Rifugi antiaerei: solo passato ?

Domenica 11 novembre sono andato in visita guidata a Bologna e da allora, nella mente, mi ritornano tanti pensieri: sentimenti diversi che si incontrano, allontanano, sovrappongono .

Ma cosa sono andato a vedere di così significativo a Bologna, in un pomeriggio domenicale, in centro:  rifugi antiaerei dell’ultima guerra!
Esistevano ! Esistono.
Tutto qua ? Non lo sapevo ? Quante volte in casa ne ho sentito parlare, quante volte  a Bologna di corsa  per impegni “importantissimi “ o nel lento camminare dello struscio, distrattamente, l’occhio si è soffermato su una insegna dipinta sui muri ormai sbiadita dal tempo: una freccia nera, una scritta Rifugio.

In via Indipendenza un albergo di categoria alta, entri nella hall, luce calda, bell’arredamento, bella gente, ti portano in basso :
l’antica ghiacciaia di un palazzo gentilizio trasformata ora in una sala ristorante di lusso.
Lì ove ora si consumano pranzi d’affari, cene galanti al lume di candela, tra i 1943 e il 1945 la gente,  all’udire il suono delle sirene, si rifugiava aspettando …
Ti raccontano la storia, ma il lusso, il fascino dell’antica ghiacciaia ti distrae dalle parole della guida che  ricorda sofferenze passate.
Poi esci e subito rientri sotto il Pincio, varchi l’ingresso di un grande garage lasciando fuori il vociare dell’ozioso camminare della gente, la domenica.
Qui è tutto più grigio, buio, entri in gallerie scavate sotto la  terra secoli fa.
Le lampade fioche illuminano pareti umide, camminamenti incerti, segni piccoli ma certi che lì qualcuno ci ha vissuto non tanto tempo fa.
E allora cominci ad ascoltare: la guerra vista all’inizio come l’illusione di un commedia in cui la nostra nazione risorta da secoli di decadenza si apprestava a dominare il mondo e a diffondere la nostra nuova civiltà  (? ! ), poi le prime sconfitte, eserciti che solcano i nostri cieli : i bombardamenti .

Dal luglio del 1943 la gente di Bologna cominciò a capire la follia  di una guerra assurda tutti, ricchi o poveri, vissero con l’orecchio attento alle sirene che annunciavano l’inizio dei bombardamenti e subito a rifugiarsi nei tantissimi cunicoli sotterranei .
Storie di incontri occasionali, di convivenze forzate, preghiere ed imprecazioni in attesa di uscire  a rivedere la propria casa risparmiata, la propria  casa in macerie, reincontrare  i propri cari, raccogliere  i propri morti .
E ogni giorno sempre più spesso la corsa laggiù, la paura ad uscire, meglio rimanere, meglio crearsi lì una parvenza di casa.

Casa? La vita privata? Il calore della propria cucina? Il calore del proprio letto?
Addirittura una bagno per sè?!
Convivenza, paura, speranza, pianto, qualche sorriso, chiacchiere, litigi, amicizie, amori nuovi, solidarietà, individualismo per spirito di sopravvivenza, in attesa … in attesa…
La guerra finisce, rimane la distruzione, la miseria, la paura. Tanti non possono ritornare ad una casa perché tutto hanno perduto, altri non se la sentono di tornare ad una vita normale e rimangono lì sottoterra fino al 1947.
La guerra si allontana, un’Italia libera, che ci credeva, pur con tanti errori costruisce il benessere, la democrazia, la voglia di dimenticare, tutto cade nell’oblio.

