Dimissionato

Il puttaniere fecale si è dimesso.

L’inquisito è tramontato poco dopo le 21: stretto da giorni in un angolo da Napolitano, dove si contorceva sbavando ed urlando, e lanciando terribili anatemi e fendenti  tutt’intorno con la coda aguzza, ha infine rassegnato, stremato,  le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato.

In piazza del Qurinale la folla era in delirio con tifo da stadio, spumante e brindisi, ed ha poi proseguito a festeggiare tutta la notte con cortei di giubilo in auto e moto per il centro di Roma. L’imputato dopo le dimissioni ha evitato l’uscita principale del Quirinale per evitare le contestazioni che aveva già cuccato sia davanti a Palazzo Grazioli sia all’arrivo al Quirinale.

L’atmosfera era quella indignata ma liberatoria del Raphael di Craxi del 1993 , lancio di monetine e un boato senza fine, un’onda di abbracci, di baci, di gioia. Esplodono i tappi dello spumante, insieme all’entusiasmo: «Libertà, è finita».  Tutti scesi in strada da ore e ora saltano, danzano e cantano davanti al Quirinale.

 

 

 È una festa come a Capodanno o carnevale. I cittadini l’hanno pedinato tutta la giornata accompagnandolo nei suoi spostamenti con cori di slogan e insulti: ‘buffone, vattene a casa… a casa, a casa buffone, via la mafia dallo stato’, proprio come al Raphael di Craxi il 30 aprile 1993. E la rabbia, incontenibile, stasera si sfoga liberatoria su tutta la sua cerchia di ruffiani. Straquadanio e Nitto Palma ricevono la loro dose di ‘buffone’. Fitto, Lupi e Cicchitto sono sommersi di fischi. Qualcuno indica alla Meloni di dedicarsi al ‘bunga bunga’. E loro, stupiti, perdono le staffe: Sacconi saluta col dito medio e Formigoni fa lo stesso, aggiungendo però le corna. Anche la Carfagna reagisce alle critiche di una donna sul retro di Palazzo Grazioli.
Al Quirinale il differentemente alto entra dall’ingresso principale e la folla è incontenibile, preme sulle transenne e cerca di farsi sentire dall’asfaltato dimissionato. Il grido quasi unanime è uno: «Buffone, mafioso, in galera». Poi arriva la notizia, liberatoria e definitiva, quella più attesa dai cittadini: il Buffone si è dimesso.
Ma l’ormai ex premier non affronta più l’entusiasmo dei cittadini acclamanti, e difatti fugge da una porta secondaria e scompare nella notte romana. Non ha così la possibilità di rivedere il cartello «Game over» che campeggia sulla facciata del Quirinale, che da l’ultimo affettuoso saluto, all’imputato-deputato Berlusconi Silvio.

Questi ultimi giorni passati nei contorcimenti sbavanti, strettto nell’angolo e tenuto a bada da Napolitano sono stati terribili per lui. Alla deriva nel mare tempestoso degli impetuosi eventi principalmente del suo lacerato-lacerante partito, ha mostrato reazioni incontrollate e scomposte miste a sortite allucinanti, cambiamenti di rotta improvvisi e proposte assurde, e poi i minacciosi anatemi ripetitivi, dando la chiara impressione del suo stato di stordimento e di incoerenza totale, come un pacchettino galleggiante sballottato nella stiva d’una nave naufragata alla deriva, che imbarca copiosamente acqua dalle falle del suo fasciame disfatto.

È evidente la disgregazione del Pdl, ed è pure evidente che il Padrone e Capo Supremo di quel partito non è più in grado di comandare nulla e nessuno, ma è altrettanto evidente che nessuno lì dentro è in grado di sostituirlo. Il partito di fatto sta implodendo, nulla più sarà come prima e probabilmente non vedremo più questo Pdl.

