La grande Coalizione

Ci siamo ragazzi.
Dopo aver perso le primarie a Milano e Napoli, in Puglia, a Genova e Cagliari, la sconfitta di Bersani a Palermo sta per provocare un terremoto nazionale.

Praticamente tutti i big del Pd, capitanato da quella faina del baffino (che una ne fa e cento ne pensa) appaiono in fregola al pensiero di far fuori il segretario, l’unico che forse al momento pareva ancora offrire qualcosa di accettabile agli elettori di sinistra, per mettere su un bell’accordo nazional-trasversale che, come suggerito recentemente dal puttaniere prescritto, tiri dentro tutti o quasi, dal centro alla destra.

Prendendo come esempio il laboratorio del Pd siculo di Lumia, quello che da tempo governa con Lombardo in una specie di Partitone Unico che va oltre Pd, Pdl e Terzo Polo, in cui non ci sono più moderati e progressisti, ma un solo grande schieramento trasversale.

Il Pd nazionale, Bersani innanzitutto, non ha mai deciso (o potuto decidere) se stare dentro o stare fuori da quel pataracchio ed ora paga duramente questa non-scelta, innanzitutto con il candidato di Lombardo (Cetto Ferrandelli) eletto con 10 mila voti di Lombardo (e il supporto di D’Alema) alle primarie Pd di Palermo, e adesso questa pretesa imposizione del megapartito trasversale anche a livello nazionale.

Questi filoni, consapevoli di poter contare sulla fiducia del 4% degli italiani (si, il 96% non si fida più di loro) e che alle prossime elezioni non ci saranno vincitori ma che gli elettori puniranno un po’ tutti, stanno preparando una nuova legge elettorale del DENTRO TUTTI e dove ai cittadini sarà preclusa qualsiasi scelta, pure quella di decidere il Governo, che sarà riservata alle segreterie dei partiti. Dopo le elezioni. Dentro tutti, proprio come nell’esperimento siciliano, così … vincente:mrgreen:

Sentiamo che dice Michele Salvati, uno dei massimi sostenitori del bipolarismo (candidato nel collegio di Milano centro per l’Ulivo nel 1996), uno degli inventori del Partito democratico:

«Aveva ragione Giovanardi [si LUI, l’omofobo]. Serve un disegno che non è né di destra né di sinistra. Il nostro Paese ha bisogno per un lungo periodo, almeno per l’intera prossima legislatura, un governo “tipo Monti”. Vedano i partiti come assicurare, nelle prossime elezioni, una solida maggioranza a questo tipo di governo».

Non la pensano tutti così nel Pd, ma al momento mi sa che quelli della Direzione Nazionale che hanno idee differenti come Civati non siano poi tanti.

Leggiamo Civati:

Ci toccherà fare qualcosa di diverso
Tanti, tantissimi di noi hanno aderito al Pd perché in Italia ci fosse un soggetto politico capace di guidarci nella Terza Repubblica, non di tornare alla Prima con i protagonisti della Seconda.

Tanti, tantissimi di noi hanno aderito al Pd, perché era un partito democratico fondato sul bipolarismo e l’alternanza. Perché il Pd è stato da sempre a favore di un sistema elettorale che restituisse ai cittadini la possibilità di scegliere e di sapere da subito chi avrebbe vinto e chi perso.

Tanti, tantissimi di noi hanno aderito al Pd perché si impegnava a organizzare il centrosinistra, cercando di dare un profilo di governo coerente alle iniziative della società civilissima, dandosi un profilo rappresentativo di tutte le sensibilità progressiste del Paese e di quelle cattolico democratiche, sulla base di un dettato laico e liberale per quanto attiene la condotta dei singoli.

Se tutte queste condizioni venissero a mancare, non ci sarebbe più non già questo o quel Pd: non ci sarebbe più il Pd. È il caso che gli strateghi se ne rendano conto, perché gli elettori se ne sono accorti già. E stanno già pensando di organizzarsi di conseguenza.

Eh si, noi elettori ce ne siamo accorti già, e da mò. E stiamo già da tempo pensando di organizzarci di conseguenza.


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