Biomasse: sono veramente una risorsa?

INTERESSANTISSIMO il documento postato in Facebook da: “IL NERO MIETITORE” che riporto integralmente in Persiceto Caffè per farci un’idea di cosa pensano Professori accreditati come Michele Corti sulle centrali a Biomasse.
Tema (provate ad indovinare ) Centrali a Biomasse, Centrali a Biogas; relatore invitato dai comitati di galliera: prof. Michele Corti.

Vi ricordo che mercoledi’ 29 giugno scorso, a Galliera, via del parco, 10 ex bocciofila si è tenuta una assemblea pubblica chiesta dai comitati di Galliera, Vigarano Mainarda, San Giovanni in Persiceto, Rubizzano, Maccaretolo, San Pietro in Casale, Medicina e Mascarino dove parlerà il prof Michele Corti, Dott Agronomo dell’Ordine degli agronomi di Milano, invitato dai comitati a relazionarci sulle conseguenze socio economiche che le centrali a bioamsse e biogas provocano alle comunità che le ospitano.

Di seguito uno degli articoli scritto il prof. Corti; ecco cosa pensano gli esperti, a proposito del biogas…
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(15.01.2011) L’industria è molto abile nel vendere all’agricoltura le corde con le quali impiccarsi. Le ‘soluzioni’ offerte dall’high tech sono pensate per rafforzare la subalternità dell’agricoltura. Intanto con il biogas che doveva ‘sostenere il reddito agricolo’ gli affitti dei terreni schizzano alle stelle.

Il biogas è una trappola per l’agricoltura.
Ora non lo dicono solo i talebani.
All’interno del mondo agricolo le componenti meno appiattite e subalterne all’industria e alla Confindustria si stanno accorgendo che il biogas è un’insidia pericolosa per l’agricoltura in generale. C’è ancora tempo per indurre le Regioni a tirare il freno delle autorizzazioni e dei finanziamenti concessi in modo scondierato. Ora vi sono aziende che rischiano di chiudere perché il mercato degli affitti è drogato dalla corsa alla produzione di silomais da ‘digerire‘.

Il biogas non ha nulla a che fare con l’ecologia. É solo un meccanismo per produrre profitti speculativi approfittando di una situazione di incentivi anomali per le ‘rinnovabili’ in generale che non hanno alcuna possibilità di essere mantenuti nel medio-lungo periodo. É però anche un meccanismo pericoloso che mette in ginocchio l’agricoltura. L’Italia deve rimontare il ritardo nel raggiungimento degli obiettivi in materia di energie rinnovabili entro il 2020 e ha spinto in modo sconsiderato su esenzioni fiscali e ‘certificati verdi’ scatenando una vera e propria frenesia speculativa. Quanto la redditività sia legata al quadro legislativo lo ha dimostrato la legge ‘finanziaria’ del 2010 che sembrava volesse eliminare l’obbligo per il GSE, il Gestore dei servizi energetici, di riacquistare i ‘certificati verdi’ in eccesso. Poi un ‘provvidenziale’ emendamento – che dimostra quale forza abbia acquisito la lobby delle ‘rinnovabili’ – ha ripristinato l’obbligo del ritiro a prezzo non scontato dei ‘certificati verdi’ (autore il Sen. Azzolini).

Nel 2011, però, la spesa per l’acquisto di certificati verdi dovrà essere del 30% inferiore rispetto a quella del 2010. L’80% della riduzione deve inoltre derivare dal contenimento della quantità di certificati verdi in eccesso. Qualche segnale che il bengodi non proseguirà così a lungo c’è già.

Un business per chi?
Per gli interessi che girano intorno al business del biogas ci sono già campanelli d’allarme. Diventerebbe più difficile senza la certezza delle super-sovvenzioni – pagate, non va mai dimenticato, con le bollette più care d’Europa da parte dei consumatori-sudditi – convincere gli agricoltori a creare ‘parchi solari’ o impianti a biogas se non c’è la certezza che al titolare dell’impianto possono disporre per 15 anni di certificati verdi’ con ‘mercato’ (si fa per dire) sicuro.

Ma intanto i contributi a fondo perduto delle regioni (30% in regione Lombardia) ci sono ancora e il business ‘tira’.
Ma per chi? Per l’industria e vediamo come.