In questo scenario a renderci ancor più lieti i cuori c’è la disperazione dei Responsabili. “Siamo rovinati” s’ode alla bouvette tra Mario Pepe (ex Pdl ed ex responsabile) e Antonio Razzi, deputato eletto nell’Idv e passato in maggioranza il 14 dicembre. I scilipotiani spiegano il loro stato d’animo sospirando: «Siamo tutti rovinati. Hai visto Romano? Non è nemmeno venuto, è già a casa quello».

 

Lo stupratore di minorenni si è dimesso. Ma non si è ancora arreso.

Spalle al muro, abbandonato dai suoi e privo di alternative, obtorto collo, costretto a rinunciare persino all’inserimento nel governo del fido Letta, ha dovuto accettare l’incarico a Monti per un Governo esclusivamente Tecnico.

Ma sibila ai suoi  “siamo in grado di staccare la spina quando vogliamo”, dice.

E giura di aver persino preteso che Monti non si candidi alle elezioni che seguiranno dopo il suo governo.  L’ennesima fanfaluca insomma, che mica ha precisato come potrà imporre questo dictat.

Certo, possono staccarla quando vogliono la spina a Monti, ma nel caso sarà Monti stesso a portare (e governare) il Paese fino ad elezioni anticipate, non più l’inquisito dimissionato.

E come si dice da molte parti, grazie alle firme per il referendum ora per cancellare la legge elettorale porcata bastano pochi giorni.  :mrgreen:

  1. Oggi Francesco Merlo su Repubblica ha pubblicato una sintesi-capolavoro di ciò che è stato e continuerà ad essere ancora per molto tempo il berlusconismo.

    La riporto integralmente, così che ci sia facile riconsultarla nei giorni a venire, quelli che ci vedranno impegnati a deberlusconizzare il nostro Paese.  😉

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    Quei pozzi avvelenati
    dalla giustizia alla Rai

    È certo che anche se Berlusconi andasse via, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Durante questo ventennio ha terremotato l’apparato statale infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. Dalle abitudini al linguaggio, ha “smontato” lo Stato

    di FRANCESCO MERLO

    È la normalità, la tanto attesa normalità, che ha reso storica la lunga giornata di ieri anche se ci vorrebbe un governo Monti delle anime e dei sentimenti e dei valori per liberare l’Italia dal berlusconismo. Nessuno dunque si illuda che sia davvero scaduto il tempo. Certo, alla Camera lo hanno giubilato, gli hanno fatto un applauso da sipario: è così che si chiude e si dimentica, con l’applauso più forte e più fragoroso che è sempre il definitivo.

    Poi Napolitano è riuscito a dare solennità anche all’addio di Berlusconi che sino all’altro ieri si era comportato da genio dell’impunità inventando le dimissioni a rate. Che lui nascondesse una fregatura sotto forma di sorpresa è stato il brivido di ieri, e difatti, inconsapevolmente, nessuno si è lasciato troppo andare e la festa, sino all’annuncio ufficiale delle dimissioni, più che sobria è stata cauta. Di sicuro Berlusconi non ha avuto il lieto fine. Entrato in scena cantando My Way ne è uscito con lo Zarathustra che premia “il folgorante destino di chi tramonta”.

    Dunque non c’è stato il 25 luglio, non la fuga dei Savoia né la fine della Dc, né tanto meno la tragedia craxiana, nessuno ha mangiato mortadella in Parlamento come avvenne quando cadde Prodi, non c’è stato neppure l’addio ai monti di Renzo anche se nessuno sa cosa farà Berlusconi, se rimarrà in Italia o invece andrà in uno dei degli ospedali che dice di avere regalato nei luoghi del Terzo Mondo.

    Tutti parlano, probabilmente a vanvera, di una trattativa parallela e coperta sui processi, di un salvacondotto e di un’amnistia che non hanno mai riguardato in Italia reati come la corruzione e lo sfruttamento della prostituzione. In un Paese normale la rimozione di un capo non produce mai sconquassi e siamo sicuri che il pedaggio che paghiamo alla normalità non sarà l’enorme anormalità di un pasticcio giuridico.

