Persiceto aveva cinque cinema

Anni fa, a Persiceto c’erano cinque cinema: tre teatri chiusi e due estivi all’aperto.
Quando avevo dodici anni, andavo sempre al cinema la domenica pomeriggio con qualche amico. In un certo periodo ci andavo con Loris, un compagno di scuola.
Lui aveva sempre in tasca qualche soldino più di me e prima di entrare comprava un pacchetto di sigarette.
Spesso andavamo al Fanin nei posti più avanzati della galleria dove di solito non c’era nessuno per fumare di nascosto.
Quando si spegnevano le luci, davamo libero sfogo alla voglia adolescenziale di sentirsi ometti fumando una sigaretta dietro l’altra. Naturalmente “spipagliavamo”, perchè se avessimo fatto anche un solo tiro aspirandolo, saremmo morti sul colpo.
Mio padre mi aveva detto: “sa impèr chet fòm at sbàt contar al mùr”. Forse anche per questo lo facevo.
Un giorno durante i fumenti cinematografici, ci sorprese la maschera alle spalle. Mi puntò la torcia in faccia e mi disse che lo avrebbe detto a mia madre.
Andare al Fanin era bellissimo, La pubblicità pre-film, consisteva principalmente in diapositive riguardanti attività commerciali persicetane col sottofondo di Celentano che cantava “ventiquattromila baci”. Erano i primi film a colori..e che film: Ben Hur, Maciste, Ercole, Zorro, i dieco comandamenti, Spartacus.
Ma il ricordo più antico, è il cinema in bianco e nero quando avevo 4-5 anni.
Ci andavo con mia mamma e mio fratello e si andava al “Pulega” o al teatro comunale.
Lei si portava sempre dietro dei ragnetti di pane che ci distribuiva durante la proiezione. Quasi tutti i presenti fumavano, specialmente sigarette senza filtro. Alla fine del primo tempo il fumo era stratificato a varie altezze e la puzza insopportabile. Quando uscivamo, avevo sempre gli occhi rossi.
Non si andava al cinema per seguire una storia, ma semplicemente per andare al cinema. Mia madre entrava sempre quando capitava, magari anche fra il primo e il secondo tempo e si seguiva la proiezione intera finchè ad un certo punto lei diceva: “siamo arrivati qui” e si andava a casa.
Quando sono diventato grande ho poi saputo che i film andavano  visti dall’inizio e che c’era una trama da seguire.

Andare al Teatro Comunale era per me sempre una avventura. Era meraviglioso esplorare tutti que corridoi storti con quelle porticine. Dopo aver fatto il biglietto si poteva salire le scale fino ad un pianerottolo dove c’era una anziana signora molto strana che vendeva i brustullini. Era sempre vestita di nero e aveva una gamba di legno proprio come i pirati. La chiamavano la “patacòuna”.
C’era in quel dedalo anche una saletta con una decina di sedie dove la gente oltre al film, poteva anche guardare la televisione, un piccolo apparecchio appollaiato su un trespolo alto due metri.

Ma diventando grande ho capito che il clou del cinema non erano tanto i protagonisti del film, ma i personaggi in mezzo al pubblico come “derno” che durante la proiezione se ne uscivano sempre con battute salaci e anche sconce facendo ridere la platea. La domenica pomeriggio il ricovero di via Bologna dava la stura ai matti: “Franchino”, “testaggiovane”, “rumanàt” e tanti altri di cui non ricordo il nome, che erano sempre presenti e si guardavano il film tre volte.
Quando il  teatro comunale chiuse i battenti, i proprietari aprirono il “Giada” in circonvallazione. La sistemazione decrescente dei posti a gradinata, portava spesso alcuni a mettere comodamente le gambe appoggiate allo schienale della poltrona davanti a sè.
A quel punto entrava in scena “Gianni bògna”, il bigliettaio chiamato così dalla gente(e anche preso in giro), a causa della schiena sempre curva.
Dopo pochi secondi che avevi steso le gambe ti illuminava a distanza con la torcia.
Ma se non le toglievi, saliva le scale lentamente avvicinandosi in silenzio e procedeva in tre fasi:
Prima ti  illuminava le gambe, poi la faccia e infine ti sbatteva in testa la torcia elettrica che si apriva facendo cadere le pile e  facendo un gran baccano.


Commenti
Sono stati scritti 6 commenti sin'ora »
  1. avatarYari Deserti - 14 novembre 2013

    Bello e ben scritto, complimenti. Non ho conosciuto tutti i personaggi citati ma in poche righe c’è tanta Persiceto e tanta “vita”.

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  2. avatarPaolo Grandi - 14 novembre 2013

    e davanti al teatro comunale c’era la vecchia signora con la gamba di legno che vendeva i brustulli
    e al teatro comunale facevano i film vietati ai minori  : ci si alzava l’età per tentare di entrare  alla ricerca di un  ingenuo  sapore di proibito

     

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  3. avatarFausto Cotti - 14 novembre 2013

    Grazie Yari :-)

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  4. avatarAndrea Cotti - 14 novembre 2013

    ” Paolo: 
    … e davanti al teatro comunale c’era la vecchia signora con la gamba di legno che vendeva i brustulli…”
     
    “Fausto:
    ” …c’era una anziana signora molto strana che vendeva i brustullini. Era sempre vestita di nero e aveva una gamba di legno proprio come i pirati. La chiamavano la “patacòuna”. ”
     

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  5. avatarAndrea Cotti - 14 novembre 2013

    “Fausto:

    …La domenica pomeriggio il ricovero di via Bologna dava la stura ai matti: “Franchino”, “testaggiovane”, “rumanàt”…”

     

    Rumanàt

    Franchino

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  6. avatarMichele Cotti - 5 dicembre 2013

    Bellissimo!

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