L’impulso al biogas ‘agricolo’ era venuto con la finanziaria del 2008 che prevedeva – per gli impianti autorizzati a partire dal 2008 – un nuovo certificato verde ‘agricolo’ per la produzione di energia elettrica con impianti alimentati da biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali, ivi inclusi i sottoprodotti (residui delle colture, ramaglie e potature, liquami zootecnici, etc.) in cui i prodotti devono essere ricavati entro un raggio di 70 chilometri dall’impianto che li utilizza per produrre energia elettrica. Il certificato verde ‘agricolo’ è un certificato verde ‘potenziato’ con un coefficiente di 1,8.

Ma per i ‘piccoli’ (alla faccia!) impianti di potenza elettrica non superiore ad 1 MW, il produttore può optare per una tariffa omnicomprensiva (di prezzo energia e certificato verde) che è quella che ha di fatto incentivato il business. La tariffa onnicomoprensiva equivale a ben 28 cent/kWh. Nonostante qualche segnale di futuri ridimensionamenti del business degli incentivi la spinta al biogas è ancora fortissima. E le banche, di solito ‘stitiche’, in questo caso allargano i cordoni del credito con sospetta ‘generosità’.

Il biogas è stato presentato come un’ancora di salvezza per le aziende agricole alle prese con redditività in calo. Un calo che è determinato da un’integrazione sempre più stretta e subalterna nelle filiere industriali e che alcune aziende hanno contrastato deintensificando, deindustrializzando la produzione agro-zootecnica, cercando vie di approvvigionamento dei fattori di produzione all’interno dell’azienda e sbocchi al di fuori del sistema dell’industria.

Il biogas promette di sfruttare anch’esso le prospettive della multifunzionalità e delle filiere corte ma … acquistando impianti e tecnologia dell’industria e … vendendo alle società elettriche l’energia. Il fatto è che gli industriali non sono fessi e a questo punto il biogas se lo fanno in proprio. Così si scatena la corsa alla ricerca di terreni in affitto per produrre insilato di mais da ‘digerire’.

I profitti speculativi ottenibili con i ’certificati verdi’ fanno sì che ‘i signori del biogas’ possano offrire cifre spropositate. Tanto i costi sono riversati sugli utenti dell’enegia elettrica. E così il consumatore viene spennato per rovinare gli agricoltori. E così si produce energia a costi cinque volte quelli dell’energia termoelettrica. Sì ma è ‘pulita’!… Manco per niente. Oltre a risparmiare solo una frazione di energia fossile la produzione in monocoltura del silomais ha impatti pesantissimi sul terreno, sulle acque superficiali, sulle acque di falda.

Speciale dell’Informatore zootecnico sul biogas
Piazzisti mascherati da ‘tecnici’, ‘consulenti’, ‘esperti’.
Nella promozione commerciale degli impianti di biogas si sono distinte le riviste ‘tecniche’ dell’Edagricole. Questa casa editrice agricola da tempo è stata acquisita dal gruppo editoriale della Confindustria. Ma non sono state da meno quelle delle organizzazioni agricole e allevatoriali e le ‘istituzioni’ che hanno organizzato innumerevoli convegni e iniziative di ogni tipo per ‘promuovere’ presso gli agricoltori la ‘soluzione’ biogas, presentata come un’opportunità per contrastare il declino di redditività delle imprese agricole. La ’soluzione’ proposta dai pifferai magici impone forti investimenti in impianti e tecnologie industriali e la vendita dell’energia alle società del settore. Un modo per legarsi ancora più strettamente all’industria.

La via agroenergetica viene presentata in technicolor mentre quella dell’agricoltura e della zootecnia ‘convenzionali’ a tinte fosche (più nero che bianco, nonostante si parli per lo più di latte). Un anno fa (25 gennaio 2010) sul Corriere della Sera (‘classico’ portavoce degli interessi forti industrial-finanziari ) era apparso un articolo che ben rappresenta gli argomenti dei piazzisti del biogas. Viene intervistato un allevatore di Soresina (Cr):

“Con cinquanta tonnellate al giorno di biomasse vegetali, mais insilato, e in parte sorgo e frumento, Marco Pizzamiglio produce energia elettrica civile sufficiente a soddisfare il fabbisogno di 4.000 persone. «Con il mio impianto vendo energia elettrica – ha spiegato l’ allevatore -. E poi cedo tutto al gestore dei servizi elettrici».

Una scelta quella dell’ agricoltore dettata da un futuro grigio. Il settore agricolo langue:

«Basti vedere quanto viene pagato il prezzo del latte. Gli agricoltori sono molto penalizzati. L’ho fatto per il reddito, l’azienda non rendeva più. Ho capito che era il momento giusto per produrre energia. Mi sono reso conto che era impossibile fare solo agricoltura tradizionale o produrre solamente latte».

