De Magistris candidato in Campania

De_magistris_De Magistris in Campania; adesso tocca a lui

Per la situazione drammatica della Campania, con gli attuali candidati proposti, il suo futuro appare tragico.

Da una parte vediamo il candidato “reale” del regime Berlusconiano on. Cosentino, (mandato d’arresto per camorra confermato dalla Cassazione) dietro a quello “ufficiale”  ma di facciata di candidato sconosciuto ma apparentemente moralmente ineccepibile, dall’altra parte vediamo il Pd  di Bersani che sembra eccellere nella stupidità politica, candidando il dalemiano De Luca, (due rinvii a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa).**

Tutti le TV quindi, mostreranno al popolo delle zie e delle mamme, dei cuginetti e dei fratellini il candidato del PD, con i suoi bei rinvii a giudizio, come espressione della camorra, mentre il candidato “ufficiale” di Berlusconi, incensurato e sconosciuto, apparirà il vero salvatore della Campania, anche se in realtà è uomo di Cosentino.

Cari amici, dobbiamo fare il possibile per fermare questo scempio.

Questa ignobile farsa che sta per voltare alla tragedia dobbiamo tentare di trasformarla in speranza;  Luigi De Magistris deve annunciare la sua candidatura.

Questo è un appello che deve giungere chiaro e forte da tutto il popolo onesto di Campania, dalle personalità pubbliche, e con una grande ondata dal “popolo viola” di Facebook ;

“De Magistris candidato in Campania!”

Se si riesce in questa scommessa e De Magistris accetta, la sua candidatura metterebbe in crisi gli strateghi del Pd, che già presentano un lacerante dibattito interno,  e fargli comprendere che, alla sconfitta sicura di un due volte rinviato a giudizio con conseguente sputtanamento del partito ben peggio che in Puglia,  sarebbe molto meglio appoggiare la vittoria di un ex magistrato che difende la Costituzione.

E se la casta del PD avesse la meglio e decisessero di appoggiare comunque il loro inquisito,  la presenza della lista di De Magistris impedirebbe al candidato di Cosentino di raggiungere la maggioranza assoluta costringendolo ad un ballottaggio dall’esito quasi certo.

Oltre ad impedire il trionfo annunciato del regime e della Camorram, l’affermazione di De Magistris aprirebbe poi, dopo la disfatta di D’Alema in Puglia con Vendola, una pagina completamente nuova per l’opposizione democratica  mostrando un possibile  “nuovo inizio” capace di andare oltre l’Idv ed in grado di coinvolgere la sinistra radicale, l’associazionismo laico, i grillini e la base Pd. Tutta la società civile che resiste insomma.

Condividiamolo in tutti i nostri blog, nelle nostre pagine di Facebook;  cittadino De Magistris, non puoi sottrarti.

**
De Luca,

Quella del garantire cassa integrazione agli operai, purtroppo pare solo una bella fiaba, diciamo la “foglia di fico”.

Quei posti di lavoro oggi non esistono.
Il PM Gabriella Nuzzi, che ha osato indagare su De Luca (e con De Magistris sulla fogna politico-giudiziaria di Catanzaro) è cacciata da Salerno.
I rinvii a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa sono firmate da due gup, due giudici terzi.
Lo stabilimento altamente produttivo dell’Ideal Standard di Salerno fu chiuso apparentemente senza motivo e i dipendenti finirono in mobilità.
I suoli industriali che valevano miliardi vennero ceduti a prezzi irrisori a un gruppo di speculatori-immobiliaristi Emiliani finanziati da banche emiliane e venete
per realizzare un’operazione chiaramente non realizzabile e fittizia: il “parco marino Sea Park”, ma con quel progetto strappando indebitamente la cassintegrazione
e incamerando cospicui finanziamenti pubblici. Il maggiore beneficiari dell’operazione è stato il costruttore Vincenzo Grieco, stretto collaboratore di De Luca, proprietario
dei terreni destinati al “Sea Park” da un’improvvisa variante urbanistica illegittima che li trasformò da agricoli in turistici.

Risulta che i modenesi della Sea Park sono stati costretti a versare a Grieco fondi neri per 29 miliardi di lire e promesso al comune di Salerno di versarne altri 22 per oneri
concessori non dovuti, con garanzia fideiussoria.
Risulta che i 29 miliardi sono finiti sui conti della famiglia di Grieco, collaboratore di De Luca, e da lui prelevati in contanti e redistribuiti.
Il gruppo “Sea Park” fu poi costretto a versare altri 6 miliardi con assegni bancari girati per l’incasso a un collaboratore di Grieco, che li versò in un conto Unicredit
e successivamente prelevati in contanti e girati su conti della famiglia Grieco, collaboratore e amico di De Luca.

