PD: la decisione giusta

LA DECISIONE GIUSTA

Da qualche settimana sto riflettendo seriamente di rientrare nel partito dal quale mi ero dimesso un anno e mezzo fa. Ho passato trent’anni nel PD ed in tutte le sue declinazioni precedenti, un arco di tempo lunghissimo, quasi una vita. Le ultime elezioni politiche e il vergognoso tradimento nei confronti di Prodi mi avevano convinto che tra me e quel partito non ci potesse essere più nessun rapporto.

Poi ho cominciato a chiedermi sempre più insistentemente se quella fosse la decisione giusta, se così facendo non si lasciasse campo aperto a quelle forze che scientemente bocciando Prodi, che inutile dirlo un governo con Berlusconi non l’avrebbe mai fatto, potevano realizzare la trasformazione del PD in un nuovo soggetto politico senza un’identità precisa pronto ad alleanze a pendolo con le forze parlamentari disponibili.

Non sopporto più la logorrea e la retorica della ragion di stato del Presidente Napolitano, l’unico servizio che si può fare allo stato è quello di costruire un partito che dica in modo chiaro cosa vuole fare per il Paese. Quali gli obiettivi, i progetti, i diritti.
Abbiamo fatto una campagna elettorale promettendo un po di lavoro, un po di diritti, un po di IMU, mentre gli altri sacramentavano di accerchiamenti e di rese, altri ancora di restituzioni e di abolizioni, noi balbettavamo in teatrini di periferia chiusi al mondo esterno, lasciando le piazze tradizionali della sinistra in mano alla devastante furia dello Tsunami Tour.

I centouno traditori che hanno affossato Prodi, sono l’escrescenza di un sistema partito da troppo tempo malato. Un partito schizofrenico che assomiglia ad un carro con le stanghe da ambedue i lati. Aggiogata da una parte c’è la direzione nazionale e dall’altra la massa degli iscritti, dei simpatizzanti, degli elettori, tutti e due tirano con forza ma il carro resta fermo immobile.
Un partito senza una testa poiché quella che si è dato ha tradito il mandato elettorale, complottando e forzando i vari appuntamenti parlamentari, per realizzare esattamente il contrario di ciò che gli era stato chiesto di fare. Ora il PD è al governo con Berlusconi, con la Santanchè, Brunetta e il resto della compagnia compreso Razzi.

Non c’è giustificazione accettabile per un governo di tal fatta, men che meno quella del Paese sull’orlo del baratro. Il Paese ha bisogno di buona e autorevole politica che si confronti alla pari con l’Europa, che sappia all’occorrenza puntare i piedi, organizzare strategie di pressione con gli altri paesi del mediterraneo per uscire dall’oscurantismo deleterio ed inconcludente della politica dell’austerità.
Per fare ciò bisogna essere credibili e lo si può essere soltanto perseguendo una politica coerente con la radice ideale di un partito alternativo al populismo di Berlusconi e alla propaganda inconcludente di Grillo.

Per fare questo bisogna aprirsi al mondo, ascoltarlo senza la supponenza di essere i migliori. Ascoltare i cittadini e le loro sofferenze, riappropriarsi di un’etica politica perduta nelle stanze ovattate del parlamento, nell’elegante sfilata di morbidi tailleurs e di grisaglie in fresco di lana. Potrebbe sembrare sciocca quest’ultima valutazione, ma non lo è. Nel partito nel quale ho militato per trent’anni c’era l’idea di un decoro istituzionale che prevedeva giacca e cravatta per intenderci, ma che non dovesse mai sconfinare nell’apparire, ma piuttosto nell’essere.

Quel partito nel tempo è stato fagogitato nella rete del berlusconismo e da li, da quella trappola bisogna liberarsi. Per farlo c’é la necessità di un ricambio generazionale non cooptato che si fa valere per ciò che afferma e fa, non inquinato dall’avere retto qualche coda importante o di avere portato qualche borsa. Io sto con i ragazzi di occupy che nella loro purezza ideale sono l’unica risorsa sulla quale investire per dare un futuro ad un partito che la sua stessa classe dirigente a ridotto a simulacro di se stesso, a quei ragazzi dico se avrete bisogno io sono a disposizione.

  1. Ora si tratta di capire se qualcosa è ancora recuperabile in quel partito.

    Se cioè esiste la possibilità che una base di militanti sensibili possa col suo appoggio far prevalere i Civati e Puppato, Cosseddu e Marino, e … Rodotà.   E poi Vendola.
    … ma la vedo grigia, e parecchio.


  2. Gilberto Canu

    Non stanno cambiando, per questo ho deciso di rientrare. Spingere al cambiamento con il proprio contributo mettendoci la faccia. Cercherò di farmi eleggere delegato al Congresso perché ciò che ho da dire lo voglio dire in un luogo d’ascolto

  3. E bravo Gilberto, se ci riuscirai, fatti sentire e sappi che hai tutto il mio appoggio…
    Per me ora la mia “Decisione giusta”, come ho scritto su Facebook, è questa:
    “E sì, caro Gilberto, stiamo tutti noi ex PCI, vivendo un travaglio profondo e credo anche io che si dovrebbe trovare la strada che svolta a Sinistra all’interno del PD, ma la vedo grigia. Intanto ho deciso, durante il travaglio, di non rischiare di morire democristiano, e per di più, al finco di Berlusconi, votando dalle ultime elezioni Sinistra Ecologia e Libertà. Resto ora in attesa di vedere come andrà a finire il congresso del PD, che peraltro credo che si dovesse fare subito, e dove andrà a parare il lavoro che sta svolgendo Vendola, poi si vedrà”…