Dov’è la destra e dov’è la sinistra

“Tutti noi ce la prendiamo con la Storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.”

Così cantava  Gaber nel 1994, proprio l’anno della discesa in campo del cavaliere. Ma cos’è la destra e cos’è la sinistra? o forse sarebbe meglio dire dov’è la destra e dov’è la sinistra? o, per meglio inquadrare la questione, dove si trovano veramente ora i valori della destra ed i valori della sinistra?

Già la risposta a questa domanda sarebbe, a mio parere, parecchio ardua data la confusione che si vede in tutto l’arco parlamentare da sinistra a destra appunto. Ma un dato essenziale per poter dare questa risposta manca, o meglio è stato nascosto in questi ultimi vent’anni, il dato è: quali sono i valori che ispirano la destra ma soprattutto quali sono quelli che ispirano la sinistra? Perché è proprio la mancanza di questo dato che non ci fa capire quale sia e dove sia la sinistra, e di conseguenza ci impedisce di scegliere da che parte stare.

Cerco di elencare in sintesi valori che ispirano il mio pensiero e, spero, le mie azioni: in primo luogo il rispetto, rispetto per la persona che mi sta davanti, per le idee che esprime anche se non sono le mie (Voltaire diceva: “Non condivido la tua opinione ma sono pronto a morire affinchè tu possa esprimerla”); la solidarietà, quello stato d’animo che ti fa attento alle necessità del prossimo, che si può declinare anche nell’attenzione all’ambiente, al luogo nel quale vivi, da qui ne deriva la cura per ciò che ti circonda; la giustizia intesa più come equità che come mero rispetto di leggi che possono anche essere (o divenire) ingiuste; la mitezza, perché credo che con l’arroganza e la sicumera non si risolve niente, non i problemi ma neppure i conflitti; il dialogo perché nel dialogo si conosce l’altro e ci fa conoscere per cui l’altro non ci spaventa più come noi non spaventiamo più l’altro, con il dialogo non c’è prevaricazione e parlando si trova anche il punto d’incontro tra opinioni apparentemente diverse. Questi, con le loro variegate sfumature, sono alcuni valori che mi ispirano, ma questi valori non sono nati con me, sono valori che mi sono stati trasmessi dai miei parenti, che hanno subito la guerra (mio babbo è stato partigiano), hanno subito le prevaricazioni di proprietari terrieri e di fabbriche che li volevano più schiavi che persone e che hanno lottato perché il cielo fosse uguale per tutti e per tutti sereno. Questi valori che ho prima assorbito poi maturato con l’esperienza li trovavo in quella zona dell’arco parlamentare che era la sinistra. Io quindi sono persona di “sinistra”.

Ma ora guardo a sinistra e cosa trovo? trovo azioni difformi da quelle che dovrebbero essere messe in campo da chi usa parole di sinistra. Martin Buber in suo bel libro parla di tre principi.

“… tre principi nell’essere e nella vita dell’uomo: il principio del pensiero, il principio della parola e il principio dell’azione. Ogni conflitto tra me e i miei simili deriva dal fatto che non dico quello che penso e non faccio quello che dico.”

In queste poche parole di Buber sta la fonte della mancanza di credibilità e dello smarrimento di questi tempi, a sinistra si odono sì parole di sinistra, ma poiché le azioni che ne seguono non sono certamente di sinistra “… non faccio quello che dico” sono portato a credere che anche il loro pensiero non sia di sinistra “… non penso quello che dico”.

Ecco allora che torna la domanda iniziale: dov’è la destra e dov’è la sinistra?

Si è sempre detto che la destra berlusconiana tende ad abbassare la luce perché nella penombra non esistono più gatti neri e gatti bianchi ma solamente gatti grigi, tutti uguali, ma siamo sicuri che se fossimo in pieno sole i gatti grigi sparirebbero per lasciare il posto a gatti bianchi e gatti neri? Io credo di no.

Io non trovo più la sinistra che amavo e che amo, la sinistra delle pulsioni ideali, della solidarietà, della giustizia sociale, dell’attenzione agli ultimi; quella sinistra per così dire evangelica. Quella sinistra che pure esisteva e che oramai ha perso quasi completamente la sua credibilità, anche purtroppo a livello locale; ha perso la sua credibilità perché non ha più un pensiero orientato a “sinistra”, dove batte il cuore, nonostante le parole che dice. Lo certificano i suoi atti che certamente non sono conseguenti alle parole, ma soprattutto al pensiero di sinistra, certamente sono conseguenti al loro pensiero.