La visita è finita, di nuovo in via Indipendenza, le luci della sera, il passeggio domenicale, ritorno a casa a CASA!
Si può, dopo avere visto tutto questo, ritornare a casa come se si avesse visto un film e avere invece  incontrato la realtà ? No non si può.
E allora cominci a pensare e a confrontare la vita che hai vissuto con la vita che solo il caso ha destinato alla generazione che ti ha preceduto.
Pensi a quello che tu hai avuto e loro no, alla democrazia, alla cultura diffusa e non elitaria, all’enorme progresso scientifico che ha migliorato, non senza criticità, la qualità e la durata della vita.
Pensi che tu non hai mai conosciuto la fame, pensi alla loro vera povertà che dalle macerie della I guerra mondiale attraverso il ventennio buio li ha gettati nella II guerra mondiale, mentre tu hai definito crisi economica periodi per loro economicamente inimmaginabili, pensi che tu chiami crisi un rallentamento del consumismo e loro sognavano il consumo.

Pensi che loro partendo da tanta rovina ce l’hanno fatta e tu hai perché loro ti hanno dato.
Sono ritornato a Bologna alcuni giorni dopo, ma quel luogo del centro città ora mi appare tanto diverso, sarà luogo di rispetto, di orgoglio e di responsabilità per essere figlio di quella generazione, di richiamo alla umiltà confrontando il mio quotidiano ai loro giorni.
Percorro via Indipendenza, mi fermo, l’occhio va oltre le vetrine e penetra in quei corridoi bui luoghi di sofferenza e speranza.
Poi ancora una volta la delusione verso la nostra società smemorata, superficiale, attenta all’oggi, indifferente all’insegnamento della storia.
Bologna nasconde ancora tanti rifugi sotterranei, in parte noti in parte da riscoprire, ma rimangono nell’oblio, le autorità sempre così pronte a celebrare la retorica di un cippo, di una lapide alla memoria, alla retorica dell’ennesimo convegno, dimentica  questa testimonianza reale che per farti pensare chiede solo di essere visitata.
Ma la memoria  rimane  pronta per chi ha la volontà, la capacità il coraggio di confrontarsi con lei, come sempre grazie al lavoro oscuro del volontariato.
Un gruppo di Bolognesi riscoprono questi luoghi in attesa che riemerga la voglia di imparare la storia dai luoghi che hanno fatto la storia.

Riscopriamo i Rifugi antiaerei, riscopriamoli come singoli cittadini, come  scuola, come associazioni, come autorità.
Lo dobbiamo ai nostri padri e forse ancora una volta grazie a loro sapremo meglio vivere la nostra vita e sapremo ridimensionare gli eccessi con cui vediamo la realtà dei giorni nostri.
Forse  capiremo che, testimoni di uno dei tanti periodi della storia della umanità, abbiamo il dovere di esserne anche attori come lo furono loro, per ora, molto meglio di noi .

  1. Mi sono sempre rimasti impressi i cartelli [Rifugio ->] che apparivano in giro per Bologna, ma non avevo mai pensato al loro reale e profondo significato. Grazie per averci ricordato questo pezzo della nostra storia Paolo.  :)

        

     In effetti Bologna nasconde angoli davvero belli, come ad esempio i canali, ora tutti ben restaurati e persino visitabili/percorribili in canoa.

    Ve ne è una fitta rete quasi invisibile dalle strade. Mi colpì tantissimo quando ebbi occasione di vederne uno da mia zia in V. Alessandrini, che avevo solo 6 anni. Nonstante i rifiuti e le macerie ancora presenti dalla guerra finita da poco e l’ampia varietà di topi pascolanti, sapevano mostrare e trasmettere un fascino sconosciuto della citta.