Ed ecco la svolta: l’allevatore si è buttato sulle biomasse.

«Perché l’ ho fatto? È una svolta risolutiva, mi permette di mantenere le mie mucche senza l’ assillo di continuare a dire chiudo, perché gli industriali non pagano il latte. Ora guardo avanti senza timori e vedo finalmente la luce in fondo al tunnel. E’ stata una scelta meditata, ma felice»”.

Biogas agricolo? Non scherziamo: è anti-agricolo

É triste che questa storia sia ambientata proprio a Soresina, al centro di un distretto lattiero ‘storico’ con la famosa Latteria Sociale. Possibile che nemmeno qui si sappiano trovare strade nuove per mantenere vitale l’economia zoocasearia?
Intanto la Coldiretti lancia l’allarme ed è lo stesso ‘Agrisole’ (supplemento del Confindustriale 24 ore) che in un articolo dei primi di novembre (vai all’articolo) riprende il grido di dolore ella Coldiretti:

Affitti d’oro con il biogas aziende agricole cremonesi a rischio chiusura’.
“l’avanzata di grandi impianti industriali rispetto a quelli medio-piccoli che affiancano l’attività agricola – spiega sempre Coldiretti Lombardia – sta generando una bolla speculativa sugli affitti dei terreni destinati al mais e alla segale usati come carburante energetico piuttosto che come foraggio per gli animali, facendo schizzare i valori da 500 euro a oltre 1.000 euro all’ettaro».

Simone Solfanelli, direttore di Coldiretti Cremona, rileva addirittura picchi di 1.500 euro a ettaro e dà le stime delle superfici monopolizzate dal biogas in provincia: se ogni impianto di biogas si mangia circa 200-300 ettari coltivati a mais si arriva a un totale di quasi 25mila ettari destinati a usi energetici su un totale di quasi 54mila ettari investiti solo a mais. Questa crescita può avere un effetto stabilizzante sul mercato fondiario.

Ma fino a che punto è lecito considerare ‘agricoli’ gli impianti industriali da 999kW (ovvero al di sotto di un pelo di 1MW)? É evidente che le istituzioni e gli organi ‘tecnici’ hanno delle spesse fette di salame (cremonese?) sugli occhi.
L’idea del biogas agricolo è nata tanti anni fa (qualcuno si ricorderà il ‘Totem’) per soddisfare i fabbisogni energetici delle aziende stesse e per ‘valorizzare’ i liquami che, già allora erano un problema. Non è nata per produrre energia elettrica da vendere utilizzando, come substrati energetici coltivazioni in competizione con la produzione foraggera e quella di alimenti per l’uomo.

Invece è successo proprio questo. Quel biogas, quegli impianti non sono ‘agricoli’ sono ‘anti-agricoli’. Alla fine il biogas cannibalizza l’agricoltura.

Gli scarti rappresentano una fonte di approvvigionamento aleatoria e i costi di trasporto limitano ad un raggio di 15 km la loro provenienza. Richiedono spazi per lo stoccaggio e accorgimenti per la loro conservazione. Vi è poi il rischio che al posto di materie di scarto vengano impiegati in modo poco corretto rifiuti più o meno mascherati. Quanto al liquame esso ha una resa molto bassa, una composizione variabile che non facilita l’impiego nei digestori. Per alimentare un ‘piccolo’ (in realtà grande) impianto da 1MW servirebbero i liquami di migliaia di capi di bestiame. Non parliamo del siero e di altri ‘rifiuti speciali’ agroalimentari che sono ancora più difficile da gestire degli ‘effluenti zootecnici’.

Non meraviglia quindi che il biogas ‘venduto’ come soluzione per risolvere il problema dei liquami venga prodotto in impianti di biogas che – nella maggior parte dei casi – utilizzano solo materie agricole: mais, sorgo, frumento. Materie tolte dalla bocca degli umani o, quantomeno, dalla bocca delle vacche da latte. Nella pianura padana la produzione che fornisce le più alte rese per ettaro è l’insilato di mais e così, invece di usarlo per le vacche da latte, lo si usa per i digestori.

Per alimentare un ‘affamato’ digestore da 1MW serve ogni giorno l’equivalente di 1 ha di terreno coltivato a mais. Incauti e, diciamolo pure, creduloni e ingordi agricoltori se ne sono accorti troppo tardi. A loro spese.

