Grecia e dintorni

GreciaSi accavallano, come sempre, le notizie e le speculazioni sulla situazione economica dell’Europa, ed in particolare dei paesi in maggiore difficoltà: Grecia ed Italia.
Per la Grecia, come abbiamo visto, il premier Papandreu ha chiesto il referendum sugli aiuti dall’Europa, un modo secondo alcuni di deresponsabilizzarsi. In realtà non aveva alcun senso, se proprio lo voleva fare il referendum, lo avrebbe dovuto indire prima di aver preso gli accordi, diciamo due anni fa quando sarebbe stato tutto più semplice e più facile. In questo modo ha solo provocato una caduta verticale in borsa e una marea di soldi buttati al vento.
Poi, colpo di scena, ci rinuncia, dice che non serve più. Pare ovvio che l’annuncio sia servito solo a fare uscire allo scoperto gli oppositori, e mettere i puntini sulle i.
Infatti, si scopre che nelle stesse ore cambiava i vertici delle forze armate, al punto che qualcuno avrà anche adombrato un possibile colpo di Stato. Molto più probabile che si sia solo voluto garantire l’immunità sostanziale per l’annuncio che si preparava a fare.
Quindi, tirando le somme, appare tutto preordinato, e chissà quanto hanno speculato sugli swaps e sui titoli in borsa. Alla fine la Grecia accetterà le misure imposte e nessuno avrà più il coraggio di contestarle.

E per l’Italia? Qui da noi fa paura lo spread che sale, l’asta dei Btp che supera il 6%. Ma come stanno in realtà le cose?
Partiamo dalla premessa che i bond, le obbligazioni e i titoli del Tesoro emessi dall’Italia sono al momento ad alto rischio, questo vuol dire anche ad alto rendimento (appunto il 6%). Per questo l’investitore saggio (e che deve rendere conto ai suoi facoltosi clienti), come gli Hedge Funds, sa che deve coprire (assicurare) il rischio che quei bond non vengano ripagati. Ecco che usano i cosiddetti CDS (credit default swap), cioè i derivati (termine più generico comunque) che in sostanza non fanno altro che trasferire (swap) il rischio di mancato pagamento (credit default) da un soggetto ad un altro.
Detto ciò, andiamo a vedere cosa succede in Grecia per capire cosa potrebbe succedere in Italia.
L’ISDA, cioè l’ente che decide se scatta la copertura dei CDS (cioè se verranno pagati), scrive: “Based on what we know it appears from preliminary news reports that the bond restructuring is voluntary and not binding on all bondholders”.
Il riferimento è al taglio del 50% dei bond greci, come previsto in caso di default controllato (gli accordi di questi giorni), e vuol dire che se il taglio è volontario allora la copertura non scatta, quindi i CDS non vengono pagati. Ma se i CDS non vengono pagati, vuol dire che chi ha acquistato i bond greci rischia di rimetterci il 50% del loro valore. Ecco che appare logico che gli investitori ne rimangano alla larga. Ed infatti pare proprio che alla famosa asta dei Btp, quella del 6%, siano mancati gli Hedge Funds, perché ovviamente non si fidano più. E se mancano acquirenti, quindi la richiesta è bassa, il rendimento sale, perché occorre un incentivo maggiore per trovare nuovi acquirenti. Ecco perché i Btp italiani hanno sfondato il tetto del 6%.
A questo punto l’EFSF, cioè il fondo salva Stati, ha capito che non era il caso di emettere nuovi bond per gli Stati in sofferenza. La prima emissione era di 5 miliardi, l’ultima avrebbe dovuto essere di 3 (si era parlato anche di 2), ma si sono resi conto che non c’erano sufficienti acquirenti, per cui hanno preferito soprassedere, e gli Stati in difficoltà dovranno attendere.

In sintesi sembra più che altro un giochetto tra i grandi che hanno già deciso tutto, mentre noi stiamo a baloccarci su se il Presindente del Consiglio se ne va o no, e quali misure prenderà. Girà, infatti, la voce che lunedì sarà lo stesso FMI a stabilire le modalità di intervento in Italia e in Spagna. Questo vuol dire due cose, da un lato che l’intervento è certo, dall’altro che l’EFSF non è in grado di intervenire a salvarci e servono i “più grandi”. Più o meno possiamo dire che l’FMI (circa 650 miliardi), con l’aiuto della Cina e forse della Russia, interverranno direttamente (intervento che prevederebbe l’uscita di scena del nostro Presidente del Consiglio, comunque). Ed è importante sottolineare quel “direttamente”, perché se l’intervento fosse mediato dall’EFSF allora l’FMI non avrebbe avuto potere contrattuale diretto con lo Stato italiano, mentre in caso di intervento diretto, questo potere lo ha. Insomma, un do ut des, io ti do tot soldi, e tu mi dai qualche cosa in cambio, aeroporti, monumenti, un pezzo di sovranità….
I risultati li possiamo immaginare, le politiche industriale ed agricoli si decideranno fuori dall’Italia, è già così adesso (basti pensare all’agricoltura italiana che di fatto è stata parzialmente bloccata perché si è deciso che dobbiamo comprare prodotti dall’estero), ma domani sarà anche peggio.


Commenti
Sono stati scritti 3 commenti sin'ora »
  1. avatarcarmengueye - 4 novembre 2011

    Infatti, l’Italia è fuori da un pezzo dalle decisioni e dai giri economici e finanziari che contano. Pare che stia finendo solo la sceneggiata che la faceva apparire ancora dentro.

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  2. avatarAndrez - 4 novembre 2011

    I risultati li possiamo immaginare, le politiche industriale ed agricoli si decideranno fuori dall’Italia, è già così adesso (basti pensare all’agricoltura italiana che di fatto è stata parzialmente bloccata perché si è deciso che dobbiamo comprare prodotti dall’estero), ma domani sarà anche peggio.

    Non c’è che dire, un risultato fantastico, specialmente se pensiamo ai leghisti che hanno appoggiato e continuano ad appoggiare le menzogne del puttaniere sulla “crisi solo prodotto di fantasia” chiedendo di mettere i dazi alla Cina per evitare che facesse concorrenza alle aziendine brianzole.

    Finalmente, grazie a questo governo e a chi lo ha sostenuto … Padroni a casa nostra insomma.

    Chissà che deciderà, la Cina, sul finanziamento statale delle multe per le quote latte.  :mrgreen:

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  3. avatarcarmengueye - 5 novembre 2011

    Sì sì! padroni a casa nostra, padroni di una cippa, ma a casa nostra    😥

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