La nave e i topi

 


Una cosa almeno è certa. Berlusconi ha perso il controllo del PDL. E non è cosa da poco. Vedremo se i topi ubriacati dall’ebbrezza del libero pensiero, espresso senza vincoli, senza il controllo del leader-padrone, abbandoneranno la nave lasciata andare alla deriva dal capitano che ha subito non uno, ma due ammutinamenti in un colpo solo, oppure se verranno reimbarcati e nuovamente integrati nel branco, come sembra che qualcuno, a dire il vero da entrambe le parti, stia cercando di fare per limitare i danni.

Un primo ammutinamento lo ha subito da chi voleva votare la fiducia al governo quando lui dichiarava di volerlo sfiduciare; il secondo lo ha subito da chi invece ha votato contro il governo una volta che lui ha cambiato idea, optando per sostenerlo. In realtà non lo ha seguito nessuno.

A sentire molti di questi bei personaggi, ad esempio ho sentito ieri il ministro Lorenzin, ma non è la sola ad esprimersi in tal senso, tutto quanto accaduto in casa PDL non è altro che il risultato di una democratica discussione e il comportamento di Berlusconi sarebbe stato sempre coerente. L’unico “inconveniente” sarebbe stato lo scriteriato consiglio di qualche cattivone che con intenti sobillatori avrebbe convinto il grande capo ad uscire dal seminato. Hanno cercato di trasformare la disfatta ed il comportamento marionettistico di Berlusconi in una fantomatica crescita di livello democratico del partito. Complimenti, una ristrutturazione esemplare, da manuale della PNL.
A guardare bene, tuttavia, questa immagine forse lucida un po’ l’aspetto del partito, ma traccia una rappresentazione di Berlusconi ben misera, fotografandolo come una marionetta che si muove a seconda di chi tira con più forza i fili. Un bel leader, non c’è che dire.
Secondo me, invece, è andato proprio fuori di testa, e lo dimostra il modo confuso con cui ha non-gestito tutta la faccenda sfiducia. E il fatto che abbia perso il controllo sui suoi uomini lo dimostra molto bene il diverbio tra Cicchito e Sallusti dell’altra sera a Ballarò. Un teatrino penoso. Fino ad ora era riuscito a tenere a bada situazioni del genere, pur esistendo già da tempo una pluralità di visioni con sfaccettature diverse da quella ufficiale dettata da Berlusconi, che a volte emergevano con più o meno forza, ma che poi si riconoscevano sempre nell’ambito della sua proprietà.
Ma questa volta, il rischio di rimanere esclusi da coloro che si spartiscono la torta, da un lato, e la sicurezza di rimanere comunque protagonisti, magari con maggiore potere, dall’altro, condite probabilmente con la stanchezza di dire sempre incondizionatamente sì e con la voglia di emergere, non hanno trovato le sponde, o non le hanno trovate abbastanza alte, che potessero arginarle e convogliarle in una direzione precisa, portando così ad una evidente spaccatura, o forse a più spaccature, nel partito. Altro che nuova dialettica e crescita democratica.
Che sia la prima ipotesi o la seconda quella che corrisponde effettivamente alla realtà, la figura di Berlusconi appare in patetico inarrestabile declino.
Quanto al governo, come è stato detto non è certo un governo di sinistra, ma essendo di larghe intese così non poteva essere. Difficile stabilire invece se non sia anche di destra, e soprattutto di questa destra.
Spicca evidente la mancata abolizione del porcellum, così apertamente sventolata da Letta nel suo discorso di insediamento, e il tentativo maldestro e meschino di riversare la responsabilità di questo sui grillini, che meritano certamente tante critiche, anche pesanti, ma che non possono essere usati come capro espiatorio per le evidenti mancanze dei partiti di maggioranza.
Vi è poi il progetto di revisione della costituzione, che se per certi aspetti potrebbe essere un importante adeguamento della carta alle condizioni politico-economico-sociali evidentemente cambiate dal 1948, per certi altri appare inquietante, quando si voglia modificare il meccanismo per la sua modifica (Art. 138).
E poi vi sono altri aspetti meno evidenti. Una delle proposte di Berlusconi da tempo sbandierata a destra e a manca, riguarda la modifica dei meccanismi di rilascio e controllo delle autorizzazioni per l’inizio di una qualsiasi attività. In pratica, ora prima si chiedono le autorizzazioni e poi si procede.
La modifica prevedrebbe l’inversione di questo meccanismo, prima di esegue e poi lo stato controlla. Qualcosa di questo, non è ben chiaro quanto, è già previsto nei decreti di prossima emanazione da parte del governo.
Evidentemente, questo produrrebbe un miglioramento nelle attività economiche, ma credo potrebbe avere effetti devastanti in un paese dove la corruzione impera, la mafia governa e lo stato non controlla.
Al momento attuale i controlli sono pochi o nulli, e l’ottenimento preventivo delle autorizzazioni rappresenta l’unico baluardo a difesa della legalità, seppure intralci indubbiamente ogni attività economica. Per esempio, sulle caldaie esiste una regolamentazione rigida, per l’applicazione della quale sono previsti dei controlli. Li avete mai visti voi? Io no.
Ecco che quindi il vostro vicino potrebbe pensare di installare una centrale a biomassa nel suo giardino, senza alcuna autorizzazione, tanto non sono richieste. e poi lo stato (il comune probabilmente o altra autorità competente) verrà a controllare (quando) se le normative sono state rispettate. Voi ci credete?


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