Servono quindi centinaia di ettari da ‘tirate insieme’ con terreni propri, in affitto, in concessione. In provincia di Cremona la SAU (superficie agricola utilizzata) è pari a 135.000 ettari (censimento 2000, ora sarà diminuita). Se anche si coltivasse tutta la superficie agricola della provincia per produrre energia non si otterrebbe che 1/4 dell’energia che produce una centrale termoelettrica come quella di Ostiglia (nella vicina Mantova) che non è neppure la più grande della Padania.

In termini di energia netta (tenendo conto cioè che per produrre il mais ci vuole energia, per lo più fossile) le cose stanno però diversamente. Avremmo sostituito 25% del termoelettrico con energia ‘verde’ ma il risparmio di energia fossile non sarebbe 25% ma solo il 15%.

Speciale biogas di Terra e Vita – Gatti e volpi per intrappolare l’agricoltura.
Che il biogas diventi una trappola per l’agricoltura e, soprattutto la zootecnia, se ne sta accorgendo anche qualcuno nel mondo zootecnico ‘ufficiale’. Sull’organo ufficiale dell’AIA, (Associazione italiana allevatori): ‘L’allevatore magazine’, nel numero del 9 dicembre 2010, è apparso un significativo articolo dal titolo. ‘Nelle stalle da latte la redditività è in calo’. L’autore, Claudio Destro, non è certo l’ultimo arrivato e non certo un anti-industrialista neocontadino arrabbiato. Tutt’altro, è il direttore generale della Matarrese spa, una delle più grosse aziende agricole italiane. Destro nell’articolo individua come secondo fattore del rincaro del mais, che sta facendo lievitare i costi dele aziende zootecniche, proprio:l’incontrollato proliferare degli impianti di biogas” e aggiunge:

“Le regioni dove è concentrata la zootecnia sono anche quelle dove è presente il maggior numero di impianti di biogas alimentati da effluenti zootecnici e colture energetiche (prevalentemente mais) che si sommano quindi agli allevamenti arrivando in alcuni casi ad essere in competizione. Ad oggi sono stimati 20mila ettari sottratti alla zootecnia e destinati alla realizzazione di impianti di biogas. Nella sola provincia di Cremona sono 30 gli impianti di biogas in funzione, 21 quelli in fase di costruzione e 26 in corso di autorizzazione”. “Soprattuto nelle regioni a forte vocazione maidicola, il grosso impuslso ricevuto dalla tariffa omnicomprensiva, fa prevedere nei prossimi anni un raddoppio del numero degli impianti mettendo in serio pericolo una sostenibilità ambientale già insidiata con la direttiva nitrati accanto ad una preoccupante speculazione economica dei terreni agricoli, ed imprevedibili aumenti del prezzo del mais. Inoltre, occorre sottolineare il rischio per i tanti prodotti tipici, la cui filiera produttiva è legata strettamente al territorio, dove l’impiego dei foraggi provenienti dalel zone di produzione è uno degli elementi caratterizzanti”.

Un quadro a tinte fosche che delinea con chiarezza in quale ‘trappola’ finisca l’agricoltura che cede alle sirene industriali e finisce per essere avvolta e stritolata nelle sue spire. Va osservato che l’apparire di voci critiche nell’ambito del mondo allevatoriale può essere letto alla luce della crescente divarificazione tra la Coldiretti (che negli ultimi anni ha rafforzato il controllo su AIA) dalla Confagricoltura ormai chiaramente lanciata verso prospettive di identificazione con l’industria e la Confindustria. Non a caso Confagricoltura è l’unica organizzazione professionale a favore degli OGM e al proprio interno conta Agrienergia un’associazione di categoria/lobby dell’agroenergetico. Sul biogas, però, anche la Coldiretti è ancora ben lontana da assumere le posizioni chiare espresse nel caso degli OGM e sullo stesso ‘Allevatore magazine’ non sono mancati gli ‘speciali’ promozionali del biogas (tra l’altro lo stesso numero dove Destro attaccava il biogas ospitava la pubblicità di una primaria ditta di impianti, il che stona).

Una strada insostenibile dal punto di vista ambientale
Trappola economica dicevamo (con la lievitazione del prezzo delle terra e degli affitti) e con quella del mais? E dal punto di vista ambiantale?
Innanzitutto va ricordato che l’efficienza energetica del mais da energia non è poi così alta dal momento che la coltivazione del mais assorbe parecchia energia (lavorazioni del terreno, concimi, chimici, diserbaniti, irrigazione, trasporto). Nel caso dell’etanolo da granella per anni si è dubitato che il bilancio energetico fosse negativo. Recentemente il Dipartimento dell’Agricoltura americano si è assestato su una valutazione del 34% (impegni 100 di energia per ottenere 134).