    È comunque certo che, anche se Berlusconi si rifugiasse ad Antigua, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Ecco perché ci vorrebbe una banca centrale della civiltà per commissariare il Paese dove Berlusconi “ha tolto l’aureola a tutte le attività fino a quel momento rispettate e piamente considerate. Ha trasformato il medico, il giurista, il prete, il poeta, l’uomo di scienza in salariati da lui dipendenti”.
    Dunque neppure nello storico giorno in cui è stato accompagnato fuori con il suo grumo di rancore invincibile e lo sguardo per sempre livido, è stato possibile accorarsi e simpatizzare. Non c’è da intonare il requiem di Mozart o di Brahms per l’uomo più ricco d’Italia che ha comprato metà del Parlamento e ha ordinato di approvare almeno 25 leggi ad personam. E ha terremotato lo Stato infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. E mentre i suoi ministri leghisti attaccavano la bandiera e l’unità dello Stato, Berlusconi organizzava la piazza contro i tribunali di Stato, la Corte costituzionale, il capo dello Stato. Anche il federalismo non ha preso, come negli Usa e in Germania, la forma dello Stato ma dell’attacco al cuore dello Stato. Avevamo avuto di tutto nella storia: mai lo statista che lavorava per demolire lo Stato. Quanto tempo ci vorrà per rilegittimare i servitori dello Stato, dai magistrati ai partiti politici, dagli insegnanti ai bidelli ai poliziotti senza soldi e con le volanti a secco?

    E quante generazioni ci vorranno per restituire un po’ di valore all’università, alla scuola e alla cultura che Berlusconi ha depresso e umiliato: contro i maestri, contro gli insegnanti, contro tutti i dipendenti pubblici considerati la base elettorale del centrosinistra, e contro la scuola pubblica, contro il liceo classico visto come fucina di comunisti. E ha degradato la più grande casa editrice del Paese a strumento di propaganda (escono in questi giorni i saggi di Alfano, Sacconi, Bondi, Lupi….). Ha corrotto una grande quantità di giornalisti come mai era avvenuto. Ha definitivamente distrutto la Rai affidata ad una gang di male intenzionati che hanno manipolato, cacciato via i dissidenti, lavorando in combutta con i concorrenti di Mediaset. E con i suoi giornali e le sue televisioni ha sfigurato il giornalismo di destra che aveva avuto campioni del calibro di Longanesi e Montanelli. Con lui la faziosità militante è diventata macchina del fango. Testate storiche sono state ridotte a rotocalchi agiografici. E ha smoderato i moderati, ha liberato i mascalzoni dando dignità allo spavaldo malandrino, ai Previti e ai Verdini, ai pregiudicati, e c’è un po’ di Lavitola, di Lele Mora e di Tarantini in tutti quelli che gli stanno intorno, anche se ora li chiama traditori. Berlusconi, che fu il primo a circondarsi di creativi, di geniacci come Freccero e Gori ha umiliato la modernità dei nuovi mestieri, della sua stessa comitiva, l’idea di squadra che all’esordio schierava a simbolo Lucio Colletti e alla fine ha schierato a capibranco Tarantini, Ponzellini, Anemone, Bisgnani, Papa, Scajola, Bertolaso, Dell’Utri, Verdini, Romani, Cosentino. Eroi dei giornali di destra sono stati Igor Marini e Pio Pompa. I campioni dell’informazione berlusconiana in tv sono Vespa, Fede e Minzolini. Persino il lessico è diventato molto più volgare, il berlusconismo ha introdotto nelle istituzioni lo slang lavitoilese, malavitoso e sbruffone. E’stato il governo del dito medio e del turpiloquio, è aumentato lo ‘spread’tra la lingua italiana e la buona educazione.

