Il Popolo Viola un anno dopo

no_B-DayE’ passato un anno da quando in piazza San Giovanni a Roma arrivarono 300mila persone. Era il No B. Day, la prima manifestazione spontanea organizzata via internet, lanciata con il passa parola prettamente in Facebook e tanti blog in concomitanza con la bocciatura del Lodo Alfano dalla Corte Costituzionale.

Organizzandosi via rete, per la prima volta semplici cittadini, militanti della sinistra e dei partiti, riempirono Roma del colore viola. Fu una battaglia vinta su più fronti: l’auto organizzazione dal basso senza mezzi economici; la voglia di essere in piazza contro il governo in un periodo in cui Berlusconi era fortissimo; la capacità e l’entusiasmo di auto organizzarsi senza i partiti: tutto questo diventò un collante tra persone di età, provenienza geografica e credo politico diverso.

Che rimane di tutto questo un anno dopo?

Se guardiamo alla “convention” che si è appena celebrata a Roma per il primo anniversario della manifestazione, rimane ben poco, e quel poco appare molto poco stimolante.

Al Teatro Vittoria, al  Testaccio, si sono ritrovati un centinaio di militati. Ma se sul palco del No B. Day i politici non furono fatti salire, un anno dopo la convention è tutta per loro, per i politici, e parecchi di questi pure in netta contraddizione gli uni con gli altri.

A parte Di Pietro e Vendola che sono intervenuti solo via Webcam,  il palco di oggi è stato preso saldamente dai vari Marco Ferrando del Partito Comunista dei lavoratori; Angelo Bonelli dei Verdi; Marco Staderini dei Radicali; Oliviero Diliberto del Pdci; Vincenzo Vita del Pd. E si è aggiunto pure Marco Pannella che oltre a cazzeggiare per tutto il tempo, non è riuscito a spiegare se i suoi radicali sono davvero intenzionati a votare la fiducia al morente governo Berlusconi o meno.

Di che hanno parlato? Hanno semplicemente tentato di mettere ognuno il loro cappello partitico ai Viola, interpretando e manipolando un sondaggio Ipr Marketing sulla loro percentuale intera: è intorno a questa divione potenziale di potere/poltrone che è ruotata tutta la convention, tutte le domande ai relatori. Tutto lo slancio spontaneo e la freschezza del popolo viola, di questo bel movimento schietto ridotti a un banale sondaggio spartitorio, con tanto di slide e torte, come nessun partito politico oggi si sognerebbe di fare, per il resto confusione e mancanza di idee.

La proposta uscita  appare dunque una poltiglia, un polpettone non in grado di esprimere né idee né visioni politiche autonome, né tanto meno di farsi bandiera dell’innovazione e delle numerose istanze del Paese (a cominciare da quelle dei giovani e degli universitari).

Ciò che resta del Popolo Viola è la dimostrazione che con Internet è possibile agglomerare e muovere le masse al di fuori dei partiti, che la rete è uno strumento straordinario capace di diffondere conoscenza e informazione (e wikileaks in questi giorni lo dimostra). Ma le idee e l’entusiasmo vanno poi interpretate e concretizzate. Altra cosa è tentare di strumentalizzarle o pretendere di farle proprie e guidarle.

Chi ha relamente compreso quel messaggio e quella forza, chi ha saputo interpretarli ed applicarli al proprio interno (senza tentare di arraffare il consenso da altri generato) ha poi saputo tradurli in altrettanti messaggi ed obiettivi concreti, come i ‘rottamatori’ di Firenze ed il bel Social che stanno facendo partire,  o come le tante Fabbriche di Nichi Vendola, o le nuove forme di spettacolo/aggregazione come il woodstock di Grillo.

Sul palco ieri a Roma c’erano quelli che cercavano cariche e poltrone, e voti. Gente semitrombata dalla politica, abbandonata dagli elettori ed incapace di comprenderne le richieste, gente carica di protagonismo elittario e decisa a spartirsi la torta come da sondaggio, proponendo la loro poltiglia, il loro bel polpettone programmatico.

Ci resta la consapevolezza che il popolo della rete, divenuto Popolo Viola, ha saputo insegnare, a chi sapeva comprendere, come usare al meglio Internet per migliorare la politica. Agli altri, a chi non ha saputo (nè voluto) capire, ai vari Ferrando; Bonelli; Staderini; Diliberto; Vita e pure Pannella, non resta che lasciarli al loro ennesimo appiattirsi sulla divisione di cariche e dirigenze, e stipendi, con ennesima autodistruzione finale.


Commenti
Sono stati scritti 3 commenti sin'ora »
  1. avatarcarmengueye - 6 dicembre 2010

    Sul punto non ho da aggiungere molto. Ma alcuni miei amici meridionali di FB stanno mollando Vendola, perché delusi. Di Grillo, ho detto in passato: fiducia in lui, non ne ho. I rottamatori, va bene, ma sempre politicanti…non so, vorrei davvero gente nuova. Noi del blog, per esempio. Scommetti che se ci proponiamo, manco ci rispondono?8-)

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  2. avatarAndrez - 7 dicembre 2010

    :mrgreen:

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  3. avatarcarmengueye - 7 dicembre 2010

    Eh, invece bisognerebbe osare la provocazione. La parola alla gente,  il popolo sovrano…poi son sempre quei sederi che girano sulle poltrone.

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