     

  2. Bell’articolo Paolo, sembrerà strano ma noi siamo davvero fortunati. Nel passato l’Europa non ha mai vissuto un periodo di pace così lungo come quello che noi ci stiamo godendo. Dobbiamo baciarci i gomiti. Anche per chi non naviga nell’oro, oggi un piatto di minestra lo si rimedia.
    E’ proprio vero, ogni generazione ha problemi diversi e tende a dimenticare gli insegnamenti della storia.
    Allo stesso modo, le vecchie generazioni non riescono a vedere i nuovi pericoli e credono che mandando a scuola i propri figli e dandogli da mangiare tutti i giorni, altri problemi non esistano.
    Oggi il futuro è compromesso dall’inquinamento, la desertificazione e lo scioglimento deil’artide.
    Anche se è finita la guerra fredda e non se ne parla più, sul pianeta ci sono più di tremila testate nucleari. Basterebbe anche solo una piccola parte di esse per distruggere tutte le forme di vita per centinaia di anni.
    Come dobbiamo ricordare alle giovani generazioni gli orrori del passato, dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che oggi le eventuali catastrofi potrebbero essere esclusivamente globali.

  3. Vedendo le foto di Andrea e il racconto di Paolo, non posso non pensare a quando quei rifugi erano gremiti di donne e bambini abbracciati tremanti di paura sentendo sopra di loro i bombardamenti aspettando inermi che tutto finisse e poter tornere fuori sani e salvi ancora una volta.

    E sì, caro Fausto, la nostra generazione è stata ed è veramente fortunata a non aver visto e vissuto guerre, ma non siamo ancora contenti e facciamo sempre di tutto per complicarci la vita con inquinamenti armamenti e ingiustizie sociali.

    Carissimi, non solo dovremmo baciarci i gomiti, ma anche qualcosaltro e svegliarci dal senso di onnipotenza che ci circonda, non andrà sempre bene… purtroppo, se continuiamo così 😈  

  4. Buonasera a tutti Voi e scusate se mi intrometto.
    Sono Massimo Brunelli, vicepresidente dell’Associazione amici delle vie d’acqua e dei sotterranei di Bologna.
    Ho letto con molto piacere l’articolo di Paolo Grandi (collaboro con la figlia Eleonora); la visita guidata ha colto nel segno.
    L’intento era appunto far riscoprire ciò che si nasconde sotto la città e cercare di raccontare nel miglior modo possibile quel drammatico e devastante periodo che è stato il II° Conflitto Mondiale, ma soprattutto ciò che dovettero sopportare i nostri paese e la nostra gente. Resto a disposizione di tutti coloro che volessero approfondire l’argomento…  

  5. Buonasera,
    non sono del tutto d’accordo sulla perfetta manutenzione delle acque cittadine… questo è quello che si vede dall’esterno e in determinati punti.
    Ma chi, come me, gira il sottosuolo di Bologna vede ben altre e peggiori cose.
    Per non parlare dei giretti in gommone e i pesanti danni che hanno lasciato coloro che organizzavano (senza nessun permesso) queste “escursioni”… ce ne sarebbe da raccontare…  

  6. Ciao Massimo e benvenuto nel portale di Persiceto Caffè.  :)

    “Ce ne sarebbe da raccontare” dici e ti crediamo.

    Questi spazi sono a tua disposizione; raccontaci pure tutto ciò che vuoi e inserisci ogni tipo di info ed immagine sul sottosuolo di Bologna, lo leggeremo e commenteremo con piacere. 😉

  7. Buongiorno, sono l’autore di due foto pubblicate in questo post.
    Ho scoperto da poco il mondo dei rifugi antiaerei, sconosciuto alla maggioranza dei bolognesi.
    Ho girato per il centro e ogni giorno e’ stata una scoperta molto interessante di questo passato che per fortuna non ho vissuto.
    se vi interessa la raccolta completa (per ora) potete vedere la sezione dedicata nel mio sito http://www.robertocobianchi.net/ sezione Fotografia/Varie/Bologna in guerra … oppure sul mio blog http://robertocobianchi.blogspot.it/search/label/Scritte%20sui%20muri
    un saluto
    Roberto Cobianchi

  8. Grazie Andrea per il benvenuto…
    posterò le mie esperienze…

    Attualmente il nostro censimento, che corrisponde con i documenti ufficiali depositati negli archivi storici, consiste in 124 rifugi pubblici anticrollo, 25 in galleria, 15 trincee antischegge e 50 trincee tubolari… oltre a 160 scritte sparse per la città e prima periferia. Tutto fotografato!
    Leggasi anche per maggiori informazioni “Aposa segreto, i rifugi antiaerei”.

