Considerazioni su Governo rappresentativo

Imparare dalla crisi si può riscoprendo sensazioni ed emozioni ormai da molto tempo ingessate.

Il dirupo che c’è tra la politica e la società è talmente enorme che viene voglia di comprare solo “Lo Stadio”. Il sempre più nominato fattore “antipolitica” riassume il rifiuto totale alla politica in senso assoluto, la disaffezione a qualunque discussione in merito sfocia per forza nel menefreghismo o alla condanna alla casta in quanto tale.

Il Bobbio ne “Il futuro della democrazia” (1984, Giulio Einaudi editore) parlando dell’unico istituto di democrazia diretta diceva “Nessuno può immaginare uno stato che possa essere governato attraverso il continuo appello al popolo”.

Al giorno d’oggi abbiamo mezzi che al tempo di Bobbio non erano immaginabili, con questi mezzi e attraverso i social network non si può certo arrivare ad una democrazia diretta, ma se chi ha in mano le redini del potere guardasse le opinioni espresse dal popolo, non solo come un mezzo per la pubblicità, ma come un’espressione di accordo o disaccordo riguardo i principi di confronto, si potrebbero evitare gli errori più grandi e non dev’essere solo il cittadino ad interessarsi di politica, ma la politica deve assolutamente abbassarsi ed interessarsi dei cittadini soprattutto a livello locale.

Giochiamoci bene la carta del dopo governo tecnico, ma facciamolo da cittadini responsabili e da cittadini marchiati da un trentennio neo liberista di false ipotesi e di una democrazia rappresentativa tout court: andare alle urne saltuariamente per eleggerli.

Dobbiamo essere più esigenti a livello nazionale e curiosi e attivi a livello comunale, me compreso, partecipando e facendo chiarezza su quelli che sono i nostri obbiettivi generali e di riflesso quelli dei nostri figli.

L’incontro fra democrazia partecipativa e rappresentativa non è impossibile: ” Il modo migliore di illustrare questo esperimento è di prendere brevemente in esame l’esperienza di Porto Alegre in Brasile” (Paul Ginsborg – La democrazia che non c’è)

Auguri a tutti di felice anno nuovo Carli Pietro.


Commenti
Sono stati scritti 8 commenti sin'ora »
  1. avatarrufus03 - 29 dicembre 2011

    Tutto vero quello che scrivi, sopratutto la mancanza di credibilità dei politici ma come persone in carne e ossa,  che ha portato il popolo a reagire in ciò che tu definisci menefreghismo.
    Certo è che il giorno che la politica si interesserà del cittadino si eleverà, perchè sarà il giorno in cui metterà il popolo prima dei propi interessi.
    La vedo durissima.

    Ciao Lauro de Bosis         

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  2. avatarGabriele Tesini - 30 dicembre 2011

    Ottime considerazioni, caro Lauro, purtroppo dobbiamo fare i conti con un popolo di tanti italioti, per fortuna non tutti, che sono la vera malattia per l’Italia.

    Hanno permesso che andasse al governo una manica di ladri e speculatori e oggi e domani pagheremo a caro prezzo lo sfacelo del paese perpetrato da questa classe “Politica” al governo.

    Purtroppo non siamo messi tanto bene anche con le opposizioni che se non si svegliano non daranno nessun contributo costruttivo al paese.

    Brutti tempi , dunque, ma non dobbiamo demordere e dobbiamo continuare a lottare per un’Italia migliore.

    Buon Anno  

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  3. avatarLauro De Bosis - 30 dicembre 2011

    Caro Gabriele, voglio farti una domanda: ’68, io non c’ero ancora, ricordi lo slogan “La fantasia al potere”?
    Ecco io l’ho incontrata leggendo (la felicità della democrazia) dialogo tra Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky.
    Questo slogan secondo mè racchiude l’anticorpo per un paese in recessione come l’Italia, e sono sicuro che fuori da un trentennio immaginario di promesse, si debba cozzare “violentemente”(1) contro un cambiamento di vera politica, un sistema politico che metta come prima ordine i programmi di valore a lunga scadenza,  ma ponderati e ragionati, per evitare in un futuro prossimo un’ altro Fukuscima, che come esempio penso che basti per incrinare tutte le certezze. Queste BIOMASSE, sono veramente necessarie in un biennio dove si è dimezzata la domanda di energia elettrica verso enel, da parte delle imprese?

