Amore in modalità schizo-paranoide o depressiva

amoreL’amore è sostenuto dalla continua oscillazione degli amanti tra modalità di esperienza schizo-paranoide e depressiva. La prima provoca divisione e contrapposizione, la seconda porta all’unione. Per recuperare vitalità la posizione depressiva deve essere destabilizzata dai fenomeni schizo-paranoidi. Grazie all’instabilità insita in tale modalità la relazione evolve invece di ancorarsi a precedenti soddisfazioni. (“Secondo Ogden” … by Alessandro Falcone)

Se la mia amata non mi stimola nuove e costanti pulsioni violente (di possesso, invidia e gratitudine, concetto di libido caratterizzato da pulsioni di vita e di morte e da energie libidiche ed aggressive) mi ritroverò presto depresso e molto interessato e poi attratto da altri soggetti.
Ma in una vita di coppia finalizzata alla famiglia questo è destabilizzante.

Se la mia amata vive diverse relazioni interpersonali e presenta una propria vita erotico-affettiva complessa ed articolata, mi stimola nuove e costanti pulsioni violente (di possesso, invidia e gratitudine, concetto di libido caratterizzato da pulsioni di vita e di morte e da energie libidiche ed aggressive). Questo mantiene i miei interessi ed attrazioni focalizzati a lei ed esclude attrazioni per altri soggetti.

Ma in una vita di coppia finalizzata alla famiglia anche questo appare altrettanto destabilizzante.

In una vita di coppia finalizzata alla famiglia dunque,  i contenuti della posizione schizoparanoide sui quali viene investita la pulsione erotica ed il conseguente conflitto energetico che ne regola il dinamismo (pulsioni),  dovrebbero lasciare il posto alla posizione depressiva. La quale consente una vita di coppia finalizzata alla famiglia ma induce patologie come psicosi e nevrosi.

Posizioni intermedie che contengano entrambi gli aspetti finiscono con il generare entrambe le problematiche;  psicosi e nevrosi ed instabilità di coppia, quindi non più finalizzabile alla famiglia.

… o no?  ;Z


Commenti
C'è solo un commento per ora, perchè non farne un secondo?
  1. avatarcarmengueye - 8 dicembre 2010

    Giusto perché siamo qui, tra amici, segnalo un ‘intervista (cioè la riporto in sunto perché non ricordo dove l’ho letta) a Patrizio Roversi, che spiegava la nuova situazione sua e della moglie separata, con cui ancora fa coppia professionale (hanno una figlia adolescente).
    Egli in sostanza, mi pare, accennava a nuove forme di vita di coppia, da sperimentare ovviamente con prudenza e rispetto e molta forza interiore, utilizzando ogni intelligenza a propria disposizione. Questo, ovviamente, dopo anni di legame, quando ci si trova dinanzi a pesanti interrogativi e doveri cui si vuol pure  far fronte, senza rinunciare a un soddisfacimento delle pulsioni anche salutare né scadere in violenze ( in genere del maschio sulla femmina) o gelosie devastanti.

    Mica facile. Ma che abbiamo passato l’illuminismo a fare, allora? Si dovrà pur ragionare di ciò.

    Lascia un Commento

Devi essere Registrato per poter laciare un commento!.