    Dimenticavo… di scritte ne erano presenti molte di più… molte sono scomparse per colpa del “tempo” o sotto una mano di vernice…

  9. approfitto dell’occasione per fare i complimenti agli “esploratori e studiosi” degli Amici delle acque, dovro’ trovare l’occasione per fare qualche uscita con loro

  10. Ciao Roberto,
    proprio questa sera presenteremo il nuovo libro sulla Bologna sotterranea, dedicato al percorso completo del torrente Aposa.
    Verranno svelati tutti i 7,5 Km… anche quelli dove il pubblico non potrà mai arrivare…
    Ecco la locandina: 

    Scusate la mia inettitudine: come faccio ad inserire le immagini?
    Mi darete dell’incapace ma non trovo il tasto giusto… chiedo venia…

  11. Grazie, purtroppo ho un impegno, ho visto tra l’altro il filmato su youtube di quest’ultima esplorazione.
    E’ affascinante pensare a cosa abbiamo sotto i piedi e alla storia di tutto cio’.
    Buona serata !

    Spero di non andare contro il bon ton di questo blog ma visto che il Signor Brunelli  e’ uno dei massimi esperti di questi rifugi bolognesi ne approfitto per una domanda, anche se tutto sommato le curiosita’ sarebbero tante.
    Come mai in zona Via Raimondi- Via Algardi si trovano tante segnalazioni di pozzi?
    Ho chiesto in zona ma nessuno mi ha saputo dire nulla.
    Io ho immaginato che li sotto ci sia un passaggio di acqua, sbaglio?
    scusate e grazie
     

  12. Ricordiamo che il nostro territorio è fittamente intriso d’acqua ed è sufficiente trivellare che già a qualche metro si trova una falda. Negli anni della guerra e sino al 1950 la campagna lambiva ancora la terza cinta muraria; inoltre fuori porta Galliera erano soventi i terreni paludosi con diversi ristagni d’acqua… questo spiega in parte il perchè di tanti pozzi… 

    Inoltre un paio di corsi d’acqua passano proprio da quelle parti con parecchie derivazioni…

  13. Ho guardato meglio le immagini di via Franceschini/ Algardi / Raimondi in mio possesso… nella zona ho ritrovato 44 scritte, sia visibili sulla strada che all’interno di cortili… però il simbolo che Lei indica come “Pozzo” è completamente diverso dal “Pozzo” che si trova in città, dove la scritta è riportata per intero con una banda azzurra sottostante.
    Al momento, senza documentazioni ufficiali (nemmeno all’archivio centrale di Roma se ne sono trovati, ma da qualche parte forse esisteranno) possiamo solo supporre che il cerchio numerato indichi pozzo… ma posso anche sbagliarmi… non sono infallibile… :mrgreen:  

  14. 44 scritte in zona!!! complimenti
    per la scritta io ho ipotizzato che fossero pozzi di rifornimento, mi pare strano che siano su piu’ lati della stessa palazzina, ci vedo una sua logica.
    Purtroppo mi sono dovuto fermare li, tra l’altro non ho avuto modo di visitare proprieta’ non visibili dall’esterno.
    Domani passo in libreria comprero’ anche il Vostro primo volume, c’e’ sempre da imparare.
    In genere come fotografo tutt’altro genere di cose pero’ queste cose mi incuriosiscono.

