Bersani smacchia il giaguaro e “vince” elezioni

Di riflessioni sui risultati elettorali ne sono state fatte molte. Io faccio la mia, seppur scontata: il PD, guidato dallo smacchiatore di giaguari, ha «perso» le elezioni. E così, ancora una volta, non è riuscito a raggiungere l’agognata netta maggioranza che gli avrebbe permesso di governare con relativa serenità per mettere finalmente in atto politiche «giuste», libere da inutili populismi. La sfortuna è che noi (elettori) siamo testardi e nemmeno questa volta abbiamo compreso a fondo la forza e l’adeguatezza del programma politico del PD per risollevare questo sgangherato paese.

Il PD ha «perso», il PD ha «vinto». Buffo no?
Non vi sembra curioso che due termini contrari come vittoria e sconfitta, se messi in relazione con il risultato elettorale del PD abbiano entrambi bisogno del soccorso delle virgolette? Se un termine non può essere utilizzato per definire qualche cosa, e nemmeno il suo contrario può farlo, mi viene da pensare che ciò che cerchiamo di definire – che in questo caso è il risultato elettorale del PD, sfugge alla nostra comprensione. E quando qualche cosa ci sfugge, i casi sono due: o siamo alla presenza di un’anguilla, o di una ambiguità. Qui direi che siamo al cospetto dell’ambiguità, cioè a quell’indeterminatezza comunicativa con la quale Bersani ha condotto la sua campagna elettorale.

Evidentemente secondo Bersani la Comunicazione è solamente un inutile trastullo utilizzato dal cattivo Berlusconi e dal giullare Grillo. Bersani è convinto che la comunicazione sia roba da marketing pubblicitario, o da imbonitori dell’ultim’ora e, infatti, non si è minimamente preoccupato di comunicare il suo programma politico in maniera chiara, convincente e anche un po’emozionante: che piaccia o meno, un leader costruisce la fiducia dell’elettorato quando è in grado di comunicare con chiarezza alcune proposte chiare, spiegando con altrettanza chiarezza come intende raggiungerle, arrivando infine a toccare anche la sfera emozionale dell’elettorato.

Forse Bersani non si è reso conto che un buon comunicatore (Berlusconi, Grillo e Monti insegnano) ha la possibilità di entrare in relazione con le persone, prima che con gli elettori; un buon comunicatore sa ascoltare le istanze che arrivano dai cittadini e riesce a capire che cosa vogliono davvero le persone. Un buon comunicatore dovrebbe sapere che le proposte troppo generiche – per quanto giuste e condivisibili (leggi: la crescita, il lavoro, i pensionati, i giovani ecc.) rimandano a concetti un po’ troppo vaghi e astratti, e per questo non arrivano al cuore delle persone.

Durante questa campagna elettorale ho forzato me stessa ad ascoltare le proposte di Bersani, gli sproloqui di Berlusconi, i comizi di Grillo. In tutta franchezza, devo dire che, indipendentemente dall’autenticità o dalla sensatezza dei contenuti, ho ben compreso le proposte di Berlusconi così come ho ben compreso il sentimento che muove MS5 e le priorità politiche del movimento. Ciò che invece ho colto dalla campagna elettorale condotta da Bersani è stata l’ evanescenza di un leader, alcune simpatiche metafore, qualche ammiccamento a Monti e, infine, la solita spocchia di chi si ritiene dalla parte dei giusti. Una spocchia che seppur lontana (e menomale) dall’arroganza di d’Alema, riesce ancora a irritarmi.

Spero che a questo punto il PD faccia un breve esame di coscienza, azzeri critiche e inizi con un po’ di umiltà ad accogliere punti di vista “altri” e modi di fare politica differenti dai suoi.

Ah, dimenticavo: qualcuno mi vuole spiegare il significato di «Smacchiare il giaguaro»?

  1. Cara Nadia, condivido in larga parte le tue riflessioni che sono quelle di tutti noi e di tanti altri.

    Ora aspettiamo gli sviluppi del dopo Campagna Elettorale e speriamo che il M5S metta in moto la macchina del rinnovamento e con il PD inizino quella tanto attesa “Rivoluzione” di cui l’Italia ha tanto bisogno. 😈