Quell’unusual event che ferma il nucleare

tsunami in GiapponeDavid Rossetti corre con la sua decappottabile lungo la Highway 17, la strada che porta da Santa Clara a Santa Cruz. È intento nei suoi pensieri, come sempre quando percorre quella strada, e per questo motivo non fa caso alla strana vibrazione che avverte solo inconsciamente. Dopo qualche minuto supera l’ultima curva e gli si mostra la baia di Soquel Cove. Ad uno sguardo più attento David comprende che qualcosa è cambiato dall’ultima volta che è passato di lì, il giorno prima. Si ferma, scende dall’auto per osservare meglio. Davanti a lui uno spettacolo inusuale, molte barche si sono sganciate dagli ormeggi, alcune sono affondate. Considerato dove vive, David si preoccupa e chiama casa per saperne di più. Da lì gli confermano i suoi terribili sospetti, è stato un terremoto, ma non è avvenuto in California, dove David vive con la famiglia, bensì nel lontano Giappone.

Alle ore 1, 23 del mattino, ora locale, di venerdì 11 marzo 2011, in base ai regolamenti della Nuclear Regulatory Commission, le autorità dichiarano lo stato “unusual event per la centrale nucleare di Diablo Canyon, una centrale posizionata giusto sulla faglia di Sant’Andrea.
In California vi sono due centrali nucleari attive, ed altre 4 in fase di smantellamento o, come si dice in gergo, di safstor. Uno degli impianti ha subito una parziale fusione del nocciolo nel 1959 ed è stato chiuso 5 anni dopo. Gli impianti in attività sono progettati per resistere a tsunami e terremoti,  ma la Nuclear Commission ha previsto un monitoraggio continuo, per un “evento insolito”, qualcosa che non è prevedibile!

Anche gli impianti nucleari del Giappone, Fukushima ad esempio, sono stati costruiti per resistere a terremoti e tsunami, del resto il Giappone convive con i terremoti, al punto che è normale avere scosse ogni 10 minuti a Tokio. Anche in Giappone erano convinti, come lo sono in California, che le loro centrali potevano resistere a tutto, a tutto ciò che avevano previsto, a tutto ciò che è umanamente prevedibile. Ma non ad un “unusual event”!

In questo momento la situazione a Fukushima è grave, al punto che il commissario UE all’energia ha parlato di “apocalisse”. Ricordiamoci di questa parola, apocalisse!
È vero che gli impianti di sicurezza primari a Fukushima hanno funzionato, come rilevano i tecnici della Tepco, l’azienda proprietaria della maggior parte delle centrali giapponesi, poiché a seguito del terremoto i reattori si sono fermati, ma lo tsunami successivo ha inondato le centrali impedendo il funzionamento dei generatori diesel che dovevano pompare acqua fredda nei reattori surriscaldati. Sono però entrati in funzione gli impianti di riserva a batteria, pensati per funzionare al massimo 8 ore, dopo le quali non è stato possibile agganciare altri generatori di energia (mancava l’elettricità) che potessero continuare ad alimentare le pompe, da lì il disastro.
Adesso si lavora alacremente, una corsa contro il tempo, per raffreddare i reattori prima di ulteriori gravi conseguenze. Purtroppo l’aumentata radioattività non consente di operare al meglio, non consente di sorvolare gli impianti. Insomma, tutto è molto, troppo difficile.
Dopo le prime rassicurazioni, adesso il governo giapponese sta cominciando ad ammettere che le radiazioni possono essere dannose per la salute, sono iniziate le evacuazioni (185mila persone nel raggio di 30 km dalla centrale), la gente si allontana il più possibile, va compostamente verso sud, un intero popolo che abbandona le proprie case, le proprie vite, fiaccati da una terribile combinazione di eventi naturali e presunzioni umane. Gli altri paesi stanno ritirando man mano i loro cittadini dal Giappone!

