Le donne ti amano per come sei. Gli uomini no

E’ apparso su Facebook un topic davvero interessante postato da Rita Martinelli:

Rita Martinelli
Volessi una compagna come compagno, non avrei difficoltà. Per come le ho conosciute, le donne ti amano per quello che sei dentro; conseguentemente di te amano tutto. Ti amano incondizionatamente. Gli uomini, no.


Questa considerazione ha dato spazio ad una serie di riflessioni degne di nota che sarebbe un peccato lasciare che sprofondino nei meandri di FB; ho pensato dunque di riportarle qui, così da renderle facilmente reperibili e commentabili da tutti.  :)

  • Massimo Domenici – Hai ragione!…ma non tutti gli uomini usano superficialità nell’amore
  • Rita Martinelli – Ciao Massimo. Lieta di ritrovarti, ongi tanto. No, non tutti. Ma lo dico più per convinzione che per conoscenza diretta. In ogni caso, sono convinta che non sia comunque superficialità. Sono due partenze diverse. Nel femminile ritengo sia insita l’accoglienza totale.  Penso non possa essere diverso da così in quanto, naturalmente, preposte a questo. Nel maschile, viceversa, la conquista. La “conquista”, presuppone una “scelta”. La scelta in se porta a valutare un fuori…non un dentro.

  • Massimo Domenici –   Ciao carissima Rita, bentrovata!!..quando si parla di figli si dice che la madre accoglie e il padre educa e forse è vero, ma quando si parla di rapporti d’amore tra un uomo e una donna, secondo me la tua ipotesi è vera in parte, o meglio è vera nel periodo di innamoramento in cui l’uomo, come credo sia naturale che sia, pavoneggi il suo essere maschio, come se fosse merce pregiata da mettere in vetrina. Dopo, quando l’amore assume un significato più profondo, molti uomini giocano nel continuare in questo gioco delle parti e credo sia deleterio. Cioè non danno al sentimento d’amore una connotazione più matura…come invece viene naturale nella stragrande maggioranza delle donne.
  • Rita MartinelliSi, Cecilia, lo credo anche io. Sono d’accordo con quanto dice Massimo. E’ vero è anche così. Anche. Ma nel caso del maschile, ritengo che quando cambiano determinati comportamenti, questi cambiano per un “lavoro” interiore. Una sorta di smontaggio e ricomposizione di ciò che davvero imparano a comprendere cos’è un sentimento d’amore.

    Le donne, proprio per quella condizione che anche tu evocavi, caro Massimo, lo sono naturalmente. Lo sono sempre. Lo sono da sempre. Per il maschile, è una conquista. Fortunata la donna che ha ache fare con un uomo così.

  • Vedi Cecilia? Questo è un Uomo! Uno di quelli che hanno smontato e rimontato il loro essere maschile! Grazie, Massimì!

  • Massimo Domenici ‎- ..perfettamente d’accordo con te Rita…ma in fondo i nostri pensieri si allineano…non è un caso che ho sempre preferito le donne agli uomini…su questo tema potrei veramente scrivere a iosa; ho sempre sognato che le donne avessero più peso nella vita, nel lavoro, nel sociale ecc…possono veramente insegnare molto e la verità è che gli uomini ne hanno paura.

