Avevo l’eskimo ma era blu

Caro Fabio Roveri, mi hai fatto rimembrare…. io riparto dal tuo “Questa è un’altra storia”

Ed io la ricordo bene, ho un ricordo molto bello di quel periodo.
Nel ’68 ero in fabbrica da un anno e ne avevo 15. La divisa del compagno era eskimo verde, sciarpa rossa e clark. Ma io l’eskimo lo presi blu.
Nel ’74 ero militare in una caserma punitiva al confine fra Austria e Iugoslavia. I miei commilitoni erano ladri mafiosi e comunisti. Comunisti pochi del PCI e tanti estremisti. Entrai a far parte dei “proletari in divisa” forse l’unico contesto dove convivevano tutti, dai maoisti a servire il popolo, dalla FGCI a lotta continua.
Erano quasi tutti ex studenti con anni più di me. E in quel periodo ho capito che alcuni sarebbero finiti male e tanti stavano seguendo una moda, un modo di essere, di vestire. Si faceva a gara nel parlare a chi sciorinava la migliore sopercazzola “cioècompagnonellamisuraincui”.

Finita la naia le mie idee politiche non erano cambiate ma ero consapevole della necessità di una maturazione personale.
Così iniziai a praticare arti marziali e a frequentare il Bar Marconi.

Nel ’75 il Marconi era considerato un ritrovo di studenti di sinistra e figli dei fiori che gustavano il tempo libero ad ascoltare per ore e in assoluto silenzio i dischi di rock progressivo che Londra sfornava a iosa. Pink Floyd, Led Zeppelin, Who, E.L.P., king Crimson, Jethro Tull, Genesis ecc.
La cosa più bella che si respirava al Marconi era la disponibilità di tutti a accettare gli altri, a rispettarsi l’un l’altro, a condividere la benzina, la crescente, le paglie e quando c’erano,  le canne.
Ogni esperienza può deviare in maniera negativa, tutte le sostanze se abusate possono distruggere: il vino, la birra, il caffè, le sigarette.
Fumare una canna come gustarsi un buon caffè o un grappino è l’opposto di “farsi”, se sai cosa stai facendo.
Quasi nessuno fumava da solo, fra noi era un momento di aggregazione. Uno rollava il proprio spino e lo faceva accendere al prossimo che faceva due tiri e passava.
Quando eravamo tutti “fumati”, non veniva nessuna illuminazione, ma eravamo uguali, senza scudi, senza remore, senza paura.
E per degli incasinati repressi nell’infanzia dai preti e cresciuti nella violenza, non era poco.Non c’era differenza di età o di sesso. L’amore era sincero. Maschiacci, gay, lesbiche.

In quegli anni dal Marconi passarono centinaia di ragazzi e ragazze. Tanti sono passati all’eroina, tanti sono morti.

Io non rinnego nemmeno uno di quei giorni e so che purtroppo non possono tornare.
I miei amici di oggi quelli veri, su cui so di poter contare per davvero, sono ancora loro.

  1.  

    • Fabio Roveri  Venivo anch’io al Marconi, lì ho conosciuto Bambola e Pugnale.

    • Fausto Cotti  Mica poco Fabio…

    • Fausto Cotti  Ricordo che venivano dei ragazzi di creva, forse c’eri anche tu. Igor Bonetti li chiamava “i mellin”
    • Persiceto Caffe  Bambola & Pugnale.
      E poi Drikken, Igor e l’Orso; Poli e Marconi, Bèc e Zeb. E Fabiana e Oriella, Rosy e Biancaneve…

      foto di Persiceto Caffe.


      Fausto Cotti  E Roberta Aquilini !!!!!!!!!!!!!!!

    • Federica Chiari  Io sono nata nel ’68,ma certo cose le ricordo x averle ascoltate da altri, per averne vissute di simili “Bar Student”in via Don Minzoni, devo dire che un po’di nostalgia per i nostri anni (80/90)ce l’ho. Una curiosita’: Quale era il bar Marconi????grazie

    • Fausto Cotti  Il bar Marconi era sotto il portico di fronte al campanile di piazza. Adesso c’è una profumeria

    • Armando Turrini Il bar Marconi era il bar in piazza che mi piaceva di più, anche se io al bar ci andavo rarissimamente.

    • Fausto Cotti  La maggior parte della gente che ci andava non era gente da bar. Infatti si è cambiato tanti posti, piccoli locali in affitto per stare insieme.  Il bar era solo il punto di ritrovo
    • Oriella Cibin  i miei amici di oggi… sono ancora loro

    • Persiceto Caffe  Il BAR MARCONI era un’istituzione, un covo di giovanissimi intellettuali di sinistra molto preparati ed attivi, con particolare interesse per i diritti civili ed il cinema, alcuni di loro erano (e sono) credenti-praticanti. Drikken lo ricordiamo con capelli lunghissimi e quasi prete e l’Orso per avere un contatto diretto con quello che chiamava “il Principale”, segnando il cielo col dito. Istigatori del Movimento Studentesco di Persiceto e riesumatori dell’atavico Circolo di Cultura, per il quale allestirono diverse sedi tra cui una in piazza, sopra al Marconi ed una in via della Rocca, quasi adiacente alle suore. Quasi tutte le ragazze erano impegnatissime nel movimento femminista ed avevano fondato -ed animavano- il Collettivo Circe.  La mitica “luisona”, la pasta vecchissima del film “Bar Sport” di Bisio girato a Sant’Agata, è realmente esistita al bar Marconi, così battezzata da Bèk (Vito), anche lui attore di quel film.

      foto di Persiceto Caffe.
  2. Bell’articolo Fausto hai perfettamente descritto un’epoca  !
    Per chi non c’era  leggete!  Era  proprio così NON è un mito
    Io  come immaginerai ho altri  ricordi personali perchè mi  ispiravo ad altri modelli
    Per cultura  , per carattere ero quello  che veniva considerato un “moderato ” anche  se penso che  forse  al confronto  i “moderati ”  di allora  potrebbero essere  considerati rivoluzionari al giorno di  oggi , ma poi cosa è un “moderato ” ???
    Le mie letture  i mie viaggi negli U.S.A. nella Europa  dell’Est  nei campi profughi del Libano mi portarono ad avere come modello le grandi socialdemocrazie  nordiche , ma che tempi , che interminabili  discussioni  politiche sociali
    Che  speranze  tradite !
    Sono felice di avere avuto vent’anni nel  68 ( 19 per l’esattezza ) ma sono  deluso per quello che la mia  generazione ha realizzato 

    Grazie comunque  Fausto