Una combinazione di due eventi catastrofici ha generato quello che a Diablo Canyon è stato definito “unusual event”, un evento imprevedibile che ha messo a rischio la vita e la salute di moltissime persone. La prima conseguenza indiretta di tale evento è il ripensamento in tutto il mondo dei piani industriali sul nucleare. Da un lato osserviamo governi che rifuggono un dibattito democratico sul nucleare, arroccati su posizioni di chiusura assoluta, come in Italia, dall’altro Obama e la Merkel dicono che non si può fare finta che nulla sia accaduto. E quindi stop in Germania a 7 centrali, e poi stop in Polonia e Svizzera, l’Austria chiede controlli sui suoi impianti, la Francia riconosce che il problema esiste, ed essendo il secondo paese al mondo per numero di reattori è tutto dire. La Gran Bretagna si era già detta favorevole alla costruzione di nuove centrali, ma senza nessun contributo pubblico, e questo vuol dire che le centrali non si faranno mai. In Gran Bretagna la Thatcher cercò di sbolognare ai privati le centrali anche gratis, ma nessuno si volle accollare i costi di funzionamento, segno inequivocabile dell’ “economicità” del nucleare! Russia, Bielorussia e Cina vanno avanti con i loro piani nucleari, ma tutti rivedono le loro procedure di sicurezza, il nucleare oggi fa paura. E l’Italia?
In Italia, il dibattito sembra ingessato, il governo non consente nemmeno di discuterne, stringendo la pubblica opinione tra frasi rassicuranti (il nucleare è sicuro) e dichiarazioni orrorifiche (senza nucleare non c’è futuro per l’Italia), tra paragoni assurdi (preferite il gas al nucleare?) a comparazioni fuorvianti (un incidente nucleare fa meno morti rispetto agli incidenti domestici).

nuovi reattori collegati alla retePurtroppo appare sempre più evidente che la discussione sul nucleare non riesce mai ad essere seria, poiché si sposta l’attenzione su problematiche diverse e non realmente conferenti. Tanto per cominciare si parla di nucleare come se davvero esistesse, ancora, un’industria nucleare, mentre in realtà esistono solo poche e sparute aziende che cercano di rianimare i loro asfittici bilanci, come l’Areva francese che cerca in tutti i modi di propinare a qualcuno una centrale di terza generazione, mentre non riesce a costruire con i costi e i tempi di progetto nemmeno la centrale di Flamanville in casa propria, in Francia, per non parlare di quella di Olkiluoto in Finlandia, che ha accumulato circa 2.000 modifiche progettuali. Areva in questo modo ha perso molte commesse, e probabilmente si salva solo perché è sostanzialmente pubblica (all’87%).
Negli Usa l’incidente di Three Miles Island nel ’79 portò il paese sull’orlo del disastro nucleare, e da allora, nonostante i generosi incentivi dell’amministrazione Bush, l’industria nucleare è sostanzialmente ferma. Ma non è l’unico incidente, nel 2002 in Ohio si è sfiorato lo stesso disastro, nel 2004 a Sellafield in Gran Bretagna c’è stata una fuga di 160 kg di plutonio, rivelata solo 8 mesi dopo. Tra il 1995 e il 2005 ci sono stati almeno 7 incidenti gravi nelle centrali giapponesi, con morti e contaminati, il più importante a Tokai Mura nel 1999. Incidenti analoghi si sono verificati in Francia e in Yugoslavia. L’elemento comune a tutti questi incidenti è che sono stati sottaciuti finché non erano visibili dall’esterno, e in tal caso sono stati sempre ridimensionati nei confronti dell’opinione pubblica. Vi chiedete il perché? Proviamo a rispondere. Per evitare il melt down in Giappone hanno pompato acqua di mare nei due reattori, la conseguenza è che, dopo, i reattori sono inservibili, si tratta di impianti che costano dai 5 agli 8 miliardi di euro, ritenete che un’industria butti al vento tutti questi soldi senza pensarci due volte su? Oppure che qualcuno possa anche essere disposto a sacrificare qualche vita per non distruggere un investimento così importante?
Pensatela come volete, ma pensateci su!

I pochi attori rimasti del mercato nucleare hanno cercato di rianimare la situazione puntando soprattutto a minimizzare l’incidente di Cernobyl, il vero spartiacque del dibattito nucleare nel mondo, sostenendo che fu dovuto principalmente ai difetti del regime sovietico. Forse, ma adesso è diverso. Adesso viene colpita una delle nazioni leader dell’industria nucleare. Il Giappone, l’unico paese al mondo ad avere subito l’onta della bomba atomica, ha sempre cercato di riscattarsi assoggettando proprio l’arma che lo aveva messo in ginocchio, e si è lanciato, per una sorta di contrappasso, sulla strada dell’atomo moltiplicando controlli e difese, raddoppiando le misure di sicurezza, preventivando tutto. Ma c’è sempre l’imponderabile, l’unusual event, quell’evento che non riesci a prevedere, e quindi a prevenire, che scompagina tutti i piani, per quanto elaborati possano essere.