    …ah ah ha…ma non tutti però!!!
  • Cecilia Riegler – eh come tutti gli uomini… ma guarda Rita con me sfondi una porta aperta io non sono mai stata madre ma mi viene spontaneo accogliere, come dicevate sopra... sono donna e accolgo… sempre e comunque nel bene e nel male… Massimo, Rita ci incontreremo e ci rivedremo, prima o poi in Italia devo venire per una visita… vi faro’ sapere… conosco Massimo da anni… lo ricordo ancora quando leggeva il maestro e margherita…
  • Andrea Cotti –  Massimo, che conosco da poco, è una persona davvero squisita e lo ringrazio per avermi richiamato su questo splendido topic, di cui avevo apprezzato di sfuggita l’argomento senza più seguire. La nostra (come purtroppo molte altre) è una società crudele e spietata con le donne, e mi sembra sempre interessante trattare anche gli aspetti meno appariscenti di questa situazione. “Le donne accolgono” mi sembra bellissimo; mi ricorda un film; “speriamo sia femmina” dove questo concetto viene espresso con felice semplicità da una bella figura di donna circondata da donne. E’ vero, un uomo non è capace di ‘accogliere’ in questo modo, non è nella sua natura, nemmeno se legge Bulgakov e se è uno di quelli che sono riusciti a smontare e rimontare il loro essere maschile. :) Mi è sembrato molto interessante l’argomento perchè in effetti, personalmente, non riesco ad amare incondizionatamente, ad amare ‘tutto’ di una donna. Di mia moglie amo tanto, ma non ‘tutto’. Molte cose di lei mi attraggono da sempre e per tante provo stima ed ammirazione. Altre invece non mi entusiasmano e, siccome questi sono ‘sensazioni e sentimenti’ non posso certo correggerli o peggio mascherarli. Mi sembra possibile che una donna possa amare un’altra donna per quello che è dentro, per ‘tutto’ e incondizionatamente. E mi sembra una cosa grande. 😉 – E’ un vero peccato che queste bellissime considerazioni vadano presto perdute nei mille meandri di Facebook; è per questo che pedantemente invito sempre ad approfondire gli argomenti più belli nei blog, che almeno lì restano e sono facilmente rintracciabili. Un caro saluto a tutti e tutte e grazie per l’ospitalità … per “l’accoglienza” in questo bel thread.


  • Massimo Domenici – Grazie Andrea, la stima é reciproca! Le tue considerazioni sono condivisibili e il richiamo al film “speriamo che sia femmina” non puó non riportarmi ad una realtà in un certo qual modo “imminente” visto la prevista nascita di Lavinia per la prossima settimana.

    Credo che tutti noi non siamo nelle condizioni di amare incondizionatamente, le donne peró riescono ad avere quel “guizzo” misto di intelligenza e sensibilità che fanno si che la considerazione di Rita sia tanto vera. Accolgo volentieri il tuo invito a traslocare nel blog…Rita ne sarà felice.


Commenti
Sono stati scritti 11 commenti sin'ora »
  1. avatarcecilia - 7 giugno 2011

    Di solito non generalizzo ma le considerazioni sollevate da Rita, che condivido appieno, mi fanno venire in mente i seguenti versi dell’Otello di Shakespeare, chi parla e’ Emilia la moglie di Iago (il diabolico Iago!):

    “Uno o due anni non bastano per conoscere un uomo.
    Gli uomini sono soltanto stomaco e noi donne,
    per loro, siamo solo cibo. Ci mangiano avidamente
    e quando sono sazi ci rigettano.”

    Ecco: noi donne, invece, abbiamo la tendenza a digerire tutto, anche i bocconi amari. Non rigettiamo quasi mai, metabolizziamo.

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  2. avatarAndrez - 7 giugno 2011

    Grazie Cecilia per il tuo commento e benvenuta nel Blog.  😉

    Come ho già scritto l’argomento è molto interessante, e non resta che attendere di leggere le opinioni di Rita, Carmen, Lucia e Tiziana.

     

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  3. avatarMassimo Domenici - 7 giugno 2011

    Mi associo ad Andrea nel manifestarti il benvenuto e condivido il tuo punto di vista Cecilia. 😀 Forse per conoscere un uomo bastano anche meno di due anni; è per comprendere le sfumature di una donna, che è necessaria una vita. E spesso, nemmeno basta.