    Caro Gabriele, l’ideologia non abita più qui, tutto deve  diventare esperienza, competenza,tradizione, visione di valori e interessi, naturalmente, speranze e timori.
    Chiudo con un passaggio del libro G.Z-é vero che cresce la disaffezione, l’assenteismo:Tuttavia io resto convinto che i partiti, soprattutto quelli di sinistra, stanno seduti per inerzia sopra a un giacimento di disponibilità democratica, e persino di speranza, una speranza civile.
    a presto 

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  4. avatarAndrea Cotti - 31 dicembre 2011

    “Lauro:

    …attraverso i social network non si può certo arrivare ad una democrazia diretta, ma se chi ha in mano le redini del potere guardasse le opinioni espresse dal popolo, non solo come un mezzo per la pubblicità, ma come un’espressione di accordo o disaccordo riguardo i principi di confronto, si potrebbero evitare gli errori più grandi e non dev’essere solo il cittadino ad interessarsi di politica, ma la politica deve assolutamente abbassarsi ed interessarsi dei cittadini soprattutto a livello locale.”

    Il dirupo tra la politica e società. Mi sa che hai aperto la madre di tutti i dibattiti:mrgreen:

    Quando il Pd invece che democratico si chiamava comunista, alle scuole di partito insegnavano innazitutto 2 cose: il primo obiettivo di un dirigente è creare la propria alternativa, e poi… l’autocritica. Agli Amministratori venivano innanzitutto insegnate due cose: che erano lì per ascoltare, capire e servire i cittadini, e poi la dialettica della loro azione, dove la loro proposta era la tesi, mentre le reazioni-indicazioni dei cittadini (quando ben recepite) ne erano l’antitesi che generava una sintesi condivisa e concordata che portava all’intervento sul territorio. 

    Tutto questo è finito da tempo. Le opportunità di confronto e discussione eliminate una ad una e le decisioni vengono calate-imposte dall’alto. In questo scenario l’arrivo della rete e la possibilità offerta di nuovo ai cittadini di informarsi, discutere e confrontarsi è stato devastante per questi politici, anche locali.
    E difatti – i pochi politici locali che hanno imparato ad usare internet – li vediamo reagire in modo scomposto e disordinato, spesso stizzito ai tentativi dei cittadini di mettere in discussione le loro scelte. Si sentono offesi e non tollerano che i loro sudditi si azzardino a dire come la pensano. No si dice e basta. Si dice solo se a loro piace.
    E offendono e minacciano negando l’evidenza, e cercano di impedirla questa nuova partecipazione, di cancellarla, che si erano illusi di poter usare i computer e i social come un nuovo strumento, nelle loro mani, per comunicare a senso unico le loro scelte ai loro cittadini, per pubblicare i loro santini, senza comprendere che invece la rete è un doppio canale: invia e riceve.

    E con sgomento hanno invece appreso che con internet se fai o dici cazzate sei sputtanato in 10 minuti.      

    “Lauro:

    …i partiti, soprattutto quelli di sinistra, stanno seduti per inerzia sopra a un giacimento di disponibilità democratica, e persino di speranza, una speranza civile.”

    I partiti, anche quelli di sinistra, anche localmente, sanno bene che stanno seduti sopra a un giacimento di disponibilità democratica e civile, ma da  tempo hanno chiuso ogni possibile occasione di confronto democratico con questi cittadini in quanto la partecipazione disturba i leader e le loro verità illuminate. Da tempo le decisioni sono imposte, i “dibattiti” e gli “incontri” servono solo per comunicare decisioni già prese, mai per discuterle realmente. E’ questo l’inquinamento del berlusconismo; da oltre un decennio è con questi che devono confrontarsi i nostri politici ed è questi (e il loro sistema-regime) che hanno preso a modello.

    Quando si progetta una struttura come la nuova tangenziale, è comprensibile che chi vede la propria area sconvolta non sia d’accordo, ma se con essa si porta un beneficio a tutta la viabilità ma soprattutto si abbatte l’inquinamento in centro, è evidente che, dopo aver sentito i cittadini e i possibili indennizzi e modifiche, alla fine l’Amministrazione debba imporre quella scelta. Se invece si vuole imporre una decisione finalizzata esclusivamente al guadagno di pochi ma a scapito della popolazione, del territorio e dell’agricoltura, (come le biomasse) con che diritto si ritiene possibile imporre tale scelta? Se si vota un aumento del costo dell’acqua la vigilia di Natale, in una riunione di un organismo che sta per decadere (ATO5) convocata poche ore prima in segreto, senza informare sindacati e comitati e dopo aver cambiato da *Remunerazione del capitale* in *ONERI FINANZIARI* il guadagno dei privati al fine di aggirare il risultato referendario, è evidente la volontà di infischiarsene dei cittadini e di essere fermamente convinti di imporre loro la propria volontà.

    “Lauro:

    Ciò che io chiamo democrazia reale, e penso mi darebbe ragione anche John Stuart Mill, “invito Dimitri ad andarselo a rileggere”.
    Purtroppo capisco che il pd abbia paura della gente che si informa, ma in un momento di recessione conclamata, il Re comincia a spogliarsi, e rischia di rimanere nudo.”