Oggi si parla di centrali di terza generazione, perché la quarta non esiste ancora, e se è per questo nemmeno la terza, visto che solo due centrali di tale generazione sono in costruzione al mondo: Flamanville e Olkiluoto, entrambe ancora in costruzione, con un raddoppio dei tempi e dei costi. Insomma non sappiamo nemmeno esattamente come funzioneranno queste centrali. Ma una cosa la sappiamo, il terzo reattore della centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi, dove si è verificata una delle esplosioni, è alimentato con combustibile Mox, cioè una miscela di uranio impoverito e plutonio, definita anche “la sostanza più tossica conosciuta dall’uomo”. Questo perché molte centrali non sono alimentate da uranio, elemento raro quanto il petrolio se non di più, bensì dagli scarti delle armi nucleari smantellate a partire dalla fine della guerra fredda, ma non ve lo dicono, non vi dicono che parte dell’industria nucleare ha un unico scopo di essere, e cioè ammortizzare i costi dell’escalation nucleare al tempo delle guerra fredda, ricavare qualcosa dallo smantellamento di quelle armi, che i governanti che le hanno volute, senza nemmeno chiedere un parere ai propri cittadini, non vogliono pagarci il prezzo, e lo scaricano, tramite le centrali nucleari, sulla pelle dei cittadini, oggi come allora.
Mox quindi, e una centrale alimentata con quel combustibile ha il punto di fusione più basso, un incidente in questo tipo di centrale provoca il rilascio di più elementi tossici, livelli superiori di radiazioni, una zona da evacuare di dimensioni doppie. Come spiegare altrimenti che mentre i giapponesi sono evacuati entro i 20, adesso 30 km dalla centrali, i soldati Usa hanno avuto l’ordine di tenersi ad 80 km dalla centrale giapponese?
Le centrali nucleari di terza generazione, quelle che si dovrebbero costruire in Italia, sbandierate come sicure, saranno alimentate anch’esse con combustibile Mox. Forse saranno davvero più sicure, non lo sappiamo ancora, ma di certo c’è che un incidente in queste centrali sarà doppiamente più grave rispetto ad un incidente di una centrale di seconda generazione come Cernobyl. Ricordate Cernobyl? Raddoppiate i danni per averne un’idea!

Il punto essenziale, davvero vitale, che non viene praticamente mai toccato seriamente nei dibattiti televisivi, è dato dalle conseguenze nel tempo dell’esposizione alle radiazioni. È assurdo riferire che un incidente nucleare fa meno morti di quanti se ne hanno dagli incidenti domestici, perché un incidente domestico non determina alcuna conseguenza sulle generazioni future, sui figli, mentre un incidente nucleare, anche se non è detto che porti alla morte, può però provocare leucemie o mutazioni genetiche che si riverberano sulle successive generazioni, per anni ed anni. A Cernobyl uno studio osservò mutazioni genetiche a distanza di 9 anni dall’incidente. Un incidente nucleare, inoltre, può contaminare anche acqua e cibo, provocando morti e malattie genetiche a distanza di moltissimi anni. Le polveri e i gas sprigionati dal reattore, in caso di ricadute sul suolo, per esempio in caso di pioggia, contaminano il suolo, e tutti i suoi prodotti, compreso le falde acquifere, gli animali che consumano i prodotti della terra, gli uomini che consumano animali e ortaggi. La contaminazione si estende lungo la catena alimentare, fino all’uomo!

E ritorna quella parola: apocalisse! Etimologicamente l’apocalisse è la rivelazione, lo scoprire ciò che è nascosto, e in tal senso quello che è accaduto è davvero un’apocalisse in senso biblico, perché la catastrofe del Sol Levante forse non è la fine del mondo, ma la si può vedere come la fine di un mondo, delle sue certezze, dei suoi dogmi assurdamente reiterati agli innocenti cittadini. Il Giappone ha creduto di poter imbrigliare l’atomo in tutta la sua potenza, affermando la sua superiorità sulla natura, riscattando le sconfitte del passato, ma nel fare ciò ha mentito a sé stesso, ha chiuso gli occhi di fronte al mostro da sempre in agguato, che stavolta è venuto dal mare, come il Godzilla dei film giapponesi. Il Giappone ha peccato di hybris come il Prometeo greco che ruba il fuoco agli dei, credendo di poter prevedere l’imprevedibile, riconducendo tutto all’umana comprensione, così nascondendosi la terribile possibilità di un qualcosa di imprevedibile ed imponderabile.