    E la corruzione è diventata sacco di Stato e basta pensare agli appalti per la ricostruzione dell’Aquila, assegnati tra le risate della cricca. Berlusconi ha dissolto “tutti i tradizionali e irrigiditi rapporti sociali, con il loro corollario di credenze e venerati pregiudizi. E tutto ciò che era solido e stabile è stato scosso, tutto ciò che era sacro è stato profanato”. Persino la bestemmia è diventata simonia spicciola, ufficialmente perdonata dalla Chiesa in cambio di privilegi, scuole e mense. Toccò, nientemeno, a monsignor Rino Fisichella spiegare che, sì, la legge di Dio è legge di Dio, ma “in alcuni casi, occorre “contestualizzare” anche la bestemmia”. E quanto ci vorrà per far dimenticare la diplomazia del cucù e delle corna, lo slittamento dal tradizionale atlantismo verso i paesi dell’ex Unione Sovietica, la speciale amicizia con i peggiori satrapi del mondo?

    E mai c’era stata una classe dirigente maschile così in arretrato di femmina verrebbe da dire con il linguaggio dell’ex premier: femmina d’alcova, esibita e valutata come una giumenta, con il Tricolore sostituito con quella grottesca statuetta di Priapo in erezione che circolava – ricordate? – nelle notti di Arcore. Persino il mito maschile della donna perduta e nella quale perdersi, persino la malafemmina italiana è stata guastata da Berlusconi, ridotta a ragazza squillo della politica: l’utilitaria, il mutuo, seimila euro, l’appartamentino, un posto di deputato e forse di ministro per lucrare il compenso – “il regalino” – agli italiani. Lo scandalo del berlusconismo non è stato comprare sesso in un mondo dove tutto è in vendita ma nel pagare con pezzi di Stato, nell’uso della prostituzione per formare il personale politico e selezionare la classe dirigente. E non è finita: se la prostituzione ha cambiato la politica, anche la politica ha cambiato la prostituzione. La Maddalena ha perso la densità morale che fu una forza della nostra civiltà, è diventata la scialba ragazzotta rifatta dal chirurgo ed educata dalla mamma-maitresse a darla via a tariffa.

    Il berlusconismo è stato l’autobiografia della nazione per dirla con Croce, non un accidente della storia. Non basta certo una giornata solennemente normale per liberarcene. C’è bisogno di anni di giornate normali. E per la prima volta non saranno gli storici a mettere in ordine gli archivi di un’epoca. Ci vorranno gli antropologi per classificare il berlusconismo come involuzione della specie italiana, perché anche noi, che siamo stati contro, l’abbiamo avuto addosso: “Non temo il Berlusconi in sé – cantava Gaber – ma il Berlusconi in me”.

  2. È stato bello

    – di Marco Travaglio –

    Non entrerò mai in politica. Scendo in campo. Il Paese che amo. Per un nuovo miracolo italiano. L’Italia come il Milan. Basta ladri di Stato. La rivoluzione liberale. Il Polo delle Libertà. Il decreto Biondi. Vendo le mie tv. Golpe giudiziario. Giuro sulla testa dei miei figli. Lasciatemi lavorare. Sono l’unto del Signore. Ribaltone. Scalfaro è comunista. Con Bossi mai più nemmeno un caffè. Mai detto che sono l’Unto del Signore. Dini è comunista. Il popolo è con me. Prodi utile idiota dei comunisti. Visco Dracula. Toghe rosse. D’Alema è comunista. L’amico Massimo. La Costituzione è comunista. La grande riforma della Costituzione. La Casa delle Libertà. Il premier non ha poteri. La grande riforma della giustizia. L’amico Vladimir. L’amico George. L’amico Muammar. Gheddafi leader di libertà. Nessun condono. Concordato fiscale. Scudo fiscale. Condono fiscale ed edilizio. Letta è una benedizione di Dio. Romolo e Remolo. All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto. La proporrò per il ruolo di kapò. Turisti della democrazia.