E con il silomais? Negli impianti di cogenerazione l’efficienza arriva al 50% ma se si produce solo energia è sul 20-25%. Quindi deve essere ben chiaro che l’energia ‘netta’ che si ricava è molto ma molto inferiore a quella prodotta e che quando si parla di tot KWh prodotti va tenuto presente che l’energia fossile ha una ‘resa’ netta infinitamente maggiore. A volte si rischia di dimenticarlo. La maggior parte dell’energia ‘pulita’ si ottiene utilizzando energia ‘sporca’.

Poi non si deve dimenticare che la corsa al biogas va a peggiorare il carattere di monocoltura della maiscoltura. Proprio a Cremona (e a Lodi) la monocoltura (monosuccessione ovvero mais su mais occupa già buona parte delle superficie agricole). Le conseguenze sono maggiore resistenza delle malerbe (e quindi più erbicidi), diffusione della diabrotica (insetto temibile che viene combattuto con gli insetticidi). Mais su mais significa elevate concimazioni chimiche, elevate irrorazioni di diserbanti, elevatissimi consumi idrici. Significa pesticidi nelle acque superficiali, nitrati nelle falde, peggioramento della fertilità e delle struttura dei terreni.
E’ una prospettiva sostenibile incrementare ancora la monocoltura maisicola per produrre energia?

Concludiamo riprendendo le parole di Destro:

“In questo contesto è opportuno l’intervento tempestivo di una politica in grado di regolamentare l’utilizzo di biomasse vegetali per la produzione di energia per non creare un conflitto che inevitabilmente porterà ad una drastica riduzione dei nostri allevamenti.”

In definitiva si tratta di riportare l’idea del biogas al principio originale di valorizzazione di biomasse ‘non nobili’ la cui ‘digestione’ rappresenti un’alternativa a forme di ‘smaltimento’ costose che dal punto di vista ecologico rappresentano un un’inaccettabile perdita di materia organica. In Lombardia la produzione di biomasse è enorme: 700.000 t di Frazione organica dei rifiuti solidi urbani, 770.000 t di scarti organici della GDO, 2,2 milioni di t di scarti organici agro-industriali più altri 2,7 milioni di altre biomasse fermentescibili.

Andare a sottrarre decine di migliaia di ettari per ‘coltivare’ biomasse può essere un business per qualcuno ma dal punto agroecologico è un’assurdo.
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Meditiamo, gente, meditiamo …  😈

  1. Mi sembra interessante il dibattito sorto nella pagina di Facebook del Sindaco su questa tematica.

    Lo riporto integralmente.  :)

    [è ancora in corso, quindi potrebbero esserci aggiornamenti]

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    Ma quanto è il consumo a san giovanni in persiceto???
    In pratica il 20 20 20 è san giovanni in persiceto che lo sostiene per tutta la regione???

      • Persiceto Caffe Poi sarei per spiegarla bene la faccenda del 20-20-20, che poi i cittadini fan confusione. – A dicembre 2008 l’Unione Europea ha approvato il pacchetto europeo “clima-energia”, conosciuto anche come strategia “20-20-20” in quanto prevede entro il 2020:

        * il taglio delle emissioni di gas serra del 20%

        * la riduzione del consumo di energia del 20%

        * il 20% del consumo energetico totale europeo generato da fonti rinnovabili.

        Il pacchetto comprende anche provvedimenti sui limiti alle emissioni delle automobili e sul sistema di scambio di quote di emissione dal 2013 al 2020. – NON è scritto da nessuna parte che tocca fare le BIOMASSE. Anzi, le biomasse generano Co2 e per esistere hanno bisogno di trattori per coltivare il sorgo (ancora Co2) e di camion per trasportarlo il sorgo (ancora Co2). Ogni finanziamento-autorizzazione Regionale-Provinciale alle Biomasse invece che al fotovoltaico alza dunque l’emissione del Co2 (oltre a devastare l’ambiente e le campagne) ma consente alle aziende “prescelte” (altro che contadini!) di cuccare i lauti ed “appositi” finanziamenti.

        mercoledì alle 5.24 · 
      • Renato Mazzuca Vedo da questo ultimo post che la confusione regna sovrana!!! A breve posterò una informativa dettagliata sul tema energetico, che spero venga almeno letto, senza che si ingeneri, come ho visto sul tema biomasse, una discussione guidata da motivi a me oscuri che non tiene conto di dati, normative e indirizzi comunitari. Poi ognuno ovviamente la pensa come vuole, ma almeno i dati sono corretti e le affermazioni non sono generiche!