Negli anni addietro si parlava delle ideologie, della ideologia di destra, dell’ideologia di sinistra. Ora pare che le ideologie siano tramontate, sia a destra che a sinistra ma la cosa che mi sgomenta è che l’ideologia di sinistra, se mai è stata un’ideologia, non è maturata in un’idea di sinistra e che la classe dirigente appunto di sinistra abbia assunto nel tempo quell’egoismo di fondo tipico della destra, quell’attenzione al proprio particolare (di famiglia, di gruppo, di partito ecc.) piuttosto che alla collettività all’ambiente nel quale siamo chiamati a vivere, la “classe dirigente” della sinistra pano piano si è imborghesita (termine che aborriva), si è adagiata a quel “quieto vivere” che piace a tutti ma del quale poi dovremo rendere conto, prima di tutto a noi stessi perché basta guardarsi attorno per vedere che l’arricchimento di pochi produce l’impoverimento di tutti gli altri.

Ma la sinistra, così come la destra, non è un’astrazione, è un contenitore, non solamente un partito, di persone che in questo contenitore possano essere ascoltate da chi tra loro deve fare la sintesi (bella parola ma sempre disattesa), e tra queste persone molte siedono in posti dai quali possono incidere, nel bene e nel male, nella vita delle loro comunità e non solo. Vorrei tanto che queste persone cominciassero a guardare alto ma tenendo  i piedi a terra e le mani tese al prossimo.

Quando questa classe dirigente produrrà pensieri di sinistra, esprimerà questi pensieri con parole di sinistra e farà azioni di sinistra allora la domanda iniziale avrà la sua risposta.


Commenti
Sono stati scritti 8 commenti sin'ora »
  1. avatarFausto Cotti - 6 settembre 2013

    Belle parole e bei pensieri Armando,  che anche io sento miei.
    Quei signori che sono al parlamento da decenni hanno lavorato bene e sono riusciti a sconvolgere i nostri pensieri politici, i nostri ideali, i nostri sogni di futuri e nuovi  ipotetici modelli di convivenza comune. 
    Se andiamo indietro nel tempo, magari anche al tempo dell’unità d’Italia, i concetti di rispetto, giustizia, cura, dialogo e io aggiungo onestà e onore, erano concetti comuni alla destra (quella naturalmente democratica) e alla sinistra. 
    E questi valori erano comuni a tutti i partiti anche e sopratutto nel momento della creazione della nostra Costituzione.  Purtroppo la storia ci insegna che un partito comunista forte in quel tempo era una cosa proibita. E da allora fino al giorno di mani pulite poteri occulti (CIA, mafia, servizi segreti, destra eversiva) hanno tramato per impedirne l’entrata al governo. 
    Questo è stato il primo virus che ha infettato le nostre istituzioni. Per 60 anni non c’è stata alternanza di governo. 
    Quando il castello è crollato esisteva una ramificazione clientelare profonda e collaudata che Berlusconi ha comodamente ereditato.  E’ stato lui a chiamare quel periodo “la prima Repubblica” per convincerci che sarebbe cambiato qualcosa nella “seconda”.
    Infatti qualcosa è cambiato. 
    Quando Mussolini mandò a crepare migliaia di italiani in Africa, in Grecia, in Russia, molti dicevano (e molti lo sostengono anche adesso), che tutto sommato non era colpa sua, che data la situazione mondiale  la guerra era inevitabile, che gli italiani dopotutto erano quasi tutti contenti del fascismo, che lo avevano voluto…

     Berlusconi ha diffuso il suo metodo (e lo ha fatto per 20 anni), e ora i risultati sono sotto i nostri occhi.
    Anche in questo caso, molti sostengono che dopotutto lui non è la causa, che gli italiani lo hanno voluto e che lo hanno votato.
    La seconda Repubblica ha avuto questo risultato.
    Adesso i concetti di rispetto, giustizia,  cura, dialogo, onestà, onore e anche destra e sinistra, sono diventate parole senza valore.
    L’italia è un deserto di valori.  SE ci riprenderemo, ci vorranno anni.

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  2. avatarAndrea Cotti - 7 settembre 2013

    Eh ragazzi, … che articoli carini che state inserendo.  :mrgreen:

    Una cosa che mi ha colpito è che 20 anni di berlusconismo, di regime di questa destra malavitosa hanno fatto apprezzare alla gente di sinistra valori tipicamente di destra, come legge & ordine, meritocrazia, onore e patria,  tutti  gettati nella spazzatura dal delinquente abituale,  dai suoi complici e da chi li sostiene.

    Sui  valori della sinistra.  Mi è sembrato interessante il sondaggio di Repubblica  che con una sinistra smarrita e confusa, ad una sinistra che non c’è,  tenta di capire le vecchie e nuove ragioni di essere e pensare a sinistra, proponendo le parole della sinistra:  

    1. Diritto
    2. Libertà
    3. Dignità
    4. Fratellanza
    5. Lavoro
    6. Moralità
    7. Equità
    8. Uguaglianza
    9. Redistribuzione
    10. Gentilezza
    11. Scuola
    12.  Solidarietà
    13.  Welfare
    14.  Riformismo
    15.  Pace
    16.  Cambiamento
    17.  Sogno
    18.  Progresso
    19.  Fantasia
    20.  Responsabilità
    21.  Multiculturalismo
    22.  Ambiente
    23.  Ironia
    24.  Memoria
    25.  Laicità
    26.  Tolleranza
    27.  Bene comune
    28.  Legalità
    29.  Resistenza
    30.  Democrazia
    31.  Coraggio

    Voi quali preferite?