    I pochi politici del locale Pd che hanno imparato ad usare la rete (e sono solo in 5 [!!] – Renato, Dimitri, Federico, Tommaso e Paolo) appaiono colti e preparati, (quindi li hanno letti Calamandrei e Bobbio, Zagrebelsky e Salvemini), ma refrattari al concetto di partecipazione democratica. Ne appaiono anzi offesi e turbati. Li hanno letti così come si studia come guidare alla scuola guida, … che poi uno dopo fa come crede.

    Ma stavolta non ci possono fare nulla, perchè piaccia loro o meno questa è internet bellezze.  :mrgreen:

    “Lauro:

    Dobbiamo essere più … curiosi e attivi a livello comunale, me compreso, partecipando e facendo chiarezza su quelli che sono i nostri obbiettivi generali e di riflesso quelli dei nostri figli.”

    E’ così. La rete dopo decenni ci ha rimesso nelle mani la possibilità di partecipare, informarci e discutere, e chiedere conto ai nostri politici.  Siamo assolutamente intenzionati a farlo e tutto questo, ce n’est qu’un debut, (continuons le combat!)  partendo da questo blog. Adesso non la vogliamo più la fantasia al potere, (che abbiamo imparato portare cose malate, come il 18 politico); adesso vogliamo la condivisione delle scelte con i cittadini. E prima di farle, non dopo.
    E poi che i nostri politici imparino a rispettare e ascoltare i cittadini e le loro opinioni, senza alterarsi nè sentirsi offesi di lesa maestà,

    PS:
    Nutro un profondo rispetto e un’ampia stima per Paola Marani.
    L’immagine è solo rappresentativa della berlusconizzazione dei nostri politici locali.
    La presenza di Paola non vuole certo essere un’accusa nè una critica al nostro (bravissimo) ex Sindaco.

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  5. avatarLauro De Bosis - 31 dicembre 2011

    Devo imparare ad essere più schietto, proprio come hai fatto tu Andrea, nell’ approfondire i concetti. L’espressione (violentemente), volevo precisare, non si riferisce di certo ad uno scenario anarchico insurrezionale, ma ai sacrifici da sostenere in questa traslazione, che questi siano fatti finalmente per portare equita sociale.

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  6. avatarAndrea Cotti - 31 dicembre 2011

    Schiettezza per schiettezza:  :mrgreen:

    “Lo Stato totalitario fa di tutto per controllare i pensieri e le emozioni dei propri sudditi in modo persino più completo di come ne controlla le azioni”.
    “La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”.
    (George Orwell)

    Ogni giorno i nostri leader locali scrivono sdegnati in Facebook e nei loro siti contro le nefandezze della politica conservatrice nazionale ed internazionale.
    Appaiono ai cittadini dei rivoluzionari di lotta insomma, presentando condivisibili critiche ai Bossi o ai La Russa.
    Ciò che la gente vuole sentirsi dire.
    Ma ecco che questi rivoluzionari quando qualcuno azzarda esprimere opinioni discordanti dalla loro (imposta) politica locale si inalberano e si offendono. E da politici di governo quali sono tentano di impedirlo.
    Il loro intento diviene così quello di controllare i pensieri e le emozioni dei propri sudditi.

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  7. avatarSilvia90 - 3 gennaio 2012

    Articolo interessante, e di cui condivido ogni idea.
    Sono giovane, sicuramente troppo giovane per avere quella dose massiccia di disillusione che ormai grava sulle spalle di tutti gli italiani, eppure non credo che esista nel “dna” di tutti gli italiani quello spirito di responsabilità, quella presa di coscienza e quella consapevolezza che è il vivere quotidianamente la <<Politica>>.
    Per Politica mi rifaccio al testo universitario di Pasquino (Il Mulino,2009) “Politica è l’attività che gli uomini e le donne svolgono per tenere insieme un gruppo, proteggerlo,organizzarlo e allargarlo, per scegliere chi prende le decisioni e come, per distribuire risorse, prestigio, fama, valori “. 
    Non è più tempo di dire “si impara dagli errori” perchè la storia italiana è piena di errori da cui ostinatamente non abbiamo imparato nulla se non ad essere più furbi.
    Credo che sia il tempo che chi ne ha le intenzioni e le forze debba investire tutto se stesso per creare quel senso di consapevolezza anche in chi ancora non ce l’ha, attraverso le proprie azioni e il proprio esempio.
    E in questi ultimi tempi mi sembra che la mancanza di azioni decise e consapevoli sia il pane quotidiano dei partiti che pretendono di rappresentarci.
    Ma allora come fare se i “vecchi” partiti (quelli che finora hanno tempestato e tempestano le tv) creano solo sfiducia nelle istituzioni e di conseguenza ci fanno ripugnare l’idea di costruirne di nuovi (dato che anche i nuovi potrebbero essere risucchiati nel vortice corrotto di una politica poco “rappresentativa” e più “dei rappresentanti”)?
    Soprattutto come fare se per il sistema sono proprio i partiti ad essere l’identità rappresentativa della gente nella società??