        mercoledì alle 5.59 · 
      • Persiceto Caffe Postiamo anche noi anche qua la stesso commento: _____________________ Io penso che non sia corretto che tu ce la giri caro Renato. I cittadini della Biancolina non ne possono più dalla puzza. Quando chiamano i tecnici della Usl chiedendo loro di fare prelievi dei liquami puzzolenti riversati, essi i prelievi li fanno a monte, dove l’acqua è pulita. I cittadini delle Budrie e di Amola sono preoccupati per gli stessi motivi. Di quale confusione “che regna sovrana” parli? – Ma a te interessa qualcosa di questa gente?
        Poi, gli “indirizzi Comunitari” che leggiamo anche noi [http://http://www.osservatoriokyoto.it/
        index.php?action=pages&idCategory=1&id=119 ] non dicono che BISOGNA fare biomasse, e casomai di farle fare a contadini “veri” e rispettando i cittadini.

        http://www.osservatoriokyoto.it

        Osservatorio Kyoto, protocollo di kyoto strategie opportunita e buone prassi in toscana
        mercoledì alle 6.48 ·  · 
      • Persiceto Caffe Sia chiaro: nulla contro le Biomasse per i contadini [non per aziende e finanziarie], se fatte a regola d’arte, se non puzzano e non inquinano, se bruciano ‘solo’ prodotti del contadino e simili e comunque distanti dai centri abitati. Cioè l’esatto opposto di quanto state imponendo ora. Questa storia mi ricorda tanto Bassolino a Napoli con i rifiuti. Chissà perchè.
      • Fabio Fantuzzi Persiceto caffè ottimi argomenti,mi interssa molto l’argomento e la tua competenza, ma visto come ti poni nella discussione…io, per quel che può contare, ti consiglio di parlare con una faccia ed un nome; cosi è un pò surreale. Ciao
      • Persiceto Caffe Siamo lieti Fabio che tu condivida i nostri argomenti. :) – Come abbiamo già spiegato più volte, Persiceto Caffè è un Blog (http://www.persicetocaffe.com) dove scrivono parecchi Autori. Questo Account Facebook è gestito da diversi suoi Autori al fine di far conoscere logo e nome del Blog. Ognuno di noi scrive a livello personale le proprie idee, e con l’Account Persiceto Caffè tendenzialmente esprimiamo solo pareri condivisibili da tutto il gruppo. Così come sono gestiti gli altri Account del Pd. del Centro Fanin ecc.

        http://www.persicetocaffe.com

        I valori e le radici, le idee e le proposte per Persiceto di domani Riflessioni
      • Renato Mazzuca Lodevole iniziativa, ma firmarsi sarebbe sempre corretto!! Poi capisco che metterci la faccia non e’ semplice! Ma sono convinto che lo farete, soprattutto se le intenzioni sono quelle che esprimete. Buona giornata

        6 ore fa · 
      • Andrea Cotti Suvvia Renato, ti sembriamo persone che evitano di metterci la faccia?
        Sei iscritto anche tu al blog (http://www.persicetocaffe.com) e sai benissimo che scriviamo con nome e cognome e pure con la nostra faccia nell’avatar.
        E sai anche che quando Persiceto Caffè pubblica qui un articolo di uno degli Autori mette sempre nome e cognome.
        Così come sai che chi cura l’account Facebook del Pd non è che debba firmarsi ogni volta no?
        Buona giornata a te Sindaco, e tieni duro. 😉

        http://www.persicetocaffe.com

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        6 ore fa ·  ·  1
      • Renato Mazzuca Allora cosa costa a chi srive firmarsi anche qui???

        6 ore fa · 
      • Renato Mazzuca io e te la faccia la mettiamo….ho idea che altri abbiano qualche problema a farlo……

        6 ore fa · 
      • Andrea Cotti Mah … forse mi sono spiegato davvero male. 
        Qualcuno vi cura l’account Facebook del PD; perchè non si firma ogni volta?
        E dire che su Persiceto caffè mi era sembrato chiaro. :)

      • Andrea Cotti Quando Persiceto Caffè riporta l’articolo di un Autore del Blog lo cita. Sempre.
        Altrimente esprime opinioni condivise dal gruppo.
        Quindi, anch’io condivido quanto ha scritto, aldilà dei modi e stili.
        Penso insomma che non è che stiate facendo una cosina simpatica con le biomasse, ed i tentativi che mostrate per mascherare la faccenda non mi sembrano per nulla simpatici, roba insomma che non fa onore a persone e amministratori altrimenti anche brave ed oneste.