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  4. avatarRita Martinelli - 8 giugno 2011

    Eccomi qui. Ciao Cecilia, ciao Andrea, ciao Massimo. Intanto un ringraziamento a te Andrea per aver voluto dare “lustro” alla mia considerazione e ai commenti che si sono sviluppati al suo interno.
    Trovo e leggo verità nelle vostre riflessioni. Trovo che ci sia verità nelle parole di Shakespeare riportate da Cecila. Era una realtà allora, lo è ancora oggi. E forse lo sarà sempre.
    Io credo che siano diversi gli argomenti in campo da sviscerare. Quello naturale. Quello legato alla cultura. Alla società.
    Credo la natura abbia stabilito, non dico dei ruoli, perchè questi credo ce li siamo dati noi, ma delle funzioni.
    Maschile e femminile, hanno in natura una funzione ben specifica. Su questa funzione e sul “costruire” poi una società organizzata, si sono costruiti dei ruoli. Te lo appicciccano subito al momento della nascita. Ti guardano in mezzo alle gambe e ti dicono cosa sarai. Non chi sei, ma cosa dovrai essere. Quale ruolo ricoprire. Oggi lo dicono anche prima che nasci. Basta una ecografia e per tempo fanno sapere a mamma e papa (un maschio e una femmina) quale sarà il ruolo nella società del futuro nascituro. L'”addomesticamento” a quel ruolo, inizia prima ancora che tu venga al mondo. Qualunque cosa tu sia, è già iniziato l’addomesticamento da parte di un altro maschio e un altra femmina a loro volta, incosapevolemte addomesticati al ruolo che la società ha dato loro alla loro nascita. Chi sei e quale è la tua capacità creativa di ciò che senti, vivi e percepisci del mondo, è cosa che affronterai da solo come singolo individuo. In funzione di un vissuto personale. Di un una educazione ricevuta. Di un indole insita in te. Che ti può portare a mettere in discussione il tuo ruolo oppure no.
    Quello che io ho scritto inizialmente e che ha dato adito a questo nostro confrontarci, nasce da una semplice considerazione. Anzi, da una serie di vissuti quindi da esperienza personale.
    Gli uomini, o forse è meglio dire i maschi (perchè molto resta negli uomini della loro atavica “maschietà”) sono sostanzialmente colpiti da ciò che io chiamo il contenitore di una donna. Sul contenitore (il fuori) “costruiscono”  la loro capacità creativa del sentimento amoroso. Ecco perchè molto spesso c’è una sorta di dicotomia tra cose che accolgono e altre no. Le donne no. Le donne più che dal contenitore maschile, sono attrate dal loro pensiero. Dalla loro testa. Torna in questo l’imput del dentro e del fuori. 
    I due sessi, d’altronde, ne sono un chiaro specchio. 
    Mi fermo qui anche se, come dicevo più sopra, altri argomenti si intersecano gli uni a gli atri e non c’è solo un motivo ma diversi al perchè le donne quando amano, amano incondizionatamente e gli uomini no.
    Andrea c’ha fatto un esempio sul suo personale sentire sentimento. Io credo che qui entri in gioco oltre al condizionamento subito (addomesticamento), anche ciò che atavicamente ancora gli appartiene, ma soprattutto il suo vissuto personale. La sua storia. Non con le donne. Con se stesso. Non essere “capaci” di amare (o accogliere) incondizionatamente, non è solo una questione di atavicità o di non predisposizoine naturale,  ma anche di storia con stessi. Non essere in grado di accogliere totalmente l’altro ha a che fare ancora con la non accoglienza totale di noi stessi. E qui, molto, l’uomo che ha costruito i ruoli, c’entra parecchio. Credo che si possa smontare molto di questo. Quanto invece sia possibile fare per smontare ciò che natura di suo ha stabilito, la vedo un po’ più dura. Però, riuscire a smontare ciò che gli uomini (inteso come umanità) hanno costruito in ruoli, sarebbe già un enorme conquista per il vivere insieme in armonia, senza prevaricazioni o ruoli prestabiliti, tra gli uomini e le donne che abitano questo pianeta e che per un po’ della loro personale esistenza, camminano affianco l’una all’altro.  