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  3. avatarArmando Turrini - 7 settembre 2013

    Non riesco a dire quale sia la parola che preferisco, tutte mi piacciono e tutte si completano, es. non può esserci solidarietà senza responsabilità e dignità e …..

    Forse quella però che mi piace meno è “legalità“, questo perché io posso compiere azioni perfettamente legali ma che non sono giuste, a volte legalità contrasta con giustizia, faccio un esempio: io falsifico il bilancio della mia azienda, l’azione in se è legale ma non è certamente giusta.

    Ripensandoci però penso che la parola che più racchiude in se anche il senso delle altre è responsabilità, ecco, forse responsabilità è la parola che più mi piace. 

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  4. avatarFausto Cotti - 7 settembre 2013

    Vorrei spezzare una lancia per la parola “onore”. Oggi viene identificata con la mafia, oppure come una parola che sa di antico, usata al tempo in cui ci si sfidava a duello, oppure legata alla Patria, ai caduti di guerra…Ma il concetto in sè credo racchiuda una buona parte di quelli elencati sopra. 
    Onore significa avere un codice morale che va al di là delle regole scritte, un codice che ti impedisce di fare cose contrarie ai suoi principi, che ti farebbe sentire una merda, da non riuscire più a guardarti allo specchio. 
    Per estremizzare, possiamo ricordare gli antichi samurai che erano votati al “buscido” il loro codice cavalleresco. Secondo esso, il samurai non poteva morire di vecchiaia. La sua morte doveva essere per spada nemica o propria, anche se fosse vissuto al polo nord, quello era la sua verità, al di sopra di tutto, al di sopra di Dio stesso. 
    Per noi questo è puro fanatismo, ma al tempo dei garibaldini non era tanto diverso, dare la vita per una causa giusta era normalità, è grazie a questi valori che fu fatta l’unità d’Italia.  Che fu liberata dal nazifascismo. 

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  5. avatarFausto Cotti - 7 settembre 2013

    Mi viene in mente Il nano che fa “così così” con la mano cantando l’inno di Mameli…

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  6. avatarAndrea Cotti - 7 settembre 2013

     

    • Mara Senza Bavaglio Sbardella… sono perseguitata da una frase di Violante in Parlamento: ”a Berlusconi abbiamo consentito di tenere tutte le sue televisioni” … ve la ricordate?? .. io vi seguo con simpatia e sicuramente sono fuoritema, ma qualcuno mi può spiegare cosa significa quella frase e perché abbiamo permesso che ciò accadesse??

    • Andrea CottiSignifica che lui e i Pds-Ds erano già venduti al delinquente abituale fin dal ’94.
      Lo abbiamo permesso un po’ perchè non si è imparato subito, e un po’ perchè siamo dei beoni.
      Poi però anche basta eh?
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  7. avatarAndrea Cotti - 8 settembre 2013

    Al di là degli aspetti prettamente operaistici, appaiono interessanti alcuni passaggi di Mario Tronti sulla “sinistra”.

    Riferendosi alla famosa antipolitica, ritiene che la sinistra non abbia messo a fuoco il pericolo vero, la sua violenza, il suo obiettivo vero, che è deviare lo scontento popolare su una base che per il potere è sicura perché non minaccia davvero le basi della diseguaglianza: “se non trovi lavoro è perché i ministri hanno le auto blu?”
    Secondo Tronti l’antipolitica appare dunque solo un’arma di distrazione di massa:  “Un disorientamento politico di massa. Le grandi classi non ci sono più, il conflitto frontale non c’è più, i grandi partiti neppure, ma la lotta di classe c’è ancora. Di questo mi permetto di essere ancora sicuro”.

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  8. avatarStefano Pederzini - 8 settembre 2013

    Averne ancora, di gente come Tronti… la sinistra: io mi diedi, a mio esclusivo uso e consumo, le seguenti definizioni: posto che le disuguaglianze esistono ed esisteranno sempre (con buona pace delle utopie che anche a me piacevano tanto da giovane, in particolare quella dell’uomo nuovo), considero di sinistra chi ritiene giusto ridurle e persegue una società che sia favorevole al maggior numero di persone, mentre considero di destra chi trova lecito approfittare del proprio vantaggio a danno del prossimo e quindi cerca di mantenerlo se non di aumentarlo. Probabilmente è una distinzione grossolana, ma per le mie inclinazioni pratiche e materialistiche andava sufficientemente bene. :)

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