        6 ore fa · 
      • Renato Mazzuca Vedi Andrea, il problema non sta’ nel merito, di cui si può e si deve discutere sempre. Ma nel metodo! Scusa, che paura c’e a dire le cose e firmarsi su FB quando si fanno affermazioni o si dicono cose? Io lo faccio, tu lo fai, in tanti lo fanno!! Che bisogno c’e di vedere post su FB che non si sa chi li scrive, quasi abbia paura di farsi vedere…..siamo in democrazia e nessuno mangia nessuno….il dubbio che ho e’ solo questo. In tanti scrivono cose divergenti, ma non si nascondono dietro un blog o uno pseudonimo….comunque se per voi e’ un problema, non sarò certo io ad insistere…..buona giornata

        5 ore fa · 
      • Andrea Cotti Non mi hai risposto Renato:
        ** Qualcuno vi cura l’account Facebook del PD; perchè non si firma ogni volta?
        ** E perchè quello ti sta bene mentre Persiceto Caffè ti turba?
      • Andrea Cotti Poi possiamo anche cercare di distrarre i lettori, ma il problema secondo me non è che chi rappresenta gruppi si firmi o meno; il problema è che secondo me (Andrea Cotti) e secondo il gruppo degli Autori di Persiceto Caffè … “non è che stiate facendo una cosina simpatica con le biomasse, ed i tentativi che mostrate per mascherare la faccenda non mi sembrano per nulla simpatici, roba insomma che non fa onore a persone e amministratori altrimenti anche brave ed oneste.”

        Adesso se vuoi, riattacca pure con la faccenda del firmarsi. Se vuoi eh.

      • Renato Mazzuca Non attacco assolutamente nessuno….il tuo scritto parla da solo!! Non ha bisogno di commenti. Sulle biomasse, dopo innumerevoli incontri pubblici, articoli, dibattiti, si e’ data informazione…ma tanto deve essere ancora fatto. Il problema sta che le cose vanno affrontate nel merito senza sparare nel mucchio come spesso fate. Sull’onore ti chiedo di non insistere….soprattutto con chi ci mette la faccia! Per me la questione dell’anonimato finisce qua’…….sulle Biomasse invece l’argomento rimane aperto e su cui possiamo / dobbiamo discutere….come scritto in altre occasioni a breve ci sara’ un’ulteriore documento (oltre a quelli già pubblicati ma evidentemente non letti). Ci saranno sicuramente altri incontri a cui spero di vederti. Ciao

        5 ore fa · 
      • Andrea Cotti Prendo atto che non mi rispondi sull’anonimato del PD, e anche che per te la questione anonimato finisca qua.
        Per le Biomasse invece la cosa è sporca Renato, mi dispiace che tu tenta di nasconderlo.
        I cittadini così come le avete imposte non le vogliono. Questa è la realtà. Poi possiamo discuisire giornate intere nei dettagli.

        Sei una persona che stimo e stimo il tuo impegno.
        E’ un vero peccato.

  2. Renato MazzucaGiuro che dopo la finisco……non stai parlando al PD…stai parlando a Renato e io ad Andrea! Persone che ci mettono la faccia….tutti quelli che non ce la mettono…PD e altri, per me uguali sono e sbagliano a non mettercela!!!


    Andrea CottiFigurati, sei il benvenuto Renato, te lì mattiniero al buio freddo delle tue 05.59 Persicetane ed io qui nel Sud-est Asiatico. :)


    Renato Mazzuca– Sulla stima…contraccambio…senza il “peccato”….anche se la pensi diversamente da me….ti stimo lo stesso!!! Ciao Andrea, buona giornata.


    Andrea Cotti– Buon lavoro Sindaco, e alla prossima. :)


    Andrea CottiRicapitolando.
    Mazzuca è una brava persona, e si impegna al massimo nella sua complessa missione di Sindaco. :)
    Tuttavia una di queste sue missioni (le biomasse) ai cittadini non piace, almeno non così come è stato chiesto a Renato di imporla. [… che poi quando torna negherà, lo so :) ]

    Continuano a proporre incontri e documenti, articoli e dibattiti, nei quali puntualmente ripetono le stesse cose, non ascoltano i cittadini e lasciano tutto continuare ad inquinare come prima. A devastare la qualità della vita dei cittadini interessati.
    Prendiamo l’esempio della Biancolina; è evidente che quell’impianto non risponde alle normative vigenti. E’ altresì evidente che appare “Insalubre”. 
    Il Sindaco ha dunque tutti i poteri per fermarla o per imporre il rispetto delle regole, ma non lo fa. La puzza e gli sversamenti continuano, i cittadini protestano, da anni, ma tutto procede come nulla fosse. Salvo promettere, come qui, dibattiti, articoli, documenti e blabla.
    E’ una missione dura e sgradevole Renato, lo capisco, ma sinceramente io non mi presterei a questo gioco. 
    Ed è davvero mortificante prendere atto che continui a prestarsi Paola Marani.