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  5. avatarAndrez - 8 giugno 2011

    Ecco, queste son le cose che mi fanno amare qusto blog.  😎

    Grazie cara Rita per l’approfondimento che ci hai offerto sul bel tema d’apertura. Che condivido pienamente.

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  6. avatarLucia Del Grosso - 8 giugno 2011

    Nel Simposio di Platone Socrate, che è quello che sa di non sapere, dice che in realtà una cosa la sa. “Grandioso!” gli dicono “E che sai?” “Ecco, io so ta erotikà, le cose dell’amore” risponde. “Bravo! E chi te le ha insegnate?” gli domandano. “Diotima, una sacerdotessa. Una donna”.
     

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  7. avatarRita Martinelli - 8 giugno 2011

    Allora se condividi pienamente, mi permetto di dire che puoi essere uno di quei maschi che hanno cercato e cercano di smontare ciò che ruolo umano ha assegnato loro. Non è un lavoro semplice, smontarsi. Andare a vedere davvero chi sei tu e non ciò che dicono gli altri, sei. O meglio: andare a vedere ciò che sei sempre stato e ti hanno “rubato”. Lo fanno anche le donne, anche se in sè portano la predisposizione all’accoglienza. Anche loro sono colpite dal ruolo di essere qualcosa che magari non sono. E, oggi, se ne vedono davvero tante.

    Io credo che il ringraziamento, non vada fatto a me, ma al contrario, sono io che ringrazio te. Te e quelli come te, come Massimo e come qualche altro (pochi, eh, per la verità), che ha il coraggio di confrontarsi e mettere  in discussione, non solo il proprio “ruolo”, ma il proprio anche nei confronti del femminile. Perchè vedi Andrea, se noi molte cose già le sappiamo anche pe quella naturale predisposizione a cui abbiamo accennato, e le dobbiamo, come dire? solo “scoprire”, per voi è un po’ più complicato…Voi, in un mondo dove è il “maschio” che gestisce e ha costruito il potere, avete molto da perdere. Tutto quel potere che vi siete dati. E non è cosa semplice da farsi. E’ un notevole sforzo. Quindi grazie a te, a Massimo e quei due o tre che vi accomunano :-)

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  8. avatarAndrez - 9 giugno 2011

    Le cose dell’amore insegnate da Diotima non sono però l’accoglienza dell’accettare lei  per ciò che è dentro.   :mrgreen:

    In effetti cara Rita credo anch’io di essere  uno di quei maschi che hanno cercato e cercano di smontare ciò che ruolo umano ha assegnato loro.

    E questo perchè fin da bambino mi vergognavo di questo ruolo.  Vedevo i grandi recitare questi squallidi atteggiamenti imposti con donne in gamba che recitavano sottomissione a maschi finti duri a dettare legge, e soffrivo nel sentirmeli pian piano inculcare, io che amavo giocare con le bambine alla pari,  felice del fantastico contributo che sapevano dare ad ogni gioco.

    Ed era difficilissimo, perchè mio padre (ex partigiano) e mia madre (ex mondina) entrambi militanti comunisti, erano però piena espressione di questi ruoli.

    Ricordo che mia madre aveva accettato di distribuire settimanalmente “Noi Donne” nel quartiere; ma lei leggeva solo Grand Hotel e Bolero e la distribuzione la faceva fare a me.  E’ lì, (leggendo a 8 anni Rossana Rossanda e Camilla Ravera), che ho iniziato a comprendere che poteva esserci un modo diverso di essere uomini e donne, di confrontarsi e vivere assieme.

    Che certo è tutt’altro che  semplice, (e gradevole) smontarsi.

