativo l’outlook sul debito dell’Italia.

Il 20 maggio l’Europa ha imposto all’Italia di ripianare il deficit con  una manovra di almeno 40 miliardi di €. per consentirle di rimanere in Europa.

Il 27 maggio  Barroso ha avvertito l’Italia: “gli obiettivi economici (pareggio di bilancio) non sono negoziabili“.

Due giorni fa  in una nota l’agenzia americana Moody’s annuncia di aver posto sotto revisione l’attuale voto Aa2 dell’Italia valutando un “downgrade”.

Ieri Juncker (presidente dell’Eurogruppo) ha annunciato che il default della Grecia potrebbe contagiare anche l’Italia.

Questa la situazione.

Ma il puttaniere e Bossi devono fare i conti con i loro elettorati decisamente scontenti delle promesse mancate (e dello sfascio sin’ora prodotto dalla loro politica) e dopo una rapida consultazione via sondaggi hanno realizzato che abbassare le tasse alle fascie più ricche sarebbe sufficiente per tenerseli buoni. In mancanza perderebbero ulteriori consensi. Subito è iniziata una fortissima (quanto irresponsabile) campagna mediatica (Giornale, Il Foglio e Libero in testa) per un’immediata “riforma fiscale”, minacciando di licenziamento il Ministro dell’Economia nel caso non avesse accettato.

Dopo una rapida consultazione, Tremonti ha spiegato loro che l’operazione costerebbe circa 40 miliardi, che diverrebbero 80 con la manovra imposta dall’Europa; dove reperirli? E la proposta è stata: abbassamento dei livelli più alti dell’Irpef  (per i ricchi) e innalzamento dell’Iva (ulteriore salasso per i poveri). E subito la proposta è stata dichiarata “la Riforma Fiscale“.

Dovesse passare, sarebbe un disastro per la povera gente, che si vedrebbe aumentati tutti i generi di prima necessità e per l’economia italiana, che subirebbe un ulteriore calo dei consumi come effetto del diminuito potere d’acquisto delle classi meno abbienti.

Mentre riflettevo su questi devastanti contorcimenti politici dagli effetti disastrosi per l’intero Paese, mi chiedevo come avrebbero potuto rispondere i sindacati, ultimo baluardo dei lavoratori.

Me lo chiedevo a Bologna, il 17 giugno, alla manifestazione dei 110 anni della Fiom.

Ed ecco che improvvisamente, come colpiti da fulmine divino, Angeletti e Bonanni dichiarano solennemente che “o il governo vara la ‘Riforma Fiscale’ o se ne deve andare“,  minacciando (udite udite) lo sciopero generale –  Caspita che polso! … e che tempismo!

Questi da sempre se ne fottono di ogni ruberia e devastazione perpetrati ai danni del Paese dal diversamente alto e dai suoi accoliti, da sempre se ne infischiano delle disastrose condizioni raggiunte dai lavoratori nel regime berlusconiano e improvvisamente pretendono “la riforma fiscale“. E badate bene, non “l’abbassamento del costo del lavoro”, ma proprio la “riforma fiscale”, quella cioè sbandierata il giorno prima da Tremonti, quella che alzerebbe l’Iva insomma e dunque il costo di tutti i generi di prima necessità.

Non ho parole.

E in ultima analisi son proprio un ingenuo, che questi mascalzoni riescono ogni volta a stupirmi.