    Spero che il mio commento non sia incomprensibile! :-)    

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  8. avatarAndrea Cotti - 3 gennaio 2012

    Ciao Silvia, benvenuta nel blog e grazie per il tuo chiarissimo commento.  :)

    La disillusione non grava sulle spalle di tutti gli italiani e come te non credo che esista nel “dna” di tutti gli italiani quello spirito di responsabilità, quella presa di coscienza e quella consapevolezza che è il vivere quotidianamente la Politica. Questo è un aspetto tipico della nostra e di tutte le società.

    Come tentiamo di trattare in questo articolo le società, i cittadini, appaiono multiformi e suddivisibili in fasce. I più noti studi sociologici (Eurispes – Stanford University) indicano in circa l’80% i cittadini eterodiretti, insensibili e privi di consapevolezza, quelli cioè che non sanno scegliere e per farlo hanno bisogno dell’indicazione di qualcuno. Completamente influenzabili dunque.

    E’ il rimanente 20% che è capace di analizzare da sè la società e la realtà che lo circonda, (o perlomeno tentare) e cercare di trovare risposte. Come hai appena fatto tu.  😉

    La situazione è grave; il berlusconismo ha degenerato il concetto di partiti e politica e ovunque, (come abbiamo appena visto anche a livello locale) la tendenza è di occupare e controllare, quindi di impadronirsi del territorio.

    Come te pensiamo che sia il tempo che chi ne ha le intenzioni e le forze (“quel” 20%) debba fare del proprio meglio per creare quel senso di consapevolezza anche in chi ancora non ce l’ha, attraverso le proprie azioni e il proprio esempio… e questo blog è la prima delle nostre risposte in questa direzione.

    Ci chiedi – ma allora come fare?

    Ai  “vecchi” partiti (quelli che finora hanno tempestato e tempestano le tv), quelli che creano solo sfiducia nelle istituzioni e di conseguenza ci fanno ripugnare l’idea di costruirne di nuovi (dato che anche i nuovi potrebbero essere risucchiati nel vortice corrotto di una politica poco “rappresentativa” e più “dei rappresentanti”), nel trascorso orribile 2011 sono state date risposte molto chiare e forti; direi laceranti, in quanto è stato l’insieme di esse che ad esempio ha fatto cadere il puttaniere e la sua masnada di manigoldi.

    Come discutiamo qui, si è formato un movimento di cittadini trasversale, maturo e civile e al di sopra dei partiti, che si è mosso per cambiare questo stato di cose, e direi con risultati lusinghieri.

    Giusto per ricordarne qualcuno, la grande manifestazione delle donne a Roma del 13 febbraio scorso è stato un punto di svolta, se vuoi di non ritorno per il vecchio governo e per tutte le caste partitiche. Poi le elezioni amministrative di maggio hanno letteralmente sconvolto il panorama politico, facendo eleggere Sindaci in grandi città come Milano, Napoli e Cagliari assolutamente fuori dagli schemi e come per De Magistris, anche fuori (e contro) i partiti.
    Guardiamo questo agghiacciante filmato: Oggi a Milano c’è Pisapia NON per caso.

    E poi l’oceanica partecipazione per i referendum, che hanno letteralmente sbriciolato il potere del puttaniere e dei suoi accoliti, costringendo i partiti “di sinistra” a saltare sul carro referendario (vincente) in tutta fretta. Ed infine l’incredibile mobilitazione per la raccolta firme sui referendum per la legge porcata. Sono tutti elementi questi che, assieme, hanno eroso passo dopo passo i bacini di clientela delle caste facendone saltare gli equilibri interni, e portando diversi parlamentari oramai rimasti fuori dai giochi a cercare altre sponde … arrivando così a sentenziare la fine del governo dell’inquisito. Ma certo non solo quello.

    I cittadini, quella parte capace di ragionare da sè, è capace di contare dunque, quando si muove bene e in modo ben studiato e le cose possono essere cambiare

    Come diciamo sempre, la partecipazione è alla base dell’azione efficace dei cittadini, essere informati, partecipare alle discussioni partendo anche da blog come questo e da lì rapportarsi alla gestione della cosa pubblica. Come stiamo facendo, manifestando la nostra indignazione per quelle problematiche che ci paiono inaccettabili.

    Siamo convinti dunque che oggi, quando la parte più responsabile dei cittadini si responsabilizza grazie alla rete, e si muove, i partiti sono costretti a seguirla, pena l’essere accantonati (come a Napoli).  Credo sia la partecipazione, con le debite differenze anche a livello locale, la strada vera, civile ed efficace che abbiamo a disposizione per imporre un cambiamento di questo stato di cose. 😉

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