  15. Ciao Roberto e benvenuto anche a te.
    Massimo, per inserire le immagini puoi usare il modulo d’inserimento presente sotto al campo di edit dei commenti.
    Prima però devi caricarti le immagini nel tuo computer.  😉 

  16. Ciao Roberto, ti ringrazio per il prossimo acquisto. Mentre il secondo volume della Collana Bologna sotterranea lo si potrà trovare a breve in TUTTE le librerie, il primo è reperibile presso questi punti vendita:

    – Libreria Aldrovandi in Piazza Aldrovandi 19b, Bologna
    – Libreria Nanni in via Musei 8/a,b,c, Bologna
    – Librerie Ambasciatori in via Orefici 19, Bologna
    – Libreria Irnerio in via Irnerio 27, Bologna
    – Libreria TRAME in via Goito 3/c, Bologna
    – Edicola Bernardi in via Emilia Levante 137/6, angolo via Lombardia, Bologna
    – Bologna Planet in via Saragozza 107/a, Bologna
    – Libreria del Ponte in via Emilia Ponente 90, Bologna
    – Libreria Gli Argonauti in via della Repubblica 92/94, San Lazzaro di Savena, Bologna
    – Libreria Biblion in via San Donato 106/b, Granarolo dell’Emilia
    – Libreria Gli Orsi in P.zza del Popolo 3, San Giovanni in Persiceto

  17. Buongiorno Roberto,
    presso l’archivio storico del Comune di Bologna è presente un elenco lunghissimo (una corposa cartelletta) con le dislocazioni dei pozzi; darò un’occhiata e controllerò meglio le zone in questione.  

  18. Grazie Massimo per gli auguri, che contraccambiamo con piacere.
    Ne approfitto per aggiungere una chicca: la lapide sotto il Nettuno – al Żigànt

    Non l’avranno vista in tanti: questa lapide è posta proprio sotto la fontana del Nettuno (al nòster Żigànt), ed è visibile dagli scavi sotto la Sala Borsa.
    Il monumento sorge nella piazza aperta nel 1564: per la costruzione della fontana (terminata nel 1565) fu abbattuto un intero isolato e la spesa fu ripartita tra le case e le botteghe adiacenti.
    La fontana venne collocata esattamente nel punto di intersezione tra il cardo e il decumano, le antiche vie di età romana.
    L’alimentazione idrica della fontana era fornita dalle acque di Valverde ed avvenne con la costruzione dell’opera di captazione dei bagni di Mario (cisterna sotterranea con decori rinascimentali, ancora oggi esistente) e potenziata ristrutturando l’antica fonte Remonda (che è ancora funzionante e si trova sotto il convento di San Michele in Bosco) e convogliando le sue acque verso la piazza.

     

  19. Ciao Andrea, conosco molto bene questo luogo in quanto è stato soggetto di ripetute esplorazioni: 
    http://www.amicidelleacque.org/Gallery2/main.php?g2_itemId=130

    Il condotto, unito come già hai accennato, a quello della Remonda, oltre alla Fontana suddetta, alimentava la vasca dei cavalleggeri, il pozzo posteriore, la Fontana Vecchia, il Giardino dei Semplici (ovvero il giardino privato del cardinale o anche il primo orto botanico della città, oggi l’ex Sala Borsa, … i “semplici” erano la piante acquatiche”) e una fontanella qui contenuta. 
    Nel sottosuolo sono ancora presenti parte di questi grandi condotti ma purtroppo murati.
    Andando a visitare gli scavi di Sala Borsa, si possono notare la grande cisterna rotonda ed una delle 4 vasche a crociera… 

  20. Pingback: Persiceto caffè » Blog Archive » Sotto alla Fontana del Nettuno

  21. Grazie Massimo per le tue immagini.  :)
    Le ho raccolte in una slide e pubblicate qui, dove consiglio di continuare questa discussione sul sottosuolo di Bologna vista la lunghezza di questo trhead e la difficoltà a consultarlo.  

  22. Buonasera a tutti…
    torno un attimo sull’argomento pozzi…

    Stamane ero in archivio e la documentazione là contenuta su questo argomento, riguarda più di 500 pozzi… una bella groviera la nostra città… :-)