    L’Islam civiltà inferiore. Meno tasse per tutti. Tutta colpa dell’euro. La mafia, poche centinaia di persone. Grandi opere. Sono stato frainteso. Tutta colpa delle torri gemelle. Lei è meglio di Cacciari, le presenterò mia moglie. Il circuito mediatico-giudiziario. Fede è un quasi eroe. L’amico Bossi. Uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti. L’amico Pollari. Le rogatorie. La Piovra rovina l’Italia all’estero. L’amico Pompa. Il falso in bilancio. Mangano si comportava bene, prendeva la comunione nella cappella di Arcore. La legge Cirami. Dell’Utri è perseguitato. Legittimo sospetto. Previti è perseguitato. Il lodo Maccanico. Il Ponte sullo Stretto. Il lodo Schifani. Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri. Ciampi è comunista. Il decreto salva-Rete4. I poteri forti. La legge Gasparri. L’Economist è comunista. Che ne direbbe di una ciulatina? I direttori dei giornali devono cambiare mestiere. Bertolaso uomo della Provvidenza. La legge Cirielli. Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, anzi mandava la gente in vacanza al confino. Sempre stato assolto. La stampa estera copia da Unità e Repubblica. Napolitano è comunista. Giustizia a orologeria. L’amico Minzo. I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana.Telekom Serbia è tutta una tangente.

    I brogli di Prodi. La commissione Mitrokhin. La giusta amnistia. I comunisti cinesi bollivano i bambini per farne concime. Farò sparire la spazzatura da Napoli in tre giorni. Ho 109 processi. Sarkozy ha imparato da me. Chi scrive di mafia lo strangolerei con le mie mani. Il Popolo delle Libertà. Obama abbronzato. Il miracolo della ricostruzione dell’Aquila. Evadere è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini. Ai giudici noi insidiamo le mogli, siamo dei tombeur de femmes. Il Family Day. Che fate, ragazze, mi toccate il culo? Mille giudici si occupano di me. Agostino,trova una parte ad Antonella:è impazzita, racconta cose in giro. Lodo Alfano. La Consulta è comunista. Legittimo impedimento. Partito dell’Amore e sinistra dell’odio. Il padre di Noemi autista di Craxi. Prescrizione breve. Mai frequentato minorenni. Le mani nelle tasche degli italiani. La signora Lario mente. Processo breve. Vedi, Patrizia, tu devi toccarti. La privacy. Processo lungo. Candido Lampedusa al Nobel per la Pace. Caro dottor Fede, cioè volevo dire Vespa. Ruby nipote di Mubarak. Non chiamo Gheddafi per non disturbarlo. La legge anticorruzione. La mia fidanzatina. Siamo tutti intercettati. Solo cene eleganti. Riformare le intercettazioni. Pagavo Ruby perchè non si prostituisse. La rapina Mondadori. L’amico Lavitola. Me ne vado da questo Paese di merda. Il miglior premier degli ultimi 150 anni. Culona inchiavabile. L’amico Gianpi.Faccio il premier a tempo perso. La maggioranza è coesa. Ho i numeri alla Camera. Traditori.
    Mi dimetto.
    Sic transit gloria immundi.

  3. … e poi:

    Vinceremo il cancro in tre anni –  i giudici Squillante e Metta condannati per corruzione ( dalla Finivest)  –  Obamaaa (l’abbronzato) – ho dato soldi a Ruby per evitare che si prostituisse – Previti ministro della difesa – Gheddafi è un grande leader amato dal suo popolo –  la Minetti è laureata e parla inglese – Minzolini al TG1 –  Falsificare i bilanci in Italia non è più reato – non ho mai pagato una donna – Enzo Biagi cacciato dalla Rai –  lodo Schifani e lodo Alfano per evitare i processi – erano in fila per farsi scopare, me ne sono fatte solo sette – la Corte costituzionale è composta da comunisti – tutti gli avvocati Fininvest portatii in Parlamento – ho ricostruito l’Aquila in tre mesi – sono iniziati i lavori per il ponte sullo stretto – un milione di posti di lavoro – le mie erano cene eleganti – l’avvocato Mills condannato per corruzione dopo aver detto il falso  – il Bagaglino è il più bel programma della Tv – ho un paio di bambine ventenni da coltivare – l’amico Putin – ammiro Lukashenko che vince col 90% dei voti – Mubarak e Ben Ali sono amici carissimi – Fede, Lele Mora, Corona, Tarantini  – A Lampedusa faremo campi da golf e casinò – sono il più grande leader mondiale – il mio governo è il migliore dall’unità d’ Italia – l’utilizzatore finale di prostitute – Gelmini, Carfagna, Brambilla, Larussa, Bossi, Calderoli ministri della Repubblica – Romano, inquisito per mafia, nominato ministro – Dell’Utri, Verdini, Cosentino, Bisignani, Papa, Milanese, Lavitola – il mafioso ergastolano Mangano era un eroe – non sapevo che fossero escort – sono andato alla festa di Noemi perché conoscevo suo padre – per fare i giudici bisogna essere malati mentali- Santanché sottosegretario all’attuazione del programma di governo – il partito si chiamerà Forza Gnocca –  Eluana Englaro poteva generare figli – la Merkel una culona inchiavabile…