Osservate attentamente le immagini della marea che avanza inesorabile portandosi dietro tutto, uomini e cose, spazzando vite e riprendendosi il territorio, pensate di essere lì, al suolo, invece di vedere quelle immagini dall’alto, sul vostro computer da casa, immaginate di essere lì al posto di quegli uomini che sembrano come formiche, in balia degli eventi, incapaci di qualsiasi reazione, travolti da pietrisco, auto, mobili, fango… unusual event!

A Diablo Canyon l’allarme “unusual event” è rientrato, è tutto come prima!

O forse no?!


Commenti
Sono stati scritti 5 commenti sin'ora »
  1. avatarcarmengueye - 17 marzo 2011

    ” È assurdo riferire che un incidente nucleare fa meno morti di quanti se ne hanno dagli incidenti domestici, perché un incidente domestico non determina alcuna conseguenza sulle generazioni future, sui figli”.

    Riflessione indispensabile.

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  2. avatarAndrez - 17 marzo 2011

    Gb: “Enfasi su disastro sbagliato
    “Credo che il quadro relativo all’allarme nucleare che stiamo ricevendo sia accurato, ma quel che mi preoccupa di più è che ci stiamo concentrando sul disastro sbagliato: il vero disastro è lo tsunami e le persone che vi hanno perso la vita”: lo ha dichiarato Gerry Thompson, ricercatore dell’Imperial College di Londra, intervistato dalla Bbc. L’ultimo bilancio ufficiale delle vittime parla di oltre 15mila fra morti e dispersi: l’attenzione è tuttavia concentrata sulla crisi nucleare nella centrale di Fukushima, gravemente danneggiata dal sisma e dove sono in corso i tentativi di raffreddarne i reattori.

    Sono tutti terrorizzati dal fatto che ora gli diviene difficile nascondere all’opinione pubblica la pericolosita’ della contaminazione nucleare.
    C’e’ un’animazione che mostra la diffusione della nube radioattiva di Fukushima di questi ultimi giorni con tanto di livelli di pericolosita’ che, per il momento, si disperde nell’oceano. Nel caso i venti girino verso sud-ovest, in poche ore tutto il Giappone avrebbe seri problemi e per questo la gente sta lasciando Tokio, distante 250 km. dal disastro.

    Quale sara’ il valore commerciale dei prodotti giapponesi resi radioattivi dalla contaminazione ?

    Comprereste voi un’auto o un televisore giapponese, … magari dopo che le nostre autorita’ ci hanno garantito che e’ sicuro?

    E per quanti anni?

    Certo nessuno di noi tutt’oggi, dopo 25 anni, comprerebbe nulla proveniente da Cernobyl. E a ragione.

    L’enfasi e’ dunque sul disastro giusto, e sono certo che Gerry Thompson non si e’ sbagliato, ma e’ solo uno dei tanti che ha interessi nel nucleare.  :mrgreen:

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  3. avatarAndrez - 17 marzo 2011

    Eccolo qui, fresco fresco:

    19:28
    New York Post, a Dallas e Chicago bagagli contaminati
    Bassi livelli di radioattività sono stati riscontrati su bagagli provenienti dal Giappone giunti negli aeroporti di Dallas, in Texas, e Chicago, in Illinois. Lo riporta il tabloid newyorkese New York Post, citando fonti aeroportuali. I test sono stati effettuati all’aeroporto Fort Worth di Dallas e all’aeroporto O’Hare di Chicago sui bagagli di alcuni passeggeri partiti da Tokyo

     

    Quanti prodotti potranno mai esportare se i livelli dovessero divenire considerevoli ?

     

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  4. avatarZeitgeist - 18 marzo 2011

    Spegni una luce, salva una vita!
    Il 12 Giugno non andare al mare……………….  😈

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  5. avatarBsaett - 19 marzo 2011

    Segnalo che sul sito http://www.referendumnucleare.info/ sono disponibili inchieste, documenti e materiali vari in relazione alle problematiche del nucleare. Il sito è nato per diffondere l’invito a votare al referendum contro il nuclare facendo una scelta di responsabilità sociale.

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