    Fabio Fantuzzi  – Ciao Andrea temo che confrontare il PD a Persiceto caffè (PC?) nn sia corretto. Il PD ha una sede un’identità degli iscritti (io sono uno di questi) eroga informazioni e organizza…PC si pone nelle discussioni con competenza ma anche in maniera tagliente quindi visto che nn siamo in una Metropoli sarebbe carino saper con chi si parla…del resto è consuetudine sapere che l’articolo su quel giornale è scritto dal giornalista che lo firma…ma ci può star anche cosi, è il bello della rete. Farò anchio un gruppo “Pasticceria Dora” PD ma mi firmerò :) ! Buona giornata e grazie della chiaccherata.


    Andrea Cotti –  Ancora.
    Ho scritto una dozzina di interventi *firmati* su questo grave problema (il Comune se ne infischia del disagio dei cittadini) e tutto quello che sai commentare è riaprire la polemica “firme”.
    Pergiunta presentando teoremi su ipotetiche differenze e quindi diritti tra il PD e Persiceto Caffè.
    Ti lascio al tuo gioco Fabio. 😉


    Persiceto CaffeHei Fabio Fantuzzi, Persiceto Caffè è una regolare Associazione, dunque con una propria identità; gestisce un blog, ha uno Statuto ed una sede, un Comitato di Segreteria ed un Segretario, ed ha tesserati. Dovresti accettare l’idea caro Fabio che esiste anche ciò che non vedi. 😉


    Fabio Fantuzzi  – Tutto chiaro, “accettare ciò che nn vedi” non serviva…saluti cordiali.


    Marco Brighetti  – Caro Sindaco non mi va bene che si dica:dopo tutti gli incontri pubblici, dibattiti, articoli di giornale e tanto altro……Ma dai!!! A quanti incontri ha partecipato il comune ad assemblee fuori porta?? Mi disse che aveva un altro impegno per l’incontro a Galliera dove c’erano altri sindaci , Castaldini, Favia ecc. e non mi ha mai dato i nomi dei delegati che non ho visto…..COLLABORAZIONE???? DOVE?? La Sig MARANI di cui ho le sue email con tanto di promesse mai mantenute…..DAi!! Ma si continua su questa strada??? Siamo a dire quanti incontri quante informazioni Ma se non glielo abbiamo fatto pesare all’inizio ma le abbiamo detto che si metteva una pietra sopra Chiedendole quel Parere Negativo che ancora puo’ dare ad AMOLA…. A Proposito com’è andata l’ultima conferenza?? A Proposito: SIATE UN POCHINO PIU’ MATURI TUTTi ….Buona giornata MARCO BRIGHETTI a SCUSATE ma non sono Marco Brighetti.

  3. Sempre da FB:

    ” Qualsiasi cittadino possessore di un tetto potrebbe installare impianti fotovoltaici se ben sostenuto da adeguati incentivi. Vanno a sole, non a sorgo, e non tocca coltivarlo al posto del grano e poi portarlo là coi camion; non puzzano e non inquinano. Solo particolari aziende, spesso con Presidenti e Consiglieri inseriti o molto vicini alle Amministrazioni ed Enti locali, hanno la possibilità di realizzare impianti di biomassa al solo fine di cuccare i finanziamenti. Ma un impianto a biomassa a pari resa costa infinitamente di più di un fotovoltaico, devasta l’ambiente circostante e costringe la riconversione delle coltivazioni producendo combustibile (il sorgo ecc.) per migliaia di ettari, al posto del grano. …Che grandissima sfurbata eh? Diamo fuoco alla casa per vendere la cenere… perchè qualche Ente tipo la Regione e la Provincia hanno deciso di incentivarla, la cenere.

    I cittadini della Biancolina non ne possono più dalla puzza. Quando chiamano i tecnici della Usl chiedendo loro di fare prelievi dei liquami puzzolenti riversati, essi i prelievi li fanno a monte, dove l’acqua è pulita. I cittadini delle Budrie e di Amola sono preoccupati per gli stessi motivi. Di quale confusione “che regna sovrana” parli? – Ma a te interessa qualcosa di questa gente? “