Buon 25 Aprile, festa di liberazione

Il Partigiano Dartagnan

Nonno Alberto ha 21 anni quando lo prendono e lo spediscono in Russia, con l’ARMIR Reparto Autocentro.

Assiste personalmente ad atti atroci commessi dai nazisti anche nei confronti degli alleati italiani, specialmente durante la ritirata.

L’otto settembre è a Roma dove aveva ripreso a lavorare come modellista per la produzione bellica; non accetta l’occupazione nazista e partecipa ai combattimenti di Porta San Paolo.

Tornato a Persiceto organizza alcune SAP (Squadre Armata Partigiana) nella zona dell’Accatà e dell’Amola e quindi oramai sospettato, gli viene praticamente imposto l’arruolamento nei repubblichini, le Milizie della Repubblica di Salò.

Sceglie quindi la montagna, dove diventa il Partigiano Dartagnan.

Dartagnan racconta la sua storia in due libri, di cui un diario autobiografico dove sono espresse considerazioni ed emozioni, desideri e sogni di un ragazzo di 23 anni che credeva in un’Italia diversa da quella insegnata dalla scuola fascista, in valori migliori del canto della mitraglia.

I libri scritti da Dartagnan sulle vicende della Resistenza sono ampiamente citati e diffusi nel web, anche in wikipedia e scaricabili liberamente.

Dartagnan è nato a Persiceto nel dicembre del 1921.

– E’ stato eletto Consigliere Comunale nel 1960 nelle liste del P.C.I.

– Fondatore e poi Consigliere della Casa del Popolo L.Bizzarri dal 1958 al 1967

-Amministratore e Vicepresidente della Partecipanza dal 1968 al 1977

– Dal 2004 è Presidente dell’ANPI Provinciale.

-Maestro di scherma (da cui il nome di battaglia Dartagnan) ha insegnato nel primo dopoguerra al Circolo Accatà, e successivamente per la Polisportiva fino al 2002.

Tutt’ora coltiva trebbiano per l’aceto balsamico e noci per il nocino assieme ai nipoti nella sua terra d’Emilia liberata dal nazifascismo.

  1. L’ho scritto altrove, ma lo replico volentieri qui.
     
    Mando un saluto affettuoso a Dartagnan e un ringraziamento tutto speciale a lui e agli altri partigiani per aver salvato l’onore, la libertà e anche, fuor di metafora, la vita al nostro Paese.
     
    Il nostro debito nei loro confronti non si può estinguere, e mi sa che dobbiamo ancora imparare parecchio da gente come lui: la battaglia – anzi: la guerra – per la dignità e la libertà è di quelle che non finiscono mai.