    COME E’ POTUTO ACCADERE ?

     

  4. E’ una foto che abbiamo visto tutti, scattata a Villa Certosa dal fotografo Antonello Zappadu e pubblicata 4 anni fa da Oggi, in questi giorni si svolge il processo intentato dal puttaniere contro l’allora direttore del settimanale per violazione della sua privacy.

    Però ragazzi che schifo!

    Guardatela bene; il nanerottolo infoiato con una mano fruga tra le cosce della ragazza con gli occhiali mentre con l’altra sta palpando una tetta dell’altra.  Tutte, anche la non palpata, «La rossa è Angela del Grande Fratello» tollerano annoiate.

  5.  

     

    Berlusconi e la corte dei miracoli (prima parte)

    Prima puntata (di tre) sullo scoppiettante 2011 dell’entourage dell’ex presidente del Consiglio.

    Da Dell’Utri alla Santanchè, dalla Gelmini ai peones misconosciuti. Il ‘meglio’ di un anno vissuto sui media.

  6. Non fonderò mai un partito.
    Se non entro in politica, vado in galera.
    Scendo in campo, per un nuovo miracolo italiano.
    Un milione di nuovi posti di lavoro.
    Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta.
    Non capisco perché a San Siro debbano entrare anche i tifosi delle altre squadre, togliendo il posto ai nostri: San Siro deve diventare solo rossonero.
    I poveri sono persone diseducate al benessere.
    Mai avuto a che fare con Craxi.
    Io sono l’unto del Signore.
    Il mio governo è schierato con l’opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati.
    Mussolini non ha mai ucciso nessuno, anzi mandava gli oppositori in vacanza nelle isole.
    Le mie aziende non hanno mai corrotto nessuno.
    Giuro sulla testa dei miei figli.
    Ho dato mandato irrevocabile di vendere le mie tv.
    Bossi parla come un ubriaco da bar, con lui non prenderò mai più un caffè: è un giuda, traditore, ladro e ricettatore di voti.
    La situazione della salute del Santo Padre è di assoluta tranquillità.
    Sarò lieto di incontrare il papà dei fratelli Cervi.
    In questo luogo passò Enea in fuga col padre Anchise e diede il via alla dinastia da cui nacquero Romolo e Remolo.
    Paolo di Tarso, il grande filosofo greco.
    Il Papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol: ha la stessa idea vincente del mio Milan, che poi è l’idea di Dio, la vittoria
    del Bene sul Male.
    Arafat mi ha chiesto di dargli una tv per la Striscia di Gaza: gli manderò Striscia la Notizia.
    Vorrei ricordare l’attacco del comunismo alle Due Torri.
    Ormai in Iraq c’è una vita regolare, poi certo ci sono le cose che non funzionano: ad esempio, i semafori a Baghdad non funzionano.
    Montanelli e Biagi erano gelosi di me.
    Anch’io ho scritto le tavole della legge, come Napoleone e Giustiniano; Mosè era solo un passatavole.
    Mai sentito parlare di All Iberian.
    Se perdo le elezioni lascio la politica.
    La nostra Costituzione è di stampo sovietico.
    Siamo il partito dell’amore contro il partito dell’odio.
    Non ho mai insultato nessuno.
    Coglioni! Faccia da stronza! Stalinisti! Ladri! Golpisti! Fascisti!
    I giudici sono matti, mentalmente disturbati, antropologicamente diversi dal resto della razza umana.
    Noi ai giudici insidiamo le mogli, siamo dei tombeurs de femmes.
    Per portare a Parma l’agenzia alimentare europea ho riesumato le mie doti di play boy e fatto la corte alla presidente