Nonostante i versamenti effettuati, la “Sea Park” non ottenne la proprietà dei terreni di Grieco, il quale oltre alle somme ottenute, incassò l’aumento della rendita fondiaria
dei terreni, gentile omaggio della giunta del suo amico De Luca.
Il gruppo emiliano esce privo di liquidità e ridotto al lastrico, e subentra un Consorzio di Società Immobiliari, ramo rifiuti, di un pregiudicato bresciano, Angelo Tiefenthaler.

De Luca lo appoggia immediatamente accettando il suo fantomatico programma di “riconversione industriale” con il quale si ottiene “anche” (ma indebitamente) le indennità
di mobilità e cassa straordinaria per gli ex lavoratori Ideal Standard, con il grande progetto di realizzare un centro turistico-commerciale e un inceneritore.
Arriva invece una centrale termoelettrica, costruita dalla multinazionale svizzera EGL, gemella di quella di Sparanise, nota per aver consentito di scoprire l’unione tra la finanza rossa
emiliana ed il clan Cosentino.

Per tutte queste vicende la PM Nuzzi ha chiesto al Gip l’arresto di De Luca e al Parlamento l’autorizzazione a usare intercettazioni indirette. Ma le richieste sono state respinte.
Quel Gip ha anzi immediatamente distrutto le bobine, anziché attendere la decisione della Consulta che ne decretò poi la piena utilizzabilità; subito dopo il fratello di quel Gip,
Luca Sgroia, è diventato segretario dei Ds di Eboli ed ha fortemente sostenuto la campagna elettorale per De Luca sindaco di Salerno.

Forse è il caso che analizziamo meglio quei rinvii a giudizio.
E ci interroghiamo con più onestà sui reali motivi che hanno spinto il PD a riproporre De Luca in Campania.

  1. Sono molto daccordo nell’appoggiare De Magistris affinchè le “facce pulite” vengano avanti a dispetto delle proposte PD di “facce sporche”.
    E’ ora di finirla e se il PD non è capace di svincolarsi dai loschi giochi interni, dobbiamo reagire e sostenere chi almeno stà dando il buon esempio facendo piazza pulita delle “facce sporche”.
    La Sistra deve ripartire con un’azione morale intransigente altrimenti non ci caveremo mai fuori da questo pantano immondo e immorale.:twisted:

  2. HA FATTO BENE DI PIETRO, NON CE L’AVREBBE MAI FATTA DA SOLO, E POI DE LUCA MI SEMBRA UNA PERSONA PER BENE, CERTO I SANTI LI TROVIAMO SOLO IN PARADISO, QUINDI SU QUESTO MONDO, QUALCHE COMPROMESSO LO DEVI TROVARE..

  3. La situazione giudiziaria di De Luca inizia ad apparire più complessa.

    L’intera famiglia De Luca è nei guai con la giustizia:

    • la moglie Rosa Zampetti è sotto processo per falso e abuso per aver presentato carte taroccate per vincere un concorso di sociologa Asl;
    • il figlio Piero è sotto inchiesta per reati fiscali a proposito di consulenze legate a due società vicine alle Manifatture Cotoniere Meridionali (al centro di uno dei due processi a De Luca padre). 

    Per strappare l’appoggio di Di Pietro, De Luca s’è impegnato con lui a dimettersi “in caso di condanna”. Ovviamente intendeva condanna di primo grado, che  in caso di sentenza definitiva le dimissioni sarebbero automatiche per legge per Sindaci e Governatori.

    Senonchè una condanna in primo grado De Luca l’ha già subìta, ma è tenuta segreta da tutti.

    La prima condanna di un pubblico amministratore per gli scandali della monnezza in Campania è stata emessa proprio nei confronti suoi e dell’ex sindaco Mario De Biase il 25 giugno 2004 dal giudice Emiliana Ascoli: 4 mesi di reclusione e 12 mila euro di ammenda a De Luca e 6 mesi e 16 mila euro a De Biase per aver violato le norme igienico-sanitarie del decreto Ronchi autorizzando lo sversamento di rifiuti (una montagna di 20 mila tonnellate) in un sito di stoccaggio provvisorio e abusivo a Ostaglio, una piazzola a ridosso della Salerno-Reggio Calabria. Discarica sequestrata dai giudici in quanto “abusiva” e “priva di autorizzazione” dopo che per due giorni e due notti, nell’agosto 2001, aveva preso fuoco avvelenando con una nube tossica l’aria respirata da 50 mila abitanti, mettendo in fuga cittadini e bagnanti e paralizzando il traffico dell’esodo estivo sull’autostrada maledetta.

