Antonio Muratori

Ho vissuto molti anni nell’osteria di mia nonna “ustarì ad Lucheta” a Crevalcore e lì ho conosciuto un’umanità ormai scomparsa.
Antonio Muratori era un avventore della mia osteria, alcolizzato, a volte litigioso, a volte in vena di racconti.

Era nato ad Amola di S. G. Persiceto e fin da bambino era stato un “caso” difficile. Giovanissimo lasciò la casa paterna e partì con una carovana di gitani. Lo ritroviamo nel 1944 comandante di una brigata partigiana, eroe nella lotta di liberazione, vero impavido nelle azioni più rischiose. Venne accusato di avere ammazzato il cognato, fascista, fatto sempre negato da lui.

Ma alla fine della guerra che può fare uno “zingaro” che ormai non comandanda più niente. Così si da all’alcool.
Per vivere fa saltuari lavoretti, ma l’attività che lo rende famoso è quello del ladro di bicilette. Si trasferisce a Ravarino, aiutato dall’amministrazione, forse per i suoi meriti passati ma forse solo per la propria indigenza.

E’ molto conosciuto; se ti viene a mancare la bicicletta non devi far altro che andare a casa sua a riprenderla, ma quale denuncia, vai lì e te la riprendi perchè lui, dice, l’ha trovata in fondo a un fosso. Qual’è il problema?
Muore nella sua casa circa trent’anni fa, consumato dall’alcool. Ma nello sgomberare le sue cose ritrovano un plico legato con uno spago: contiene poesie, dicono bellissime, scritte di suo pugno. Se qualcuno mi legge e ne ha possesso vorrei che mi contattasse per poterle visionare.

Io Antonio l’ho consciuto e sopportato nei suoi deliri etilici, vorrei conoscerlo meglio, i poeti sconosciuti sono sempre i più commoventi.