    A 17 anni incontrai una ragazzina di 13 che  con candida semplicità cominciò a dare mazzate incredibili alla struttura da maschio che nonostante tutto sfoggiavo.  Ma ero fortemente convinto ad andare a vedere davvero chi ero io, e non volevo essere ciò altri volevano,  e quella ragazzina mi ha dato un formidabile aiuto a smontare pezzo dopo pezzo quelle false impalcature.  E’ ancora mia moglie e siamo tutt’ora terribilmente complici.  😀

    Mentre invece questo bellissimo concetto dell’accoglienza femminile, questo saper amare tutto a priori, per ciò che è dentro, della  propria compagna è una cosa che non ho. E sinceramente credo che non sia molto diffusa tra i maschi, anche quelli smontati e rimontati.

    Dal punto di vista del maschio dominante che gestisce e ha costruito il potere, in effetti c’è molto da perdere. Li vediamo ovunque, i maschietti affannati nella loro quotidiana recita a mostrarsi dei duri, e persino in Parlamento, squallidi fantoccini a bocciare sistematicamente ogni tentativo di parificazione. A difendere impavidi e boriosi con le unghie una forza ed una superiorità che ostentano ma non hanno.

    Rinunciare a tutto quel potere che si sono dati, alla loro falsa immagine non è cosa semplice da accettare… perchè non avrebbero altro da contrapporvi.

    Ma chi ha saputo uscire da quella logica, (anche se mai del tutto) chi da tempo apprezza l’incredibile apporto femminile nelle vicende di ogni giorno, sia professionale che affettivo, o di semplice amicizia,  è consapevole della pochezza esistenziale e dell’egoistico vuoto arido di questa gente, e di quanto perdono ogni giorno rinunciando al contributo delle fantastiche risorse femminili.

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  9. avatarAndrez - 9 giugno 2011

    Metto qui un commento di Carmen che non è riuscita ad inserire qui per via dei commenti che non appaiono. (Il server è in crisi; tocca attendere anche un paio di minuti. … Lo siamo cambiando 😉  )

    _______________________________________

     

    Le donne mi hanno profondamente deluso. Parlo anche di mie coetanee e più vecchie ancora, e non mi sembrano migliori se madri, anzi. Sarà una caratteristica dei nostri tempi. Sono divenute bugiarde, arriviste, arroganti coome uomini, senza smettere i difetti atavici di malignità e astuzia. Ne trovo di migliori, ma più o meno nella stessa percentuale degli uomini, quindi non tale da configurare un canone diverso.

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  10. avatarcarmengueye - 9 giugno 2011

    Yes, posso commentare e confermo che non apprezzo l’atteggiamento femminile di oggi; spesso ti trovi contro le donne su questioni che dovrebbero capire molto bene: e allora, cosa capiscono di più, queste donne? Solo il potere, anche loro? E cosa amano, se in realtà sono narcise talora mostruose?

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  11. avatarRita Martinelli - 10 giugno 2011

    Ad Andrea, senza tante parole inutili, Grazie.

    A Carmen.
    Intanto ciao Carmen :-)
    E’ vero quanto sostieni delle donne e di quello che sono diventate. E’ indubbio che sia anche così. Che molte sono così come le descrivi.
    Io credo che insita in noi quella diversità su cui abbiamo divagato parecchio,in ogni caso, esista. Esiste come potenzialità maggiore rispetto al maschile. Vero è che questo, oggi, per le cose che hai detto, che ritengo essere vere, non viene espresso. Non so se come scelta o come conseguenza di un condizionamento o di uno scambio di ruoli. Di fatto, non ne fa più una maggioranza tale da configuararne un canone diverso. Resta però in noi questa diversità. Le zebre, se ruggissero anzichè nitrire, sempe a strisce nascerebbero.
    E’ un dato di fatto. Un fatto naturale: esiste una diversità. Come appartenenza di funzione “naturale”….poi,  il “perdersi” in altro quasi “contro natura”, è un altro discorso ancora.

    Ad entrambi un saluto.

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