     

  4. La situazione giudiziaria di De Luca inizia ad apparire più complessa.

    L’intera famiglia De Luca è nei guai con la giustizia:

    • la moglie Rosa Zampetti è sotto processo per falso e abuso per aver presentato carte taroccate per vincere un concorso di sociologa Asl;
    • il figlio Piero è sotto inchiesta per reati fiscali a proposito di consulenze legate a due società vicine alle Manifatture Cotoniere Meridionali (al centro di uno dei due processi a De Luca padre). 

    Per strappare l’appoggio di Di Pietro, De Luca s’è impegnato con lui a dimettersi “in caso di condanna”. Ovviamente intendeva condanna di primo grado, che  in caso di sentenza definitiva le dimissioni sarebbero automatiche per legge per Sindaci e Governatori.

    Senonchè una condanna in primo grado De Luca l’ha già subìta, ma è tenuta segreta da tutti.

    La prima condanna di un pubblico amministratore per gli scandali della monnezza in Campania è stata emessa proprio nei confronti suoi e dell’ex sindaco Mario De Biase il 25 giugno 2004 dal giudice Emiliana Ascoli: 4 mesi di reclusione e 12 mila euro di ammenda a De Luca e 6 mesi e 16 mila euro a De Biase per aver violato le norme igienico-sanitarie del decreto Ronchi autorizzando lo sversamento di rifiuti (una montagna di 20 mila tonnellate) in un sito di stoccaggio provvisorio e abusivo a Ostaglio, una piazzola a ridosso della Salerno-Reggio Calabria. Discarica sequestrata dai giudici in quanto “abusiva” e “priva di autorizzazione” dopo che per due giorni e due notti, nell’agosto 2001, aveva preso fuoco avvelenando con una nube tossica l’aria respirata da 50 mila abitanti, mettendo in fuga cittadini e bagnanti e paralizzando il traffico dell’esodo estivo sull’autostrada maledetta.

    Il dramma cari amici è che se venisse ulteriormente condannato sarebbe costretto a dimettersi “per legge”.

    Ed in quel caso si ritorna alle elezioni con i costi aggiuntivi, la paralisi della Regione e lo sputtanamento dalla destra per un PD di corrotti e camorristi, che a quel punto vincerebbe a mani basse… visto  che certo non proporrebbero di meglio che un altro pregiudicato espresso da Bersani, il portavoce di D’Alema?

  5. La situazione giudiziaria di De Luca inizia ad apparire più complessa.

    L’intera famiglia De Luca è nei guai con la giustizia:

    • la moglie Rosa Zampetti è sotto processo per falso e abuso per aver presentato carte taroccate per vincere un concorso di sociologa Asl;
    • il figlio Piero è sotto inchiesta per reati fiscali a proposito di consulenze legate a due società vicine alle Manifatture Cotoniere Meridionali (al centro di uno dei due processi a De Luca padre). 

    Per strappare l’appoggio di Di Pietro, De Luca s’è impegnato con lui a dimettersi “in caso di condanna”. Ovviamente intendeva condanna di primo grado, che  in caso di sentenza definitiva le dimissioni sarebbero automatiche per legge per Sindaci e Governatori.

    Senonchè una condanna in primo grado De Luca l’ha già subìta, ma è tenuta segreta da tutti.

    La prima condanna di un pubblico amministratore per gli scandali della monnezza in Campania è stata emessa proprio nei confronti suoi e dell’ex sindaco Mario De Biase il 25 giugno 2004 dal giudice Emiliana Ascoli: 4 mesi di reclusione e 12 mila euro di ammenda a De Luca e 6 mesi e 16 mila euro a De Biase per aver violato le norme igienico-sanitarie del decreto Ronchi autorizzando lo sversamento di rifiuti (una montagna di 20 mila tonnellate) in un sito di stoccaggio provvisorio e abusivo a Ostaglio, una piazzola a ridosso della Salerno-Reggio Calabria. Discarica sequestrata dai giudici in quanto “abusiva” e “priva di autorizzazione” dopo che per due giorni e due notti, nell’agosto 2001, aveva preso fuoco avvelenando con una nube tossica l’aria respirata da 50 mila abitanti, mettendo in fuga cittadini e bagnanti e paralizzando il traffico dell’esodo estivo sull’autostrada maledetta.

    Il dramma cari amici è che se venisse ulteriormente condannato sarebbe costretto a dimettersi “per legge”.

    Ed in quel caso si ritorna alle elezioni con i costi aggiuntivi, la paralisi della Regione e lo sputtanamento dalla destra per un PD di corrotti e camorristi, che a quel punto vincerebbe a mani basse… visto  che certo non si proporrebbe  di meglio che un altro pregiudicato espresso da Bersani, il portavoce di D’Alema.