    finlandese.
    Ho trovato una cimice dietro il termosifone, sono spiato da procure deviate.
    Io ero contrario alla guerra in Iraq, ma Bush non mi ha dato ascolto.
    La proporrò per il ruolo di kapò.
    Gli sbarchi di clandestini, con noi, sono calati del 247%.
    Io non racconto barzellette: dico parabole.
    La sinistra ha una predilezione per i dittatori.
    Putin è un sincero anticomunista.
    Gheddafi è un leader di libertà.
    Bella l’Estuania!
    Sono alto un metro e 71.
    I give you the salutation of my president of the Republic.
    Il lifting me l’ha imposto mia moglie.
    Noi di Forza Italia abbiamo una moralità di livello così elevato che gli altri non possono nemmeno percepirlo.
    Risolverò il conflitto d’interessi in cento giorni.
    Le mie tv mi remano contro.
    Il trapianto è ottimo, lo consiglio a tutti.
    Sono sempre stato assolto.
    L’evasione di chi paga il 50% dei tributi è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini e che non ti fa sentire moralmente colpevole.
    Questa storia delle leggi ad personam è falsa: ne ho fatte solo tre, per me.
    Biagi, Luttazzi e Santoro han fatto un uso criminoso della televisione pubblica.
    Avete capito bene: abolirò l’Ici.
    Galliani è la persona più onesta che ho mai conosciuto.
    Il mio cervello è talmente sviluppato che ha espulso i capelli.
    La giustizia è un cancro da estirpare.
    D’Alema è er mejo figo der bigoncio, di lui mi fido.
    La mia religione è il maggioritario.
    Io sono per il proporzionale.
    Mai fatto affari con la politica, anzi ci ho sempre perso.
    Gli elettori si sono sbagliati, erano giusti gli exit-poll.
    Sto trattando con la Russia dell’amico Putin per aprire un corridoio negli Urali e collegarci all’Oceano Pacifico.
    Non ci sarà alcun condono fiscale.
    Noi siamo per il presidenzialismo.
    Mai stato presidenzialista.
    Non sapevo che mio fratello vendesse decoder.
    Odio andare in tv, è una cosa che non sopporto.
    Nesta al Milan? Impossibile.
    Gilardino al Milan? Mai, sarebbe amorale.
    Io sono il Gesù Cristo della politica.
    Va bene, paragonatemi pure a Mosè.
    Fra me e Confalonieri c’è un patto: quello di avvisarci reciprocamente qualora uno dei due rincoglionisse.
    E Fedele non mi ha ancora detto niente.
    Prodi ha mentito: in un paese normale si sarebbe già dimesso.
    Non c’è mai stato un’editto bulgaro.

  7. «Italia ha pagato più della Grecia»
    I dati che Berlusconi ha nascosto

    I grafici hanno questo: raccontano la realtà in maniera piuttosto brutale. Specie se questa realtà, nel tempo, è stata edulcorata, piegata, infine stravolta. Specie se questa realtà riguarda tutti noi. Il nostro Paese, le sue casse e la vita dei suoi cittadini. Lo pubblica l’Economist, e dice (brutalmente, appunto) che il paese che dal 2008 ha pagato più di tutti la crisi è l’Italia. Più della Grecia. Più dell’Irlanda e della Spagna. Ed eccola la fotografia scattata dalla rivista inglese. ** GDP (Gross Domestic Product) è il nostro PIL (Prodotto Interno Lordo).

    crisi economist

    Ora, giusto per ricordarci da dove veniamo, chi per anni ha sostenuto l’esatto contrario di quello che i dati dicono, ecco un breve video. A futura memoria.